Si chiama He Zhenliang, per mezzo secolo è stato funzionario dello sport in Cina e soprattutto, anche se nessuno lo sa, è tra i grandi artefici del successo di Pechino 2008.
Nato nel '29, He entra giovanissimo nel partito comunista clandestino di Shanghai. Dopo la vittoria di Mao nel '49, si trasferisce a Pechino dove, grazie al suo fluente francese (eredità della scuola cattolica francese frequentata da ragazzo) diventa responsabile dei traduttori del partito. Nel 1954, però, giunge dal governo una decisione inaspettata quanto irrevocabile. Sul modello dell'Unione Sovietica, la Cina vuole allevare generazioni di campioni per dominare le Olimpiadi del futuro. Viene così creata un'apposita commissione, di cui fa parte anche He.
All'inizio il giovane e ambizioso dirigente è depresso, perché non capisce la scelta. In effetti, non ha alcun tipo di esperienza in campo sportivo. Ma lo zelo e l'ubbidienza al partito sono più forti dello sconforto. He si dedica anima e corpo al nuovo incarico, reso ancora più difficile dall'isolamento della Cina, esclusa dal Comitato olimpico internazionale (come dall'Onu) per la questione irrisolta di Taiwan. Nel 1980 il Cio apre finalmente le porte a un delegato cinese. Chiede a Pechino una rosa di tre nomi, quello di He viene inserito per quarto, quasi fosse una riserva. Ma la scelta del Cio ricade proprio su quell'uomo, che da anni si batte per introdurre lo sport nelle scuole cinesi e per diffondere gli ideali olimpici.
In breve tempo il prestigio internazionale di He aumenta, assieme alla sua autonomia dal governo cinese. Governo che, inspiegabilmente, non sfrutta il suo credito all'interno del Cio quando, nel '93, presenta la candidatura di Pechino per ospitare le Olimpiadi del 2000. Come tutti sanno, i Giochi vengono assegnati a Sydney. Al secondo tentativo, 8 anni dopo, i cinesi fanno le cose per bene e si affidano all'esperienza di He. Oggi Pechino festeggia le sue Olimpiadi ma qualcuno deve ancora dire grazie a He Zhenliang per il lavoro svolto.

