Giovedì 24 Maggio 2012
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I nei di una Casta autoreferenziale

Se per avere giustizia ci vogliono più di 10 anni significa che il sistema non va

5 Ottobre 2010

In Italia si discute della questione giudiziaria, del processo breve e della separazione delle carriere della magistratura soprattutto con riguardo alla tematica del diritto penale e, in particolare, del rapporto fra giustizia e politica o politici. Ma questa è solo la punta dell’iceberg.

Le disfunzioni del sistema giudiziario italiano sono più generali e riguardano, in larga misura, le cause civili con effetti dannosi per l’economia italiana e per la sua competitività.

Gli indici internazionali sulla convenienza a investire nei vari paesi del mondo, quelli sulla competitività, quelli sulla libertà economica, generalmente assegnano all’Italia punteggi non favorevoli in relazione alla lungaggine e alla incertezza e delle procedure giudiziarie, dipendenti dalla eccessiva durata dei processi. Ma fino ad ieri, tali valutazioni erano basate su stime e sull’analisi delle statistiche giudiziarie dell’Istat, che nella loro minuzia, risultano difficili da interpretare. Ora però esiste una indagine statistica a tutto campo effettuata dal Ministero della giustizia, che mette in chiara luce, con dati eloquenti, questa patologia.

Il fatto che si sia dovuto aspettare tanto tempo per avere questo quadro non deve sorprendere. Infatti l’ordine giudiziario, in Italia, è purtroppo una casta autoreferenziale, protetta in modo sbagliato, dal Consiglio superiore della Magistratura da ogni interferenza nella sua autoreferenzialità. E, da parte del Ministero della Giustizia, mettere in luce le disfunzioni del nostro sistema giudiziario, in questa situazione, è  stato un faticoso, per quanto necessario, atto di coraggio.

Occorre aggiungere che la auto chiusura dell’ordine giudiziario nella turris eburnea della sacralità della giustizia, va a svantaggio dei magistrati competenti che lavorano con impegno. E va a beneficio di quelli che invece suppliscono con la loro politicizzazione alla scarsità di produttività.

Anche le norme di procedura, macchinose, cooperano ai risultati negativi. Ma esse potrebbero essere semplificate se l’ordine giudiziario, che le conosce a fondo, si facesse protagonista di tale riforma invece che occuparsi di questioni sindacali a sfondo politico.

C’è da augurarsi che i migliori magistrati, di ogni ordine e grado riflettano sui drammatici dati che sono emersi. Il quotidiano Il Sole 20 Ore che ha il merito di avere reso pubblicato per primo questi dati ha scritto che in Italia ci vogliono di media dieci anni per ottenere giustizia nelle cause civili. Si tratta di un tempo estremamente elevato. Ma l’analisi disaggregata dei dati mostra che si tratta di una media fra cause riguardanti la vita privata ed altre cause, sicché nella materia economica la durata dei processi è di più di dieci anni, supera gli 11. Ciò sembra incredibile, ma purtroppo è vero.

Nel 2008 la durata media delle cause di primo grado, nel tribunale civile, è stata di tre anni. E se è vero che essa è un po’ minore nel Nord che nel Sud, la differenza non è comunque così marcata e la durata media dei processi aumenta nell’Italia centrale. Infatti solo a Torino essa è di 2 anni, per altro con aumento di un mese rispetto all’anno precedente. A Milano è già 2 anni e 5 mesi. A Brescia è di 2 anni e 9 mesi, ed a Genova di 2 anni e 10 mesi, a Firenze di 2 anni e 11 mesi, a Bologna di 3 anni e 1 mese, mentre a Venezia sale a 3 anni e 2 mesi. A Perugia è di 3 anni e 3 mesi. A Catanzaro invece i processi civili durano di media 3 anni e 4 mesi. Il record è di Potenza e Bari con 3 anni e 11 mesi e di Messina con 4 anni.

Alcuni di questi tribunali, ove i processi civili sono particolarmente lenti, sono celebri per i loro processi a uomini politici. Sarà un caso, ma a volte a pensare male non si sbaglia troppo. 

Se la media della durata dei processi civili nei Tribunali è alta, ancora più alta essa si manifesta nel secondo grado, quello delle Corti di Appello, ove la durata delle cause civili si allunga a 3 anni e 3 mesi. Si tratta di un dato doppiamente allarmante. Innanzitutto perché la durata dei processi civili in Appello è maggiore nel secondo grado che nel primo e invece  dovrebbe essere vero il contrario in quanto in punto di fatto le questioni sono già chiarite in primo grado ove le parti hanno già esposto le loro pretese e doglianze. Inoltre la durata media dei processi civili di Appello nel 2007 era stata di 2 anni e 10 mesi contro i i 3 anni e 3 mesi del 2008. Pertanto, nel 2008 è aumentata rispetto all’anno precedente di 5 mesi.

In Cassazione, nel terzo e ultimo grado, le cause civili di media durano 3 anni e 2 mesi, un mese meno che in Appello, ma 2 di più che nel primo grado. Il giudizio in Cassazione invece dovrebbe essere più veloce di quello nel primo e nel secondo grado in quanto la suprema corte si occupa solo delle questioni di diritto, non più di quelle di fatto. Ed ha davanti a sé fascicoli processuali oramai completamente istruiti in punto di fatto e di diritto. Ma la Cassazione  è piena di processi che non riesce a smaltire e che stanno cronicamente i coda. Rispetto al 2007 anche in Cassazione i tempi dei processi civili si sono allungati, essendo passati da 3 anni e un mese a 3 anni e 2 mesi. Sommando il ritardo aggiuntivo del 2008 rispetto al 2007 che si è realizzato in Cassazione, con quello che si è realizzato in Corte di Appello, si ha un totale di un semestre in più.

Nel complesso, nel 2008 un processo civile medio che passi dal Tribunale alla Cassazione dura 3 anni+3,3+3,2 ossia 9 anni e 5 mesi. Nel 2007 un processo civile durava 8 anni e 11 mesi. L’aumento di 6 mesi fra il 2007 e il 2008 costituisce un incremento del 5,6 per cento, un tasso di crescita preoccupante, realizzato in un solo anno, che indica che questo problema si sta aggravando. La sua soluzione diventa, perciò, sempre più urgente. 

Il quadro che ho appena fatto è già abbastanza allarmante, ma non è quello effettivo, che riguarda la materia economica. Infatti le cause civili hanno durata diversa a seconda dell’oggetti delle controversie. E mentre le cause per separazioni consensuali in Tribunale durano 4 mesi e quelle di divorzio durano 1 anno e 11 mesi e le separazioni giudiziali durano 2 anni,  le cause del lavoro durano 2 anni e 9 mesi nel settore privato e nel pubblico impiego 2 anni. 

La situazione peggiora  per le cause che riguardano i diritti di proprietà. Per uno sfratto immobiliare ci vogliono 3 anni e 4 mesi, per le cause commerciali ordinarie 3 anni e 8 mesi. E per le cause per fallimento ben 9 anni e 1 mese, un tempo biblico, solo per il primo grado. In Corte di appello si ripetono queste divaricazioni. Una causa di lavoro dura 2 anni e 10 mesi e una causa commerciale ordinaria 4 anni e 3 mesi. In questa media sono incluse anche le cause per fallimento. Occorre notare che per le cause commerciali si è avuto un aumento medio di 1 mese in Tribunale e di 6 mesi in Appello, in totale 7 mesi, fra ilo 2007 e il 2008. Per la Cassazione, non è disponibile una disaggregazione per materia. Quindi si deve presumere che per tutti i tipi di cause la durata media nel terzo grado sia di 3 anni e 2 mesi. Ne viene che una causa commerciale durata di media 3 anni e 8 mesi in Tribunale +4 anni e 3 mesi in Appello + 3,2 mesi in Cassazione , vale a dire 11 anni e 1 mese! Quanto a un fallimento, la durata del processo di media è di 9 anni e 1 mese in primo grado + 4,3 mesi in Appello +3,2 in cassazione, ossia in totale 15 anni e 6 mesi  Il sistema processuale italiano nelle cause per fallimento si dimostra fallimentare!

In conclusione nel 2008 si registra una anomala durata delle cause civili di 9 anni e 5 mesi. Essa risulta peggiorata di 6 mesi rispetto al 2007. E  le cause commerciali hanno una durata di 11 anni e 1 mese e quelle per fallimento di 15 anni e 6 mesi. 

La situazione della giustizia civile in Italia ha una efficienza molto minore di quella dell’industria dell’auto prima di Marchionne e minore di quella dell’Alitalia prima che fallisse. Ma l’ordine giudiziario non è esposto ai rischi del mercato. Chi, in Italia, parla di emergenza in questo settore viene facilmente tacciato di voler incrinare l’equilibrio dei poteri, a danno di quello del diritto. Ed invece una riforma dell’ordine giudiziario, basata su principi di efficienza, di promozione per merito e non per anzianità, con una separazione di carriere che favorisca le vocazioni specifiche e differenzi le professionalità specializzandole è essenziale per far si che si attui il primo compito dello stato in una democrazia con economia di mercato. Quello di assicurare la certezza del diritto, ossia lo stato di diritto.         

 

Commenti
Unomino
05/10/10 10:32
Gli stoccafissi per definizione non parlano
Perché costoro sono autoreferenziali? Intanto perché la costituzione glielo permette. E poi perché un'attività di ispettorato e controllo metterebbe in luce la generale incompetenza per la carica ricoperta e non dico nulla su quello che potrebbe venire fuori sul passato prossimo e remoto di una bella fetta di lor signori. Perché la politica orbitante a sinistra li difende? Perché sono i nipoti di primo grado della casta giudicante di cui sopra e l'ostensione dei panni sporchi è una faccenda da sbrigare in famiglia. Berlusconi ha già individuato con chiarezza dove si annida l'anomalia: CSM, Cassazione, ANM e correnti di partito. Tangentopoli è una creatura di questi precisi soggetti a cui la stampa amica ha soltanto fatto ben volentieri da cassa di risonanza. Per quanto riguarda la lungaggine dei processi, bisogna anche ammettere che in Italia ormai ti fanno causa anche per una indebita pressione da tacco di scarpa su unghia di alluce in contesto di tram affollato. Tutto un dire... Un piccolo appunto: non mi risulta l'esistenza di una edizione ridotta del Sole a "Il Sole 20 Ore", benché nel quadro tendenziale orientato alla diminuzione delle ore di lavoro ci potrebbe anche stare.
Andrea S.
05/10/10 11:45
Ora Tangentopoli è una "invenzione"!
Sedici anni di lavaggio del cervello vi hanno proprio conciato male: ora arrivate a dire che Tangentopoli fu una "invenzione" dei magistrati! I magistrati si sono inventati le tangenti, gli arresti in flagranza di reato, i costi spropositati della metropolitana milanese, le confessioni di decine e decine di imprenditori e politici. La corruzione in Italia non c'è mai stata, è tutta una bufala delle procure politicizzate. Perfino quando Craxi la ammise in Parlamento, si stava inventando tutto per compiacere i giudici. Ma dico ci siete o ci fate?
tacitus
05/10/10 12:18
Tangentopoli è stata anche
Tangentopoli è stata anche troppo reale : basti pensare che si è conclusa con oltre l'80% di assoluzioni nei processi intentati, e nessuno degli osannati Robespierre ha dovuto rispondere dei propri errori ed abusi.
Unomino
05/10/10 13:17
Un trattorista di quinta super
Senti senti... il livoroso Andrea S. che irrompe sulla scena a capofitto e per partito preso. Come si fa a negare che Tangentopoli sia stata un'invenzione? Architettata con sublime raffinatezza, certo, ma è soltanto un'invenzione. Il sistema di tangenti è una prassi consolidata in qualsiasi consorzio umano: in occidente, in oriente, in Europa, nelle Americhe e nell'emisfero terracqueo tutto. Perfino nel mondo animale è usanza ingraziarsi l'esemplare dominante con il favoreggiamento in derrate alimentari e peculiari tecniche di accoppiamento. Anche il Vaticano è incline alla debolezza della carne in questo senso (vedi le ultime news sullo IOR). Stupisci, stupisci! Perfino il serafico PD ha al proprio attivo un colossale sistema di tangenti che percorre il filo rosso delle cooperative in commistione con le pubbliche amministrazioni e l'imprenditoria locale (il caso Del Bono ti dice niente?). So già cosa risponderesti: che è tutto da provare. E qui casca l'asino. Come si fa a provarlo se chi dovrebbe fornire l'onere della prova può contare sul salomonico "nihil sub sole novo" seguito da pacca sulla spalla e occhiolino squinzio da parte degli stoccafissi di palazzo? Il lavaggio del cervello, ahimè, lo hanno fatto a te; considerando che sono quasi settantanni che lo fanno, e se tu ad esempio ne hai soltanto quaranta, significa che lo hanno fatto a tuo padre prima di te. Craxi in parlamento ha soltanto ammesso ciò che era sotto gli occhi di tutti, e cioè che TUTTI prendono tangenti, nessuno escluso. Riassunto per i deboli di spirito: le tangenti ci sono sempre state, ci saranno sempre, ne fanno uso tutti e sono come l'analcoolico biondo che fa girare il mondo; ma tangentopoli è stata una colossale operazione di ingegneria politica della nouvelle gauche con finalità sovversiva. Hanno steso un cordone etico tutto intorno al paese, hanno tappato la bocca al dissenso e con il tintinnio delle manette hanno deliberatamente estorto le confessioni più abominevoli. Chi si è rifiutato di confessare è morto in carcere. E adesso ti dò il colpo di grazia cantando: Meno male che Silvio c'è.
Anonimo
05/10/10 13:59
Quello che so
Io non so se tangentopoli è stata inventata o meno, quello che so è che Berlusconi parla di riforma della giustizia da quindici anni, dieci dei quali passati al Governo e tutto quello che si è visto è il lodo Alfano. A questo punto credo sia lecito dubitare della sua reale volontà (o capacità).
Unomino
05/10/10 14:33
Amaritudine?
Caro Anonimo, comprendo la tua amarezza. Vorrei soltanto ricordarti che parlare di riforma non significa automaticamente essere sempre nelle condizioni esecutive per poterla attuare (maggioranza plebiscitaria, 2/3 del parlamento per aprire la serratura della costituzione, ecc...). Non è neppure vero che Berlusconi ha governato per dieci anni; la semplice addizione aritmetica degli anni di sua gestione non rende giustizia delle insormontabili difficoltà e i tentativi di rovesciamento dei quali è stato oggetto (solo per fare un esempio l'avviso di garanzia al G8 di Napoli). Ti ricordo che il lodo Alfano, già pronto per il varo, è stato affondato dall'uomo del colle, che così ha evitato la personale figuraccia di vederselo stracciare dalla Consulta. Vedi che il cane si morde la coda? I verdetti popolari non spaventano affatto questa gente. Servirebbero le maniere forti. Ma se poi, per disgrazia, si dovesse perdere la guerra, che facciamo? Ci ingoiamo i loro libri di storia ab aeterno? C'è ancora una leggera differenza tra sinistra e destra (una differenza che però Fini sta erodendo), e cioè il centrodestra (Lega compresa) cerca di attrarre consenso con idee e programmi, mentre a sinistra, pur di incamerare consenso cambiano pelle e casacca in men che non si dica. Il loro elettorato è frastornato. I compagni si stanno estinguendo per svuotamento e disintegrazione, è solo questione di tempo.
Françoise
05/10/10 21:09
à Uomino
oui, mon ami, c'est toujours moi! Pour bien comprendre ce que signifie une reforme sérieuse de la Justice tu devrais écouter le PM Armando Spataro, rien à voir par rapport à ce que Chevalier du Cialis de Hardcore voudrait réaliser pour se sauver! Bonne nuit à toi, mon tou-tou!
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