Il secondo passo nel complicato percorso legislativo che dovrebbe portare al voto sulla riforma sanitaria americana è arrivato. Ancora una volta, il presidente Obama è riuscito ad assicurarsi la maggioranza parlamentare, grazie al sostegno compatto dei senatori democratici, prima del via libera definitivo previsto per la Notte di Natale.
Intanto la legge continua ad essere limata e ritoccata, con una serie di nuove restrizioni all'utilizzo di fondi federali per l'aborto. E in ogni caso, se pure il Senato dovesse approvare il testo di legge, sarà necessario riunire una commissione bicamerale che faccia la quadra con la versione approvata dalla Camera; tutto questo farebbe slittare a metà gennaio la firma definitiva da parte del presidente Obama.
Che i radicali di sinistra americani siano usciti sconfitti appare comunque evidente, se guardiamo agli indici di Borsa. Wall Street ieri ha vissuto un “rally” dei titoli sanitari, dopo che la maggioranza democratica in Senato aveva ‘emendato’ la riforma dei suoi spigoli più statalisti. Quando le grandi multinazionali del settore hanno capito che la minaccia di veder tassati i ricchi benefit dei loro manager si stava dissipando – almeno per l’anno prossimo – colossi dell’assicurazione sanitaria come Aetna Inc e Cigna Corp. hanno guadagnato rispettivamente il 4,34 per cento e il 3,55 per cento del loro valore azionario, in previsione di un aumento della redditività dei gruppi (Ronald A. Williams, il chairman di Aetna, nel 2008 ha guadagnato qualcosa come 3,4 milioni di dollari). L’indice Dow Jones è salito trainato dai sanitari, guadagnando l’1,15 per cento.
A convincere gli investitori è stato soprattutto il naufragio della “public option”, l’assicurazione statale che avrebbe dovuto fare concorrenza ai privati e che invece è stata abbandonata dal Senato – ricompattando la maggioranza democratica, rassicurando moderati, blue dogs e antiabortisti (come Ben Nelson), e abbandonando definitivamente le illusioni dei radicali di sinistra più statalisti.
I repubblicani, che hanno votato contro in modo compatto, continuano a criticare i punti deboli del progetto obamiano: un sondaggio CNN dice che 2 americani contro 1 si oppongono alla riforma; secondo NBC News/Wall Street Journal ad approvarla è solo il 32 per cento del campione preso in esame. I Blue Dogs restano dei sostenitori “nervosi” del progetto di legge, e come ha evidenziato il politologo Michael Barone circa il 70 per cento dei democratici più moderati rappresentano distretti che hanno votato per John McCain. Infine c’è la sinistra, che potrebbe vendicarsi del “tradimento” del presidente. I progressisti sono nel panico dopo aver perso la public option e potrebbero abbandonare la nave.
In realtà se Obama riuscirà a farsi questo regalo di Natale potrebbe rivelarsi un successo per il presidente; un risultato utile a portare avanti il suo progetto centrista, moderato e attento a non sconvolgere il sistema socio-economico degli Usa. Il duo Pelosi-Reid, insomma, potrà festeggiare solo a metà. La Casa Bianca tutto sommato non rischia di trasformarsi in un “Grande Stato” che controlla ossessivamente il modo in cui i cittadini vogliono curarsi; nonostante la promessa di fornire a 30 milioni di americani un sistema sanitario nazionale, e un costo complessivo previsto in 871 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni.


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