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Martedì 16 Marzo 2010
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L'operazione Fiat

Caro Marchionne, l'hai scampata bella,
non rientrare nella partita Opel

4 Giugno 2009

La notizia è di quelle che lasciano senza parole, un fulmine a ciel sereno. Il governo tedesco ha dichiarato ieri, che la partita Opel non è chiusa e si potrebbe riaprire, con la cordata capitanata da Magna ci sarebbero infatti solo negoziati preliminari e non vincolanti. Ci eravamo illusi che, grazie a Dio, Fiat fosse ormai fuori dai giochi, non ci faccia questo scherzo sig.ra Merkel!

La notizia è di quelle che lasciano senza parole, un fulmine a ciel sereno. Il governo tedesco ha dichiarato ieri, che la partita Opel non è chiusa e si potrebbe riaprire, con la cordata capitanata da Magna ci sarebbero infatti solo negoziati preliminari e non vincolanti. Ci eravamo illusi che, grazie a Dio, Fiat fosse ormai fuori dai giochi, non ci faccio questo scherzo sig.ra Merkel!

Non conosco Franz Stronach, che detiene la quota di controllo di Magna, ma mi sento di ringraziarlo personalmente, anche a nome della maggioranza degli italiani. Il magnate austro-canadese, ci potrebbe infatti evitare (o per lo meno rendere meno probabili) anni di rottamazioni, mobilità lunghe e addizionali irpef a sostegno del settore auto in Italia. Intendiamoci la presumibile scelta della cordata Magna-Gaz-Sberbank per l’acquisizione di Opel è un pasticciaccio senza precedenti, figlio di questa ormai insanabile e pericolosa smania dei governanti di tutto il mondo di salvare aziende decotte: un’azienda (GM) fallita irrimediabilmente (patrimonio netto negativo a 91 miliardi di dollari, quasi sette punti di PIL italiano), viene salvata con i soldi dei contribuenti americani (30 miliardi di dollari), così come la sua controllata europea (Opel) dallo stato tedesco (1.5 miliardi di euro), nel bel mezzo della campagna elettorale, e da una cordata nella quali i soldi li mette una banca russa (Sberbank) a capitale prevalentemente pubblico.

Brividi keyniasiani e rigurgiti di economie pianificate: se questo è il tanto auspicato ritorno dello stato in economia, mi tengo il mio amato liberismo selvaggio.   

Ma veniamo a Fiat e elenchiamo alcuni fatti.

Fiat è detenuta dalle banche (per intenderci le stesse che erano pronte a mettere soldi per comprare un’azienda decotta come Opel, ma che non prestano un euro alle piccole e media aziende per i loro investimenti). Il debito è superiore alla metà del patrimonio netto ed è stato abbassato fortemente anche grazie a quella che dalle mie parti si definirebbe una “ladrata”: una penale di 1.5 miliardi di dollari che tre anni fa GM (chissà perché non parteggiavano per Fiat nell’affare Opel?) ha pagato per non aver dato seguito all’accordo di collaborazione con Fiat stessa (non è proprio il core business di una casa automobilistica).

Nel decennio che va dal 1991 al 2001, Fiat ha beneficiato di circa 10 miliardi di aiuti di stato, più o meno i dividendi distribuiti agli azionisti nello stesso periodo (!!?). Nei primi anni del nuovo secolo, non è che sia andata meglio: rottamazioni ripetute e la concessione di una mobilità lunga (7 anni) che ha richiesto decreti ad hoc e che non conosce eguali nel pianeta. Certo, le quote di mercato in questo mesi di crisi aumentano, ma non ci vuole un genio a capire che il segmento in cui prevalentemente opera Fiat, è privilegiato in tempi di crisi.

E allora Fiat che fa: approfitta di questa crisi e si lancia in una specie di caccia planetaria agli  aiuti di stato, una questua organizzata, mascherata da politiche di espansione.

Dopo aver ottenuto l’immancabile rottamazione in Italia, si lancia – come ingenuamente sintetizzato dalla stampa domestica – alla conquista della America, con l’appoggio del populista Obama, che con i soldi dell’industria dell’auto americane ci ha pagato la costosa campagna elettorale. Accordo fatto, Fiat entra, senza soldi (una specialità della casa torinese, già forgiata ai tempi dell’acquisto dell’Alfa Romeo, vero Prof. Prodi?), con il 20% (e un’opzione fino al 35%) nel capitale della “good company” di Chrysler, assieme al governo USA a quello Canadese e al sindacato Uaw. Fiat si ritrova così nel suo habitat naturale, un’ azienda di stato, quale la casa torinese ormai è, almeno da un ventennio.

Ma perché a Fiat è stato permesso di entrare nel capitale a zero euro? Perché la Fiat sarebbe in grado di portare il know how necessario per quella rivoluzione verde dell’auto, che Obama sbandiera ai quattro venti da mesi. Peccato che il know how verde di Fiat (Multiair), non certamente superiore peraltro a quanto sono in grado di fare le case giapponesi e Mercedes, sia stato studiato per le cilindrate basse tipiche della produzione Fiat, ma mai testato per le cilindrate alte e/o altissime delle gamma Chrysler e caratteristiche delle auto americane.

Ed ancora, si dice, Fiat che torna nel mercato americano: c’è la vedete voi una cinquecento nelle strade del Montana o costeggiare il Missisipi? e se la Smart batte la cinquecento a Roma, perché non dovrebbe farlo a New York?

Misteri del super manager in maglioncino blu, che imperterrito si è poi gettato alla ricerca degli aiuti di stato tedeschi con minor fortuna in quanto i tedeschi del know how (per giunta presunto) se ne infischiano e pretendono un po’ di equity, che Fiat non ha.

Smettiamola con questi nazionalismi un po’ provinciali e un po’ naif, Fiat non ha né le risorse proprie, né il portafolio prodotti, né le dimensioni minime critiche, né la diversificazione geografica sufficiente per partecipare al processo di consolidamento del settore auto nel mondo. E soprattutto non deve più sperare che le risorse provengano dalle tasche degli italiani. Fiat faccia la sua battaglia facendo conto su se stessa e il mercato dirà quale sarà il suo futuro.

Per tutto questo e per i residui operai italiani che Fiat ha ancora alle sue dipendenze, sig.ra Merkel, non ci ripensi, dia Opel a chi vuole, ma non a Fiat.

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Commenti
Anonimo
04/06/09 10:24
Articolo Fiat-Opel basato
Articolo Fiat-Opel basato interamente sull'ignoranza del giornalista nel mondo auto e soprattutto nel mondo dei motori. I motori di grossa cilindrata americani hanno una tecnologia che risale almeno a venti anni fà, i nuovi motori che verranno proposti, saranno prima di tutto di cilindrata inferiori (per consumare meno) e non è detto che siano meno potenti, al contrario potrebbero essere più potenti e molto più ecologici. La potenza non è data dalla grossa cilindrata, la grossa cilindrata è solo la mania di gigantismo americana. Prima di scrivere un articolo del genere con certe affermazioni, studi un pochino di più l'argomento ma è possibile che voi giornalisti dovete sempre fare i saputelli su tutto??? Sull' economia, sulla tecnologia, ecc... Lasciate fare ad ognuno il proprio lavoro e voi occupatevi del vostro, riportate le informazioni e per favore prima di spararle grosse confrontatevi con più fonti...
Aurelio
04/06/09 11:00
......
Caro Milton, mi dispiace ma, stavolta, sei riuscito a mettere insieme una quantità industriale di banalità e di c...te Il Know How esiste, eccome, è sempre esistito.. se quel microencefalo di Cantarella non avesse venduto la tecnologia Common Rail a Bosch, oggi il mondo dell'auto in Europa sarebbe molto molto differente..!!! Fiat non è una azienda di stato: oggi è l'unica azienda in europa che non sta prendendo soldi freschi dai governi e nonostante ciò è quella che sul mercato.. sta facendo i numeri migliori... Conosco bene i competitor europei e posso affermare con certezza che Fiat è oggi l'azienda automobilistica al mondo (insieme forse a Ford)con la struttura più snella, flessibile e reattiva... Considera caro Milton che, a parità di attività e volumi, ad esempio, in FGA sono impiegate mediamente un terzo delle risorse umane impiegate da Opel, da PSA o da Renault... Potrei continuare ma.. ogni tanto, diventa molto vero quel detto caro al mio saggio nonno... "un buon tacer non fu mai scritto...!!!"
Anonimo
04/06/09 11:13
giornalismo spazzatura
Chi fa giornalismo (ossia ha il potere-privilegio di informare) dovrebbe farlo con intelligenza, rispetto e conoscenza delle cose, cercando di farlo in modo acritico e oggettivo. Lei invece è solo quaqquaraqqua.
ivanosa
04/06/09 11:53
Fiat
Io dico che Milton ha ragione.La Fiat è un'azienda senza soldi salvata varie volte dallo stato italiano.Ha una montagna di debiti, entrando in società con aziende più indebitate di lei cosa crede di ottenere? Se tutte queste aziende sono decotte ci sarà un motivo e qualcuno dei saputelli mi dimostri che Fiat sarebbe sopravvissuta senza gli aiuti di Stato!
Milton
04/06/09 15:22
Per Aurelio e Anonimo
Non è mio stile commentare i commenti. Tuttavia vorrrei consigliare al il sig Aurelio e al sig. Anonimo a cui piace fare uso industriale dell'aggettivo ignorante, il mio libro di teso universitario di Macchine e Meccanica Applicata alle Macchine esami che ho sostenuto con discreto profitto (e voi?). Ebbene signor Anonimo dire che la potenza è indipendente dalla cilindrata è come affermare che il pc che ha davanti esiste, ma potrebbe anche non esistere!? Si ripassi le formule e poi ne riparliamo. Al sig. Aurelio. Dire che Fiat non prende soldi freschi dal Governo è un'affermazione che si commenta da sola. Per quanto riguarda la presunta struttura snella di Fiat, le dico: Ci mancherebbe altro con quella gamma limitata che ha e con i pianali quasi identici per ogni modello ... Comunque se volete continuare a pagare di tasca vostra i dividendi agli azionisti Fiat e alla familia Agnelli, liberissimi di farlo.
marco
04/06/09 16:18
l'articolo mi trova
l'articolo mi trova d'accordo, credo che finita la crisi la cilindrata media tornerà a crescere, magari non tanto, ma sicuramente non arriveremo a dei motori microscopici. quanto ai motori made in USA non sono poi così tanto vecchi come possono apparire per il loro schema( il motore della Dodge Viper è stato rinnovato nel 2002, a vederlo non sembra perchè lo schema generale a noi europei appare antiquato, cmq ha in comune con il suo antenato solo il numero e la disposizione dei cilindri) La verità e che alla fiat manca nel settore tecnico un altro Ghidella (ve lo ricordate?)
Nicola
04/06/09 18:51
Non sono d'accordo
Per punti - "una “ladrata”: una penale di 1.5 miliardi di dollari [...](non è proprio il core business di una casa automobilistica)" L'attività di M&A industriale tra società dello stesso settore è il core business di ogni azienda. La crescita aziendale è infatti ottenibile sia con crescita interna, che con crescita esterna. Crescere in un mercato maturo è necessario per sopravvivere. Inserire penali nei contratti per tutelarsi è (ottima) market practice per difendersi da un inadempimento. Non conosco le Sue parti, ma evidentemente non sono luoghi in cui si sia mai trattato d'affari in modo serio, se una penale è una "ladrata". - "non ci vuole un genio a capire che il segmento in cui prevalentemente opera Fiat, è privilegiato in tempi di crisi" La quota di mercato di Fiat è aumentata ben prima dell'inizio della crisi, frutto di molti modelli indovinati e di una solida gestione aziendale post 2005. - "know how verde di Fiat (Multiair)" "sia stato studiato per le cilindrate basse tipiche della produzione Fiat, ma mai testato per le cilindrate alte e/o altissime delle gamma Chrysler e caratteristiche delle auto americane" La scommessa è esattamente quella di cambiare la mentalità delle motorizzazioni dall'altra parte dell'Atlantico, puntando su cilindrate minori e maggiore efficienza. Il know how verde non è solo il Multiair, ma tutte le tecnologie e gli accorgimenti che rendono più efficiente una autovettura. Non che, da un punto di vista industriale, produrre solo auto di grossa cilindrata abbia ancora senso, oggi. Inoltre, il fatto che tali tecnologie non siano migliori di quelle di altre case è una Sua valutazione non supportata da alcun fatto esposto nell'articolo. - "i tedeschi del know how (per giunta presunto) se ne infischiano e pretendono un po’ di equity, che Fiat non ha" In realtà si tratta di americani (GM) che richiedono, con 1 giorno di preavviso, un prestito ponte di 400 milioni (abbondanti) di euro per evitare un cash crunch estivo di GM Europa, senza nemmeno offrire in cambio uno straccio di diritto di informazione. Se una penale per Lei è una "ladrata", questa come può essere una pretesa ragionevole? Tra l'altro, Le faccio notare che un prestito ponte non può in alcun modo essere definito "equity". - "Fiat non ha né le risorse proprie, né il portafolio prodotti, né le dimensioni minime critiche, né la diversificazione geografica sufficiente per partecipare al processo di consolidamento del settore auto nel mondo." Fiat, attraverso queste operazioni di crescita esterna, punta infatti ad aumentare il proprio portafoglio prodotti (dice niente Jeep?), a raggiungere le dimensioni minime necessarie per sopravvivere, pari a circa 6 milioni di vetture l'anno (bisogno che il manager che lei sprezzantemente definisce "dal maglioncino blu" ha identificato e affrontato con netto anticipo sulla concorrenza) ed ad ottenere la diversificazione geografica (mercato nord americano) di cui ha bisogno. Per concludere, mi permetto di farLe notare che non è possibile non "partecipare al processo di consolidamento del settore auto nel mondo", come lei auspica, perchè il processo di consolidamento ci sarà in ogni caso. Bisogna solo sceglere se lo si vuole vivere da compratori o da venditori. Rimanere inerti non ha mai dato nessun buon frutto nella gestione di impresa, essere proattivi, invece, si. Saluti.
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