Ad un certo punto qualcuno, inorridito dalla così detta “assistenza” che veniva offerta ai pazienti imprigionati in certi manicomi, ha deciso che la follia era l’invenzione malefica di una società che aveva paura dei diversi. Al grido “la follia non esiste, le malattie mentali sono una invenzione sociale” tutte le strutture che operavano nel campo delle malattie mentali, anche quelle buone e non solo quelle che si ispiravano ai lager, hanno improvvisamente chiuso i battenti.
Ci sono i Centri di igiene mentale, ma non trattengono che pochi giorni, nel momento della crisi, poi il malato di mente rientra in famiglia e sono poi i familiari che vi si devono confrontare e, spesso, che si devono difendere materialmente dai malati violenti.
Il fatto è che le malattie non spariscono per legge, si può solo far finta che non ci siano e cambiarne i nomi per renderle meno facilmente riconoscibili (es.: la schizofrenia viene chiamata disturbo bipolare, non cambia niente ma fa meno impressione) secondo la ormai diffusissima tecnica del politicamente corretto.
Tanto non sono sparite queste malattie che oramai con cadenza quotidiana si leggono cronache di omicidi o tentati omicidi i cui moventi affondano nelle radici del disturbo, quando non della malattia mentale che c’è, che esplode purtroppo senza preavvertire nessuno.
Ieri un ragazzo di 32 anni, Luca Vitali, ha ucciso la madre e il fratello a coltellate nella loro abitazione vicino Ferrara. Intorno alle 8.30 si è costituito presentandosi all'ufficio denunce della Questura: «Ho ammazzato mia madre e mio fratello», ha detto agli agenti. Soffriva di depressione.
Il 18 settembre, a Pinerolo, un uomo di 48 anni che aveva sempre sofferto di “depressione” e “stress da lavoro”, che due anni prima aveva tentato di uccidersi con i sonniferi, che era in cura da uno psicoterapeuta che gli aveva prescritto vari farmaci antidepressivi, va a scuola, preleva la figlia, le spara un colpo di pistola in testa, poi va a prendere la moglie e spara anche a lei e poi, alla fine, si spara.
Sua moglie aveva più volte confidato ad un’amica di essere preoccupata perché il marito i farmaci prescritti non li assumeva: “non posso obbligarlo”.
Quando non era in preda alle sue crisi, il signor Gliatta appariva una persona gentile, disponibile, addirittura accomodante e questo è un lato della sua personalità. Però c’era dentro di lui anche l’altro lato, quello che aveva probabilmente paura del mondo, che lo faceva sentire terribilmente inadeguato al punto che lui cadeva periodicamente in crisi definite “depressive” durante le quali si chiudeva in se stesso. Forse qualche stranezza la notava qualcuno, ma nessuno pensava potesse arrivare a tanto. Una compagna di scuola della bambina ammazzata dal padre in preda ad una crisi depressiva, portatore di una malattia che non si può nemmeno nominare e che legalmente non c’è, ha detto che il padre della sua amichetta era “un uomo triste”. La sensibilità della bambina ha colto che l’uomo non era “normale” ma per gli altri, era solo introverso. Sarei curiosa di sapere cosa ne pensasse il suo psicoterapeuta.
Forse quello che un autorevole psicoterapeuta in un caso drammaticamente analogo ha detto e scritto, senza che nessuno abbia avuto l’ardire di contestarlo, circa un soggetto parimenti affetto da schizofrenia alias disturbo bipolare: in fin dei conti c’è stato un solo episodio acuto di depressione ipomaniacale, bisogna vedere se è vero che ha picchiato o tentato di ammazzare qualcuno e poi forse è stato manipolato da altri e quindi bisogna solo ascoltarlo, capirlo e non marginalizzarlo. Certo, scrive ancora il luminare, che “la condotta del soggetto è stata condizionata marcatamente da una patologia psichiatrica che ha richiesto e richiede tuttora interventi farmacoterapici e psicoterapici. Il fatto che abbia rivolto verso di sé una serie di comportamenti pregiudizievoli, lascia tranquilli sul fatto che non è pericoloso per gli altri. E a conclusione delle sue sconfessioni di schizofrenia paranoide o psicosi maniaco depressiva ciclica, sempre il luminare mette la sua ciliegina: “in psichiatria, diagnosticare è spesso uno sterile giostrare, nel quale solo pochissimi fenomeni cadono nel campo del sapere cosciente, perché l’importante per lo psicopatologo è che il caos dei fenomeni non venga seppellito, ai fini della conoscenza, da un’etichetta diagnostica. Posso solo dire, con un grande maestro, che “questa non è schizofrenia, posso soltanto dire che questa io la chiamo schizofrenia”. E poi conclude che dalle sedute emerge il profilo di una personalità che, nonostante le difficoltà di autocontrollo della vita emotiva, collegate a processi di elaborazione tuttora in atto, riesce a mantenere un sufficiente contatto con il mondo reale, benché la sua affettività sia a tratti disturbata con aspetti aggressivi interiorizzati in senso depressivo.
Attorno a queste parole che vengono spesso shekerate con esiti diversi ma solo dal punto di vista estetico, gli psicoterapeuti nouvelle cuisine mascherano una patologia che rende pericoloso convivere con queste persone, che, possono anche rispondere ad un banale capriccio del figlio o della figlia, schiacciandole la testa sui gradini dell’altare della patria. Però ha promesso che non lo farà più e dunque, perché privare il figlio o la figlia superstite della preziosa figura paterna o materna?
Il fatto è che se da un lato le malattie persistono incuranti delle disposizioni di legge, dall’altro è praticamente impossibile accertarsi che le cure prescritte vengano seguite e a patirne le peggiori conseguenze sono proprio i bambini che vengono esposti a patologie psichiche che ne mineranno per sempre la personalità, quando non mettono a repentaglio la loro stessa incolumità.
Nessuno vuole mettere in dubbio l’importanza delle figure della madre e del padre, però genitori sono coloro che possono prendersi cura dei figli, che sanno farlo responsabilmente, che si impegnano nella edificazione della personalità del bambino e soprattutto che sono capaci di anteporre l’interesse proprio a quello del figlio.
Nella carta dei diritti del fanciullo si recita che i bambini hanno diritto ad essere amati e seguiti nel processo che li porterà alla maturità.
Ma la legge si preoccupa del diritto degli adulti, di quello del padre e della madre biologici perché loro sono in grado di reclamarlo. Il diritto del bambino, di crescere e soprattutto di vivere con qualcuno che lo ami veramente e pensi al suo benessere, passa in secondo piano.
Le stazioni dei carabinieri sono piene di denunce di madri picchiate e violentate, di bambini seviziati…ma non si può far gran che, in fin dei conti “è sempre il marito e il padre”. Come se questo fatto fosse sufficiente a coprire qualsiasi nefandezza.
Le donne sanno benissimo che non sono protette che a parole e, a volte, nemmeno a quelle, i giudici avrebbero tante carte da leggere, a volte non le leggono affatto se non hanno alcuna vergogna nel dichiarare entrando in aula “non ho letto niente, raccontatemi cosa c’è”.
Le carte sono tante, forse, ma andrebbero comunque lette e molto attentamente, perché spesso la vince la persona che appare credibile e c’è sempre una pericolosa tendenza a minimizzare.
Quando si tratta di bambini poi, non lo si dovrebbe permettere.
Ma vorrei tornare alla malattia prodigiosamente scomparsa che fa così tante vittime, che getta intere famiglie nella disperazione e che fa vivere molte madri e molti padri nel timore di un pericolo incombente e assolutamente reale. Perché anche se sono in larga maggioranza gli uomini ad essere affetti da queste patologie, non ne sono immuni nemmeno le donne e sta ad una attenta analisi delle carte (di tutta la documentazione raccoglibile attorno ad ogni singolo caso), a diagnosi oneste e non velate da una compassione decisamente fuori luogo in questi casi, dichiarare la pericolosità di un soggetto.
Se uno psicotico rivolge “comportamenti pregiudizievoli verso di sé” possibile che solo chi purtroppo ha vissuto queste tristi esperienze e ha la fortuna di poterlo raccontare, sappia che il sé dello psicotico comprende sempre anche gli affetti più cari che considera sue inalienabili proprietà?
La vicenda di ieri come quella di Pienrolo del 18 settembre si concluderanno con un bel funerale, lacrime postume a non finire, e nessuno penserà mai che vi sia una qualche responsabilità dei servizi sanitari e sociali che ormai hanno dimenticato che le malattie della mente sono le più pericolose, perché non si vedono, perché esplodono senza preavviso perché ci sono, purtroppo e sono in aumento, malgrado la legge abbia deciso che non ci sono.



follia
Si vergogni! E' grazie a
Mai lette tante scempiaggini
Carissima sig.ra Lucchiari,
lei è una emerita ignorante
malattie mentali
Provi lei qualche mese e poi mi dica.
Provi lei qualche mese e poi mi dica 1/3
provi lei qualche mese e poi mi dica 2/3
provi lei qualche mese e poi mi dica 3/3
politicamente corretto
Complimenti! Bella foto! Lo
offensiva e disinformata
una occasione sprecata...
Cara sig. Lucchiari, dunque
Semplicemente ridicolo
risposte varie