Giovedì 24 Maggio 2012
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Depressioni

Se il politicamente corretto diventa una malattia che rischia di uccidere

28 Settembre 2008
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Ad un certo punto qualcuno, inorridito dalla così detta “assistenza” che veniva offerta ai pazienti imprigionati in certi manicomi, ha deciso che la follia era l’invenzione malefica di una società che aveva paura dei diversi. Al grido “la follia non esiste, le malattie mentali sono una invenzione sociale” tutte le strutture che operavano nel campo delle malattie mentali, anche quelle buone e non solo quelle che si ispiravano ai lager, hanno improvvisamente chiuso i battenti.

Ci sono i Centri di igiene mentale, ma non trattengono che pochi giorni, nel momento della crisi, poi il malato di mente rientra in famiglia e sono poi i familiari che vi si devono confrontare e, spesso, che si devono difendere materialmente dai malati violenti.

Il fatto è che le malattie non spariscono per legge, si può solo far finta che non ci siano e cambiarne i nomi per renderle meno facilmente riconoscibili (es.: la schizofrenia viene chiamata disturbo bipolare, non cambia niente ma fa meno impressione) secondo la ormai diffusissima tecnica del politicamente corretto.

Tanto non sono sparite queste malattie che oramai con cadenza quotidiana si leggono cronache di omicidi o tentati omicidi i cui moventi affondano nelle radici del disturbo, quando non della malattia mentale che c’è, che esplode purtroppo senza preavvertire nessuno. 

Ieri un ragazzo di 32 anni, Luca Vitali, ha ucciso la madre e il fratello a coltellate nella loro abitazione vicino Ferrara. Intorno alle 8.30 si è costituito presentandosi all'ufficio denunce della Questura: «Ho ammazzato mia madre e mio fratello», ha detto agli agenti. Soffriva di depressione.

Il 18 settembre, a Pinerolo, un uomo di 48 anni che aveva sempre sofferto di “depressione” e “stress da lavoro”, che due anni prima aveva tentato di uccidersi con i sonniferi, che era in cura da uno psicoterapeuta che gli aveva prescritto vari farmaci antidepressivi, va a scuola, preleva la figlia, le spara un colpo di pistola in testa, poi va a prendere la moglie e spara anche a lei e poi, alla fine, si spara.

Sua moglie aveva più volte confidato ad un’amica di essere preoccupata perché il marito i farmaci prescritti non li assumeva: “non posso obbligarlo”.

Quando non era in preda alle sue crisi, il signor Gliatta appariva una persona gentile, disponibile, addirittura accomodante e questo è un lato della sua personalità.  Però c’era dentro di lui anche l’altro lato, quello che aveva probabilmente paura del mondo, che lo faceva sentire terribilmente inadeguato al punto che lui cadeva periodicamente in crisi definite “depressive” durante le quali si chiudeva in se stesso. Forse qualche stranezza la notava qualcuno, ma  nessuno pensava potesse arrivare a tanto.  Una compagna di scuola della bambina ammazzata dal padre in preda ad una crisi depressiva, portatore di una malattia che non si può nemmeno nominare e che legalmente non c’è, ha detto che il padre della sua amichetta era “un uomo triste”.  La sensibilità della bambina ha colto che l’uomo non era “normale” ma per gli altri, era solo introverso.  Sarei curiosa di sapere cosa ne pensasse il suo psicoterapeuta.

Forse quello che un autorevole psicoterapeuta in un caso drammaticamente analogo ha detto e scritto, senza che nessuno abbia avuto l’ardire di contestarlo, circa un soggetto parimenti affetto da schizofrenia alias disturbo bipolare: in fin dei conti c’è stato un solo episodio acuto di depressione ipomaniacale, bisogna vedere se è vero che ha picchiato o tentato di ammazzare qualcuno e poi forse è stato manipolato da altri e quindi bisogna solo ascoltarlo, capirlo e non marginalizzarlo.  Certo, scrive ancora il luminare, che “la condotta del soggetto è stata condizionata marcatamente da una patologia psichiatrica che ha richiesto e richiede tuttora interventi farmacoterapici e psicoterapici. Il fatto che abbia rivolto verso di sé una serie di comportamenti pregiudizievoli, lascia tranquilli sul fatto che non è pericoloso per gli altri.  E a conclusione delle sue sconfessioni di schizofrenia paranoide o psicosi maniaco depressiva ciclica, sempre il luminare mette la sua ciliegina: “in psichiatria, diagnosticare è spesso uno sterile giostrare, nel quale solo pochissimi fenomeni cadono nel campo del sapere cosciente, perché l’importante per lo psicopatologo è che il caos dei fenomeni non venga seppellito, ai fini della conoscenza, da un’etichetta diagnostica. Posso solo dire, con un grande maestro, che “questa non è schizofrenia, posso soltanto dire che questa io la chiamo schizofrenia”.  E poi conclude che dalle sedute emerge il profilo di una personalità che, nonostante le difficoltà di autocontrollo della vita emotiva, collegate a processi di elaborazione tuttora in atto, riesce a mantenere un sufficiente contatto con il mondo reale, benché la sua affettività sia a tratti disturbata con aspetti aggressivi interiorizzati in senso depressivo. 

Attorno a queste parole che vengono spesso shekerate con esiti diversi ma solo dal punto di vista estetico, gli psicoterapeuti nouvelle cuisine mascherano una patologia che rende pericoloso convivere con queste persone, che, possono anche rispondere ad un banale capriccio del figlio o della figlia, schiacciandole la testa sui gradini dell’altare della patria.  Però ha promesso che non lo farà più e dunque, perché privare il figlio o la figlia superstite della preziosa figura paterna o materna?

Il fatto è che se da un lato le malattie persistono incuranti delle disposizioni di legge, dall’altro è praticamente impossibile accertarsi che le cure prescritte vengano seguite e a patirne le peggiori conseguenze sono proprio i bambini che vengono esposti a patologie psichiche che ne mineranno per sempre la personalità, quando non mettono a repentaglio la loro stessa incolumità.

Nessuno vuole mettere in dubbio l’importanza delle figure della madre e del padre, però genitori sono coloro che possono prendersi cura dei figli, che sanno farlo responsabilmente, che si impegnano nella edificazione della personalità del bambino e soprattutto che sono capaci di anteporre l’interesse proprio a quello del figlio.

Nella carta dei diritti del fanciullo si recita che i bambini hanno diritto ad essere amati e seguiti nel processo che li porterà alla maturità.

Ma la legge si preoccupa del diritto degli adulti, di quello del padre e della madre biologici perché loro sono in grado di reclamarlo.  Il diritto del bambino, di crescere e soprattutto di vivere con qualcuno che lo ami veramente e pensi al suo benessere, passa in secondo piano.

Le stazioni dei carabinieri sono piene di denunce di madri picchiate e violentate, di bambini seviziati…ma non si può far gran che, in fin dei conti “è sempre il marito e il padre”.  Come se questo fatto fosse sufficiente a coprire qualsiasi nefandezza.

Le donne sanno benissimo che non sono protette che a parole e, a volte, nemmeno a quelle, i giudici avrebbero tante carte da leggere, a volte non le leggono affatto se non hanno alcuna vergogna nel dichiarare entrando in aula “non ho letto niente, raccontatemi cosa c’è”.

Le carte sono tante, forse, ma andrebbero comunque lette e molto attentamente, perché spesso la vince la persona che appare credibile e c’è sempre una pericolosa tendenza a minimizzare.

Quando si tratta di bambini poi, non lo si dovrebbe permettere.

Ma vorrei tornare alla malattia prodigiosamente scomparsa che fa così tante vittime, che getta intere famiglie nella disperazione e che fa vivere molte madri e molti padri nel timore di un pericolo incombente e assolutamente reale.  Perché anche se sono in larga maggioranza gli uomini ad essere affetti da queste patologie, non ne sono immuni nemmeno le donne e sta ad una attenta analisi delle carte (di tutta la documentazione raccoglibile attorno ad ogni singolo caso), a diagnosi oneste e non velate da una compassione decisamente fuori luogo in questi casi, dichiarare la pericolosità di un soggetto.

Se uno psicotico rivolge “comportamenti pregiudizievoli verso di sé” possibile che solo chi purtroppo ha vissuto queste tristi esperienze e ha la fortuna di poterlo raccontare, sappia che il sé dello psicotico comprende sempre anche gli affetti più cari che considera sue inalienabili proprietà?

La vicenda di ieri come quella di Pienrolo del 18 settembre si concluderanno con un bel funerale, lacrime postume a non finire, e nessuno penserà mai che vi sia una qualche responsabilità dei servizi sanitari e sociali che ormai hanno dimenticato che le malattie della mente sono le più pericolose, perché non si vedono, perché esplodono senza preavviso perché ci sono, purtroppo e sono in aumento, malgrado la legge abbia deciso che non ci sono.

 

 

Commenti
giovanni
28/09/08 11:18
follia
La pazzia è stata abolita ... per legge!
Anonimo
28/09/08 12:48
Si vergogni! E' grazie a
Si vergogni! E' grazie a gente come lei, disinformata e ferma alla psichiatria di inizio secolo che sussiste lo stigma della malattia mentale! Disturbo bipolare non è schizofrenia! I delitti commessi da persone con diverse patologie mentali non sono maggiori rispetto a quelli compiuti da persone come lei. Normali? No solo disinformati, fuori dalla realtà.
Mindsurfer
28/09/08 14:30
Mai lette tante scempiaggini
Mai lette tante scempiaggini tutte insieme! Complimenti all'autore dell'articolo. Intanto confondere schizoferenia con disturbo bipolare la dice lunga sul grado di cultura psichiatrica dello scrivente. Vorrei ricordare poi che statisticamente non vi è alcuna differenza numerica tra le nefandezze compiute dai cosidetti pazzi e le persone ritenute normali di mente. Aggiungo infine che certi comportamenti altamente lesivi potrebbero verificarsi proprio a causa dei farmaci assunti che sono equiparabili alle droghe. Si veda a questo proposito le numerose cause intentate in USA verso le aziende farmaceutiche.
Michela F
28/09/08 15:22
Carissima sig.ra Lucchiari,
Carissima sig.ra Lucchiari, ho letto con molta attenzione il suo articolo. I fatti di cronaca che lei cita fanno accapponare la pelle a tutte le persone normali e, sorpresa delle sorprese, anche a quelle come me, alle quali è stato diagnosticato il disturbo bipolare. Quello che scrive, oltre ad essere banale (i bambini sono un argomento che tocca tutti, non c'è bisogno che lei ce lo ricordi), è anche molto molto scorretto: - lei parla di "schizofrenia alias disturbo bipolare", quando NON si tratta affatto della stessa malattia; è unicamente la fase maniacale del disturbo bipolare (di tipo I) a "somigliare" alla schizofrenia, per via di alcuni sintomi psicotici; - ancora, lei parla di "depressione ipomaniacale" e in pratica opera una contraddizione in termini, mostrando di ignorare completamente il significato della parola "ipomaniacale"; - più in generale, lei presenta le persone con problemi psichiatrici come se fossero tutte pericolose a prescindere da tutto ed in particolare per i bambini (come se fossero "l'uomo nero"..). La pericolosa è lei che con quello che scrive senza nemmeno essersi documentata a dovere, alimenta lo stigma verso chi ha bisogno di comprensione e aiuto e non certo ostilità e chiusura. Si vergogni.
phantom
28/09/08 23:29
lei è una emerita ignorante
Non ho mai letto tante stronzate tutte in una volta sola.Lei è una in-competente e non ha il diritto di scrivere su un argomento di cui non ha la più pallida idea, cambi mestiere e lisci stare chi nella vita ha dovuto fare i conti con la sofferenza e il disaggio di vivere una vita fatta di disagi enormi e umilianti. P.S: sperando di non dover leggere più un suo articolo, le auguro di provare alcune delle sofferenze delle malattie di cui scrive.
Anna Lucchiari
29/09/08 07:34
malattie mentali
Sono molto contenta che quelle riportate nell'articolo siano considerate scempiaggini, perché sono state scritte da un luminare della materia a difesa di un signore che ha compiuto un tentativo di omicidio nei confronti della moglie e della figlia, ci sono correttissime virgolette. Quanto alle sfumature denominatorie, ritengo, come giustamente ha rilevato un commentatore che lo studio e l'individuazione della malattia mentale abbia subito un arresto e che sarebbe il caso di approfondirla: è comunque una malattia da curare non da nascondere.
Uno di quelli
29/09/08 14:47
Provi lei qualche mese e poi mi dica.
Cos’era un manicomio, da una interrogazione in Parlamento: 1. Stralcio del discorso che accompagna la PdL 844 del 14/06/01 dell’on. Cento (verdi). A tale proposito si ritiene opportuno ricordare nuovamente due atti parlamentari che, nella X legislatura, alla fine degli anni ottanta, rappresentarono un forte grido di denuncia contro lo scandalo dei manicomi e, dopo la « 180 », degli ex manicomi. Il primo (interrogazione n. 4- 02299 del senatore Spadaccia ed altri) riguardava specificamente la situazione riscontrata nel manicomio di Agrigento: « Premesso che il 7 luglio (ndr 1988) il senatore Franco Corleone, del Gruppo federalista europeo ecologista, senza alcun preavviso si presentava all’ospedale psichiatrico di Agrigento e, in assenza del direttore, chiedeva al dottor Francesco Butera, primario dell’ospedale e in quel momento facente funzioni di direttore, di visitare l’ospedale; che il senatore Corleone era tra l’altro accompagnato dal giornalista Gad Lerner de L’Espresso, che sulla visita ha scritto un servizio pubblicato sul numero 42 del 23 ottobre 1988 con una documentazione fotografica inoppugnabile; che e` quasi impossibile descrivere la vergognosa ed allucinante situazione oggettiva nella quale i malati sono costretti a vivere. In questa sede e` sufficiente esporre i seguenti dati che comunque potranno dare un’immagine certamente lontana dalla realta`: a) nell’ospedale psichiatrico di Agrigento sono tuttora ricoverati 375 malati suddivisi in sette padiglioni completamente fatiscenti; b) i malati sono assistiti da tre psichiatri a tempo pieno e da uno a mezzo orario, gli infermieri sono un centinaio suddivisi in quattro turni (2 o 3 infermieri per ogni reparto di 50, 60 persone); c) la terapia praticata ai malati e` esclusivamente farmacologica; d) le condizioni igienico-sanitarie sono tali da rendere quasi impossibile l’accesso ai padiglioni: il pungente odore di urina, ovunque sporcizia e rifiuti di ogni tipo, i pavimenti corrosi ed il linoleum ormai praticamente impregnato di escrementi, i bagni sudici, i gabinetti incrostati, le lenzuola (la` dove c’erano) sporche, le coperte lacerate; la ditta che cura la pulizia dell’esterno dei padiglioni (si fa per dire !) getta tutti i rifiuti in una discarica interna all’ospedale; l’enorme numero di gatti, l’inimmaginabile quantita` di mosche, la piu` volte denunciata presenza di topi, nonche´ i numerosi cani randagi che scorrazzano nell’ospedale, confermano che l’unico paragone che si puo` fare con questa struttura e` quello di una discarica pubblica; Quando l’anima fa male 15/02/04 e) i malati, completamente abbandonati a loro stessi, mangiano con il solo cucchiaio in gavette di latta o di plastica che, dopo il pasto, devono lavarsi da soli. Il cibo prima di essere servito e` esposto, anche per ore, senza alcuna copertura (nei reparti si sono visti gatti e mosche gigantesche che sinistramente si aggiravano su inqualificabili teglie di triglie); non esistono bicchieri (“chi vuole puo` bere al rubinetto” e` stata la laconica risposta di un infermiere), mentre in nessun reparto vengono utilizzati tovaglie e tovaglioli; f) i malati sono tutti vestiti in modo insufficiente, numerose sono le persone che portano abiti striminziti e numerosi sono coloro che girano completamente nudi; nei magazzini giacciono centinaia di paia di pantaloni di taglia inferiore alla 40; gli stessi infermieri portano camici acquistati da loro stessi (molti di loro pero` non vestono alcun camice) ed alcuni portano ai malati gli abiti smessi di casa; g) i reparti dormitorio presentano decine di letti allineati senza che i posti siano caratterizzati da elementi personali, non esistono neppure armadi dove i malati possano conservare i propri effetti; le camerate non sono riscaldate e le finestre sono in gran parte rotte; in alcuni stanzoni sono stati addirittura praticati buchi all’altezza del pavimento per consentire di lavare « a secchiate d’acqua » i reparti; i servizi igienici sono indescrivibili, alcuni presentano piu` water affiancati senza alcuna divisione; h) la regione Sicilia ha stanziato 16 miliardi per la ristrutturazione dei reparti e la gara di appalto, dopo anni, e` stata conclusa solo qualche mese fa. Nonostante cio` e` legittimo ritenere che il miglioramento delle strutture non migliorerebbe le condizioni dei malati: l’insufficienza dell’organico non consentirebbe alcuna modifica delle terapie e i reparti cadrebbero in breve in stato di abbandono (in particolare gli infermieri maschi si rifiutano di pulire i reparti poiche´ questo e` compito dei portantini che pero` non ci sono); che piu` volte durante la visita i malati hanno espresso la volonta` di uscire (secondo il dottor Butera, la maggior parte di questi potrebbe essere dimessa) mentre ad alcuni di loro e` proibito uscire anche dai reparti e tutti i padiglioni sono circondati da alte reti metalliche; che piu` volte, in numerose relazioni scritte, i responsabili sanitari dell’ospedale hanno denunciato la situazione dell’ospedale senza che per questo nulla cambiasse e che 18 mesi fa un maresciallo dei carabinieri ha, con un fotografo, effettuato una visita nei reparti dell’ospedale.
Anonimo
29/09/08 14:50
Provi lei qualche mese e poi mi dica 1/3
Cos’era un manicomio, da una interrogazione in Parlamento: 1. Stralcio del discorso che accompagna la PdL 844 del 14/06/01 dell’on. Cento (verdi). A tale proposito si ritiene opportuno ricordare nuovamente due atti parlamentari che, nella X legislatura, alla fine degli anni ottanta, rappresentarono un forte grido di denuncia contro lo scandalo dei manicomi e, dopo la « 180 », degli ex manicomi. Il primo (interrogazione n. 4- 02299 del senatore Spadaccia ed altri) riguardava specificamente la situazione riscontrata nel manicomio di Agrigento: « Premesso che il 7 luglio (ndr 1988) il senatore Franco Corleone, del Gruppo federalista europeo ecologista, senza alcun preavviso si presentava all’ospedale psichiatrico di Agrigento e, in assenza del direttore, chiedeva al dottor Francesco Butera, primario dell’ospedale e in quel momento facente funzioni di direttore, di visitare l’ospedale; che il senatore Corleone era tra l’altro accompagnato dal giornalista Gad Lerner de L’Espresso, che sulla visita ha scritto un servizio pubblicato sul numero 42 del 23 ottobre 1988 con una documentazione fotografica inoppugnabile; che e` quasi impossibile descrivere la vergognosa ed allucinante situazione oggettiva nella quale i malati sono costretti a vivere. In questa sede e` sufficiente esporre i seguenti dati che comunque potranno dare un’immagine certamente lontana dalla realta`: a) nell’ospedale psichiatrico di Agrigento sono tuttora ricoverati 375 malati suddivisi in sette padiglioni completamente fatiscenti; b) i malati sono assistiti da tre psichiatri a tempo pieno e da uno a mezzo orario, gli infermieri sono un centinaio suddivisi in quattro turni (2 o 3 infermieri per ogni reparto di 50, 60 persone); c) la terapia praticata ai malati e` esclusivamente farmacologica; d) le condizioni igienico-sanitarie sono tali da rendere quasi impossibile l’accesso ai padiglioni: il pungente odore di urina, ovunque sporcizia e rifiuti di ogni tipo, i pavimenti corrosi ed il linoleum ormai praticamente impregnato di escrementi, i bagni sudici, i gabinetti incrostati, le lenzuola (la` dove c’erano) sporche, le coperte lacerate; la ditta che cura la pulizia dell’esterno dei padiglioni (si fa per dire !) getta tutti i rifiuti in una discarica interna all’ospedale; l’enorme numero di gatti, l’inimmaginabile quantita` di mosche, la piu` volte denunciata presenza di topi, nonche´ i numerosi cani randagi che scorrazzano nell’ospedale, confermano che l’unico paragone che si puo` fare con questa struttura e` quello di una discarica pubblica;
Anonimo
29/09/08 14:51
provi lei qualche mese e poi mi dica 2/3
e) i malati, completamente abbandonati a loro stessi, mangiano con il solo cucchiaio in gavette di latta o di plastica che, dopo il pasto, devono lavarsi da soli. Il cibo prima di essere servito e` esposto, anche per ore, senza alcuna copertura (nei reparti si sono visti gatti e mosche gigantesche che sinistramente si aggiravano su inqualificabili teglie di triglie); non esistono bicchieri (“chi vuole puo` bere al rubinetto” e` stata la laconica risposta di un infermiere), mentre in nessun reparto vengono utilizzati tovaglie e tovaglioli; f) i malati sono tutti vestiti in modo insufficiente, numerose sono le persone che portano abiti striminziti e numerosi sono coloro che girano completamente nudi; nei magazzini giacciono centinaia di paia di pantaloni di taglia inferiore alla 40; gli stessi infermieri portano camici acquistati da loro stessi (molti di loro pero` non vestono alcun camice) ed alcuni portano ai malati gli abiti smessi di casa; g) i reparti dormitorio presentano decine di letti allineati senza che i posti siano caratterizzati da elementi personali, non esistono neppure armadi dove i malati possano conservare i propri effetti; le camerate non sono riscaldate e le finestre sono in gran parte rotte; in alcuni stanzoni sono stati addirittura praticati buchi all’altezza del pavimento per consentire di lavare « a secchiate d’acqua » i reparti; i servizi igienici sono indescrivibili, alcuni presentano piu` water affiancati senza alcuna divisione;
Anonimo
29/09/08 14:52
provi lei qualche mese e poi mi dica 3/3
h) la regione Sicilia ha stanziato 16 miliardi per la ristrutturazione dei reparti e la gara di appalto, dopo anni, e` stata conclusa solo qualche mese fa. Nonostante cio` e` legittimo ritenere che il miglioramento delle strutture non migliorerebbe le condizioni dei malati: l’insufficienza dell’organico non consentirebbe alcuna modifica delle terapie e i reparti cadrebbero in breve in stato di abbandono (in particolare gli infermieri maschi si rifiutano di pulire i reparti poiche´ questo e` compito dei portantini che pero` non ci sono); che piu` volte durante la visita i malati hanno espresso la volonta` di uscire (secondo il dottor Butera, la maggior parte di questi potrebbe essere dimessa) mentre ad alcuni di loro e` proibito uscire anche dai reparti e tutti i padiglioni sono circondati da alte reti metalliche; che piu` volte, in numerose relazioni scritte, i responsabili sanitari dell’ospedale hanno denunciato la situazione dell’ospedale senza che per questo nulla cambiasse e che 18 mesi fa un maresciallo dei carabinieri ha, con un fotografo, effettuato una visita nei reparti dell’ospedale.
mabiem
29/09/08 15:36
politicamente corretto
Cortese Sign.ra Lucchiari, mi spiace notare come, anche nella risposta ai commenti, lei continui a rafforzare quanto erroneamente detto nell'articolo senza per'altro dar risposte o spiegazioni in merito. Che le parole erano quelle di un "luminare" si era inteso, ma sappiamo tutti quanti "luminari" di grossa fama hanno divulgato grandi corbellerie(solo perchè luminari) o rovinato la vita a molte persone.Tra l'altro si parla di uno psicoterapeuta. Questo, però non giustifica assolutamente il parlare di crisi ipomaniacale o il far collassare tutte le malattie mentali in un'unica malattia o disturbo che dir si voglia. Peccato, perchè molte delle cose dette nell'articolo potevano essere condivisibili, bastava solo venissero inqudrate in un discorso più ampio e meno semplicistico e sensazionalistico, certo questo avrebbe comportato informarsi di più sul'argomento... magari quello lo si fa solo se si ha intenzione di scrivere un libro. Per colmare alcune lacune sui termini della malattia usati e sul modo di vedere e di pensare di chi la sindrome bipolare la conosce, le consiglio il blog: ibipolari.splinder.com Mabiem
anna
29/09/08 20:29
Complimenti! Bella foto! Lo
Complimenti! Bella foto! Lo sa che noi matti non possiamo ottenere il porto d'armi? Ci legga, ci siano anche noi con le nostre storie ordinarie, non facciamo notizia perchè siamo nascosti ai più, non possiamo fare outing per non subire vessazioni nel mondo del lavoro in primis e nel resto della società. Ci dimenticano tutti, salvo poi saltare agli onori della cronoca in senso negativo. Ma noi, pur nella nostra estrema sofferenza sopravviviamo a questo mondo, lavoriamo, abbiamo famiglia, compagni, amici.........come tutti con qualche fragilità e difficoltà in più. Sono stanca di leggere sempre le solite storie........da persone come lei che probabilmente ha una cultura basata su preconcetti e per aver magari intervistato un luminare. La invito a documentarsi, a leggere, a vedere film, a parlare con molti medici, a parlare con i pazienti. Vada a visitare gli SPDC, i CSM, le cliniche di riabilitazione, forse dopo potrà scrivere un articolo corretto. Mi spiace ma non la ritengo una brava giornalista. http://simplicissimus.blogs.com/bipolare/2005/07/che_cosa_il_dis.html?cid=108984166#comment-108984166
phantom
30/09/08 04:30
offensiva e disinformata
Lei fa il gioco di chi come lei ha una mente bacata da pregiudizi e ignoranza, offende il diritto ad avere una giusta e corretta informazione quindi non è una giornalista ma soltanto una pressapochista. Sperando di non dover leggere mai più un suo articola , le auguro le peggio cose.
Anonimo
01/10/08 17:30
una occasione sprecata...
La voce parlante della FMC concorre alla encomiabile "ambizione di trovare soluzioni ai problemi originati dal mutare della società", peccato che, però, offrire al dibattito pubblico notizie o informazioni non appropriate, oltre ad odorare molto di strumentalizzazione, alimenta il pregiudizio e la cattiva informazione ingenerando, come minimo, malintesi. Cercare un capo espiatorio non è una novità per nessuno tanto più per noi, dove noi è inteso come "cittadini". L'informazione è una responsabilità che non puo' esimere, neanche gli opinionisti, dal verificare la veridicità di quanto pubblicato, depurandolo dalle ideologie personali discriminanti. L'effetto mediatico forse è stato raggiunto, ma quello giornalistico ed etico? L'articolo della Signora Lucchiari avrebbe potuto essere una opportunità ed uno spunto importante, se fosse stato basato su osservazioni per lo meno verosimili e, ripeto, depurato da giudizi personali che seppur poco importano molto dicono. Consiglio all'Occidentale di verificare gli articoli che in esso vengono pubblicati per evitare di diventare un ennessima testata che per farsi strada ricorre al dato sensazionale. Se a voi poco importa cosa le parole producono a me preoccupa l'effetto che sortiscono in tutti e soprattutto in chi ha già dovuto fare i conti con problemi seri o ancor peggio li sta facendo, spesso in solitaria. La mia non vuole essere una sterile protesta od accusa ma una denuncia attiva e propositiva, a tal fine Vi consiglio di parlare, semmai, quando si toccano temi sociali di tale delicatezza e attualità, della diffusione dei disturbi mentali nei giovani, nella diffusione dell'uso degli psicofarmaci e soprattutto del Perchè. La legge purtroppo non gaurisce le malattie,essendo avvocato sarei adesso guarita, ma neanche l'accusa fondata su false nozioni, neanche la diffusione del modello depresso/assassino, neanche di genitore depresso/incapace. L'articolo titola una scelta terminologica "politicamente corretta" ma su di un presupposto sbagliato. L'etichetta non dice nulla, ma il credere che si sia voluto mutare termine ad una storica patologia per leggittimarla come meno grave come tale da poter essere gestita al di fuori di un manicomio è un chiaro esempio di poca chiarezza e poca informazione. Il dibattito sulla legge Basaglia è successivo ad una chiarezza di concetti base che qui sono elusi, come anche il percorso di crescita culturale che avviene da decenni sul tema che ci occupa. L'attenzione, però, andrebbe posta su altro.. Ma se dobbiamo rimanere nei termini di quanto trattato, e se la legge non cura e quindi chi doveva non esserlo è a piede libero ad uccidere, o rischia di farlo, persino i suoi figli, allora meglio ritornare all'oscurantismo medievale e rinchiuderli.. emarginarli e stare sereni.. Ora però ci vorrebbero strutture più ingenti e forse, state l'elemento subdolo e poco visibile, come sottolinea la giornalista/scrittrice, non tale da ricomprendere l'intero pericolo. L'elenco di chi affetto da patologie mentale non è, ma commette crimini, non sarebbe possibile per questioni di tempo e spazio. Ma se vogliamo fare passare, come spesso leggo, l'assunto ormai dogmatico che i malati mentali vanno rinchiusi o che sono un pericolo per sè e per altri, allora oltre che cancellare processi di crescita socio-culturale è per giunta anti economico. Forse non si sa che le persone con disturbi mentali lavorano, producono e devono tutelarsi e pensare a se' ed ad altri. Spesso ricoprono anche cariche importanti ed istituzionali, forse non si sa che, come le carceri, i manicomi o le strutture di questo tipo costano? Se vogliamo creare, allora creaiamo centri di assistenza e supporto per famiglia eche vivono disagi che siano FISICI O MENTALI. Le due cose se ancora nel 2008 non è chiaro vanno di pari passo. Se vogliamo creare, invece che demonizzare, allarmare e disinformare allora parliamo. Ma con un minimo di conoscenze e sensibilità, cercando di capire il "perchè" di un fenomeno che ci occuperà molto da vicino E TUTTI. Chiediamoci il perchè ci siano sempre più persone che vivono il disagio e che non sempre gestiscono le emozioni, chiediamoci cosa siano queste emozioni. La cosa che più mi dispiace è sprecare tempo e parole che potrebbero essere utili anche a spiegare per esempio cosa è il DISTURBO BIPOLARE, chi lo ha vissuto, cosa comporta, come si gestisce, si cura, come lo affrontano le PERSONE coinvolte. Il termine PERSONA non è mai stato utilizzato nell'articolo. Mi dispiace leggere queste parole proprio da una donna, che come ben conosce, per averne scritto anche un libro, "le differenze", che semplicemente siano legale alle diversità del genere umano maschile dal femminile. Un approccio preferibile sarebbe basare il discorso sulle possibilità che le diversità creano, sull'arricchimanto che genera conoscere i proprio limiti e renderli potenzialità, sulla forza della mente e sulla altalenza dell'umore, sulla percezione sensoriale e su cosa si vive nel superare i limiti comuni. Soprattutto su come sia spesso un DONO la scoperta di sè e la UMANIZZAZIONE che spesso taluni percorsi comportano attracaverso una sofferenza dura MA DEGNA. Credo, per concludere, che la malattia mentale sarà un problema sociale sempre maggiore e che se affrontato BENE sarà una risorsa. L'informazione in questo senso potrebbe e dovrebbe fare molto. La disinformazione o la cattiva informazione possono, di converso, contribuire alla alimentazione di pregiudizio, stigma e paralisi di una situazione che ripeto puo' riguardare TUTTI. Forse non si sa ma molte patologie mentali si sviluppano nel tempo e per via di tanti fattori, anche ambientali, di costume e di cultura sociale. Avrei altro da dire, ma mi fermo, ed anche se avrei voluto firmare il mio commento preferisco non farlo, perchè ad un articolo che titola "Se il politicamente corretto diventa una malattia che rischia di uccidere" la mia firma sarebbe una condanna ingiusta.
Michela
03/10/08 07:29
Cara sig. Lucchiari, dunque
Cara sig. Lucchiari, dunque ci sarebbe nientemeno che un luminare in materia dietro le sue parole? Potremmo sapere, di grazia, chi è questo genio della lampada che evidentemente ha rivelato cose che a noi ed alle nostre famiglie i medici spiegano in maniera completamente diversa? A casa mia c'è differenza tra raffreddore e broncopolmonite per esempio...quindi non vedo perchè devo scoprire qui di avere la schizofrenia quando mi hanno diagnosticato un disturbo bipolare di tipo II, che secondo i medici mi consente di fare una vita normale, lavorare, avere figli, ecc. Ma lo capisce che qui si parla della vita di PERSONE E NON DI PALLE DA BILIARDO O NO? Lo inviti pure qui, il luminare oppure che ci dia dei riferimenti...sappiamo leggere anche noi mattacchioni, sa? Cordialmente M
phantom
04/10/08 03:15
Semplicemente ridicolo
Beh,che dire oltre quello che già è stato detto così chiaramente negli altri commenti,solo forse di vergognarsi un po' delle infamanti accuse che ha rivolto verso a delle persone che vivono già mille difficolta e sofferenze
Anna Lucchiari
31/10/08 17:32
risposte varie
Evidentemente non è stato un tema sprecato, se ha scatenato tante reazioni. Che si debba approfondire e trattare nelle giuste sedi, non vi sono dubbi. Che ci sia differenza tra un raffreddore e una broncopolmonite, nemmeno. E io sono solo una scrittrice ma che, a differenza di molte delle persone che hanno scritto, hanno una esperienza diretta sulla questione. E nemmeno l'accenno ai drammi che vivono i bambini è casuale, basterebbe scorrere non solo le cromache dell'avvenuto, ma, e lo dico all'avvocato che ha scritto così bene, alle vicende del dopo... Ringrazio comunque tutti perché almeno si è capito che molti temi vanno studiati e ripresi. Questo era il mio scopo.
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