In Italia si discute della questione giudiziaria, del processo breve e della separazione delle carriere della magistratura soprattutto con riguardo alla tematica del diritto penale e, in particolare, del rapporto fra giustizia e politica o politici. Ma questa è solo la punta dell’iceberg.
Le disfunzioni del sistema giudiziario italiano sono più generali e riguardano, in larga misura, le cause civili con effetti dannosi per l’economia italiana e per la sua competitività.
Gli indici internazionali sulla convenienza a investire nei vari paesi del mondo, quelli sulla competitività, quelli sulla libertà economica, generalmente assegnano all’Italia punteggi non favorevoli in relazione alla lungaggine e alla incertezza e delle procedure giudiziarie, dipendenti dalla eccessiva durata dei processi. Ma fino ad ieri, tali valutazioni erano basate su stime e sull’analisi delle statistiche giudiziarie dell’Istat, che nella loro minuzia, risultano difficili da interpretare. Ora però esiste una indagine statistica a tutto campo effettuata dal Ministero della giustizia, che mette in chiara luce, con dati eloquenti, questa patologia.
Il fatto che si sia dovuto aspettare tanto tempo per avere questo quadro non deve sorprendere. Infatti l’ordine giudiziario, in Italia, è purtroppo una casta autoreferenziale, protetta in modo sbagliato, dal Consiglio superiore della Magistratura da ogni interferenza nella sua autoreferenzialità. E, da parte del Ministero della Giustizia, mettere in luce le disfunzioni del nostro sistema giudiziario, in questa situazione, è stato un faticoso, per quanto necessario, atto di coraggio.
Occorre aggiungere che la auto chiusura dell’ordine giudiziario nella turris eburnea della sacralità della giustizia, va a svantaggio dei magistrati competenti che lavorano con impegno. E va a beneficio di quelli che invece suppliscono con la loro politicizzazione alla scarsità di produttività.
Anche le norme di procedura, macchinose, cooperano ai risultati negativi. Ma esse potrebbero essere semplificate se l’ordine giudiziario, che le conosce a fondo, si facesse protagonista di tale riforma invece che occuparsi di questioni sindacali a sfondo politico.
C’è da augurarsi che i migliori magistrati, di ogni ordine e grado riflettano sui drammatici dati che sono emersi. Il quotidiano Il Sole 20 Ore che ha il merito di avere reso pubblicato per primo questi dati ha scritto che in Italia ci vogliono di media dieci anni per ottenere giustizia nelle cause civili. Si tratta di un tempo estremamente elevato. Ma l’analisi disaggregata dei dati mostra che si tratta di una media fra cause riguardanti la vita privata ed altre cause, sicché nella materia economica la durata dei processi è di più di dieci anni, supera gli 11. Ciò sembra incredibile, ma purtroppo è vero.
Nel 2008 la durata media delle cause di primo grado, nel tribunale civile, è stata di tre anni. E se è vero che essa è un po’ minore nel Nord che nel Sud, la differenza non è comunque così marcata e la durata media dei processi aumenta nell’Italia centrale. Infatti solo a Torino essa è di 2 anni, per altro con aumento di un mese rispetto all’anno precedente. A Milano è già 2 anni e 5 mesi. A Brescia è di 2 anni e 9 mesi, ed a Genova di 2 anni e 10 mesi, a Firenze di 2 anni e 11 mesi, a Bologna di 3 anni e 1 mese, mentre a Venezia sale a 3 anni e 2 mesi. A Perugia è di 3 anni e 3 mesi. A Catanzaro invece i processi civili durano di media 3 anni e 4 mesi. Il record è di Potenza e Bari con 3 anni e 11 mesi e di Messina con 4 anni.
Alcuni di questi tribunali, ove i processi civili sono particolarmente lenti, sono celebri per i loro processi a uomini politici. Sarà un caso, ma a volte a pensare male non si sbaglia troppo.
Se la media della durata dei processi civili nei Tribunali è alta, ancora più alta essa si manifesta nel secondo grado, quello delle Corti di Appello, ove la durata delle cause civili si allunga a 3 anni e 3 mesi. Si tratta di un dato doppiamente allarmante. Innanzitutto perché la durata dei processi civili in Appello è maggiore nel secondo grado che nel primo e invece dovrebbe essere vero il contrario in quanto in punto di fatto le questioni sono già chiarite in primo grado ove le parti hanno già esposto le loro pretese e doglianze. Inoltre la durata media dei processi civili di Appello nel 2007 era stata di 2 anni e 10 mesi contro i i 3 anni e 3 mesi del 2008. Pertanto, nel 2008 è aumentata rispetto all’anno precedente di 5 mesi.
In Cassazione, nel terzo e ultimo grado, le cause civili di media durano 3 anni e 2 mesi, un mese meno che in Appello, ma 2 di più che nel primo grado. Il giudizio in Cassazione invece dovrebbe essere più veloce di quello nel primo e nel secondo grado in quanto la suprema corte si occupa solo delle questioni di diritto, non più di quelle di fatto. Ed ha davanti a sé fascicoli processuali oramai completamente istruiti in punto di fatto e di diritto. Ma la Cassazione è piena di processi che non riesce a smaltire e che stanno cronicamente i coda. Rispetto al 2007 anche in Cassazione i tempi dei processi civili si sono allungati, essendo passati da 3 anni e un mese a 3 anni e 2 mesi. Sommando il ritardo aggiuntivo del 2008 rispetto al 2007 che si è realizzato in Cassazione, con quello che si è realizzato in Corte di Appello, si ha un totale di un semestre in più.
Nel complesso, nel 2008 un processo civile medio che passi dal Tribunale alla Cassazione dura 3 anni+3,3+3,2 ossia 9 anni e 5 mesi. Nel 2007 un processo civile durava 8 anni e 11 mesi. L’aumento di 6 mesi fra il 2007 e il 2008 costituisce un incremento del 5,6 per cento, un tasso di crescita preoccupante, realizzato in un solo anno, che indica che questo problema si sta aggravando. La sua soluzione diventa, perciò, sempre più urgente.
Il quadro che ho appena fatto è già abbastanza allarmante, ma non è quello effettivo, che riguarda la materia economica. Infatti le cause civili hanno durata diversa a seconda dell’oggetti delle controversie. E mentre le cause per separazioni consensuali in Tribunale durano 4 mesi e quelle di divorzio durano 1 anno e 11 mesi e le separazioni giudiziali durano 2 anni, le cause del lavoro durano 2 anni e 9 mesi nel settore privato e nel pubblico impiego 2 anni.
La situazione peggiora per le cause che riguardano i diritti di proprietà. Per uno sfratto immobiliare ci vogliono 3 anni e 4 mesi, per le cause commerciali ordinarie 3 anni e 8 mesi. E per le cause per fallimento ben 9 anni e 1 mese, un tempo biblico, solo per il primo grado. In Corte di appello si ripetono queste divaricazioni. Una causa di lavoro dura 2 anni e 10 mesi e una causa commerciale ordinaria 4 anni e 3 mesi. In questa media sono incluse anche le cause per fallimento. Occorre notare che per le cause commerciali si è avuto un aumento medio di 1 mese in Tribunale e di 6 mesi in Appello, in totale 7 mesi, fra ilo 2007 e il 2008. Per la Cassazione, non è disponibile una disaggregazione per materia. Quindi si deve presumere che per tutti i tipi di cause la durata media nel terzo grado sia di 3 anni e 2 mesi. Ne viene che una causa commerciale durata di media 3 anni e 8 mesi in Tribunale +4 anni e 3 mesi in Appello + 3,2 mesi in Cassazione , vale a dire 11 anni e 1 mese! Quanto a un fallimento, la durata del processo di media è di 9 anni e 1 mese in primo grado + 4,3 mesi in Appello +3,2 in cassazione, ossia in totale 15 anni e 6 mesi Il sistema processuale italiano nelle cause per fallimento si dimostra fallimentare!
In conclusione nel 2008 si registra una anomala durata delle cause civili di 9 anni e 5 mesi. Essa risulta peggiorata di 6 mesi rispetto al 2007. E le cause commerciali hanno una durata di 11 anni e 1 mese e quelle per fallimento di 15 anni e 6 mesi.
La situazione della giustizia civile in Italia ha una efficienza molto minore di quella dell’industria dell’auto prima di Marchionne e minore di quella dell’Alitalia prima che fallisse. Ma l’ordine giudiziario non è esposto ai rischi del mercato. Chi, in Italia, parla di emergenza in questo settore viene facilmente tacciato di voler incrinare l’equilibrio dei poteri, a danno di quello del diritto. Ed invece una riforma dell’ordine giudiziario, basata su principi di efficienza, di promozione per merito e non per anzianità, con una separazione di carriere che favorisca le vocazioni specifiche e differenzi le professionalità specializzandole è essenziale per far si che si attui il primo compito dello stato in una democrazia con economia di mercato. Quello di assicurare la certezza del diritto, ossia lo stato di diritto.


Gli stoccafissi per definizione non parlano
Ora Tangentopoli è una "invenzione"!
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à Uomino