Giovedì 24 Maggio 2012
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Primo colpo/3

Se Israele attacca, l'Iran scatenerà tutti i suoi alleati contro lo Stato ebraico

1 Giugno 2009
Miliziani libanesi dell'Hezbollah

Attaccare l’Iran per azzerarne il programma nucleare. Questa la mission (quasi) impossibile per la macchina bellica israeliana. Certo, Israele potrebbe risolvere la pratica con un attacco nucleare contro i vari Natanz, Busher ecc., ma le conseguenze ambientali sarebbero devastanti, per tutta la regione, con ricadute che si farebbero sentire per anni se non decenni. Ecco allora che l’opzione più credibile resta quella di un attacco aereo convenzionale con la Hel Haavir, la leggendaria Aeronautica israeliana, ancora una volta indiscussa protagonista. In Israele ci si sta preparando a questo scenario ormai da anni, anche perché non si tratterebbe di una semplice ripetizione dell’operazione "Opera" che nel 1981 portò alla distruzione del reattore nucleare iracheno di Osirak. Gli obiettivi sono molti di più. Sono ben protetti e per di più dispersi su un territorio molto vasto.

Quello più difficile è lo stabilimento per l’arricchimento dell’uranio di Natanz. Se, infatti, per distruggere l'impianto pilota quattro bombe guidate risulterebbero più che sufficienti (due degli edifici sono praticamente uniti, tanto da poter essere distrutti da un solo ordigno), per provocare danni significativi alle installazioni sotterranee gli aerei israeliani dovrebbero colpire almeno due volte gli stessi punti con le potentissime bombe bunker buster da 5000 libbre GBU-28. Un’operazione estremamente complicata che, oltre a richiedere mesi e mesi di addestramento agli stessi piloti, comporterebbe un ulteriore problema. Nell’Aeronautica israeliana, infatti, i soli aerei in grado di trasportare le GBU-28 sono i 25 cacciabombardieri F-15 I Ra’am. Ora, considerato che un F-15 I può trasportare una sola GBU-28 – l’aereo ne potrebbe portare anche due ma al prezzo di una pesante riduzione di autonomia  - pressoché tutta la forza di Ra’am andrebbe utilizzata nel bombardamento del solo sito di Natanz. Soprattutto se si pensa al fatto che Israele non potrebbe permettersi un’azione troppo prolungata nel tempo comprendente più ondate d’attacco.  Quello contro Natanz sarebbe pertanto il pacchetto di attacco più pesante. Agli F-15 I bisogna infatti aggiungere gli aerei di scorta e gli aerei per la soppressione delle difese aeree nemiche. In totale, contro Natanz, potrebbero essere necessari almeno una quarantina di aerei.

Molto più semplice, invece, l’attacco contro Arak, Busher e Isfahan, obiettivi non interratti e, come si dice in gergo militare, molto più “morbidi”. Per distruggerli dovrebbero bastare le bombe GBU-27 e le GBU-10 da 2000 libbre a guida laser, entrambe trasportabili dagli F-16 I, l’avanzatissima versione israeliana dell’F-16 Block 50/52 americano. L’Hel Haavir ha in servizio almeno 100 Soufa e questo permetterebbe di distribuire al meglio i pacchetti d’attacco per ogni obiettivo. In media per la distruzione di ciascuno di questi obiettivi dovrebbero essere sufficienti tra i cinque e i dieci F-16 I. In totale si può allora ipotizzare che un attacco ai siti nucleari iraniani richieda l’approntamento di una forza d’attacco di un centinaio di aerei. Forse addirittura qualcuno in più. Anche perché, con tutta probabilità, agli aerei israeliani verrebbe affidato anche il compito di neutralizzare le postazioni di lancio dei missili Shahab-3, difficili da trovare ed eliminare perché mobili. Per portare a termine con successo un’operazione così complessa, Israele dovrebbe dar fondo a tutte le sue risorse. E per di più senza che si verifichino intoppi e assumendo un livello di efficienza operativa di aerei e ordigni massimo. Forse troppo anche per una pur organizzatissima macchina da guerra come quella israeliana.

Per questo non è azzardato ipotizzare che il reattore di Busher, situato sulla costa del Golfo Persico, possa essere attaccato dai sottomarini Dolphin della Marina. I battelli avrebbero il vantaggio di potersi avvicinarsi al bersaglio furtivamente e lanciare indisturbati i missili da crociera Harpoon o i ben più temibili Popeye Turbo dotati di testata ad alta penetrazione. In questo modo si potrebbe sgravare l’Aeronautica da una parte del carico di tutta la missione e raggiungere lo stesso l’obiettivo.

Resta il problema delle distanze e delle rotte. Israele non ha bombardieri e tutti i suoi aerei, compresi gli F-15 I, dovrebbero essere riforniti in volo. Un’operazione molto pericolosa che dovrebbe essere condotta in spazi aerei ostili, o comunque non amici, e che potrebbe comportare l’intercettazione delle aerocisterne. Inoltre, l’Hel Aavir dispone solo di una decina di aerei di questo tipo e li dovrebbe pertanto impiegare tutti nell’attacco. Sempre che non si registrino problemi  o che non sia necessario attaccare di nuovo qualche obiettivo. Per quanto riguarda le rotte, nel rapporto per il CSIS, Cordesman e Toukan ipotizzano tre alternative posto che nessun paese vicino concederebbe agli aerei israeliani i diritti di sorvolo e che l’operazione dovrebbe di conseguenza essere condotta senza preavviso e nella massima segretezza. Nella migliore tradizione israeliana.

Una rotta da nord, una centrale e una da sud. La rotta da nord prevede che gli aerei israeliani penetrino dal Mediterraneo lungo i confini tra Siria e Turchia, tenendosi il più possibile in territorio siriano, per poi piombare in Iran da nord. Probabilmente si tratta dell’ipotesi meno rischiosa politicamente e più “semplice” operativamente. Gli israeliani conoscono benissimo la difesa aerea siriana e storicamente questa non ha mai capito nulla degli aerei con la Stella di David. Nel settembre 2007, quando un misterioso raid ha mandato in fumo le aspirazioni nucleari del giovane Assad, i vecchi radar ex-sovietici di Damasco per l’ennesima volta hanno visto solo…mosche. Soltanto dopo si è saputo che i diabolici Gulfstream 550, appositamente modificati dagli israeliani per le operazioni di guerra elettronica, li avevano messi “ko” accecandoli con disturbi elettromagnetici potentissimi ed immettendo nei loro dispostivi false tracce per portarli fuori strada. Un’operazione da manuale - del resto gli israeliani sono sempre stati i più avanti in questo campo e, per anni, grazie a tecnologie all’avanguardia, si sono fatti beffe dei radar dei paesi arabi - che potrebbe essere ancora una volta ripetuta con altrettanto successo.

Le altre due rotte sono più complicate, soprattutto politicamente. La rotta centrale, che sarebbe la più breve, prevede la violazione dello spazio aereo giordano e iracheno. Ma seguirla potrebbe compromettere i rapporti con Amman, l’unico vicino arabo, assieme all’Egitto, con cui Israele ha un trattato di pace, ed esporre a pericolosi rischi il già fragile Iraq. Lo stesso vale per la rotta sud. Gli aerei israeliani in questo caso dovrebbero penetrare dal Mar Rosso in Arabia Saudita e poi ancora una volta in Iraq, o in Kuwait, e da lì entrare in Iran. Beninteso, le ciniche monarchie del Golfo non vedono l’ora di liberarsi della Bomba di Teheran, ma preferirebbero comunque che a fare il lavoro sporco fossero le portaerei e i missili cruise americani piuttosto che aerei israeliani in volo nei propri cieli.

L’operazione è allora difficile, ma Israele, alle strette, potrebbe tentare lo stesso. Nel qual caso come reagirebbe l’Iran? Le opzioni sono molte. Teheran potrebbe giocare la carta della strategia indiretta bloccando il traffico mercantile attraverso lo stretto di Hormutz, scatenando le milizie sciite in Iraq o le unità Al Qods dei Pasdaran. Ma potrebbe colpire direttamente anche lo stesso territorio dello Stato Ebraico lanciando un pugno di Shahab-3 visto che difficilmente gli aerei israeliani potrebbero distruggerli tutti. Attualmente, Teheran ha nel proprio arsenale una trentina di Shahab-3, ma non è chiaro se i tecnici iraniani abbiano raggiunto la capacità per caricare sulle loro testate agenti chimici o battereologici. Comunque, anche se armati con semplici testate convenzionali, gli Shahab potrebbero provocare lo stesso danni di una certa entità all’infrastruttura israeliana, soprattutto civile.

Qualora veramente l’Iran dovesse riuscire a lanciarli, l’unico mezzo efficace per contrastarli sarebbe il sistema antimissile Arrow-2. Il sistema è collegato con l’early warning satellitare americano ed è già stato sperimentato con successo contro bersagli simulanti un missile Shahab-3. Di recente, le sue capacità sono state ulteriormente rafforzate grazie allo schieramento nella base di Nevatim, nel Negev, di un potentissimo radar americano in banda X a lunga portata dal quale è in grado di ricevere le tracce.

Rispetto ad un sistema come il Patriot, l’Arrow ha il vantaggio di poter intercettare i missili nella parte alta della stratosfera (la stratosfera inizia intorno ai 12 km di distanza dalla Terra, 8 km ai poli e 20 km all'equatore, e termina ad un'altitudine di circa 50 km) e ciò offrirebbe il vantaggio non trascurabile di attutire sensibilmente eventuali fenomeni di ricaduta. Israele dispone attualmente di due batterie, una nella base di Palmachin, tra Ashdod e Tel Aviv, e l’altra ad Ein Shemera, nei pressi di Hadera, a sud di Haifa.  Queste potrebbero essere sufficienti per fronteggiare un attacco condotto con un numero limitato di missili balistici.

Lo scenario peggiore immaginato da tutti gli analisti israeliani è però una reazione contro il territorio ebraico proveniente, oltre che dall’Iran, anche da Siria, Gaza e Libano qualora Teheran, come è probabile, riesca a trascinare nella mischia tutti i suoi “proxi”, da Hezbollah a Hamas. In questo caso le difese israeliane potrebbero essere saturate da un fitto lancio di missili e razzi - come già dimostrato dalla guerra contro Hezbollah nel 2006 e, in parte, dalla Guerra di Gaza, proveniente da più direzioni - con conseguenze più gravi sull’integrità dei propri centri abitati e di ogni eventuale obiettivo sensibile.

Ma il beneficio ottenibile togliendo di mezzo la minaccia nucleare iraniana, sarebbe comunque superiore ai costi di un’eventuale reazione di Teheran. Anche se questa dovesse prendere la forma dello scenario peggiore.

Commenti
mj23
01/06/09 10:57
mah...
Sembra quasi che l'unica ragione di vita dell'Occidente sia quella di correre dietro a Israele sempre e comunque. Ma con tutti i problemi che abbiamo qui in Europa, è mai possibile che dobbiamo andare a invischiarci ancora in queste follie psicanalitiche dettate principamente da delirio di onnipotenza? Mentre si blatera su Israele, nel cuore dell'Europa abbiamo un "paese", una sorta di para-stato governato da una banda di terroristi islamici narcotrafficanti appoggiati dalla NATO (il Kosovo) e un progetto di scudo missilistico anti-russo deleterio per la stabilità del continente. Abbiamo una crisi economica spaventosa di cui nessuno si occupa, con migliaia di persone in cassa-integrazione e altre migliaia disoccupate o precarie a vita. Abbiamo rigurgiti populisti un po' ovunque per tentare di prendere qualche voto in più senza risolvere cocretamente un accidente di niente e per mascherare l'incapacità cronica della società moderna ad affrontare in modo concreto e sincero i problemi della povera gente. Alla luce di tutto questo, non sappiamo fare nulla di meglio che parlare dei problemi di Israele (che, tra l'altro, Israele stesso ha in buonissima parte contribuito a crearsi) e della "minaccia" della Corea del Nord! Complimenti vivissimi...
Nikita
01/06/09 13:47
la vera paura
Batacchi dimostra grande competenza. Questo deve essere riconosciuto. Quello che non riesco a leggere sulla stampa occidentale è una buona analisi della strategia persiana. Per motivi di lavoro ho dovuto, anni fa, studiare in dettaglio "l'Operazione Barbarossa" con cui Hitler scatenò la guerra alla nazione sovietica. Per farla breve: tutti i dati in mano ai tedeschi erano ipotizzati, e alla base di tutto c'era il convincimento che l'URSS era un castello di carte. Come è finita è noto a tutti. Israele è nazione capace e preparata? Si, eccome. Ha il potere e la volontà per attaccare la Persia? Si, eccome. Detto questo quello che stupisce e di pensare che i persiani siano lì, buoni buoni ad aspettare la distruzione dei propri impianti. Non posso sapere cosa fanno e faranno i persiani, ma so quello che avrei fatto io prima di iniziare la corsa al nucleare: mi sarei dotato di una polizza assicurativa e con i soldi si comprano tutte le polizze che si vogliono. Si ma quale polizza? Semplice un certo numero di testate nucleari di bassa e media potenza. I venditori non mancano: Ex repubbliche dell'URSS, Pakistan, Nord Corea e anche in occidente è possibile che qualcuno possa aver avuto interesse per questa alleanza. Il dilemma di Israele non è se attaccare o no. Il dilemma è di quanti e quali ordigni nucleari l'Iran già disponga e dove siano.
mauro
01/06/09 19:07
war games
L'Iran non possiede ancora bombe atomiche. Se le avesse, parlerebbe con ben altro tono. Ipotizzare che il Pakistan venda ordigni atomici a un suo vicino è ridicolo, è come se gli Stati Uniti li vendessero al Messico. E se fosse così facile acquistare un'atomica al mercato nero ce ne saremmo già accorti. Peraltro, citando una famosa massima militare, credo di Napoleone, "nessun piano di battaglia sopravvive al contatto col nemico".
Daniele58
01/06/09 20:02
primo colpo3
Si tutto giusto quello che affermate qui nel vostro articolo. Ma io tengo a dire che senza l'appoggio logistico degli USA Israele non potra agire. A Israele occorrono le coordinate di volo che porti i suoi bomberdieri sui bersagli senza perdere tempo e senza sbagliare. Cosa che in una operazione cosi complessa non è facile. E poi vi è sempre il problema dei transiti sui cieli di stati ostili. Un ostacolo in più non da poco.
02/06/09 04:25
L'attacco è una situazione
L'attacco è una situazione che si dovrebbe evitare, e l'unico modo per farlo sono sanzioni durissime condivise da tutti. Senza questo si può solo sperare nella riuscita dell'attacco. Obama, sveglia!!!
muamer
14/06/09 10:56
siamo sicuri
Se l'Iran fosse così debole penso che Israele avrebbe già chiuso la partita con IRAN (meglio dire Busher) in partenza prima di costruire gli impianti nucleari come l'ha chiusa con Osirak 1981. Ma siamo sicuri che l'Iran aspetterà che cominciano cadere le prime bombe su esso per poi rispondere all'Israele? Si è dimostrato che sia gli USA che Israele attaccano dove sono sicuri al 100%. Osirak 1981, Libia 1986, Iraq 1991, Iraq 2003, Siria 2007 non insegnano forse? Vedremo come se la caverà Israele in caso di un attacco.
marco
06/07/09 14:46
Iran
Credo non dovremmo dimenticare un altro rischio: in caso di attacco, che reputo necessario per impedire all'Iran di avere armi nucleari, l'Iran reagirà attivando la propria rete terroristica nel mondo occidentale, specie in paesi islamizzati come la Francia e l'Olanda.
wasabi
20/08/09 19:10
Iran
Non dimenticate che se israele attacca Iran, è come se attaccassero CINA e Russia e loro non sono come Iran ma ben piu potenti... si scatenerebbe una terza guerra mondiale... e gli israeliani ne sarebbero capaci... per questo le sanzioni ONU non sono mai state efficaci ne contro Iran avendo CINA e Russia ne contro Israele Avendo Europa e USA.. Inoltre anche se israele avesse loa meglio ci sarebbe una grande recessione economica alm livello globale..., petrolio aumetrebbe trainando tutti i beni di consumo.., non è un vantaggio per nessuno. Ah, lo sapevate che Israele dal 1959 ha puntato in direzione delle capitali europee e americane parte del proprio arsenale nucleare?..
CLAUDIU ROMANIA
23/08/10 11:21
ISRAELE DEVE ATTACARE SUBITO
ISRAELE NON DEVE PENSA TROPO DEVE ATTACARE SUBITO TUTTI SITI IRANIANI ANCHE SE NECESARIO USARE I MISSILI NUCLEARI CONTRO TUTTI GLI IMPIANTI. NESSUNO SI DEVE METTERE IN MEZZO SE ISRAELE DEVE CANCELARE IRAN MEGLIO SENZA QUESTI PAESI TERORISTICI.ISRAELE HA RAGIONE PERCHE PER ENESIMA VOLTA AHMADINEJAD A MINACIATO DI DISTRUGERE ISRAELE PERCIO PRIMA CHE IRAN ATTACA ISRAELE I EBREII DEVONO DARE UNA LEZIONE CHE DEVE ESERE VALIDA PER TUTTI PAESI FILO TERORISTICHE. EUROPA DEVE ESSERE ACANTO A ISRAELE NON NEUTRALE,DOBBIAMO INCORAGIARE LA DEMOCRAZIA. COMUNQUE SECONDO ME ISRAELE USSERA PURE I MISSILI NUCLEARI E POI VOGLIO VEDERE SE IRAN ANCORA CE SULLA MAPPA GEOGRAFICA,SPERO DI NO.
egidio
15/10/11 13:57
io credo che e' scritto
io credo che e' scritto nella bibbia ho israele o l'iran attacchera' perche solo poi si adempira' cio' che e scritto che tutto l'oriente attacchera' israele e solo allora cristo scendera dal cielo per salvare israele apocalisse 16:16 harmaghedon eziechele 38:8-23 eziechele 39:1-10 leggete questi versi e vedrete ciao
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