Venerdì 10 Febbraio 2012
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Battaglia per l’egemonia

Se la Cina risveglierà il leone americano finirà come l'URSS

3 Settembre 2009

Siamo in vista di una nuova egemonia? La Cina si accinge veramente a sostituire gli USA come nazione leader? La crisi finanziaria che ha messo al tappeto le economie occidentali suggerisce questo timore che per molti sembra invece un’opportunità. Gli ultimi 20 anni sono trascorsi all’insegna dei miti del CEO della General Electric, Jack Welch, che indusse a sofisticare il meccanismo della leva finanziaria, e dei future. Warren Buffett li definì una “potenziale arma di distruzione di massa” e la crisi 2007/2009 ha confermato che era tutta falsa ricchezza. Tutto è avvenuto per lo sganciamento del valore di mercato dei beni dal loro prezzo. La facilità di accesso al credito da parte del consumatore ha quindi fatto aumentare il valore cartolare dei prodotti e consentito la rivalutazione del patrimonio delle imprese e dunque la loro capacità di indebitamento. L’intento del socialismo bancario” sarà pur stato lodevole ma l’esito è stato disastroso.

In un periodo di benessere produttivo, per compensare le disuguaglianze sociali generate da eccessiva rivalutazione dei patrimoni di borsa (120%) rispetto a quella dei salari (15%), si è facilitato l’accesso al credito per i piccoli e medi redditi. Si professava di voler continuare a diffondere benessere sostenendo gli acquisti dei ceti deboli ma la surrogazione del welfare state da parte del sistema finanziario si è rivelato un affare solo per i guru dell’alta finanza. La continua espansione della produzione era un canto delle sirene da cui presto i tonfi in borsa dei titoli avrebbe distolto gli stessi industriali. Il che è avvenuto non appena i gatti e le volpi hanno chiuso i cordoni della borsa perché non c’era più alcun Pinocchio da spennare. La velocità con cui è avvenuta la rirubricazione della stessa somma di denaro da prestito al consumatore ad incasso del produttore a deposito presso l’istituto di credito erogante e di nuovo a prestito e così via, aveva convinto di disporre dell’ampolla dell’olio inesauribile del Profeta di cui si parla nel Libro dei Re. Come nel caso del cane che rincorre la lepre legata all’estremità opposta della ruota cui è legato anche lui, la corsa dell’economia è durata più di quanto non avrebbe consentito la forza di ciascuna delle parti se avesse operato senza l’altra: più il cane accelerava per avvicinarsi alla lepre, più in realtà l’aiutava a mantenere la distanza. E viceversa: più la lepre cercava di allontanarsi, più il cane rimaneva lì a soffiargli sul collo. E’ però bastato che uno dei due rallentasse perché si avviasse l’affaticamento cumulativo che ha condotto lepre e cane a stramazzare a terra nello stesso istante.

La ruota dell’economia ha cominciato a rallentare quando, a seguito dei ripetuti indebitamenti e rialzi fittizi del costo dei prodotti e del valore delle imprese, gli interessi accumulati sul debito hanno superato l’importo del capitale di debito. Poi, a cavallo tra il 2008 ed il 2009, il rapporto fra l’importo dell’attività finanziaria è arrivata a quattro volte quella dell’incremento annuale della produzione e il sistema è collassato. La ruota ha girato ancora per un po’ con le parti che arrancavano in apnea ma quando i “territori vergini”, come Bauman ha chiamato i debitori , si sono esauriti il sistema è collassato. Le premesse consentono un interrogativo finale: stiamo forse per scoprire che tra le lepri, insieme agli scialacquoni americani desiderosi di casa, sushi e suv, c’era anche una intera nazione di leprotti ? Parlo della Cina, i cui governanti hanno imposto sacrifici enormi alla popolazione per evitare l’apprezzamento della moneta nazionale e consentire agli yankees di fare gli spendaccioni.

Secondo le statistiche, il PIL USA scende del 2% l’anno da diversi anno mentre quello cinese aumenta alla media di 8 punti. Con questo trend nel 2027 il PIL cinese eguaglierà quello americano. Nial Ferguson annuncia il divorzio della coppia Chimerica, perché la moglie risparmiosa è intenzionata a sbattere fuori di casa il marito spendaccione. Questo l’esito più gettonato della crisi dei subprime e forse anche la recondita speranza di molti. Ma sono legittime riserve: basta riflettere sulle conseguenze del crollo della produzione che si è verificata in Cina nel 2009. E’ bastato infatti che la  domanda americana flettesse e che il suo sistema finanziario rallentasse per riprendere fiato (i guadagni delle merchant bank sono ripresi all’inizio secondo semestre) e la Cina si è trovata a fare i conti con ben più di una crisi economica. Dipendente per oltre il 75%  dalle esportazioni in USA ed UE i cinesi, che nel frattempo hanno conosciuto il modello di vita occidentale, tornano storditi nelle campagne, sconfitti da una crisi che non capiscono. Per ora i loro governanti sono rassicurati dal fatto che le rimostranze vengono avanzate sotto forma di rivendicazioni economiche ma sotto sotto temono possano diventare sociali e politiche. Questo esito della crisi cinese spaventa anche l’Occidente: USA ed UE infatti hanno bisogno del low-cost produttivo cinese quanto la Cina dell’easy-spending di USA ed UE. E così tutti si augurano che la Cina sfrutti l’idioma wei–fi nel suo significato yan di opportunità anziché quello yin di crisi. Se poi le riforme germoglieranno senza crisi e conflitti sociali sarà un bene per tutti: toglierà alibi ai conservatori ed ai nostalgici ed affrancherà la Cina dal rischio degli imbarazzi dell’URSS di Boris Yeltsin.

Se siamo all’alba di una nuova era egemonica ce lo diranno i prossimi dieci anni, anche se non vanno sottovalutate le aspettative dei cinesi. Né la sagacia statunitense. Sentendosi minacciato il “Leone che non dorme più ma sonnecchia al sole” non resisterà alla tentazione di un nuovo confronto per l’egemonia planetaria. E se l’establishment cinese abboccherà, la Cina finirà come l’URSS di Breznev che pagò con la rivolta sociale e la bancarotta politica la corsa al riarmo lanciata da Reagan con lo scudo stellare. Se viceversa il senso della comunità avrà il sopravvento, la ricchezza cinese sarà destinata, come in India, ad assicurare migliori condizioni di vita individuale e collettiva alle vecchie generazioni e crescita culturale alle nuove. In ambedue i casi il 2027 potrà anche segnare la data dell’aggancio del PIL USA da parte della Cina ma l’egemonia non sarà in discussione finché rimarrà inalterato il gap tecnologico e di capacità creativa. Al rischio dell’imperial overstrecht gli USA faranno difatti fronte con la proverbiale capacità di imparare rapidamente dagli errori e di adeguare altrettanto rapidamente regole e comportamenti. A questo punto la Cina, la cui cultura è tutt’altro che impregnata di sprovvedutezza, comprenderà di non potersi sedere ad attendere di veder passare il cadavere USA sulle rive dello Yang Tze ed avrà tutto l’interesse ad allearsi con il nemico che non può battere. Prima degli europei la Cina scoprirà che degli USA possono essere un buon cliente, avendogli dimostrato di voler continuare ad essere un buon fornitore.
 

Commenti
Anonimo
03/09/09 10:47
Impossibile che la Cina
Impossibile che la Cina finisca come la ex URSS...spiace, ma i russi non detenevano l'equivalente del debito americano nelle proprie riserve di dollari. Questo e' il punto,la Cina tiene stretta la gola degli U.S.A.,potrebbe affondarli come e quando vuole,semplicem.vendendo i dollari che possiede.Non lo fara',perche' sa che gli USA sono in declino e la Cina e' in crescita. Il futuro e' segnato, un mare giallo da oriente soverchiera' ogni supremazia occidentale, e la bandiera comunista tornera' a sventolare da est a ovest...
Mr. Sympathy
03/09/09 14:29
Siiiiiiiiiiii!!!!!!!!!!!
Siiiiiiiiiiiiiiiii!!!!!!!!!! La bandiera comunista sventolerà ancora da est a ovest ben piantata nel culo dei lavoratori!!!!
mauro
03/09/09 14:57
bandiera rossa la trionferà
La "bandiera comunista" tornerà a sventolare, ma quale? quella del capitalismo selvaggio che arresta chi sciopera? quella che deporta intere popolazioni per costruire dighe? quella che irride all'autodeterminazione dei popoli schiacciando il Tibet? quella che invade le nostre città producendo merci con lo sfruttamento sistematico di semischiavi? il tutto con il semplice ausilio di un mezzo tutt'altro che militare e men che meno "comunista": semplici note di credito bancarie, altro che missili e aereoplani! Se fosse così semplice, perché non farlo subito? I tifosi son già sugli spalti, vai, Anonimo, suona la carica!
Anonimo Veneziano
03/09/09 20:06
un lavoro serio
Con questo avete toccato il fondo. Il vs delirio mi fa girare la testa. I dollari USA conservati in Cina sono per i vs amici americani più pericolosi della atomica. Comunque, certi miei amici russi mi dicono che avete "una immaginazione piuttosto ricca" con il passaggio in cui affrontate l'era Brezhnev. Trovatevi un lavoro serio per Dio...
Louis
04/09/09 08:09
La cina "Comunista"? Ma per piacere
Apparte la struttura politica dittatoriale, di "comunista" nel senso Marxista e Sovietico non c'è niente nella Cina attuale. In cina esiste un sistema economico che può essere definito come "Capitalismo di Stato" che allo stesso tempo sfrutta i benefici del libero commercio internazionale e permette allo stato di intromettersi ogniqualvolta ne vada dell'"interesse nazionale". L'America, per quando la adori, con i suoi 300 millioni di abitanti, con i cinesi che gli tengono il dollaro su e gli finanziano il debito pubblico e con la dipendenza commerciale che hanno dai cinesi non possono fare proprio un bel niente. Tra 20 anni saranno di gran lunga la ultrapotenza. Hanno capito che il MIX Capitalismo-Dittatura è quello che funziona meglio.
Antonio
13/09/09 00:23
Se la Cina....
Mi fanno pena quelli come anonimo...poveri illusi. La Cina...250 milioni di ricchi e 1 miliardo di pezzenti...quello che conta è il PIL pro capite,,,non quello complessivo...e allora scende,scende la povera Cina. E se anonimo pover'uomo ha nostalgia del comunismo vada via dall'ITALIA e si trovi una comune in qualche sudicia borgata venezuelana...lì starà bene e morirà felice. GOD BLESS AMERICA.
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