Giovedì 24 Maggio 2012
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Dopo il velo, il burqa

Sarkò va a Versailles per dire che il burqa in Francia non è benvenuto

23 Giugno 2009
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Sarkozy alle camere riunite a Versailles

Andre Gerin è il sindaco di Venissieux, una città vicino a Lione. Recentemente ha presentato una risoluzione per chiedere al Parlamento francese di creare una commissione d’inchiesta sull’utilizzo del burqa o del niqab. La proposta è nel solco di quella avanzata nel 2003 da Bernard Stasi che proponeva l’interdizione di simboli religiosi a scuola, in particolare l’uso del velo islamico.

La mozione Gerin è stata firmata da decine di deputati, 43 dell’Ump (il partito di Sarkozy), 7 socialisti, 3 comunisti, 2 del Nuovo centro e 2 indipendenti. Se l’Assemblea darà il via libera alla commissione, entro il prossimo 30 novembre, verrà consegnato un rapporto per fare chiarezza sulla questione. “Nelle nostre città – ha scritto Gerin nel testo trasmesso all’Assemblea – alcune donne musulmane indossano il burqa, un abito assimilabile a una prigione ambulante che le ricopre dalla testa ai piedi, o il niqab che lascia scoperti solamente gli occhi. Due tenute assolutamente degradanti per la donna; le immagini provenienti dall'Iran, dall'Afghanistan o dall'Arabia Saudita di donne imprigionate in questi abiti sono intollerabili. In Francia sono totalmente inaccettabili”.

Il sindaco Gerin è un vecchio comunista e tra i fondatori di Le Manifeste. Non sappiamo cosa pensi della discussione intorno al “velo democratico” (può esistere un “velo democratico” che la donna sceglie autonomamente e volontariamente di indossare?) o della situazione in Belgio (qui il 90 per delle scuole lo vieta), né tantomeno del recente discorso di Obama al mondo musulmano (il presidente ha criticato i paesi occidentali che decidono “i vestiti che una donna deve indossare”). Il sindaco è partito semplicemente da un episodio che lo ha coinvolto in prima persona. Gerin doveva celebrare un matrimonio e, al momento di verificare se la  giovane donna che aveva davanti a sé fosse la stessa del documento d’identità, le ha chiesto di togliersi il velo. Il marito si è rifiutato. Così Gerin ha deciso di interrompere la cerimonia.

Nella circoscrizione di Gerin l’uso del burqa è sempre più diffuso. “La Commissione – dice lui – avrebbe lo scopo di fare il punto della situazione, per capire il motivo per cui il fenomeno progredisce. Questo comitato lotterebbe contro l'ampliamento dell’uso del burqa, senza stigmatizzare le persone confinate in questa prigione ambulante; se il burqa si rivelerà una violazione alla libertà delle donne, ci sarà la possibilità di fare una legge per interdirne l’uso negli spazi pubblici”. In ogni caso prima di prendere ogni decisione il sindaco ha intenzione di dialogare con le comunità islamiche.

Le polemiche da parte del mondo mussulmano non si sono fatte attendere. Il segretario generale dell'Unione delle organizzazioni islamiche di Francia (UOIF), Fouad Alaoui si è rammaricato di questo approccio, “lo stesso che si usa quando si parla di Iran. Siamo dispiaciuti che si sia arrivato a questo livello”. Il rettore della Moschea di Parigi, d'altro canto, considera l’idea della Commissione sul velo “un mezzo per interagire con i leader dell’Islam” visto che “il diffondersi di questa tenuta è un chiaro indizio del progresso di certe tendenze fondamentaliste”.

Anche molti movimenti per la difesa dei diritti delle donne sono stati coinvolti nella bagarre partita da Venissieux. L’associazione femminista Ni putes, Ni soumises (NPNS) ha risposto al sindaco scrivendogli “Dobbiamo incoraggiare il dibattito su questo tema, per rendere visibile la realtà e il degrado delle donne”. La presidentessa dell’associazione, Sihem Habchi, spiega che “la legge sulla laicità del 2004 – che vieta segni di appartenenza religiosa nelle scuole – non basta. È necessario riaprire il dibattito”.

Last but not least, il presidente Sarkozy è prima intervenuto cercando di riequilibrare la discussione. “In Francia – ha detto il presidente – ogni ragazza che vuole indossare il velo può farlo. Siamo in un Paese libero”. Ma poi, proprio ieri, intervenendo davanti alle Camere riunite in sessione straordinaria  a Versailles (non accadeva dal 1848) ha aggiunto: “il problema del burqa non è una questione che investe la religione ma la dignità delle donne. E’ il simbolo dell’asservimento e della sottomissione. Il burqa non sarà mai il benvenuto nella Repubblica francese”.
 

Commenti
marco
23/06/09 08:55
Lo stato non interferisca
Lo stato non interferisca sull'abbigliamento,meglio lo faccia la famiglia,visto che la donna nel mondo islamico è considerata nulla.Ma, a parte Obama,lo stato avrà ben il diritto a vedere circolare gente di cui può riconoscere l'identità.E se gli islamici vogliono vivere in un mondo di segregazione,non hanno altro da fare che rimanere nei loro paesi.
vanni
23/06/09 11:07
Chiese alla Mecca?
Il burka è uno dei vari simboli della sottomissione e dell'asservimento dell'Occidente. Work in progress.
Anonimo
23/06/09 12:08
Il burka non e mai stato e
Il burka non e mai stato e non sarà mai un abbigliamento islamico,il chador si...e prima di commentare e dire che la donna e nulla nella religione islamica e questa e prova del'ignoranza che vaga nel cervelli vuoti..informatevi prima e dopo commentate.
vanni
23/06/09 12:56
Il burka non e mai stato e bis
Anonimo ha ragione da vendere e giustamente ci bacchetta per la vuota e vagante superficialità: il Corano non dice.... In quanto al burka è vezzoso e tipico abbigliamento di scintoiste, buddiste, cristiane (per esempio Lilli Gruber, cristiana, credo, indù, ebree, animiste dell'Amazzonia e tante altre donne di tante altre confessioni. Direi abbigliamento universale.
Andrea C.
23/06/09 13:02
burka
Qualunque indumento impedisca l'identificazione di una persona andrebbe proibito anche e solo per motivi di ordine pubblico. Il rifiuto di sposare un sacco vestito di nero mi sembra quantomeno legittimo. Al limite vorrà dire che il funzionario potrà essere una donna, ammesso che il marito della islamica (donna?) accetti di farsi sposare da una donna. Non è accettabile che un pubblico ufficale debba delegare ad altri il compito di verificare l'identità di una persona (donna?). Al limite, se non gli sta bene così, se ne possono tornare a casa.
Andrea C.
23/06/09 13:08
E per concludere
Mi dispiace vedere l'estremo stato di confusione che regna in occidente. Gli immigrati musulmani che vengono in occidente si portano dietro un'immagine di arretratezza che in molti casi non si trova nemmeno e più nel loro paese di origine. Perchè gli permettiamo di reinventare situazioni che nei loro paesi avvengono solo nelle aree depresse? State attenti ai cattivi maestri che qui in occidente stanno tentando di islamizzare in modo radicale gli immigrati. Spesso questi non sono così integralisti, ma lo diventano qui in occidente. Se l'occidente producesse cultura e valori (e non soldi e sesso) un certo "islam" non si diffonderebbe.
marco
23/06/09 14:20
Anonimo di cervelli vuoti se
Anonimo di cervelli vuoti se ne intende,visto che sembra possederne uno.Prima di parlare di islam, legga almeno il Corano,(ad esempio versetto 223 sura della vacca).Si informi del diritto di famiglia nei paesi islamici,del matrimonio ad ore e cose così.Non dico che si debba fidare di Gheddafi,ma insomma via,della condizione della donna nell'islam ne parlano libri e libri,associazioni e associazioni.Anche la sua mente superiore se ne può occupare con un pò di lucidità. PS:la legge islamica dell'hijab,fra l'altro suscettibile di interpretazione,come ben argomentato da Noja Noseda,non prescrive nè il burqa nè il chador,essendo quest'ultimo tipico dell'Iran e l'altro di altri paesi.
Pierpaolo
23/06/09 15:06
La battaglia del burqa
Questa "battaglia del burqa" è degna solo di quella nullità morale che è il Sarkò. Farebbe molto meglio ad impedire quella raccapricciante crudeltà che è la pratica della riconcisione sui minori. Non servirebbe nemmeno una nuova legge, in quanto basterebbe applicare quelle esistenti. Invece ci sono abominii tollerati ed usanze estere intollerabili. Che un adulto possa mutilarsi per motivi religiosi è già criticabile, ma imporlo ad un minore è criminale.
Andrea G.
23/06/09 15:54
donna nell'islam
Beh anonimo, non mi sembra che la donna sia molto considerata dalla religione islamica, basta semplicemente leggere il Corano per sincerarsene e la stessa imposizione dello chador è una tradizione profondamente maschilista...
vanni
23/06/09 16:45
Ancora la battaglia del burqa
Il problema è ben altro?
Anonimo
24/06/09 12:11
burqa
Giusto puntare sulla riconoscibilità dei volti per le strade, per ragioni di ordine pubblico. Altra cosa è giudicare una cultura diversa dalla nostra perché non ci piacciono quei modi... ma allora perché non ci scandalizziamo se un premier paga delle prostitute per andare a rallegrare le sue feste? Ci fa comodo scandalizzarci per fattori estranei alla nostra cultura, ma delle schifezze nostrane chi si occupa? Perché una campagna contro il burqa e invece piena tolleranza per corrotti e corruttori in parlamento? Mi fa più schifo vedere un condannato in parlamento che un burqa per strada...
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