Giovedì 24 Maggio 2012
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Le menzogne dei complottisti

Sull'11 settembre sbugiardati Dario Fo
e Compagni (per l'ennesima volta)

11 Ottobre 2008

Dario Fo, Giulietto Chiesa, Maurizio Blondet, Franco Cardini: la loro personale verità sull’11/9 era diventata la bandiera dei complottisti antiamericani e giudeofobi. La realtà invece è molto diversa… La pletora di foto e video ora disponibile nei dossier e nelle inchieste dimostra come questi signori abbiano raccontato ai loro ingenui seguaci sempre e soltanto delle incredibili fandonie.

11 settembre.jpg
"Zero" il docu-film complottista di Giulietto Chiesa

Per anni Dario Fo ha scandito la celebre frase «cinque metri, ripeto, cinque metri» riferendosi alla breccia causata sulla facciata del Pentagono dall’attentato aereo dell’11/9: evidentemente troppo piccola (delizioso il video in cui l’anziano saltimbanco pontifica davanti a una lavagnetta scientificamente disegnata a matita). Questa frase era diventata bandiera per tutto il gruppo di adepti di Giulietto Chiesa & Compagni avidi di propagandare la loro personale verità sull’11/9. Quanto invece sia diversa la realtà lo dimostrano senza ombra di dubbio i nuovi video e le nuove foto pubblicate, confermando tutti i libri le cui inchieste smascherano una per una le fanta-teorie menzognere dei complottisti. Per la cronaca, i danni suddetti interessarono non solo la facciata del Pentagono ma si addentrarono sino al terzo anello interno, e orizzontalmente coprivano una larghezza complessiva di circa 54 metri, mentre l’apertura della famosa breccia non fu di cinque metri bensì di oltre 35, perfettamente compatibile con l’apertura alare di un Boeing 757 che è, come si sa, di 38,05 metri.

Ma non è un caso che si sia qui preso l’avvio dal comico Dario Fo, infatti, pur nelle infinite tragedie conseguite a quel giorno, queste dichiarazioni sue e dei suoi compagni di merenda emergono con una tale prepotente comicità da meritarne menzione. Una fra tutte (occorre un volume intero per citare interamente le castronerie dei complottisti, e ve ne daremo infatti i titoli), questa dei “cinque metri”, appunto, appartiene a filmati e foto usati dai medesimi complottisti dove è sufficiente prendere un semplice righello e misurare per rendersi conto della malafede di questi: in pratica le loro stesse presunte prove sono proprio le prove della loro falsità, a meno che i soccorritori in proporzione non fossero alti pochi centimetri. Questo ovviamente non è l’unico divertente autogol dei complottisti, potendosi citare, per esempio, le foto usate da Thierry Meyssan e pubblicate sul suo sito Asile.org per denunciare come il Pentagono fosse perfettamente intatto attorno al punto dell’esplosione, mentre proprio da quelle immagini si vede bene la serie di pareti carbonizzate e danneggiate fin dentro le aree interne dell’edificio. La pletora di foto e video ora disponibile sia nei dossier che nelle inchieste (che non sono «una sola, ufficiale» come blaterato dai complottisti, bensì otto fra governative, federali, giudiziarie, e militari, e una quantità impressionante di tecnico-scientifiche e giornalistiche) illustra semplicemente due cose: la prima è che questi signori hanno sempre raccontato soltanto fandonie ai loro ingenui seguaci, e la seconda è che per avallare le loro tesi false non hanno mai esitato a manipolare la verità mostrando foto e documenti incompleti, incongrui (inquadrature tagliate, o coperte dal fumo e dal getto degli idranti), e nascondendo attentamente quelli chiari e probanti (per esempio le foto – disponibili – coi rottami del volo AA77: si veda il libro Firefight: Inside the Battle to Save the Pentagon on 9/11, scritto dal vigile del fuoco e riservista dell’esercito statunitense Patrick Creed e dal giornalista Rick Newman).

Gli esempi comici non finiscono qui. C’è per esempio Maurizio Blondet, un personaggio che ha fatto dell’antisemitismo la sua ragione di vita, e che in Tv si perita d’affermare con supponenza: «Quel fumo così nero [nelle Twin Towers] dice che l’incendio all’interno stava soffocando, già pochi minuti dopo l’impatto, per mancanza d’aria. Ciò significa che il fuoco era spento», di conseguenza – secondo Blondet – le Torri non caddero a causa dell’impatto con gli aerei. Peccato che qualsiasi studente di chimica sappia che il colore del fumo informa circa la natura delle particelle disperse e dunque del combustibile che ha partecipato alla reazione. Il colore nero indica solo la combustione prevalente di idrocarburi e/o polimeri, e la teoria della mancanza d’ossigeno è una sciocchezza. Ma Blondet continua raccontando un’altra frottola con cui prende in giro le persone: il 28 luglio 1945 un enorme bombardiere B-52 si sarebbe schiantato contro l’Empire State Building graffiandolo appena: e allora come mai le Torri invece crollarono? La risposta è ancora nella mistificazione dolosa di questi signori: l’Empire non venne colpito da un B-52 con otto motori a getto e 225 tonnellate di peso, bensì da un piccolo B-25, dieci tonnellate, due motori.. a elica.

Della stessa gang di Chiesa c’è poi Franco Cardini, esperto di quote mining, la selezione maliziosa e arbitraria di dichiarazioni rimosse dal proprio contesto e tagliate e ricucite per confezionare una falsa prova giustificativa delle loro traballanti teorie. Eccone un florilegio: Franco Cardini al Maurizio Costanzo Show: «Al Qaeda non esiste»; Giulietto Chiesa a 12° Round (Rai 2):«Le bombe della metro di Londra sono state pianificate a scopi militari dall’MI6». C'è poi Massimo Mazzucco a Matrix: «La bomba del ’93 al Wwt fu messa dalla Cia»; e Moni Ovadia su Zero: «I dirottatori sono ancora vivi!» (questa è una della gag più divertenti: certo che i cinque tizi presentatisi alla Tv sono ancora vivi: sono semplicemente omonimi dei dirottatori. La questione è stata chiarita anni fa dai giornali di tutto il mondo: come mai Zero non lo sa?). Si potrebbe continuare per pagine e pagine smontando sistematicamente con fatti e prove scientifiche e documentali ogni castroneria di tali individui.

Ma allora, che cosa spinge questi simpatici signori a girare per le città ridicolizzandosi con conferenze dolosamente ingannevoli? Perché un"gentiluomo" che ha vinto il Nobel per la letteratura senza aver mai scritto un romanzo (ulteriore elemento di comicità) non se ne sta tranquillo a fare volontariato – che so? – in Africa, magari assieme a un altro suo amico comico che non riesce più a far ridere? Perché un gruppetto di giornalisti iscritti all’Ordine non ha vergogna di fronte al mondo per le panzane di cui si copre? Infine, perché questi paladini della giustizia di sinistra, della democrazia proletaria, nonché della destra cattolica antiamericana e giudeofoba, e soprattutto della verità assoluta, sono i primi a propagandare tesi totalmente prive di prove, a condannare senza appello persone, comunità e Stati basandosi unicamente su ipotesi di fanta-fiction smentite da qualsiasi ricerca scientifica e giudiziaria? Perché proprio loro tanto seri e garantisti sono prontissimi a sospendere ogni principio costituzionale e onere della prova pur di fare disinformazione?

Diffondere notizie palesemente false può servire ai propri personali scopi politici, ma forse il triste motivo è un altro, e come spesso accade è molto più prosaico. Questi signori lo fanno solo per denaro, per l’ambizione d’apparire (speriamo li prendano nell’Isola dei Famosi). Ebbene sì, come il citato Thierry Meyssan, il quale grazie al suo blog ha pubblicizzato il suo correlato libro complottista. E così Giulietto Chiesa, che, rimasto disoccupato della propaganda sovietica, ha virato sulla pur sempre remunerativa stampa anti-Usa e anti-Israele.

Grazie a Dio esistono invece centinaia di ricercatori in tutto il mondo che spesso senza alcun guadagno personale combattono per difendere la verità e rendere onore alle vittime dell’11/9, contro questi pupazzi della disinformazione.

 

Riferimenti di debunking (smascheramento delle teorie complottiste):

Siti:

Libri:

  • Le menti criminali del terrorismo, Ramzi Binalshibh e Khalid Shaikh Mohammed, Newton & Compton
  • 11/9 La cospirazione impossibile, Massimo Polidoro, Piemme
  • 102 minuti, Jim Dwyer e Kevin Flynn, Piemme
  • Ultimo a uscire, Richard Picciotto, TEA
  • 11 settembre I miti da smontare, David Dunbar e Brad Reagan - Popular Mechanics, Terre di mezzo Editore
  • American Ground, William Langewiesche, Adelphi
  • Among the Heroes, Jere Longman, Harper Perennial 

Inchieste principali:

Commenti
Luigi Centorbi
11/10/08 10:54
Il vento giusto
Prima o poi arriva sempre quel vento forte e giusto che spazza via il sudiciume della menzogna. D'altronde, da figure di così esiguo spessore, non ci siamo mai aspettati nulla. Paladini e rappresentanti morali dell'infelice Michael Moore, i quattro irrealizzati hanno passato gli ultimi anni della loro esistenza a nuotare, soddisfatti, ognuno nella bile dell'altro, donandosi reciprocamente i brani migliori dei loro fegati compromessi. Che vita! Mi chiedo se sia mai esistito un solo giorno del loro calvario terreno, in cui hanno realmente aperto i cuori alla gioia pura. L'istinto mi induce a pensare di no, ma il ragionamento, ahimè, mi dice l' 11 settembre 2001.
mauro
11/10/08 11:11
demolitori do-it-yourself? ahi, ahi, ahi!
Nel 1945 il B-52 non era stato nemmeno ideato, volò per la prima volta nel 1952, e non è nemmeno un errore di battuta con B-25 se citano gli otto motori. Quindi malafede evidente. Ho visto anche in passato documentari in prima serata con Giulietto Chiesa (ah, i bei tempi a Mosca!) che illustra filmati dove si cerca di provare il collasso a demolizione controllata delle Torri ipotizzando seriamente che era stato predisposto apposta l'esplosivo, non si sa quando e da chi come se fosse semplice girare per un grattacielo con i candelotti, fare i buchi per metterli con i fili di collegamento e colpire il grattacielo con un aereo proprio dove iniziano. Nel filmato si vede chiaramente l'esplosione dei vetri durante il crollo, solo che nella parte che cade non esplodono, infatti era un effetto della sovrapressione. Diceva il Cardinale Mazarino: "...calunniate, calunniate, qualche cosa resterà!" e poi lui non aveva mai sentito parlare dei diritti d'autore.
tacitus
11/10/08 12:32
Non sarebbe neppure il caso,
Non sarebbe neppure il caso, ma voglio ricordare al sig. Blondet, che nel 1945 il B52 non era ancora neppure in progettazione.Invito pertanto lui ed altri mistificatori, a raccontare panzane più credibili, documentandosi scrupolosamente come si dovrebbe.
vanni
11/10/08 13:23
La potenza della menzogna
Nardi carissimo, com'è forte la menzogna! Guarda che articolo e che dovizia di bibliografìa e sitografìa Lei deve sciorinare per confutare delle fesserìe, che dovrebbero solo provocare un senso di scoraggiato compatimento verso chi le propala. In una conferenza di mille anni fa - tenuta nella mia città - il dissidente Siniavsky, che aveva patito "solo" (come diceva senza posare) cinque o sei anni nel gulag, cercava di spiegare ai suoi ascoltatori increduli, che come il sottoscritto non riuscivano ad intendere questa verità, come il peggiore "male" dell'Unione Sovietica non fosse la violenza spaventosa delle persecuzioni, bensì la pervasività della menzogna. E noi siamo ancora qua con il Fo ed il Chiesa (mi dispiace tanto per qualche altro, boh... che dirne?): "ma mi faccia il piacere!" esclamerebbe Greggio, e ce ne dovrebbe essere già fin troppo.
francesco da Firenze
11/10/08 14:01
I mestatori della verità
Se esiste come esiste un Tribunale dei Diritti Umani a chi si aspetta a denunciare per calinnia questi "compagni al caviale"?? Guarda caso la moglie di Fo, per farsi proteggere dal principe dei manettari si è fatta eleggere senatrice ne L'Italia dei Valori ( ma di quali "valori"?); lo stesso tentativo l'han fatto la Chioccia pakistana (alias Furio Colombo) ed il "marhese sanculotto" (alias Flores d'Arcais.
11/10/08 14:33
Dario Fo, comunque checché
Dario Fo, comunque checché lei ne dica signor Nardi se volo volesse potrebbe scrivere un libro verità: Da Salò a Nassirya fino a Gaza, sempre contro gli americani e sempre contro i figli di Israele, diventerebbe la bibbia dei centri sociali..e dei nazi-mao
Massimo
11/10/08 22:42
Saltimbanchi o mercenari?
Questi non sono saltimbanchi ma mercenari al servizio della menzogna travestiti da buffoni. Se un povero idiota riesce a vincere un premio Nobel signfica che ha le spalle ben coperte.
12/10/08 22:30
Il Nobel? a Fo hanno dato
Il Nobel? a Fo hanno dato quella per la letteratura, lo stesso lo negarono a Tolstoi,quello per la pace invece lo hanno dato ad Arafat,ma fu negato a Gandhi, con la motivazione che non era stato sufficientemnte non violento. Devono avere dell'ottimo Bourbon nelle cantine a diposizione di chi assegna i Nobel.
omacatl
13/10/08 10:35
Che tristezza che mi fanno
Che tristezza che mi fanno Chiesa, Fo e tutti gli altri. E' proprio vero che per scrivere e pubblicare qualcosa la gente è disposta a tutto.. la politica è l'oppio dei popoli!
veronica
13/10/08 11:59
non dimentichiamo cos'è la controinformazione
fate bene a scoprire queste menzogne, anche se francamente, per quanto non abbia visto il documentario "Zero", dubito che questa storia dei metri del buco nella facciata del pentagono esaurisca le argomentazioni portate in sostegno alla tesi complottista. Spero per voi, però, che queste discussioni, che fanno comunque parte della cosiddetta controinformazione, abbiano risultati più efficaci di tanta altra controinformazione fatta nei decenni da intellettuali, giornalisti e cittadini vari, compresi gli autori di Zero. Che Berlusconi sia un piduista con capitali di dubbia provenienza pluriaccusato di delitti vari (cosa che la controinformazione non ha mai smesso di affermare) non gli ha impedito di stare al governo e di gestire l'informazione in malafede. Lo stesso dicasi di tanti presidenti degli USA, Bush uno fra i tanti, che hanno segnato le sorti mondiali, nonostante, ad esempio, sia provato che la CIA abbia manipolato l'informazione e si sia intromessa nelle sorti di molteplici paesi sparsi nel mondo (compreso l'Iraq tanto demonizzato) per fare gli interessi di petrolieri e multinazionali varie. Chiedo scusa per la sintesi obbligata.
Atta-K
13/10/08 12:24
Bene Emiliano! Bene per
Bene Emiliano! Bene per Chiesa, bene per Fo; attenzione però!!! Franco Cardini non é affatto della stessa risma, é uno storico di tutto rispetto e rilievo ed occorre essere molto prudenti nel metterlo nello stesso calderone. Maurizio Blondet, già inviato speciale de "L'Avvenire", pubblica con le Edizioni ARES (tra le altre)...ne conosco tutto il talento di scrittore; stile folgorante anche se, a volte, demagogico. Anche qui, occorre esser molto prudenti nel metterlo nello stesso calderone: Maurizio é un cattolico come il sottoscritto. Mi dirai e che importa! Importa, invece. Il suo "Cronache dell'Anticristo (1666-1999)" é il suo miglior testo, prima degli "Adelphi.....". Sai, sull'11 settembre non possono scriversi cose trite e ritrite, ma dettagliare il più possibile ogni cosa.....qualche giorno fa la morte di Haider mi ha sconvolto!...ho ancora molti dubbi. saluti....cc
Rosy
13/10/08 16:19
Ma che dici?
Cardini l'unica cosa che sa della Storia è come falsificarla, e Blondet ha a cuore soltanto il suo odio per gli ebrei. Bella gente, difendi, complimenti.
Rosario
13/10/08 21:07
Si pregano i gentili lettori
Si pregano i gentili lettori di inviare commenti all'articolo e non anche ai commenti dell'articolo medesimo. Ciò al solo scopo di facilitare la lettura e non sprofondare nell'infido terreno delle polemiche inani. Ogni riferimento a persone e/o cose é puramente casuale.
Atta-K
13/10/08 22:08
Grazie Cioran
Diceva Cioran che "Nei momenti critici una sigaretta porta più sollievo che i Vangeli". Ora, si da il caso che i due (Rosy presumo sia una femmina, il sottoscritto Mohammed Atta é un maschione) interlocutori che qui, ancorché verbalmente, amano scambiarsi dotte e lepide battute, fumino entrambi, coltivino, cioé, in eguale o diversa misura lo stesso pubblico vizio, salvo poi a riconoscersi in differenti, ma non per questo meno fondate, virtù private che potrebbero, se ben assimilate, allontanare lo spettro di una morte prematura ed accelerata che quel vizio produce in coloro che, ostinatamente ed ostentatamente, non si peritano di far cessare. Tuttavia, risulta, vieppiù evidente, che il fumo del precedente interlocutore non sia riconducibile alla fattispecie del fumus boni iuris, come un attento giurista potrebbe rilevare; non sembra, invero, che le argomentazioni e l'azione ad esse sottese possano dirsi fondate, non concorrendo "specifiche circostanze tali da farle apparire giustificate" (scilicet: assenza del fumus boni iuris). Ragion per la quale il sottoscritto non difende nessuno ma si limita ad asseverare la necessità di sceverare singole personalità, singole esperienze di vita, singoli "vissuti"...tutte e tutti non riconducibili alla stessa matrice che qui si vuole "complottista"....la verità, la verità...come recita un detto turco: "la verità é una bugia che non é stata scoperta"...questa é la verità. E come l'olio, prima o poi viene sempre a galla. Non "vivete secondo menzogna" come amava dire Solgentsin di cui pochissimi (tra cui questo Giornale, gliene va dato atto) hanno ricordato l'opera e la figura.
Gian
16/10/08 13:35
conversione e riconversione
Cari e bene informati autori del sito, vi voglio esporre brevemente il mio percorso come spettatore non passivo dei fatti dell'undici settembre. Quando vidi le immagini dell'attentato in diretta mi trovavo in vacanza all'Isola d'Elba. Ne rimasi scosso a tal punto che decisi che non avrei mai preso un aereo in vita mia (proposito rispettato ancora oggi). Dopo la nascita di un feroce odio verso la cultura terroristica di molti paesi mediorientali, un simpatico collega mi diede un cd che parlava dell'attentato in termini cospirazionistici. In breve, abbracciai anch'io le teorie del complotto. Mi avevano proprio convinto quelle foto e quei filmati al rallentatore, che nessuna fonte ufficiale voleva mostrare. recentemente, non contento di aver sentito solo una campana, ho voluto visionare anche i siti non cospirazionisti come il vostro, e sono felice che il complotto non sia più così evidente come lo era prima: la gente può essere anche sufficentemente intelligente da cambiare idea (se non è politicamente prevenuta), a patto che ci siano informazioni sufficenti per potersi schierare, e a patto di non essersi esposti troppo (ad esempio scrivendo libri faziosi) per poi non poter più tornare indietro, se non facendo una figuraccia imperiale. Pace alle povere vittime delle ideologie estremiste (un tempo lo era anche quella cattolica).
Anonimo
01/11/08 19:13
E il WTC 7?
Dovete ancora spiegarci xrò come ha fatto a crollare il World Trade Center 7, l'edificio che viene puntualmente dimenticato da chi getta discredito sulla teoria alternativa dell'11 settembre...
Pierpaolo
02/11/08 19:55
La chimica di Nardi
I suoi corsi di laurea, in filosofia ed in giurisprudenza, egregio Nardi, non so in quale università d'Africa li abbia seguiti, ma quello che so per certo è che le sue cognizioni di chimica sono alquanto scarse. Niente di grave, non è obbligatorio saperne di più. Quello che non capisco, invece, è perché ci tenga tanto a farne sfoggio. Il fumo da combustione di idrocarburi non è che una sospensione in aria di incombusti e specificamente di particelle di carbonio che non hanno potuto partecipare alla combustione per difetto d'aria e, di conseguenza, d'ossigeno. Una combustione completa darebbe solo acqua, allo stato di vapore, ed anidride carbonica, entrambi incolori, quindi invisibili. Ma per ottenere questo ci vorrebbe, in teoria, ossigeno almeno in quantità stechiometrica, in pratica, invece, è necessario ve ne sia molto di più. La presenza di fumo, quindi, denuncia la mancanza di aria in quantità sufficiente, mentre un fumo nero e denso, ovvero non trasparente, denuncia una grande quantità di incombusti ed una quantità d'aria del tutto insufficiente alla combustione. Nel caso delle Twin Towers la consistenza del fumo è stata all'osservazione di tutti e la cosa non deve meravigliare perché il cherosene che ha bruciato all'interno degli edifici non aveva quantità d'aria sufficiente per bruciare completamente. Una combustione lenta ed incompleta comporta due cose: una è che non tutte le calorie presenti nell'idrocarburo hanno potuto essere liberate per innalzare la temperatura dell'incendio. In mancanza d'aria si combina con l'ossigeno solo l'idrogeno, mentre le calorie che avrebbe potuto liberare il carbonio rimangono non utilizzate; l'altra è che le calorie prodotte vengono prodotte lentamente e, di conseguenza, la quantità che viene dispersa, senza aumentare la temperatura dell'incendio, aumenta a parità di calorie liberate. Non per nulla i pompieri di New York, che qualcosa di combustione se ne intendono ben più di lei, erano ancora presenti, in massa, all'interno degli edifici nell'intento di spegnere le fiamme quando sono stati del tutto sorpresi dal cedimento della struttura. Ed a buon motivo. I tre edifici a struttura metallica che sono crollati l'11/9 sono stati i primi e rimangono ancora oggi gli unici a venire giù con il fuoco in incendi che, in rapporto alla massa dell'edificio, erano di proporzioni modeste. Blondet, quand'anche fosse antisemita, sicuramente in chimica si orienta meglio di lei.
22/08/09 08:22
bravo
era ora che qualcuno smascherasse questi premi nobel, i complotti e chi non crede ai miracoli. Gli islamici sono forti e dirottano gli aerei volando a piacimento negli spazi aerei blindati di new york, e noi dobbiamo reagire. C'è ancora gente che non crede alle madonne che piangono sangue. Dobbiamo sterminare tutta queste gente che non crede a ciò che gli dicono dall'alto.
ABN
22/08/09 09:36
Pierpaolo
Io di chimica non so nulla, ma lei non capisce niente di italiano, evidentemente: altrimenti avrebbe letto e capito che questo articolo è nato dallo studio di libri di altri ricercatori e scienzati, oltre che di inchieste ufficiali o indipendenti, che cito ampiamente in fondo al pezzo, come per esempio l'ottimo 11/9 La cospirazione impossibile, Massimo Polidoro, Piemme. Ma per chi come lei segue solo la propria cecità nessuna prova servirà mai.
Riccardo
23/08/09 15:38
La verità cari amici è
La verità cari amici è questa:"La ricostruzione dei tecnici del NIST (non una velina di governo, ma una perizia tecnica, firmata da ingegneri strutturisti ed esperti di metallurgia ed accettata dai loro colleghi di tutto il mondo) è che l'impatto degli aerei trapassò la struttura, interamente in acciaio (senza elementi strutturali in cemento armato), e tranciò un numero significativo di colonne portanti, asportò il rivestimento antincendio delle colonne d'acciaio nella zona trapassata e riversò dentro ciascuna delle torri oltre 30.000 litri di carburante. Le Torri sopportarono l'urto, ma non il successivo incendio. Il carburante prese fuoco ed innescò la combustione del contenuto delle torri su vari piani, colando anche lungo i vani degli ascensori per innescare incendi anche più in basso. Il carburante in sé si esaurì in poco più di una decina di minuti, ma gli incendi proseguirono perché alimentati dal materiale infiammabile all'interno delle Torri Gemelle: arredi, rivestimenti, carta, persone. Gli incendi (che normalmente, in edifici adibiti a residenza o uffici, raggiungono temperature di 1000°C, come da norma antincendio ISO 834) non fusero le colonne portanti: l'acciaio fonde a temperature superiori (da 1300°C circa in su, a seconda del tipo). Le fecero ammorbidite, facendo perdere loro gran parte della loro capacità di carico: l'acciaio non protetto inizia a indebolirsi a circa 400°C e perde circa il 50% della propria resistenza a 600°C. A 980°C ha meno del 10% della resistenza iniziale. Temperature di 500°C sono considerate "critiche" per l'acciaio strutturale dai Vigili del Fuoco italiani. Gli incendi poterono agire direttamente sull'acciaio perché gli impatti degli aerei avevano asportato il suo rivestimento antincendio. La struttura iniziò a cedere esattamente in corrispondenza degli incendi e degli impatti. Qui il calore degli incendi deformò i solai, facendoli incurvare verso il basso, e i solai tirarono verso l'interno le colonne strutturali delle facciate (fatti documentati fotograficamente). La deformazione delle colonne di facciata superò abbondantemente il metro. Le colonne piegate e surriscaldate non poterono più reggere il carico dei piani sovrastanti e cedettero, innescando il crollo. Le immagini dimostrano che i solai non si accatastarono prima del crollo, innescandolo, come ipotizzato inizialmente, ma soltanto dopo e parzialmente. La parte superiore delle torri precipitò su quella sottostante, agendo inizialmente come un maglio ma disgregandosi progressivamente e trasformandosi in una valanga di macerie. I piani sottostanti opposero resistenza, allungando i tempi del crollo rispetto a quelli di caduta libera (i filmati documentano una durata di almeno 16 secondi, rispetto ai circa 9 di una caduta libera equivalente). Tuttavia la struttura, pensata per reggere un carico statico, non poteva reggere il carico dinamico della massa di macerie in caduta (inizialmente 14 e 29 piani per il WTC1 e 2 rispettivamente), e il crollo proseguì fino a terra. Le colonne centrali non crollarono subito insieme al resto dell'edificio: rimasero in piedi per qualche decina di secondi dopo il crollo, formando le cosiddette "guglie", alte circa 200 metri. Come mostra la distribuzione delle macerie, le Torri Gemelle crollarono aprendosi a petalo, non in perfetta verticale, ma con una componente laterale prodotta dalla spinta in fuori della massa di macerie in caduta, e proiettando pezzi fino a 170 metri di distanza.
Riccardo
23/08/09 15:41
Gli antefatti 1.1. Come mai
Gli antefatti 1.1. Come mai furono fatte delle speculazioni in Borsa, delle "put option" (scommesse al ribasso) anomale, prima dell'11/9? Non furono anomale: nell'arco dell'anno vi furono altre transazioni di valore anche doppio (13 marzo, 6 aprile, 20 luglio). E c'era un motivo perfettamente logico per farle: le notizie di ingenti perdite delle compagnie aeree, pubblicate poco prima dell'11/9. Le put option erano raccomandate esplicitamente, per esempio, dalla nota newsletter finanziaria Options Hotline di Steve Sarnoff. Ma soprattutto, l'investitore che fece il 95% delle put option sulla United Airlines fu lo stesso che acquistò un blocco molto grande di azioni della American Airlines: per cui l'operazione aveva somma zero. Inoltre l'investitore fu identificato e non ha alcun legame possibile con il terrorismo. La cifra in gioco, comunque, è ridicola: 2,5 milioni di dollari (dettagli; altri dettagli). 1.2. Perché i servizi segreti di almeno dodici paesi avvisarono gli Stati Uniti che terroristi stranieri stavano preparando un attentato contro gli USA? Perché ritenevano appunto che terroristi stranieri stessero preparando attentati. Questo fatto è una conferma che l'11/9 non fu un autoattentato, commesso da agenti interni: altrimenti i servizi segreti stranieri non avrebbero avuto nessun piano terrorista straniero da segnalare. 1.3. E' vero che ad agosto del 2001, un mese prima degli attentati, Bush e il suo staff ricevettero da agenzie d'intelligence estere avvisi che bin Laden voleva colpire gli Stati Uniti? Sì. Il 6 agosto 2001, il rapporto quotidiano a Bush, il President's Daily Brief, era intitolato "Bin Laden deciso a colpire negli Stati Uniti". Parlava di possibili dirottamenti di tipo tradizionale (con richiesta di riscatto e negoziato) e faceva l'esempio dell'attentato del 1993 al World Trade Center, ma non parlava di usare aerei dirottati come missili contro il World Trade Center. Niente date, niente luoghi, niente dettagli, insomma. Vago? Forse. Col senno di poi non lo è. Ma se si sostiene che il rapporto non era vago e che Bush lo ha preso sottogamba ed è poi accaduto l'11 settembre, allora bisogna buttare via tutte le teorie che parlano di missili, dirottatori ancora vivi e demolizioni controllate e quelle che dicono che bin Laden non c'entra. Non possono essere vere tutte quante. 1.4. Come mai un piano segreto americano, chiamato Northwoods, prevedeva una messinscena analoga? Il Piano Northwoods non era affatto analogo: non prevedeva né dirottamenti né lanci di aerei di linea pieni di passeggeri contro edifici, con annessa strage di civili, ma una serie di finti attentati di tutt'altro genere da attribuire a Cuba. Si tratta inoltre di un piano di oltre quarant'anni fa, partorito in piena Guerra Fredda, che già allora fu ritenuto talmente insensato, complicato e rischioso da essere scartato. Che i governi, in situazioni estreme, considerino l'ipotesi di inscenare attacchi per avere giustificazioni per interventi militari non è certo una novità: ma non lo fanno mai usando le tecnologie fantascientifiche ipotizzate dai cospirazionisti (dettagli) e usano invece piani semplici, perché il rischio che qualcosa vada storto e riveli la messinscena è troppo alto. 1.5. Come mai al-Qaeda e Osama bin Laden erano sconosciuti prima dell'11 settembre? Questo è semplicemente falso: basta sfogliare i giornali dell'epoca. Osama bin Laden, con l'organizzazione al-Qaeda, era già indicato nelle liste internazionali come terrorista sin dai tempi della presidenza Clinton nel 1998 (dettagli). Clinton stesso ordinò attacchi contro le installazioni paramilitari di bin Laden nell'agosto del 1998 in risposta agli attentati contro le ambasciate USA in Tanzania e Kenya che causarono oltre 80 morti e furono attribuiti a bin Laden. Osama era citato nel President's Daily Brief (v. sopra) del 6 agosto 2001 come "deciso a colpire negli USA". 1.6. Come è possibile che uno come Osama bin Laden, che vive in una caverna, abbia fatto una cosa così sofisticata? La "caverna" è una panzana inventata dai complottisti, attingendo a un luogo comune razzista che trova comodo dipingere gli arabi come primitivi e ignoranti. Osama bin Laden proviene da una famiglia ricchissima di costruttori. Ha sempre avuto a sua disposizione fondi ingenti e campi di addestramento. Per molto tempo, negli anni di terrorismo prima degli attentati dell'11/9, ha mantenuto contatti con i suoi alleati tramite telefoni satellitari. Disponeva di basi come Tarnak Farms, vicino a Kandahar, per esempio, almeno dalla metà degli anni Novanta, e prima ancora aveva basi e risorse tecniche in Sudan. A ulteriore riprova che non si tratta di cavernicoli privi di cultura o formazione accademica, va notato che Osama bin Laden studiò ingegneria; Ayman al-Zawahiri è un medico; e Mohamed Atta studiò architettura in Europa. 1.7. E' vero che Osama bin Laden è un servo della CIA e fu addestrato e finanziato dagli USA nella guerra afghana contro i russi? E' una credenza diffusa, ma ne mancano prove concrete. Riflettete un attimo: se fosse servo della CIA, che bisogno ci sarebbe di usare un sosia nei video di rivendicazione, come sostengono i complottisti? Non possono essere vere entrambe le tesi. Finché qualcuno, oltre a presentare illazioni, supposizioni, ipotesi e vaporose indiscrezioni, non porterà uno straccio di prova che dimostri il contrario, siamo in presenza di un mito-leggenda creato dalla disinformazione e alimentato sulla base del classico meccanismo per il quale nel momento in cui tutti parlano di una cosa, dev'essere vera. Chi ha fatto ricerca vera, come il premio Pulitzer Steve Coll e gli altri giornalisti che hanno ripercorso la storia della guerra contro l'invasione sovietica dell'Afghanistan, sa che Stati Uniti e Pakistan finanziarono i gruppi di ribelli locali in previsione di una loro futura ascesa al governo del paese: ma Osama bin Laden era straniero (saudita) e ricco di suo. Non c'era motivo, né politico né economico, per ottenerne la collaborazione (dettagli). Il Dipartimento di Stato USA ha smentito la cosa, con una dichiarazione insolitamente precisa che non lascia spazio a sfumature: "United States never had "any relationship whatsoever" with Osama bin Laden" (dettagli). 1.8. Come mai i terroristi ottennero facilmente visti per l'ingresso negli Stati Uniti? Perché furono scelti apposta in quanto cittadini di un paese alleato degli Stati Uniti. Quasi tutti i terroristi dell'11 settembre erano cittadini dell'Arabia Saudita. Non è un caso: nei confronti di quel paese, la legislazione americana prevedeva un sistema di concessione di visti agevolato, denominato Visa Express, che consentiva di ottenere il visto rapidamente e con poche formalità. La nazionalità dei terroristi fu scelta proprio per questa ragione. Chi sospetta che la facilità nell'ottenimento dei visti sia sintomo di complicità delle autorità statunitensi, deve spiegare come mai Ramzi Binalshibh, yemenita, considerato un coordinatore degli attacchi e che avrebbe dovuto far parte del gruppo dei dirottatori, non riuscì ad ottenere il visto. 1.9. E' vero che gli Stati Uniti avevano già pronti i piani per invadere l'Afghanistan prima dell'11 settembre? Sì, ma non perché sapevano che ci sarebbe stato l'11 settembre. La vera ragione è che dopo il ritiro dei sovietici, Osama bin Laden avviò una campagna terroristica contro gli Stati Uniti e il regime afghano dei Talebani gli diede asilo, protezione e appoggio logistico, per cui la CIA fu costretta a riconsiderare l'opportunità di tornare in Afghanistan e di appoggiare i gruppi armati che si opponevano ai Talebani, al fine di eliminare la nuova e inaspettata minaccia. Furono quindi approntate strategie di intervento per operazioni segrete (peraltro approvate dal Governo e dal Congresso americani) e furono preparati piani d'invasione dell'Afghanistan già prima dell'11 settembre 2001, proprio per contrastare quella minaccia che aveva già messo a segno gravi attentati contro gli Stati Uniti e si sarebbe poi drammaticamente concretizzata l'11 settembre. (dettagli) 1.10. E' vero che prima dell'11/9 il NORAD aveva svolto esercitazioni che prevedevano aerei lanciati contro edifici? Sì, ma l'articolo di USA Today citato spesso a questo proposito sottolinea una differenza importante: gli aerei di quelle esercitazioni provenivano dall'estero e quindi avrebbero dovuto fare i conti con le ADIZ, le sorvegliatissime aree di difesa perimetrali statunitensi. Gli aerei dell'11/9 erano voli interni. 1.11. Come mai il dominio Internet "www.wtc2001.com" era già stato registrato prima dell'11 settembre? Perché era il sito dei campionati mondiali di bicicletta su pista del 2001, che si chiamano "World Track Championships", ossia "WTC". La storia è stata lanciata dal noto autore complottista Thierry Meyssan ma sbufalata da un semplice controllo via Internet dai giornalisti di Der Spiegel (dettagli). Gli attentati veri e propri 1.12. Come mai il giorno prima degli attentati due dirottatori andarono in gita fino a Portland, nel Maine, e tornarono a Boston con un volo alle 6 di mattina dell'11 settembre, rischiando di perdere la coincidenza con il volo che dovevano dirottare? Perché non si trattò affatto di una gita, ma di un test. Due dei dirottatori, Mohammed Atta e Abdulaziz Al-Omari, si separarono dal gruppo e presero un volo prima di tutti gli altri, in modo da verificare se le autorità erano sulle loro tracce, cosa che in particolare Atta aveva motivo di sospettare. Se imbarcandosi a Portland Atta e al-Omari fossero stati arrestati o fermati per qualsiasi motivo, la missione degli altri dirottatori non sarebbe stata compromessa. Non vedendosi arrestare a Portland, Atta e al-Omari ebbero la conferma di non essere nelle liste dei sospettati e quindi di potersi imbarcare impunemente a Boston. 1.13. Se i dirottatori erano incapaci di pilotare, come poterono guidare gli aerei? I quattro dirottatori che pilotarono gli aerei erano tutti piloti certificati negli Stati Uniti, alcuni anche con licenza commerciale. Negli Stati Uniti avevano frequentato scuole di volo e si erano addestrati con i simulatori di aerei di linea. Avevano esperienza pratica con aerei più piccoli, ma sapevano destreggiarsi con la strumentazione degli aerei di linea, tanto da impostare il pilota automatico. I piloti di linea italiani e stranieri che abbiamo interpellato ci confermano che pilotare un aereo di linea che è già in volo non è difficile e non lo è neppure schiantarlo contro un edificio di grandi dimensioni. Le parti difficili sono decollo e atterraggio, che i dirottatori hanno evitato di dover fare. E poi siamo seri: se si fosse trattato di una messinscena, i suoi organizzatori non avrebbero scelto dei capri espiatori di poca esperienza, ma avrebbero additato dei piloti espertissimi, in modo da evitare i dubbi che invece circolano oggi. 1.14. Come fu possibile per dei piloti inesperti centrare con precisione bersagli lontani centinaia di chilometri? I dirottatori non navigarono manualmente fino alla loro destinazione: impostarono il pilota automatico (dettagli), dandogli l'ordine di dirigersi sull'aeroporto più vicino al bersaglio, che è quello che fanno normalmente i piloti di linea. Una volta in vista del bersaglio, ripresero il comando manuale degli aerei. La procedura d'impostazione del pilota automatico si impara nei corsi di certificazione frequentati dai dirottatori. Tutto qui. 1.15. Come fu possibile che i controllori di volo perdessero di vista quattro aerei dirottati senza poterli localizzare? Il sistema di gestione del traffico aereo statunitense non è affatto la meraviglia tecnologica che molti immaginano: è composto da apparati fatiscenti. Basti pensare che ancora nel 2008, è bastato il tilt di un singolo computer di gestione dei piani di volo per paralizzare 600 voli e 60.000 passeggeri. E quel computer è vecchio di vent'anni (dettagli). 1.16. Come fu possibile che quattro aerei dirottati volassero impunemente per un'ora e mezza senza essere intercettati dai caccia? La premessa è sbagliata: si tratta di un'ora e mezza se si parte dalle 8:21 (ora della perdita di contatti con il primo aereo, AA11) e si finisce alle 10:03 (ora d'impatto dell'ultimo aereo dirottato, UA93). Ma in realtà i dirottamenti furono quattro eventi separati: il fatto che un aereo fosse dirottato non significava che si sapesse che lo erano anche gli altri. Oltretutto ci furono molti falsi allarmi quel giorno. Il tempo massimo per il quale un singolo aereo dirottato rimase in mano ai dirottatori fu 46 minuti (AA77). Il tempo massimo che ebbero a disposizione i caccia, dalla segnalazione al NORAD del singolo aereo dirottato allo schianto dell'aereo stesso, fu nove minuti (AA11). Le intercettazioni di velivoli dispersi all'interno degli Stati Uniti richiesero tempi lunghi anche nelle pochissime altre occasioni in cui si resero necessarie prima dell'11/9. * Il 25 ottobre 1999, il Learjet del campione di golf Payne Stewart subì una depressurizzazione che fece perdere conoscenza a tutti gli occupanti, piloti compresi. L'aereo continuò a volare con il pilota automatico. I controllori di volo persero i contatti alle 9:33, ma i caccia riuscirono ad affiancare l'aereo soltanto alle 10:52, ossia un'ora e 19 minuti dopo la perdita di contatti. (dettagli) * Il 12 settembre 1994, Frank Eugene Corder pilotò un Cessna rubato fino a farlo sciantare nel prato della Casa Bianca. Non fu intercettato. (dettagli) Va ricordato anche il caso di Mathias Rust, che il 28 maggio 1987 riuscì a beffare la vantata impenetrabilità dello spazio aereo sovietico partendo da Helsinki e atterrando con il proprio Cessna accanto alla Piazza Rossa di Mosca (dettagli). Anche dopo l'11/9, i tempi d'intercettazione sono rimasti ben più lunghi di quanto ci si potrebbe aspettare se si conoscono soltanto i luoghi comuni hollywoodiani: * Il 5 gennaio 2002, uno studente quindicenne schiantò intenzionalmente un Cessna 172 contro la Bank of America Tower di Tampa, in Florida. I caccia decollarono soltanto 6 minuti dopo lo schianto e arrivarono sul posto dopo altri 7 minuti. * L'11 ottobre 2006, l'aereo privato del giocatore di baseball Corey Lidle si schiantò contro un palazzo a Manhattan. I caccia si levarono in volo quando ormai l'impatto era già avvenuto. * Il 6 aprile 2009, un canadese rubò un Cessna in Ontario e varcò il confine fra Canada e Stati Uniti, arrivando fino al Wisconsin. Fu intercettato dai caccia soltanto dopo un'ora. (dettagli) 1.17. Come mai la versione ufficiale dice che i dirottatori disattivarono i transponder degli aerei per non farsi trovare? Questo non è possibile senza aiuto a terra: vuol dire che avevano dei complici interni? Non è affatto vero che i transponder (dispositivi radio installati sugli aerei, che emettono un segnale d'identificazione) si possono disattivare solo con operazioni complicatissime: è una fandonia inventata dai cospirazionisti. I piloti di linea che abbiamo interpellato ci confermano che c'è un interruttore apposito sulla plancia comandi (dettagli). Se fosse davvero impossibile da spegnere, perché gli organizzatori dell'ipotetica cospirazione avrebbero falsificato un dettaglio del genere, sperando che nessun pilota al mondo si accorgesse dell'impossibilità della cosa? 1.18. Perché i caccia non si alzarono in volo dalle basi vicine, invece di decollare da quelle lontane? Perché i caccia non sono automobili, nelle quali basta saltare a bordo e girare la chiave. Devono essere riforniti, preparati e tenuti in allerta; deve esserci un pilota disponibile, attrezzato e pronto. Avere tanti caccia parcheggiati non significa averne altrettanti pronti al decollo istantaneo: questa è la vita reale, non Hollywood. Chiedete a qualsiasi militare. Proprio per questo si tiene un certo numero di caccia sempre in allerta. Nel 2001, l'aviazione militare USA teneva ogni giorno in allerta quattordici caccia, scelti a turno fra le varie basi: un numero esiguo, perché la Guerra Fredda era finita, ma sufficiente a difendere il perimetro degli Stati Uniti, perché si pensava a un attacco convenzionale dall'esterno. Nessuno dei caccia pronti al decollo l'11 settembre era presso le basi vicine al Pentagono o a New York. 1.19. Perché ci misero così tanto tempo a lanciare i caccia? Perché prima dell'11/9, i caccia non avevano il compito di abbattere gli aerei dirottati (che ricordiamolo, hanno civili a bordo e quindi non si possono abbattere a cuor leggero), ma solo di scortarli con discrezione: quindi non c'era fretta, fino a quando si capì che i dirottatori avevano preso il comando degli aerei (cosa mai avvenuta prima) e avevano intenzioni suicide. Fra la perdita di contatto radio con il primo volo (8:13, AA11) e l'ordine di decollo dalla base Otis (8:46) passarono 33 minuti. Va considerato che persino dopo l'11/9, per l'aereo di linea della Helios caduto in Grecia nel 2005, fra la perdita di contatto radio e l'ordine di decollo passarono tre quarti d'ora (dettagli). 1.20. Perché mai quel giorno il sistema di difesa aerea più rapido, efficace e avanzato del mondo, qual è quello statunitense, rimase inerte? Non rimase affatto inerte: fece quel poco che poteva in una situazione studiata apposta per sfruttarne le debolezze. E lo fece in barba ai regolamenti e alle procedure. Gli aerei dirottati erano voli interni, mentre la difesa aerea era progettata per una difesa perimetrale contro velivoli in arrivo da fuori dei confini: è come l'antifurto di casa, che serve a tenere fuori i ladri ma è inefficace se i ladri sono già dentro e prendono in ostaggio un familiare. I dirottatori spensero i transponder di bordo che permettevano ai controllori di volo di localizzarli e oltretutto invertirono la rotta, per cui la difesa USA non sapeva dove mandare i caccia. Inizialmente la difesa seguì le normali procedure dell'epoca: in caso di dirottamento, lanciare un paio di caccia che facciano soltanto da scorta a distanza per l'aereo dirottato, e nel frattempo negoziare con i dirottatori. L'incolumità dei passeggeri aveva priorità su tutto. Quando la difesa capì che questo non era un dirottamento classico, scavalcò le regole e lanciò quel poco che aveva di pronto (in tempo di pace, c'erano solo quattordici caccia pronti al lancio), ma non poteva sapere dove dirigere i caccia. Tutto questo contribuì a ritardare l'intervento della difesa. Ma anche se fosse stata più pronta e avesse intercettato gli aerei, con quale coraggio avrebbe abbattuto aerei carichi di civili, propri connazionali? Col senno di poi, e se non si conoscono gli aspetti tecnici della difesa aerea USA, sembra tutto facile. Ma questa è la vita reale, non un film. 1.21. Come mai George Bush rimase tranquillamente nella scuola che stava visitando, invece di essere portato subito al sicuro? Vuol dire che sapeva di non correre rischi? No, anzi. Standosene inebetito in quella scuola, ha fatto una figuraccia memorabile. Se Bush sapeva degli attacchi, perché invece non ha colto l'occasione per alzarsi subito, fare un discorso eroico alla nazione, e atteggiarsi a uomo risoluto che prendeva in mano la situazione? 1.22. Perché gli attentati furono effettuati la mattina presto, prima che le Torri si riempissero? Volendo fare quante più vittime possibile, sarebbe stato più logico colpire il bersaglio in un orario di punta. Salvo rivelazioni da parte degli organizzatori ancora in vita (Osama bin Laden o Khalid Sheikh Mohammad), su questo punto si possono fare soltanto congetture. E' possibile che più tardi nella mattinata non ci fosse la necessaria concentrazione di voli transcontinentali (scelti dai terroristi per poter disporre di aerei pieni di carburante). Un attentato effettuato più tardi sarebbe finito nei telegiornali arabi della notte invece che nel tardo pomeriggio, quindi con un impatto mediatico meno drammatico (alle 10.03 EDT, ora dell'ultimo schianto, a Riyadh erano le 18.03). E' possibile che agli organizzatori facesse poca differenza fare tremila vittime o trentamila: l'importante era il simbolo, ferire gli Stati Uniti sul loro territorio (fatto già senza precedenti) e farlo in modo visibile attraverso la distruzione memorabile di edifici-icona, più che attraverso la strage. Per contro, può esserci stato invece l'intento di contenere il numero di vittime civili e/o musulmane, dato che comunque Osama bin Laden aveva preso in considerazione alcuni precetti islamici che condannano l'uccisione di civili inermi. 1.23. Non è strano che nessun familiare delle vittime si recò agli aeroporti? Quest'insinuazione vorrebbe far credere che le vittime furono inventate, ma basta un controllo nei giornali dell'epoca per verificare che dei familiari si recarono eccome agli aeroporti di destinazione (Los Angeles Times, 12 settembre 2001). Non furono molto numerosi, ma i voli dirottati (transcontinentali, con durate di circa 4 ore e 45 minuti) si schiantarono molto tempo prima del momento previsto per l'arrivo, in circostanze che furono immediatamente evidenti a tutti e che portarono ben presto alla chiusura al pubblico degli aeroporti. Quindi non avrebbe avuto molto senso per i familiari recarsi agli aeroporti: il destino dei loro cari era già tragicamente chiaro su tutti i teleschermi del mondo. 1.24. Come mai il registro dei voli del governo USA riporta che l'11 settembre i voli AA77 e AA11 non ci furono? Non indica affatto che non ci furono. Alcuni sostenitori delle teorie di complotto dicono che siccome in questo registro i voli dirottati AA77 e AA11 hanno come orario di partenza "00:00" e come identificativo del velivolo (tail number) "ignoto", vuol dire che non ci furono. In realtà il "registro" è un archivio statistico (BTS.gov, dove la "S" sta per "statistics"), nel quale ci sono moltissimi voli (anche di altre compagnie e in altri aeroporti) registrati nello stesso modo. Vuol dire che tutti quei voli non ci furono? No, è la prassi normale di registrazione, come da regolamento dell'archivio. Gli eventi successivi agli attentati 1.25. L'FBI ha detto che Osama bin Laden non figura fra i suoi Most Wanted (criminali maggiormente ricercati) per l'11 settembre perché "non ha prove incontrovertibili" per ricercarlo: vuol dire che neanche l'FBI crede alla sua colpevolezza? Questa dichiarazione fu effettivamente fatta dal portavoce Rex Tomb dell'FBI in un'intervista del giugno del 2006. Ma Tomb spiegò anche che "Non c'è alcun mistero... potrebbero aggiungere l'11/9 [alle accuse dei Most Wanted] ma non ne hanno bisogno al momento... La cosa ha una sua logica." La logica è puramente burocratica: il governo USA non ha finora depositato presso l'FBI un atto formale d'incriminazione per l'11 settembre, con tutto il monumentale carteggio probatorio legale che questo richiederebbe. Non lo ha fatto perché Osama bin Laden è già ricercato dall'FBI, ed è già nei Most Wanted, per altri attentati gravissimi (quelli alle ambasciate del 1998, per esempio) e quindi l'FBI può già agire contro di lui. L'FBI non ha dubbi sulla colpevolezza di bin Laden e ha già detto molto chiaramente che è fin dall'11 settembre 2001 che lo ritiene responsabile degli attacchi: "Come l'FBI ha detto sin dall'11 settembre, bin Laden fu responsabile dell'attacco... in quest'ultimo nastro ha riconosciuto ancora una volta la propria responsabilità. Questo dovrebbe aiutare a chiarire, per tutti i complottisti, ancora una volta, che l'attacco dell'11 settembre fu condotto da bin Laden e al-Qaeda" (Richard Kolko, portavoce dell'FBI, novembre 2007) (dettagli). 1.26. Come fece l'FBI a identificare i dirottatori in sole 48 ore? In realtà per molti di loro ci mise molto di più. La prima lista dei dirottatori, contenente soltanto i nomi (senza foto) e parzialmente errata, fu pubblicata il 14 settembre, quindi tre giorni dopo gli attentati. La lista definitiva, con foto e nomi giusti, fu pubblicata 16 giorni dopo gli attentati, il 27 settembre. Identificarli non fu particolarmente difficile: i dirottatori erano ovviamente a bordo, per cui l'FBI semplicemente andò per esclusione spulciando le liste d'imbarco. Non ci vuole un genio per far passare 265 nomi (equipaggi inclusi) e vedere per esempio chi non ha familiari che lo cercano. Le telefonate giunte dagli aerei dirottati inoltre precisarono i posti occupati da alcuni dei dirottatori, dai quali le compagnie aeree risalirono ai nomi dei dirottatori in alcuni casi (per esempio per almeno tre di loro, sul volo AA11) già durante il dirottamento. 1.27. Come mai non c'erano nomi arabi nelle liste dei passeggeri? In realtà le liste fornite dalle compagnie aeree includono tutti i nomi dei dirottatori e i relativi posti assegnati. Questa fandonia è nata perché qualcuno ha letto maldestramente la pagina Web della CNN che elenca le vittime, senza notare che c'è scritto che i dirottatori sono elencati separatamente (dettagli; altri dettagli). 1.28. Come mai alcuni giornali hanno scritto che i dirottatori sono ancora vivi? Non sono affatto ancora vivi: se lo fossero, i complottisti potrebbero andarli a prendere e mostrarceli in TV, dimostrando così definitivamente che hanno ragione. Come mai non lo fanno? La teoria è nata da un articolo della BBC in cui si diceva che persone con nomi identici o simili a quelli dei dirottatori risultavano ancora vive. Ma l'articolo risale a prima che l'FBI mostrasse le foto dei dirottatori. Infatti le foto dei "dirottatori ancora vivi" non corrispondono a quelle mostrate dall'FBI. Gli "ancora vivi" sono semplicemente degli omonimi (dettagli). E' come dire che un dirottatore suicida si chiamava Mario Brambilla e poi salta fuori che c'è ancora in giro qualcuno che si chiama Mario Brambilla. Ma guarda che strano. Tanto per fare un esempio, solo negli Stati Uniti ci sono attualmente ben 140 Mohammed Atta (dettagli). 1.29. Come mai i familiari di bin Laden furono fatti uscire dagli USA in tutta fretta, prima che riaprissero i voli civili? Non è vero. I voli civili commerciali ripresero alle 11 del 13 settembre. Alcuni sauditi furono fatti uscire fra il 14 e il 24 settembre (dettagli), e 26 familiari di bin Laden furono fatti uscire il 20 settembre, dopo essere stati interrogati (dettagli). Nessun familiare di bin Laden uscì dagli USA prima della riapertura dei voli civili. 1.30. Come mai nessuno è stato punito? Questo è vero. Ma chi si dovrebbe punire, di preciso? Le colpe appartengono all'intero sistema legislativo, politico, militare e civile statunitense, non a qualche singolo individuo, e vanno spalmate su almeno 10-15 anni di amministrazioni differenti. Incolpare una o più persone specifiche significherebbe cercare capri espiatori. Non solo: la paura di dire qualcosa di incriminante avrebbe reso reticenti molti testimoni, e questo non avrebbe permesso di far luce correttamente sugli eventi e di arrivare a una drastica riforma della sicurezza statunitense. L'importante non era scovare eventuali colpevoli, ma capire cosa non ha funzionato, per evitare che succeda di nuovo. 1.31. Perché le azioni legali intentate da alcuni familiari delle vittime vengono respinte? Perché sono concepite intenzionalmente in modo fallato, soltanto per fare clamore, senza alcuna intenzione seria. Per esempio, Phil Berg, avvocato di uno dei familiari (Ellen Mariani), ha depositato i documenti per l'azione legale della sua assistita un giorno dopo la scadenza dei termini e ha commesso altre omissioni procedurali, rendendo irricevibile l'azione. Questo permette di dire "Abbiamo fatto causa a Bush, ma ci hanno respinto", dimostrando così un'apparente persecuzione, senza spendere grandi cifre in procedimenti legali (dettagli). 1.32. Come mai non si indaga sul fatto che Benazir Bhutto ha detto in un'intervista che Osama bin Laden è stato ucciso? Perché guardando l'intervista intera si capisce lontano un miglio che è stato un lapsus; lo dice anche la BBC (dettagli). Una notizia così non si lascia scappare con disinvoltura come se niente fosse, come ha fatto invece la Bhutto. Tant'è che un mese prima dell'intervista in questione parlava di dare la caccia a bin Laden (dettagli) e l'Unione Europea ha detto che la dichiarazione della Bhutto non è affatto confermata (dettagli). 1.33. Come mai nei video delle rivendicazioni di bin Laden c'è un sosia che non gli somiglia affatto? Un momento: se i complottisti dicono che Osama bin Laden è un fantoccio della CIA, che bisogno c'è di usare un sosia? E la CIA sarebbe così cretina da usare un sosia che non gli somiglia e incapace di trovarne o fabbricarne uno somigliante? La realtà molto banale è che le immagini usate dai complottisti sono deformate e sgranate: gli originali sono somiglianti (dettagli). L'immagine qui sotto è tratta proprio dal video che i complottisti dichiarano essere falso. 1.34. Perché dovremmo fidarci della Commissione d'Inchiesta ufficiale? Perché la Commissione si è rivolta ai migliori tecnici civili dei settori interessati dalle indagini. Perché fu la Commissione, non i complottisti, a smascherare le dichiarazioni false dei generali Arnold e McKinley e del colonnello Alan Scott. Perché fu la Commissione, non i complottisti, a rivelare che la FAA (Federal Aviation Administration), l'ente americano che controlla lo spazio aereo civile e gestisce i centri di controllo del traffico aereo, aveva nascosto le prove dei suoi ritardi ed errori durante gli attentati (dettagli). Non sembrano comportamenti da "commissione farsa", come la definiscono spesso i cospirazionisti. 1.35. Come mai Dan Rather, decano dei giornalisti USA, disse alla BBC: "Non abbiamo indagato per paura di essere linciati"? La frase è citata spesso dai cospirazionisti, ma nessuno ne sa dare la fonte precisa: dicono tutti che proviene da una puntata del programma Newsnight della BBC, ma non dicono quale. L'unica puntata del programma alla quale Rather ha rilasciato interviste, a quanto ci risulta, non contiene questa frase: contiene qualcosa di vagamente simile, ma non è riferito all'11 settembre, quanto alle critiche al governo USA, che dopo l'11 settembre sono diventate meno facili da fare perché sommerse dal sentimento patriottico: chi critica è visto come disfattista. Le teorie alternative sull'11/9 non c'entrano nulla (dettagli).
Anonimo
23/08/09 18:33
La ricostruzione dei tecnici
La ricostruzione dei tecnici del NIST (non una velina di governo, ma una perizia tecnica, firmata da ingegneri strutturisti ed esperti di metallurgia ed accettata dai loro colleghi di tutto il mondo) è che l'impatto degli aerei trapassò la struttura, interamente in acciaio (senza elementi strutturali in cemento armato), e tranciò un numero significativo di colonne portanti, asportò il rivestimento antincendio delle colonne d'acciaio nella zona trapassata e riversò dentro ciascuna delle torri oltre 30.000 litri di carburante. Le Torri sopportarono l'urto, ma non il successivo incendio. Il carburante prese fuoco ed innescò la combustione del contenuto delle torri su vari piani, colando anche lungo i vani degli ascensori per innescare incendi anche più in basso. Il carburante in sé si esaurì in poco più di una decina di minuti, ma gli incendi proseguirono perché alimentati dal materiale infiammabile all'interno delle Torri Gemelle: arredi, rivestimenti, carta, persone. Gli incendi (che normalmente, in edifici adibiti a residenza o uffici, raggiungono temperature di 1000°C, come da norma antincendio ISO 834) non fusero le colonne portanti: l'acciaio fonde a temperature superiori (da 1300°C circa in su, a seconda del tipo). Le fecero ammorbidite, facendo perdere loro gran parte della loro capacità di carico: l'acciaio non protetto inizia a indebolirsi a circa 400°C e perde circa il 50% della propria resistenza a 600°C. A 980°C ha meno del 10% della resistenza iniziale. Temperature di 500°C sono considerate "critiche" per l'acciaio strutturale dai Vigili del Fuoco italiani. Gli incendi poterono agire direttamente sull'acciaio perché gli impatti degli aerei avevano asportato il suo rivestimento antincendio. La struttura iniziò a cedere esattamente in corrispondenza degli incendi e degli impatti. Qui il calore degli incendi deformò i solai, facendoli incurvare verso il basso, e i solai tirarono verso l'interno le colonne strutturali delle facciate (fatti documentati fotograficamente). La deformazione delle colonne di facciata superò abbondantemente il metro. Le colonne piegate e surriscaldate non poterono più reggere il carico dei piani sovrastanti e cedettero, innescando il crollo. Le immagini dimostrano che i solai non si accatastarono prima del crollo, innescandolo, come ipotizzato inizialmente, ma soltanto dopo e parzialmente. La parte superiore delle torri precipitò su quella sottostante, agendo inizialmente come un maglio ma disgregandosi progressivamente e trasformandosi in una valanga di macerie. I piani sottostanti opposero resistenza, allungando i tempi del crollo rispetto a quelli di caduta libera (i filmati documentano una durata di almeno 16 secondi, rispetto ai circa 9 di una caduta libera equivalente). Tuttavia la struttura, pensata per reggere un carico statico, non poteva reggere il carico dinamico della massa di macerie in caduta (inizialmente 14 e 29 piani per il WTC1 e 2 rispettivamente), e il crollo proseguì fino a terra. Le colonne centrali non crollarono subito insieme al resto dell'edificio: rimasero in piedi per qualche decina di secondi dopo il crollo, formando le cosiddette "guglie", alte circa 200 metri. Come mostra la distribuzione delle macerie, le Torri Gemelle crollarono aprendosi a petalo, non in perfetta verticale, ma con una componente laterale prodotta dalla spinta in fuori della massa di macerie in caduta, e proiettando pezzi fino a 170 metri di distanza. Gli antefatti 3.2. Come mai l'Empire State Building fu colpito da un enorme B-52, eppure non crollò? Non si trattò di un B-52 (che è un bombardiere strategico con otto motori a getto), ma un ben più piccolo e lento B-25 (un bimotore a elica, del peso di una decina di tonnellate); anche perché all'epoca dell'incidente, il 1945, il B-52 non esisteva neanche. Chi dice questa cosa dimostra di non sapere nulla di aeronautica (dettagli; altri dettagli). Semplicemente non c'è paragone fra un aereo da 10 tonnellate che vola a 300 km/h, come nel caso dell'Empire State Building, e un aereo da 120 tonnellate lanciato a oltre 700 km/h, come avvenne al WTC. 3.3. E' vero che c'era una ditta israeliana che stava al WTC e fu preavvisata degli attacchi? No. Basta controllare i giornali dell'epoca per sapere che la ditta in questione, la Odigo, non aveva sede al WTC: stava a quattro isolati di distanza. Inoltre il messaggio di "preavviso" era talmente vago che fu capito soltanto dopo gli attacchi, e fu ricevuto alla sede della ditta in Israele, non a New York (dettagli). 3.4. Come mai i cani antibomba furono ritirati dalle Torri poco prima dell'11 settembre? Non furono affatto ritirati: erano in servizio anche l'11 settembre. Lo conferma proprio l'articolo di Newsday del 12/9/2001 che i complottisti citano come prova di questo ritiro, tagliando ad arte la frase che spiega che le unità cinofile erano state potenziate dopo una serie di minacce telefoniche. Lo conferma uno dei sopravvissuti, Greg Trevor, che ricorda che uno di questi cani, Sirius, perì nel crollo delle Torri Gemelle (dettagli; 11/9 La Cospirazione Impossibile, pagg. 74-75). 3.5. Come mai ci furono un blackout e un'evacuazione nelle Torri poco prima dell'11 settembre e vi entrarono dei tecnici per "fare manutenzione"? Non ci fu nulla del genere. L'unico che dice di aver assistito a questi eventi è un certo Scott Forbes, ma non è in grado di portare un singolo documento che lo confermi. Eppure un'operazione del genere avrebbe dovuto lasciare una traccia documentale notevole: notifiche, circolari, piani, permessi; e chi lavorava nelle Torri se lo ricorderebbe. Ci sarebbe stata anche una certa eco nei giornali, perché l'immagine delle Torri Gemelle completamente vuote e spente sarebbe stata spettacolare. Ma nessuno finora ha portato articoli o altri documenti che ne parlino. Un addetto della Port Authority, che avrebbe dovuto gestire e notificare questo genere di eventi, ha smentito esplicitamente queste affermazioni di Forbes (dettagli). Oltretutto Forbes dice in realtà che il blackout interessò soltanto metà di una torre: l'altra metà, l'altra torre e il WTC7 non ne furono coinvolti. Non lo si può quindi utilizzare come stratagemma per collocare di nascosto esplosivi in questi altri edifici (11/9 La Cospirazione Impossibile, pagg. 75-79). 3.6. L'isolamento antincendio delle Torri era pieno d'amianto costosissimo da bonificare; fu per questo che si decise di demolirle? Chi sostiene questa tesi vuole far credere che siccome rimuovere l'amianto dalle Torri sarebbe costato uno sproposito, allora si preferì montare la più grande e complessa messinscena della storia dell'umanità, uccidere tremila persone, demolire mezza Manhattan e far collassare l'economia mondiale. Tutto per risparmiare i soldi per la bonifica? A parte la sua palese assurdità, la tesi non è neanche supportata dai fatti: la Torre 2 fu costruita senza usare amianto. La Torre 1 fu inizialmente costruita usando amianto nella pasta cementizia Blaze-Shield Type D usata per il rivestimento a spruzzo antincendio delle colonne, ma soltanto fino al 38° piano. Per i piani successivi si usò un prodotto senza amianto (dettagli). Le manovre e gli impatti degli aerei 3.7. Come fecero dei dirottatori inesperti a trovare le Torri? Per raggiungere New York usarono il sistema di navigazione automatico dei velivoli, come avevano imparato a fare nelle lezioni di volo professionale che avevano seguito negli Stati Uniti per conseguire la licenza di pilota commerciale. Basta impostare le coordinate geografiche della destinazione e l'aereo fa tutto il resto. Una volta giunti in vista delle Torri, manovrarono manualmente gli aerei. L'avvistamento degli edifici fu estremamente semplice: erano gli unici due che svettavano a 400 metri d'altezza, all'estremità di Manhattan (foto qui sotto), e dopo il primo impatto erano oltretutto contrassegnati da un pennacchio di fumo talmente grande che era visibile dallo spazio (dettagli). 3.8. Un aereo di linea non può volare a 900 km/h a 200 m da terra: perché la versione ufficiale dice invece che è successo? Chi ha detto che non può farlo? Finora nessuno ha presentato documenti tecnici che confermino quest'affermazione. In realtà i piloti confermano che un aereo di linea lo può fare benissimo, ma di norma non lo fa perché il volo veloce a bassa quota consuma uno sproposito di carburante e se dura a lungo danneggia la struttura. Gli aerei di linea possono fare cose che molti non immaginano, compresi voli radenti a pochi metri da terra, decolli in arrampicata quasi verticale e persino voli rovesciati (Tex Johnston, Boeing 707, 1955; video). Ovviamente di norma queste manovre non vengono fatte quando ci sono a bordo passeggeri per evitare nausee da movimento e danni. Nel caso dell'11 settembre, i dirottatori non ebbero questo scrupolo. Il volo a 900 km/h durò pochi secondi. 3.9. Cos'è quel dispositivo anomalo, un "pod", che si vede nei filmati e nelle foto sotto uno degli aerei? Non è un dispositivo anomalo: è il normalissimo rigonfiamento del vano del carrello, alla radice delle ali, presente in tutti gli aerei di linea moderni. E il "tubo" che sembra esserci sotto la fusoliera è in realtà la banda argento che c'è nella livrea della United Airlines. Del resto, chi sarebbe stato così cretino da piazzare in bella vista sotto l'aereo un dispositivo che non ci doveva essere, sperando che nessuno se ne accorgesse e nessuno lo fotografasse? (dettagli; altri dettagli; ulteriori dettagli; altre informazioni) 3.10. Cos'è quel lampo misterioso che si vede in alcuni video dell'impatto degli aerei? Di preciso, per ora, non si sa cosa sia. Sembra altamente improbabile che si tratti di un missile come hanno teorizzato alcuni sostenitori delle teorie alternative: che senso avrebbe sparare un missile appena prima di colpire il bersaglio con un maglio da 120 tonnellate? Sarebbe come mettere una lametta su una palla di cannone perché così farà più male. Potrebbe trattarsi, per esempio, dell'improvviso scaricamento a terra dell'elettricità statica accumulata in volo, oppure della rapidissima combustione delle bombole d'ossigeno situate nel muso. Sta di fatto che un lampo molto simile si vede in un celebre test d'impatto di un jet militare contro un muro di cemento condotto dalla Sandia nel 1988, per cui non è un evento di per sé impossibile o sintomo di mistero (dettagli). 3.11. Come mai gli aerei schiantatisi sulle torri non avevano né finestrini né scritte? Questo lo disse una sola persona, Marc Birnbach, che si trovava a 4 km di distanza. Da lì, i finestrini non si vedevano di certo, e nemmeno le scritte (11/9 La Cospirazione Impossibile, pagina 97). Le fotografie mostrano invece chiaramente la livrea del secondo aereo. Inoltre fra le macerie delle Torri furono trovati frammenti delle fusoliere degli aerei, con i relativi finestrini. Un frammento di fusoliera del volo United Airlines 175 rinvenuto sul tetto del WTC5. Dettaglio tratto dalla figura 2-29 del rapporto FEMA, capitolo 2. 3.12. Come mai ci sono testimonianze che dicono che il primo aereo non era della American Airlines? In realtà ce n'è una sola, quella di una donna (rimasta anonima) che dice una cosa di questo genere, nel video "In Plane Site". La donna si trovava ad almeno un chilometro e mezzo dal punto d'impatto: una distanza dalla quale la livrea sarebbe stata molto difficile da scorgere (fonte: 11/9 La Cospirazione Impossibile, pagg. 96-97). 3.13. Un gruppo di israeliani fu colto a filmare e festeggiare gli attentati a New York: non è sospetto? E come mai furono rilasciati? I cosiddetti "israeliani danzanti" furono in realtà torchiati dall'FBI e dalla CIA per mesi prima di essere rilasciati. Dalle indagini emerse che si trattava con tutta probabilità di agenti israeliani che sorvegliavano le attività dei centri di propaganda islamica radicale a New York, e che non erano connessi in alcun modo agli attentati e non ne avevano avuto notizia in anticipo. La testimonianza della persona che li segnalò all'FBI dice chiaramente che arrivarono e si misero a riprendere gli attentati dopo che erano già iniziati, quindi non erano già appostati prima in attesa. 3.14. Come è possibile che degli aerei d'alluminio abbiano tagliato come burro l'acciaio di un grattacielo? E' una semplice questione di fisica elementare. La durezza dei materiali non c'entra: conta l'energia di movimento impartita al materiale. Tant'è vero che esistono macchine che tagliano l'acciaio usando un getto d'acqua spinto ad altissima velocità. E' una tecnologia chiamata waterjet o taglio ad acqua (dettagli; esempi). Gli incendi 3.15. Come poté fondersi l'acciaio, se gli incendi non erano caldi abbastanza? L'acciaio non si fuse prima dei crolli: queste sono esagerazioni giornalistiche diffuse inizialmente, prima che fossero svolte le perizie tecniche. La ricostruzione tecnica dice che l'acciaio si ammorbidì per il calore, diventando incapace di reggere i carichi. E' noto, perlomeno fra i tecnici, che l'acciaio si deforma già a 350°C e si ammorbidisce già a 500°C. Lo confermano anche i Vigili del Fuoco italiani qui. 3.16. Come mai nessun edificio in acciaio era mai crollato per un incendio prima dell'11/9? In realtà molti edifici in acciaio sono crollati per incendio prima dell'11/9, e senza essere prima colpiti da 120 tonnellate d'aereo lanciate a oltre 700 km/h. Ecco alcuni esempi (dettagli; altri dettagli): * il McCormick Center di Chicago; * il Sight and Sound Theater in Pennsylvania; * la fabbrica della Kader in Thailandia; * la piattaforma petrolifera Mumbai High North; * la cartiera presso Malvern, nel Regno Unito. Questi, però, sono esempi di strutture basse e relativamente piccole rispetto alle Torri Gemelle. E' vero che prima dell'11/9 nessun grattacielo in acciaio era mai crollato per incendio. Ma bisogna considerare che i grattacieli con struttura interamente in acciaio sono pochissimi nel mondo e soprattutto che prima dell'11/9, nessun edificio era mai stato: a) prima colpito da 120 tonnellate d'aereo, lanciate a oltre 700 km/h b) poi incendiato da circa 32.000 litri di kerosene c) e infine lasciato a bruciare (gli impianti antincendio del WTC furono messi fuori uso dagli impatti). I Vigili del Fuoco di tutto il mondo conoscono benissimo la pericolosità degli incendi in edifici d'acciaio e sanno che il fuoco può innescarne il crollo. 3.17. A Madrid un grattacielo bruciò per venti ore e non crollò. Come mai le Torri Gemelle, invece, crollarono in meno di due ore? Il grattacielo di Madrid (la Windsor Tower o Torre Windsor) in realtà crollò in tutta la sua parte in acciaio, eppure non era stato colpito da nessun aereo e aveva una struttura completamente differente da quella delle Torri (cemento armato, non acciaio puro). Non ha senso paragonare un grattacielo interamente in acciaio, che fu prima trafitto da un grande aereo, poi imbevuto di circa 32.000 litri di carburante e infine incendiato e lasciato a bruciare, con un grattacielo in gran parte in cemento armato, nel quale presero fuoco soltanto i materiali da cantiere e i pompieri poterono intervenire (dettagli; altri dettagli; ancora dettagli; ulteriori dettagli; serie completa di articoli sul tema). I cospirazionisti citano spesso quest'edificio, ma va ribadito che nella torre spagnola tutta la parte in acciaio crollò, e senza neanche una goccia di carburante aggiunto: bastò l'incendio dei materiali. 3.18. Come mai l'acciaio delle Torri Gemelle era certificato dall'ente UL per resistere ad una temperatura di oltre 1000°C per 6 ore, eppure cedette in meno di due ore? Questa certificazione è una storiella inventata dai complottisti: che la tirino fuori, se sono capaci, perché non esiste. Infatti in USA non si certifica l'acciaio, ma si certificano gli assemblaggi strutturali, secondo norme come la ASTM E 119 (dettagli; altri dettagli; ulteriori dettagli), e le strutture delle Torri Gemelle erano talmente innovative, per la loro epoca, che non furono formalmente certificate (dettagli).
Enzo
20/10/09 13:52
Un libro da leggere, anche se si puo` non condividere.
Troppo spesso siamo abituati ad accettare per vere tutte, ma proprio tutte, le “verita`” della televisione, senza nemmeno piu` avere il beneficio del dubbio, senza neppure pensare che forse non tutto puo` essere vero e soprattutto non tutto e` stato detto. Sto` leggendo questo libro preso in una biblioteca e lo sto trovando molto interessante anche solo per il fatto che mette la ”pulce” nel cervello del lettore e riattiva parte dei suoi neuroni assopiti, lo induce a pensare e giustamente a dubitare. Non penso, anche se non l’ho ancora finito, che dia (e come potrebbe?) delle certezze, … semplicemente mette in dubbio, fornendo argomentazioni secondo me ragionevoli, che le verita` ufficiali non risolvono molti degli interrogativi che ancora rimangono e di cui poco si e` parlato e discusso nei principali mezzi di informazione. La Storia dimostra che ai “signori della guerra” non importano i morti, non interessa la loro nazionalita`, … il fine per loro e` arricchirsi costruendo e vendendo armi. Non e` sicuramente la prima volta che si sfrutta un evento tragico, opportunamente propagandato e “spiegato”, per avere il consenso popolare anche per una guerra preventiva o di attacco che sia. Sicuramente la presidenza Bush e` rimasta in carica per cosi` tanti anni anche “grazie” all’11 settembre ed al sentimento di terrore ed insicurezza che quell’evento ha suscitato in tutto il mondo: questo penso sia un dato di fatto. Forse parte delle informazioni fornite nel libro possono essere non del tutto oggettive, ma sicuramente mostrano chiaramente che si e` indagato solo o principalmente da un’ipotesi precostruita, quella che sicuramente faceva comodo ai signori della guerra e a chi non si sta` adoperando per una integrazione interculturale ed interreligiosa. Insomma un libro da leggere, non necessariamente per avere delle altre verita` ma per avere i giusti dubbi … e comportarsi di conseguenza.
Enzo
20/10/09 14:09
Un libro da leggere, anche se si puo` non condividere.
Troppo spesso siamo abituati ad accettare per vere tutte, ma proprio tutte, le “verita`” della televisione, senza nemmeno piu` avere il beneficio del dubbio, senza neppure pensare che forse non tutto puo` essere vero e soprattutto non tutto e` stato detto. Sto` leggendo questo libro preso in una biblioteca e lo sto trovando molto interessante anche solo per il fatto che mette la ”pulce” nel cervello del lettore e riattiva parte dei suoi neuroni assopiti, lo induce a pensare e giustamente a dubitare. Non penso, anche se non l’ho ancora finito, che dia (e come potrebbe?) delle certezze, … semplicemente mette in dubbio, fornendo argomentazioni secondo me ragionevoli, che le verita` ufficiali non risolvono molti degli interrogativi che ancora rimangono e di cui poco si e` parlato e discusso nei principali mezzi di informazione. La Storia dimostra che ai “signori della guerra” non importano i morti, non interessa la loro nazionalita`, … il fine per loro e` arricchirsi costruendo e vendendo armi. Non e` sicuramente la prima volta che si sfrutta un evento tragico, opportunamente propagandato e “spiegato”, per avere il consenso popolare anche per una guerra preventiva o di attacco che sia. Sicuramente la presidenza Bush e` rimasta in carica per cosi` tanti anni anche “grazie” all’11 settembre ed al sentimento di terrore ed insicurezza che quell’evento ha suscitato in tutto il mondo: questo penso sia un dato di fatto. Forse parte delle informazioni fornite nel libro possono essere non del tutto oggettive, ma sicuramente mostrano chiaramente che si e` indagato solo o principalmente da un’ipotesi precostruita, quella che sicuramente faceva comodo ai signori della guerra e a chi non si sta` adoperando per una integrazione interculturale ed interreligiosa. Insomma un libro da leggere, non necessariamente per avere delle altre verita` ma per avere i giusti dubbi … e comportarsi di conseguenza.
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