Giovedì 9 Settembre 2010
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L'uovo di giornata

Se Fini sceglie la via della furbizia

10 Febbraio 2009

 

Fra i diversi caduti che ha lasciato sul campo il tragico epilogo della vicenda Eluana, ve ne è uno forse meno vistoso ma che rischia di essere particolarmente ingombrante nei prossimi mesi. Dopo la giornata di ieri è definitivamente stato fugato ogni dubbio sul ruolo che il Presidente della Camera intende giocare nel prosieguo di questa legislatura.

La durissima accusa lanciata ieri da Fini nei confronti di Maurizio Gasparri presidente (per di più in quota AN) del Gruppo PdL del Senato dimostra in modo inequivocabile l’avvenuto completamento del processo di autonomizzazione del Presidente della Camera dal Governo e dalla sua maggioranza parlamentare.

Finora era un venticello che poteva essere iscritto nel gioco dei ruoli che inevitabilmente caratterizza la vita delle istituzioni (polemiche contro l’abuso della decretazione d’urgenza, o proteste per la posizione della questione di fiducia, o indignazione di fronte ad un ritardo del Ministro Rotondi in una seduta di question time). In altre situazioni (immigrazione, riforma della giustizia, intercettazioni) si poteva pensare all’invincibile tentazione narcisista di un leader politico costretto in un ruolo istituzionale rigido con una bassa resa in termini di immaginario collettivo

L’episodio di ieri è sicuramente diverso. Diverso perché la polemica è stata durissima e rivolta contro un leader di primo piano del PdL e di Alleanza Nazionale. Diverso perché registratosi su un tema come il caso Englaro dove l’intero PdL (con la sola eccezione di Benedetto Della Vedova) si era ritrovato unito.

Ma diverso soprattutto perché gratuito: se il Presidente Gasparri rivolge frasi non riguardose nei confronti del Presidente della Repubblica nel corso di una seduta del Senato particolarmente tesa dovrà essere eventualmente il Presidente del Senato ad intervenire per riportare il tono del dibattito parlamentare entro confini di maggiore rispetto istituzionale. Il fatto che a Fini abbia deciso di intervenire immediatamente, battendo sul tempo lo stesso Schifani, dimostra che la sua sia stata un’uscita intenzionale, in alcun modo dovuta ad un dovere istituzionale, e quindi frutto di una meditata scelta politica.

Ma quale è la strategia politica sottostante il comportamento di Fini? Sorge legittimo il dubbio che il Presidente Fini non sia riuscito ad evitare quella che potremmo definire la “trappola del Presidente della Camera” nella Seconda Repubblica. A ben vedere dal 1994 tutti i Presidenti della Camera (Pivetti, Violante, Bertinotti e Casini), ad un certo punto del loro mandato, hanno cominciato ad esercitare la propria delicata funzione istituzionale in contrapposizione con il Governo in carica, per accumulare un proprio personale potere contrattuale politico da giocare, come “riserva della Repubblica”, di fronte alla crisi dell’equilibrio politico in atto.

Il caso più evidente è stato quello di Pierferdinando Casini nella XIV legislatura durante la quale è stato la spina nel fianco del Presidente del Consiglio. Ma la scelta di Casini, che si è rivelata fallimentare ex post, appariva politicamente sensata ex ante. Se grazie alla sua azione fosse andata definitivamente in crisi l’alleanza di centro destra, questo avrebbe consentito all’UDC di svolgere un ruolo ben più importante nella ridefinizione degli equilibri politici dell’area moderata. Nelle speranze casiniane il collasso del mai effettivamente digerito bipolarismo all’italiana avrebbe aperto autostrade politiche al sogno restauratore neo-centrista. I fatti gli hanno dato torto. Il risultato elettorale del 2006 è stato per lui il peggiore: non una vittoria netta del centro destra che gli avrebbe preservato la rendita di posizione del partito cerniera, non una vittoria netta del centro sinistra che gli avrebbe consentito di contestare legittimamente la leadership berlusconiana. Ma, se solo i risultati elettorali fossero stati diversi, diversa e molto migliore sarebbe stata la sorte di Casini.

Al contrario appare oscura la logica della strategia di Fini. Nel peggiore dei casi la sua strategia si rivelerà un fallimento. Nel migliore avrà successo e la lenta ma costante azione di logoramento dell’azione del Governo potrà mettere in crisi l’attuale equilibrio politico e far naufragare lo stesso progetto del PdL. Ma anche in questo secondo caso non è chiaro quale sarebbe il vantaggio politico che Fini potrebbe ricavarne. Gli si chiuderebbero tutti gli spazi nel centro – destra, sia a livello di gruppi parlamentari che di opinione pubblica, ed è del tutto improbabile che egli, “scavalcando a sinistra” Berlusconi possa aprirsene di nuovi al centro. In questa prospettiva sarebbe certamente lui il leader politico a pagare il prezzo più alto.

Il Presidente Fini (allievo del compianto Pinuccio Tatarella) possiede innegabili doti di furbizia e di sapienza tattica, ma come Tatarella ben sapeva la furbizia e l’abilità tattica rischia di risultare sterile o addirittura controproducente se non accompagnata da una lucida lettura della situazione e da una intelligente strategia politica.

Antonio Mambrino

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Commenti
Anonimo
10/02/09 22:45
fini
che fini non sia un fascista nn si può dire, ma è qualche tempo che si presenta come un uomo a me completamente nuovo l ho apprezzato e speriamo di apprezzarlo in avvenire, l unico consiglio che mi permetto di dirle sottovoce, stia accorto a fare l alleanza definitiva con la compagine governativa una volta fatta il suo capo se lo papperà completamente e dopo dovrà solo tacere
Franco Cazzaniga
10/02/09 22:45
Già, ma una lucida lettura
Già, ma una lucida lettura della situazione e una intelligente strategia politica sono proprio quelle che la maggioranza non ha messo in atto, preferendo cavalcare l'onda dell'emozione e della facile demagogia. Io non credo di essere il solo liberale che avrebbe preferito un atteggiamento più equilibrato da parte di chi ho votato alle ultime elezioni, e proprio l'unanimità della maggioranza nell'accodarsi alle posizioni più estreme mi preoccupa non poco. Fini e Della Vedova sono gli unici politici del centro destra che hanno saputo mantenere la propria integrità e la propria indipendenza di giudizio senza farsi travolgere dall'onda dell'unanimismo. I furbetti del quartierino, gli allineati e coperti vanno cercati altrove.
Flx
11/02/09 05:02
Fini mantiene una sua
Fini mantiene una sua posizione, diversa dal grosso del Pdl e anche da diversi grossi esponenti di AN. Non è la prima volta che accade (referendum 2005, giudizi sul fascismo) e nonostante le forti polemiche Fini è sempre al suo posto. Almirante non lo aveva scelto a caso... Secondo me è entrato nel Pdl perché un domani punta a divenire il leader del partito di centro-destra italiano (ha fregato Casini) e bisogna forse dire per fortuna, perché dietro Berlusconi il vasto campo di FI più che un campo a me sembra un deserto, politicamente parlando
Giovanni Amodei
11/02/09 11:00
Pensieri cattivi
E se fosse che, vista l'impossibilità di diventare il numero uno della destra e la mancanza assoluta di leadership e di leaders nella sinistra, Fini avesse deciso di diventare il capo del PD. Un avvertimento. Troverà ancora Casini a contendergli il posto.
erpa
11/02/09 11:14
Fini è stato a lungo
Fini è stato a lungo l'indiscusso leader della destra partitica, e di alcune correnti della destra. Da tempo, questo ruolo gli è diventato stretto e ha cambiato linea. Se ha avuto un ruolo importante nello svecchiare il partito, ultimamente prende le distanze da principi che sono irrinunciabili per alcune correnti della destra. In questo nuovo ruolo Fini può profilarsi come interlocutore dell'opposizione, ricevere lodi dalla grande stampa, ma rischia che un numero sempre maggiore di persone di destra non lo consideri più il proprio leader o anche solo un punto di riferimento. Riuscirà Fini a trovare una nuova base? Interlocutore dell'opposizione, ma in rappresentanza di chi?
Raffaele
11/02/09 12:03
Furbizia?
Io parlerei di non appiattimento, di non essere per forza agli ordini del capo. Qualcuno parlava di deserto, dietro il capo, come fare a non dargli ragione? E poi, a tutti i coloro che oggi plaudono a Gasparri: Ma se lo sanno tutti, che non ha in tasca la tessera di FI, solo perchè avrebbe contato quasi nulla, mentre in An, può ancora fregiarsi del titolo di "colonello". E comunque, non dimentichiamo che non è la prima volta che va sopra le righe. Questa volta è stato Fini a richiamarlo, ma facendo uno sforzo di memoria, in quanti l'hanno richiamato in passato? Lasciate perdere Fini, vi state puntando verso il bersaglio sbagliato, oserei dire, che meno male che c'è qualcuno che faccia da contrappeso al presidente Berlusconi, che tral'altro ultimamente è troppo appiattito sulle posizioni della Lega.
Paolo_da Benevento
11/02/09 13:56
Potrebbe darsi che Fini,
Potrebbe darsi che Fini, come (purtroppo) molti uomini di destra, sia affetto da una sorta di "complesso di inferiorità" politico: poichè nell'immaginario collettivo egli non è super partes ma notevolmente schierato politicamente, l'unico modo per mostrare la sua imparzialità è quella di contestare il governo in carica in modo da ottenere il plauso dell'opposizione; resta comunque discutibile se l'ottenere o meno il plauso dell'opposizione sia realmente garanzia di imparzialità. Ad ogni modo, personalmente, il mio giudizio è che l'atteggiamento di Fini (soprattutto quello degli ultimi tempi) possa giustificarsi solo così: vuole diventare il 12° Presidente della Repubblica Italiana.
giancarlo
11/02/09 19:48
per giovanni amodei
Le dirò: qualche pensiero su dove voglia andare a parare Fini, ce l'ho anchio. Però è davvero bellina la Sua idea e cioè che Fini si voglia "accreditare"..... come futuro capo del PD! Credo anche che si stia giocando il proprio ruolo nel centrodestra contando sulla propria furbizia: che però non vuol dire affatto...intelligenza. (e questo gli andrebbe fatto notare, accantonando per un po' la sua sicumera). Per il resto, Fini, un illustre ghettizzato sino all'avvento di Berlusconi, immagina adesso di fare grandi passi con le proprie gambe, del resto legittima aspirazione, ma la sola volontà e furbizia, non credo siano sufficieni. Per farla breve, è mia impressione che Fini, non sarà mai un numero uno. Saluti. Giancarlo Tortoli.
Monitor
12/02/09 16:12
Fini
Non ero del tutto comvinto di ciò che sto per scrivere, ma letto il commento di "Anonimo", ogni dubbio è sparito. Fini è un Mussolini alla rovescia: da fascista che era, ora, aspira a guidare, se non il PD che non si capisce bene cosa sia, un partito socialista. E così il cerchio si chiude e, finalmente, l'Agitatore della Settimana rossa, può sorridere e riabbracciare il compagno di gioventù, Nenni.
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