E’ un’altra giornata al cardiopalma quella di oggi, per Alitalia. La prima di una tre giorni complicatissima: domani il Consiglio dei Ministri dovrebbe decidere di modificare la legge Marzano per consentire lo spacchettamento di Alitalia (società sana da una parte e bad company con debiti ed esuberi in carico, dall'altra) e venerdì il Cda dovrebbe approvare i conti semestrali e chiedere la procedura di amministrazione straordinaria che porterà al commissariamento della vecchia Alitalia.
Intanto, dopo la nascita della nuova società che rileverà il marchio e le attività della compagnia di bandiera italiana, si procede con la scelta del commissario. E’ questo – insieme con un nuovo progetto industriale e nuovi capitali messi sul tavolo da una cordata di 16 “cavalieri bianchi”- il primo segnale di discontinuità aziendale che permetterà ad Alitalia di morire e rinascere sotto altre spoglie. Un altro passo verso il commissariamento della compagnia si è mosso oggi: Augusto Fantozzi, dopo aver incontrato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, si è infatti detto disponibile ad accettare l’incarico. Il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Altero Matteoli, ha però sottolineato che il nome del commissario straordinario per la bad company di Alitalia “sarà deciso dal cda di venerdì”.
Bocche cucite sul fronte internazionale (la nuova Alitalia non potrà fare a meno di un partner internazionale e partendo da questo presupposto continuano i contatti con le grandi compagnie straniere), salvo apprendere attraversolo stesso Matteoli come il governo italiano veda con piacere la possibilità di una collaborazione tra la Nuova Alitalia che nascerà con il piano di Intesa e la compagnia franco-olandese Air France Klm. Bocche quasi cucite sul CdM di domani che valuterà la possibilità di modificare la legge Marzano con l’obiettivo di consentire in tempi brevissimi la cessione di rami d’azienda, contratti e personale (la “Compagnia Aerea Italiana” appena costituita rileverà infatti le attività di volo, con le rotte, la flotta - integrata con quella di AirOne, portata in dote da Carlo Toto - e una parte dei dipendenti attuali). Di certo si sa solo che domani alle 11,30, all'ordine del giorno in CdM ci saranno un Decreto legge di modifiche urgenti alla legislazione in materia di gestione delle crisi aziendali e un Disegno di legge sulla delega al Governo per il riordino della legislazione in materia di gestione delle crisi aziendali, entrambi facenti capo al ministero dello Sviluppo economico.
Qualche notizia/rassicurazione è venuta fuori invece sul fronte degli esuberi (che dovrebbero essere circa 6mila). “Sarebbe assurdo” quantificare oggi il numero di esuberi per Alitalia, perché prima "ci deve essere il confronto con i sindacati”, ha detto sempre il ministro delle Infrastrutture Matteoli a margine di un incontro al Meeting di Rimini. "Sicuramente - continua il ministro - se domani il Consiglio dei ministri approva tutto, se dopodomani il consiglio di amministrazione di Alitalia procede, ovviamente subito dopo, bisogna aprire il confronto con i sindacati". Ma assicura: “Sono previsti anche ammortizzatori sociali. Non vogliamo lasciare nessuno in mezzo a una strada". E circa la ventilata possibilità di assorbimento di alcuni esuberi alle Poste, al Demanio e all'Agenzia delle Entrate, ha risposto che "è tutto da decidere".
Nuova levata di scudi invece dalle fila dell’Opposizione. L'ex ministro dello Sviluppo economico, Pier Luigi Bersani teme che la Nuova Alitalia si possa trasformare in un nuovo caso Fiat-Alfa Romeo (la casa automobilistica fu ceduta alla casa torinese senza debiti, di cui si fece inzialmente carico l’Iri, ma quando Bruxelles bollò l’operazione come aiuto di Stato i debiti passarono in carico alla Fiat). Secondo il ministro ombra dell’Economia del Pd Andrea Martella, un analogo rischio lo corrono i soci della newco: “Sulla vicenda Alitalia siamo di fronte ad un vero e proprio bluff del governo Berlusconi. Si sono persi dei mesi - ha detto Martella - e la soluzione che adesso si profila costerà ai contribuenti italiani e al Paese molto di più di quanto non sarebbe costata con Air France. Una soluzione, quella che ci propina l'attuale esecutivo, che prevede più del doppio degli esuberi di personale di quelli ipotizzati cinque mesi fa, che attiva procedure fallimentari ad hoc con la costituzione di una bad company nella quale far confluire debiti ed esuberi e che - con procedure altrettanto ad hoc - rischia di violare le norme antitrust creando un pericoloso precedente”.
Ma proprio riguardo alla possibilità che si venga a creare una situazione di insolvenza nei confronti degli obbligazionisti Alitalia, sulla scia del crac Parmalat, Matteoli ha ricordato che “tutto viene deciso domani: ma se Alitalia fallisse, il danno per gli obbligazionisti sarebbe ancora più grande”.
Per ora gli occhi restano puntati sul CdM di domani quando sulla questione Alitalia si potrà davvero dire di essere al giro di boa.


