Fino ad aprile 2006 l'Italia era in Europa l'alleato più solido dell'America, dopo la Gran Bretagna di Tony Blair. Il governo italiano sosteneva la guerra in Iraq, nonostante la sua impopolarità in Italia, e vi mandava truppe per contribuire agli sforzi post-bellici di stabilizzazione del paese. L'ex Primo Ministro Silvio Berlusconi era ospite fisso alla Casa Bianca, riuscendo perfino a incontrare George Bush nel ranch di Crawford, in Texas – un privilegio concesso solo agli alleati più vicini alla nazione. Nell'aprile dello scorso anno una coalizione di centro-sinistra ha spodestato Berlusconi. Adesso, poco meno di un anno dopo, le relazioni un tempo amichevoli tra Italia e Stati Uniti si sono gravemente deteriorate.
Dapprima il governo Prodi ha manifestato buoni propositi per il ritiro del contingente italiano dall'Iraq. Poi è arrivata la guerra in Libano la scorsa estate. Sebbene l'Italia abbia chiesto l'invio di truppe per la nuova UNIFIL, l'eccessiva manifestazione di affetto da parte del Ministro degli Affari Esteri Massimo D'Alema nei confronti del parlamentare di Hezbollah Hussein Haji Hassan durante una visita a Beirut non ha permesso di risistemare i rapporti tra Stati Uniti e Italia. All'Italia è stato assegnato uno dei seggi a rotazione del Consiglio di Sicurezza ONU con la benedizione degli Stati Uniti ma il candidato dell'America Latina sostenuto dagli Stati Uniti – il Guatemala – non ha ottenuto l'appoggio dell'Italia di fronte allo sfidante venezuelano. Nonostante la telefonata personale di Condoleeza Rice a D'Alema per esprimergli le proprie preoccupazioni, l'Italia si è astenuta dal voto. Pertanto, mentre un flusso costante di altri ministri di centro-sinistra in Europa si è già recato in visita a Washington, Prodi e D'Alema sono stati lasciati in attesa a Roma.
Il rifinanziamento della missione italiana in Afghanistan si diventato un altro punto di collisione. Benché la presenza dell'Italia a Herat e Kabul sia apprezzata, gli Americani si sono sempre più risentiti per la scarsa volontà del governo italiano ad impiegare truppe nella lotta ai talebani, nel sud del paese. La riluttanza italiana non è isolata – nemmeno Germania e Spagna hanno dispiegato risorse militari nel sud. Tuttavia un recente articolo degli ambasciatori in Italia di sei paesi NATO le cui truppe stanno combattendo – e morendo – nel sud dell'Afghanistan hanno puntellato il ministro degli esteri italiano. L’articolo domandava all’Italia di non disimpegnarsi. D’Alema l’ha definito “inopportuno”.
Nelle ultime tre settimane l’Italia ha ulteriormente sbiadito la credibilità del proprio governo nei confronti degli Stati Uniti. Su pressioni da Roma il governo afgano ha acconsentito al rilascio di cinque terroristi talebani in cambio di un ostaggio italiano, Daniele Mastrogiacomo, corrispondente di La Repubblica. La trattativa del governo Prodi coi Talebani nulla ha potuto per l’autista afgano di Mastrogiacomo e per l’interprete, entrambe decapitati.
Per un gioco del destino Kabul ha poi arrestato Rahmatullah Hanefi, collaboratore locale dell’ong italiana Emergency, guidata dal risaputo radicale di sinistra Gino Strada, che aveva mediato il rilascio degli ostaggi. Il governo afgano ha accusato Hanefi di doppio giochismo coi talebani. Per difendere il proprio collaboratore Strada ha ribadito che Hanefi era al di sopra di ogni sospetto: si era comportato onestamente lo scorso autunno, quando consegnò ai talebani una considerevole somma di denaro per il rilascio di un altro ostaggio italiano. Fare affidamento su Strada – che equipara Bush a Osama bin Laden e considera gli Stati Uniti il principale artefice del terrorismo internazionale – è stato un grave errore. L’Italia adesso è accusata di aver determinato il rilascio di terroristi, di aver sacrificato due afgani per salvare un italiano, di aver danneggiato il governo Karzai e di aver incoraggiato i talebani.
Anche fuori dal teatro della guerra globale al terrorismo il governo italiano mostra una nuova ostilità verso l’America. Quando una joint venture tra l’americana AT&T e la messicana America Movil hanno cercato di acquistare quote del gigante italiano delle telecomunicazioni Telecom, i ministri del governo hanno issato la bandiera dell’ “interesse nazionale” per impedire che la compagnia cadesse in mani straniere. Prodi ha detto di preferire che Telecom restasse di proprietà italiana ma ha promesso di non interferire. D’Alema è andato un pò oltre, esprimendo il desiderio che una “iniziativa italiana” proteggesse Telecom da un’acquisizione straniera e facendo accenno ad un superamento delle considerazioni di mercato da parte del Parlamento.
In meno di un anno Prodi e D’Alema hanno provocato, più o meno, una completa rottura delle relazioni italo-americane. C’è da meravigliarsi se stanno ancora aspettando un invito alla Casa Bianca?
Emanuele Ottolenghi
Traduzione di Christian Minelli


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