Giovedì 24 Maggio 2012
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L'ultima parola alla Cassazione

Salvare Dell'Utri per salvare
lo Stato di diritto

20 Novembre 2010

Marcello Dell'Utri, ormai tutta l'Italia dovrebbe averlo capito, è un gentiluomo. Ma questa è e resta un'opinione personale, su cui è difficile svolgere un dibattito pubblico. Mi piace tuttavia iniziare cominciare questa riflessione a partire da un'attestazione di stima e considerazione verso un uomo che - per evidenti ragioni di ordine politico - è oggi perseguitato da una congiura giudiziaria. Con questo non intendo fare di Marcello Dell'Utri un eroe o un martire: è solo un cittadino come tutti gli altri, la cui vicenda diventa facilmente il paradigma di quanto rischioso sia stato (e sarà?) opporsi alla marcia trionfale della sinistra italiana verso il potere.

 

Sul piano del dibattito pubblico, dobbiamo tuttavia attenerci alle sentenze, a ciò che di oggettivo la magistratura giudicante fornisce all'opinione pubblica e al suo giudizio. Cosa dicono - in sostanza - le motivazioni della sentenza contro Marcello Dell'Utri? La lettura delle motivazioni della sentenza svelano con chiarezza che il suo rapporto con la malavita organizzata - se c'è stato - è stato frutto indiretto dei suoi tentativi di proteggere la famiglia Berlusconi dalla violenza, dalla minaccia di rapimenti, dall'invadenza della mafia nei progetti imprenditoriali di Fininvest. La verità dell'Italia di quegli anni era anche questa: dello Stato non ci si poteva fidare, per difendersi dalla violenza occorreva trovare degli spazi di convivenza e mediazione. Una verità probabilmente tremenda, ma con la quale occorre fare i conti. Dopo il 1992, secondo la sentenza, Dell'Utri interruppe i suoi rapporti indiretti con la criminalità, perché ormai divenne chiaro a tutti che con Cosa Nostra non si poteva più patteggiare.

In un paese con una legislazione normale, Dell'Utri sarebbe forse accusato di avere ceduto al ricatto della mafia, di avere commesso un errore morale, non certo un crimine. La sua posizione sarebbe insomma quella di una vittima che non ha denunciato e ha cercato di salvarsi con le proprie mani più che quella di un criminale. Ci sarebbero forse dei rimproveri da muovergli, la sua posizione come uomo politico potrebbe essere legittimamente messa in discussione, ma non ci sarebbero gli estremi per accusarlo di avere commesso dei crimini penali. Non più dei tanti imprenditori taglieggiati attraverso il pizzo, che certo non possono essere incriminati come sodali della mafia. Per Dell'Utri, tuttavia, è giunta una condanna a sette anni di reclusione, in virtù di un reato - quello di concorso esterno in associazione mafiosa - che costituisce un vero aborto giudirico, almeno in mancanza di una chiara e solida capacità dei magistrati di limitarne oggettivamente la portata. E i magistrati italiani non sempre dimostrano questa capacità di giudizio.

Dalla sentenza contro Dell'Utri - cosa ben diversa da una sentenza per la giustizia - emerge un fatto chiaro: secondo i giudici sarebbe accertato che Dell'Utri diede 50 milioni di lire l'anno a Cosa Nostra per mantenere incolume la famiglia Berlusconi da rapimenti e violenze. Da qui la magistratura passa - con un salto logico degno di un triplo salto mortale - all'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. In sostanza, la vittima, avendo tentato di mediare con il suo carnefice, si tramuta d'un tratto in complice. Nel famigerato paese normale - e l'Italia non lo è - una simile sciocchezza sarebbe denunciata da tutta l'informazione libera e l'opinione pubblica si sarebbe ampiamente sollevata contro una bestialità tale da compromettere i principi fondamentali dello stato di diritto.

Ma nella sentenza c'è di più, molto di più. Di fatto, il dispositivo storico e argomentativo messo in campo dai giudici mostra come tutte le famigerate accuse contro il senatore e Silvio Berlusconi - mosse da personaggi squalificati e senza alcuna credibilità - a proposito di un cointeresse di Cosa Nostra nella nascita di Forza Italia sono delle semplici baggianate. Di fronte a questa dichiarazione, gli apostoli e i catecumeni del giustizialismo all'italiana, che per anni hanno pontificato con le loro sciocchezze, dovrebbero compiere un atto di pubblica scusa. Invece vige il silenzio assoluto, come se niente fosse accaduto, come se tutte le più strambe teorie messe in piedi dalla macchina del fango in questi anni fossero ancora verità vera, verità certificata.

Marcello Dell'Utri, si appresta ora ad affrontare il giudizio della Cassazione. Nel suo processo, fondato su dichiarazioni di pentiti, in cui il riscontro oggettivo è assente, si è incarnato il peggio della tradizione giustizialista italiana. Un'inchiesta fondata su sbuffi di fango si è tramutata in una sentenza stirata, che sarà probabilmente cassata a breve dalla suprema corte. Ma quel che appare chiaro è che si tratta di una vicenda in cui si concentra in modo assoluto tutto il male - giuridico, giornalistico e politico - di quest'Italia contemporanea. Un male da cui dobbiamo ancora liberarci.

Commenti
Anonimo
20/11/10 17:45
Il Re è nudo!!!! Leggete di
Il Re è nudo!!!! Leggete di Elder Camara " La violenza in Colunbia" per capire ove si voleva o vuole arrivare e come ci si vorrebbe arrivare!!!! Benedica vossia....
Ruggero
20/11/10 18:10
In un paese normale...
Leggo: In un paese con una legislazione normale, Dell'Utri sarebbe forse accusato di avere ceduto al ricatto della mafia, di avere commesso un errore morale, non certo un crimine. Commento: In un paese normale, Dell'Utri non sarebbe certo in Parlamento...
Anonimo
21/11/10 13:22
Altre anomalie Italiane
In un Paese normale non ci sarebbero (e infatti non ci sono in nessun altro Paese, solo in Italia) partiti comunisti che si rifanno ai Sigg. Stalin, Lenin, Mao e Pol Pott, cioè si ispirano alle idee e all'oparato di tali dittatori feroci e sanguinari, assetati di sangue e potere, stragisti infami e con la morte di milioni di persone sulla coscienza. E abbiamo pure qualcuno (pochini, in verità e per fortuna) che li vota...
Franco Cazzaniga
21/11/10 14:04
@Ruggero
Caro Ruggero, lei ha proprio ragione: in un paese normale dell'Utri non avrebbe bisogno di essere in parlamento
Andy
21/11/10 14:14
Non scrivete che "Dell'Otre"
Non scrivete che "Dell'Otre" è un cittadino qualunque, uguale a tutti gli altri. Io e molti altri non tollereremmo di essere avvicinati ed associati ad un simile rifiuto tossico, che ha fatto della vicinanza e dell'associazione a "male cose" il proprio stile di vita... PUAH!
Ruggero
21/11/10 18:22
@Franco Cazzaniga
Mi sa che nel paese normale che sogna lei Mangano sarebbe ct della nazionale, Riina papa e Pacciani presidente di telefono azzurro...
carlo
21/11/10 20:41
Dell'Utri
A differenza di altri commentatori che semplicemente denigrano il Senatore Dell'Utri senza entrare nel merito delle considerazioni dell'articolo, trovo abnorme tutto il costrutto giuridico, indipendentemente dal fatto che sia rivolto contro un uomo di centro, di destra o di sinistra. Sono questi i vulnera che la magistratura si infligge da sola.
Anonimo
22/11/10 12:12
Il paese normale che vuole
Il paese normale che vuole Ruggero invece è con Cicciolina all'infanzia, Fidel Castro all'informazione interim per le pari opportunità (gay, dissidenti), Curcio all'interno e Ajhmadinejad alla giustizia...
Ruggero
23/11/10 15:53
in un paese normale...
troppa grazia, anonimo, mi basterebbe togliere qualche pluricondannato, corrotto e mafioso dal parlamento...
Anonimo
23/11/10 20:30
Sono
esterrefatto dal tono dell'articolo. Giornalista (si, va beh...) vatti a leggere dell'Utri su wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Marcello_Dell%27Utri#Procedimenti_giudiziari E sono ancora più sconcertato che ci siano delle capre deficienti che lo difendano... Lui, che è simpatizzante del duce,in quel periodo sarebbe già stato passato per le armi altro che "non mi dimetto neanche se mi condannano in appello"
Anonimo
24/11/10 02:35
E a me qualche lettore
E a me qualche lettore cretino da questo giornale
Gianni
24/11/10 02:53
Desiderio comune
Anche io vorrei togliere i molti mafiosi dalle amministrazioni rosse della Toscana e vorrei togliere anche tutti gli altri interlocutori della mafia appartenenti al PD con cui questa appunto interloquisce in Toscana, Emilia e Umbria; inoltre vorrei levare le molte amanti e i molti parenti e clientes vari sistemati dagli amministratori PD nella Regione Toscana, nella Sanità e nelle Università (e far posto finalmente ai capaci): per quest'ultimo organismo pubblico vedi la voragine di debiti dell'Università di Siena (amministrata dalla sinistra da 65 anni) dovuta appunto alle migliaia di posti "lavorativi" inutili creati apposta per sistemare le molte troie e i molti variegati e anche lontani parenti degli stessi.
Ruggero
24/11/10 16:07
@anonimo: se continui a
@anonimo: se continui a scrivere non soddisferai mai questa tua legittima aspirazione… @Gianni: assolutamente d’accordo, anzi, spero che i malfattori delle amministrazioni regionali abbiano le condanne penali che meritano, proprio come quelli che si sono insidiati in Parlamento… Se sai qualcosa mi raccomando, dillo, denuncia corrotti e corruttori, ma stai attento che potrebbero darti del comunista.
Ruggero
25/11/10 09:41
@anonimo: se continui a
@anonimo: se continui a scrivere non esaudirai mai il tuo legittimo desiderio... @gianni: concordo totalmente, li vorrei tutti fuori dalle amministrazioni, dal parlamento e possibilmente in galera, nessuno escluso.
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