Giovedì 24 Maggio 2012
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Una domenica da liberali/ 4

Siamo liberali, il Manifesto d’ottobre di ex fascisti e ex comunisti non ci va giù

28 Ottobre 2010

La lettura del “Manifesto di Ottobre” redatto da un arzillo gruppo di intellettuali (con qualche “politico politicante” infiltrato) ci è costata non poco. La brillantezza delle formule e la inafferrabilità dei contenuti ci ha fatto temere che l’avanzamento dell’arteriosclerosi o il processo inarrestabile di decadimento neuronale avesse ormai causato danni irreversibili alla nostra cagionevole mente. Abbiamo provato a rileggerlo più volte ma nulla, il significato vero del Manifesto continua a rimanerci inarrivabile. Scomposto in singole affermazioni è difficile (molto difficile) essere in dissenso ma visto nel suo intero non è chiaro su cosa si possa consentire o dissentire. Se per un remotissimo caso, qualcuno ci chiedesse di sottoscriverlo non sapremmo cosa rispondere.

Ma, durante la lettura avvertivamo una sgradevole sensazione di fastidio della quale non riuscivamo a focalizzare l’origine. Alla fine però abbiamo capito! Nel documento, sottotraccia, ma in diversi punti ricorre un’idea, molto diffusa nella cultura politicamente corretta, molto moderna e avanzata, insomma, molto futurista, che ci mette ogni volta di malumore. L’idea che destra e sinistra siano categorie del passato, idee sepolte dalla fine del secolo breve. L’idea che con il crollo del comunismo siano crollate le ideologie, “tutte” le ideologie. L’idea che la politica moderna non sia né di destra né di sinistra. La politica buona, e la cultura buona, sono semplicemente avanti! Insomma, come diceva in modo sublime Stefano Satta Flores in “C’eravamo tanto amati”: l'intellettuale è più avanti, è più su, è più giù, egli è irraggiungibile, egli è più oltre.

E il nostro fastidio prima ancora che da un convincimento razionale nasce da un fattore per così dire “esistenziale”. Ma come, ci viene da pensare, in gioventù abbiamo scelto la difficile strada di essere anticomunisti e al tempo stesso antifascisti. Abbiamo creduto nei valori liberali anche a costo di diminuire le nostre chance di successo (già scarse di per loro) con le ragazze più carine del liceo, tutte irrimediabilmente affascinate dai veri "machi" di sinistra (soprattutto) e di destra. Abbiamo preso botte (e non solo in senso metaforico) dai neo-fascisti e dai veterocomunisti. Ed oggi, quando finalmente la Storia ci ha dato ragione, quando sono crollate le ideologie totalitarie del XX secolo, quando i valori del libero mercato e della priorità della persona sullo Stato hanno trionfato in tutto il mondo occidentale (e non solo), quando insomma ci illudevamo di poterci godere in pace un’onorata pensione tra le fila di coloro che avevano visto meglio di altri, ci vengono a dire: no abbiamo sbagliato tutto, destra e sinistra non esistono più, oggi la politica è un terreno indistinto di confronto – scontro nel quale l’unica cosa che conta è se sei avanti o se sei indietro. No, non è carino tutto ciò, non è per niente carino!

E non lo è soprattutto se la ventata di nuovismo arriva da un manipolo di reduci, per lo più provenienti dalle fila di coloro che per decenni hanno preteso di impartirci lezioncine di Pensiero Politico Profondo, un pensiero che aveva espulso la tradizione liberale come ferrovecchio della Storia. Questo è troppo! Che chi ha sostenuto idee e posizioni rivelatisi del tutto fallimentari (al punto da doversi affrettare a cambiare i nomi dei partiti di riferimento troppo legati ad ideali ormai del tutto privi di appeal per il mercato politico) possa salire in cattedra ed immaginare di insegnarci cosa sia la politica è francamente contrario ad ogni buona creanza intellettuale.

Eppoi, a ben vedere, è anche del tutto falsa l’idea che oggi destra e sinistra siano categorie del tutto inservibili per orientarsi tra i problemi della contemporaneità Non c’è bisogno di scomodare Norberto Bobbio ed il suo pamphlet “Destra e sinistra” per capire che siamo di fronte a categorie politiche che hanno natura strutturale perché relative a due valori, la libertà e la giustizia, che presentano un’intrinseca potenziale conflittualità. Così come destra e sinistra si distinguono e non possono che distinguersi sul grande tema del rapporto tradizione-innovazione, tutela dell’ordine sociale spontaneo versus creazione intenzionale di un nuovo ordine sociale. Si tratta, come è ovvio, di valori generalissimi i quali sono stati poi storicamente composti e declinati in innumerevoli modi, dando vita alle più originali soluzioni (sinistra liberale, destra illiberale, liberalismo laicista, progressismo cattolico …). E naturalmente l’esistenza di una destra e di una sinistra può determinare anche l’esistenza di un centro, più o meno equidistante. Ma, la varietà delle posizioni in campo, accentuata dalla complessità del mondo contemporaneo, non fa venir meno il fatto che comunque alla radice tutto possa essere in un modo o nell’altro ricondotto ai valori politici fondamentali.

E del resto, che si tratta di categorie ancora attuali è immediatamente evidente se solo si prova a scorrere le grandi questioni con le quali le democrazie contemporanee devono confrontarsi. Occorre ridimensionare il peso dello Stato? Le tasse sono una cosa bellissima o devono essere ridotte? Il mercato del lavoro deve essere reso più flessibile o è meglio rinforzare le garanzie e le difese per i lavoratori? I precari della scuola devono essere stabilizzati o è meglio riformare il sistema per ridurne il numero? Le decisioni sull’inizio e la fine della vita sono di assoluta ed esclusiva pertinenza del singolo individuo o lo Stato può imporre regole pensate per tutelare l’essenza stessa della natura umana? Dobbiamo accogliere qualunque cittadino straniero voglia trasferirsi in Italia o è legittimo fissare regole stringenti per disciplinare i flussi migratori? Ebbene, non siamo affatto sicuri che, nel rispondere a queste domande, sia irrilevante il sentirsi di destra e di sinistra.

Siamo ben contenti che sia tramontata l’età delle ideologie totalizzanti. Età nella quale la politica aveva spesso il carattere di confronto esistenziale fra posizioni, ciascuna delle quali aspirava all’eliminazione (anche fisica) del proprio avversario. Siamo ben lieti che oggi ci si possa sentire di sinistra ma essere su alcune questioni vicino alle idee di destra (e viceversa). Che su alcuni temi ci si possa ritrovare uniti al di là delle proprie appartenenze. Ma tutto ciò non deve tradursi in un indifferentismo politico e culturale. Il rischio è che, in nome del trionfo del nuovo, si voglia semplicemente realizzare una sorta di lavacro per quanti hanno perseguito posizioni politiche e culturali fallimentari. Lavacro che avrebbe anche la (più pericolosa) conseguenza di dare dignità culturale ad un approccio politico di pragmatismo assoluto che poi rischia di alimentare il più disinvolto protagonismo individualistico ed affarista. Il che non farebbe che alimentare drammaticamente quella crisi della politica che gli amici futuristi dicono di voler arginare.

Commenti
Anonimo
28/10/10 07:48
Il manifesto di Ottobre è bello
Se, com'è prevedibile, Fini vincerà alle prossime elezioni il Manifesto di Ottobre sarà materia di studio nella scuola dell'obbligo e dovrà essere imparato a memoria per legge da tutti gli Italiani
Nicola
28/10/10 10:05
Il Centro-Destra non è più credibile
Fino ad un po' di tempo addietro pensavo che voi (insieme a Berlusconi) foste liberali, ma ormai non ci credo più. Dove sono queste riforme liberali? Dov'è la Rivoluzione Liberale? Berlusconi & Co. hanno fatto solo chiacchiere in questi anni. Alle prossime elezioni (quando queste ci saranno) Berlusconi non sarà più credibile di fronte all'opinione pubblica e nessuno crederà ancora alle sue promesse di Rivoluzione Liberale, dato che non ha voluto far nulla. Se Berlusconi ed i suoi più stretti collaboratori avessero voluto far qualcosa, ci sarebbero stati alcuni interventi. Ma non si è visto nulla. Zero. Sia detto chiaramente, non credo che mi fiderò neppure di eventuali coalizioni centriste (UDC, FLI, etc), poiché dubito seriamente che la "Destra" italiana o il "Centro-destra" o anche un "Centro" siano liberali. La Destra italiana è una destra di ricchi, privilegiati e lobbisti. Punto e niente altro da aggiungere. Alla Destra italiana non importa nulla dello sviluppo, del lavoro, del merito e di certi valori. Non è sufficiente fare proclami (che vanno avanti da quindici anni). Ormai avete perso ogni credibilità. Tutti. Molto semplicemente, farò come Oriana Fallaci; non andrò a sporcarmi le mani per votare una classe politica insignificante per cui provo un profondo disgusto.
Anonimo
28/10/10 10:36
Meglio essere ex comunisti
Meglio essere ex comunisti ed ex fascisti che berlusconisti!
Monsieur de Sainte-Colombe
28/10/10 11:43
Avviso
Bisognerebbe avvisare gli Alien psico-comunisti che ogni tanto commentano qui che non bisogna passare prima nè in osteria a farsi un'ombreta, nè in sezione a fumarsi una canna. Ne va della comprensibilità e della presentabilità.
Euplio Franco
28/10/10 13:04
Per Monsieur de Sainte-Colombe
Ammetto che a volte, soggetto a provocazione, anche a me possa capitare di trascendere. Ma il disprezzo delle opinioni altrui, l'arroganza nel proporre le proprie e l'insulto per sostenerle sono parte integrante della cultura della sinistra. La loro eredità ideologica, e purtroppo per loro, l'unica eredità che possano vantare. Non portiamogli via anche questa. Con simpatia.
28/10/10 13:18
Ed ecco che arriva un commento sensato
Quando, con un ritardo che definirei corrivo, anche in Italia giunse la notizia che il comunismo aveva fallito penosamente (verso il 1989, mentre nel resto d'Europa lo sapevano tutti da almeno vent'anni), gli intellettuali, spiazzati, fecero ricorso a un espediente grammaticale: "Allora, compagni, la parola d'ordine è che sono finite LE ideologie, tutte, così nessuno si accorgerà che è finita solo la nostra." Questa scemenza poteva funzionare solo grazie al provincialismo italiano: altrove, movimenti profondamente ideologici ma non comunisti (conservatori, liberali, socialdemocratici) fiorivano e spadroneggiavano, privi di retropensieri e sensi di colpa. Oggi, spiace dirlo, la sinistra è dovunque alquanto disastrata, in compenso la sua controparte gode di ottima salute. "Destra" è una categoria del passato, dicono gli estensori del Manifesto d'Ottobre? Chiedetelo a Sarkozy, Merkel, Cameron, ai Tea Parties, a Wilders e agli altri leader decisamente di destra che animano la discussione politica occidentale di questi anni. (Che poi, non si poteva scegliere un altro mese? Ottobre è già preso dai bolscevichi...)
Voltaire
28/10/10 17:26
"Ed oggi, quando finalmente
"Ed oggi, quando finalmente la Storia ci ha dato ragione, quando sono crollate le ideologie totalitarie del XX secolo, quando i valori del libero mercato e della priorità della persona sullo Stato hanno trionfato in tutto il mondo occidentale (e non solo), quando insomma ci illudevamo di poterci godere in pace un’onorata pensione tra le fila di coloro che avevano visto meglio di altri, ci vengono a dire: no abbiamo sbagliato tutto, destra e sinistra non esistono più, oggi la politica è un terreno indistinto di confronto – scontro nel quale l’unica cosa che conta è se sei avanti o se sei indietro. No, non è carino tutto ciò, non è per niente carino!" Le vorrei far notare che anche il liberismo E' una ideologia. E, in quanto ideologia, ne condivide i caratteri poiché si pone come orizzonte comprendente al cui interno possono darsi solo alcune intepretazioni escludendo quelle altre. Esso allora é un'idea totalizzante che defisce il mondo così e così senza possibilità, pena l'esclusione del proprio pensiero dal Pensiero, di pensare una realtà altra. Detto questo, così en passant, vorrei far notare come non esiste nessun buon ritiro del liberismo: il mondo é ormai condannato, dal liberismo stesso, ad un'inevitabile collasso economico,sociale ed ecologico. Prova ne sono le crisi globali che minano il sistema (arrivando alla paradossale situazione in cui lo Stato, cioé i truffati dalle banche, aiutino con soldi le Banche stesse, i trugffatori, potendo continuare a truffare ancora)e il sottosviluppo di parti del pianeta costitutivamente destinate alla miseria, la povertà culturale e artistica del secolo XXI che ha abdicato dallo scopo dal comprendere il reale in vista di una più semplice e poco impegnativa curiosità e chiacchiera, un ecosistema ormai compromesso dallo sviluppo industruiale senza frena (l'unica cosa di cui mi rammarico é che tutti i sostenitori di questo sistema economico non potranno bene subirne le conseguenze... quando le subiranno i loro figli non avranno più nessuno da indicare come colpevole) Il tronfo, quindi, non signifca affermazione della verità. Significa solamente essere stati capaci di affermare il proprio dominio. E il dominio del liberismo non é un dominio secondo verità ma secondo profitto. Ma di profitto non si ciba l'uomo.
28/10/10 18:16
Per Voltaire
Caro Voltaire, guardi che l'articolo di Mambrino non nega affatto la caratura ideologica del liberismo: esso è infatti chiaramente un'ideologia, un volenteroso sistema di pensiero economico e politico basato sull'idea che gli uomini sono migliori degli stati che li governano; è l'ideologia della libertà, e nessuna crisi, per quanto grave, potrà scuotere i suoi convinti assertori nella loro certezza che l'alternativa al libero mercato (cioè l'economia di stato) sarebbe un rimedio peggiore del male. Questo è un pensiero ideologico, e non ci piove. Mambrino saluta (con evidente compiacimento) il crollo delle ideologie TOTALITARIE, quelle delle dittature, dei campi di concentramento o di rieducazione, delle statue enormi al centro delle piazze. Il liberismo è un'ideologia, ma non è totalitaria. E se Lei confonde le nozioni di "ideologia" e "ideologia totalitaria", be', non è che ha sbagliato pseudonimo?
Monsieur de Sainte-Colombe
28/10/10 18:40
Ad excusandas excusationes
@ Euplio. Hai ragione. Però, come disse un mio confinante, persona di vasto patrimonio e vaste vedute: "Tollero che mi tocchino la moglie, ma se sento dire che Fini vincerà le elezioni, mi ingaglioffisco". Pardon
Piero Sampiero
29/10/10 09:14
Chi è il guru liberale?
Von Hayek sosteneva che il vero liberale non ha dogmi e non pretende di elargire patenti di liberalismo. Solo i 'liberal chic' o 'liberal snob' pretendono di salire in cattedra e dare lezioni in materia, risultando poco convincenti. Ma chi è il guru dei liberali? Non lo è Sergio Ricossa, che la pensa come Hayek e che per distinguersi dai falsi liberali, si definisce libertario. Evidentemente qualcuno non si è accorto che il muro di Berlino è caduto e le ideologie sono tramontate, mentre in Europa i movimenti moderati hanno superato lo steccato tra destra e sinistra (definite semi-paralisi mentali da Ortega y Gasset). A voler esser chiari dovremmo dire che gli ex fascisti e gli ex socialcomunisti tengono le fila del pdl, con la grottesca declamazione della rivoluzione liberale,tanto promessa quanto inattuata.
A.D.
31/10/10 01:48
Replicando all'anonimo che
Replicando all'anonimo che ha scritto, il 28 Ottobre, che è meglio essere ex-comunisti (ed ex-fascisti) che berlusconisti (non vedo perché metterla in questi termini, non mi paiono scelte conflittuali, ma anzi, per essere berlusconisti, direi che occorra dirsi necessariamente ex-comunisti ed ex-fascisti se lo si è stati), se ne può parlare. Infatti, essere ex-comunisti (ed ex fascisti) è tutto sommato, talmente "meglio", che sarà anche domani, comunque meglio esser ex-comunisti che esser ex-berlusconisti. A.D.
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