Giovedì 24 Maggio 2012
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Le ragioni delle leggi di guerra

Smantellare la War on Terror sarebbe un grave errore

30 Gennaio 2009

La scorsa settimana il presidente Barack Obama ha firmato un ordine esecutivo per chiudere le strutture di detenzione dei terroristi nella Baia di Guantanamo entro un anno. Tale atto ha rappresentato una sorta di rifiuto simbolico delle politiche dell’amministrazione Bush, ma Gitmo non è l’argomento cruciale su cui concentrare l’attenzione. La vera domanda da porsi è se Obama sosterrà l’architettura legale necessaria a continuare la guerra contro al Qaeda e i suoi alleati jihadisti.

Quello di cui la squadra della sicurezza nazionale di Obama presto si renderà conto è che il sistema giudiziario civile è uno strumento inadeguato per affrontare i terroristi. Le scelte del Presidente Bush – in particolare quella di trattare i terroristi catturati come combattenti di un nemico senza legge, utilizzando un sistema di corti militari per giudicarli – erano dettate dalla reale necessità di proteggere i cittadini americani, non dal disdegno delle norme di legge.

L’amministrazione Bush ha scelto il paradigma delle leggi di guerra perché il diritto internazionale sui conflitti armati conferisce agli Stati Uniti la massima flessibilità per rispondere alla minaccia dei jihadisti, compreso il diritto di attaccare e distruggere le basi di al Qaeda e i suoi combattenti in territorio straniero. Il quadro legale alternativo, rappresentato dall’ordinamento giudiziario penale civile, non è adeguato per numerose ragioni chiave. Chi è sospettato di un reato civile non può ovviamente essere bersaglio di un attacco militare.  Può semplicemente essere soggetto al minimo di forza necessario a effettuare un arresto. Non può – stando al diritto internazionale – essere perseguito attraverso i confini nazionali. Ed infine, ha diritto ad un processo veloce in una sala d’udienza pubblica. Tutte queste norme non possono essere ignorate o modificate senza un emendamento costituzionale.

Inoltre, per la maggior parte dei terroristi catturati semplicemente non è possibile ottenere il tipo e la qualità di prove necessarie per i detenuti nei processi civili. Un giudice del distretto federale ha recentemente concluso che sebbene le informazioni governative riguardo un detenuto fossero sufficienti per fini di intelligence — nel senso che presumibilmente avrebbero potuto sceglierlo per un attacco mortale— non erano però abbastanza per trattenerlo senza un processo.

Neanche sottoporre a giudizio i leader di al Qaeda per reati relativamente minori, ausiliari ai loro principali crimini di guerra (come Al Capone per l’evasione delle tasse) rappresenta la giusta risposta. Sebbene questa strada potrebbe portarli alla detenzione e a scontare la pena, la causa della giustizia e di una chiusura storica alla vicenda richiede che coloro che hanno perpetrato tali crimini vengano accusati e paghino per le loro azioni peggiori. E’ questa l’ottica che ha permeato i processi di Norimberga.

In molti hanno richiesto la creazione di una corte di sicurezza nazionale su base statunitense. Un tribunale del genere sarebbe senza dubbio soggetto a sfide costituzionali, e probabilmente non riuscirebbe a gestire l’incredibile numero dei detenuti tra i combattenti del nemico. Non si tratta solamente di poche centinaia di carcerati a Guantanamo: le forze americane hanno in realtà catturato e processato migliaia di prigionieri nella guerra al terrore, e hanno ancora a che fare con più di un migliaio di combattenti di al Qaeda in Iraq e in Afghanistan, senza contare quanti ancora ne arriveranno negli anni a venire.

Chiaramente è inevitabile che vengano apportate alcune modifiche alle politiche di Bush. Ma ciò che Obama deve tenere ben in mente è che le leggi della guerra formano una rete praticamente ininterrotta. Diversi elementi – il procedimento giudiziario e la detenzione militare, e rigide regole di impegno dettate dalle necessità del combattimento -- si rafforzano a vicenda. Così mentre il presidente può garantire ai detenuti maggiori diritti grazie al processo (le corti hanno già stabilito il diritto ai procedimenti dell’habeas corpus per i prigionieri di Guantanamo), deve però dare seguito ad un sistema di detenzione militare per la maggior parte dei combattenti catturati.

La ragione è che la legge della guerra richiede che ai nemici sia “garantita pietà” – nel senso che i prigionieri devono essere presi se si arrendono.  Ma nel caso in cui gli stessi prigionieri non possano essere trattenuti fino a che cessino le ostilità e debbano essere rilasciati solo per combattere nuovamente, i militari saranno costretti ad un gioco mortale di prendi-e-lascia. Senza un regime di detenzione realmente realizzabile, gli Stati Uniti non hanno il diritto di chiedere ai propri soldati di rischiare la loro vita nei combattimenti: sarebbe come inviare sul campo truppe con equipaggiamenti difettosi.

Dal momento che perseguire sistematicamente i terroristi catturati in tribunali civili rappresenta qualcosa di irrealistico, è necessario mantenere in qualche modo una sorta di sistema di corti militari per i detenuti, senza preoccuparsi che vengano chiamati commissioni militari o corti marziali speciali. Questo ordinamento militare, con nuova forza, deve essere diretto a perseguire quei combattenti del nemico che sono stati catturati per aver commesso crimini di guerra contro le truppe americane e contro i civili. Il fatto che nessuno degli individui arrestati dagli statunitensi in Iraq e in Afghanistan ad oggi sia stato portato davanti alla giustizia, anche nei casi in cui ci sono prove sufficienti per procedere con l’accusa, è qualcosa che non ha precedenti nella storia e che rappresenta un vero schiaffo in faccia alle truppe americane impegnate nei combattimenti. Concedere l’immunità de facto ai criminali di guerra va anche contro le norme legali internazionali. Repubblicani come il senatore John McCain e il senatore Lindsey Graham, che hanno criticato alcune politiche di Bush, devono far sentire la loro voce in modo ancor più forte in merito all’argomento in questione.

Questo sistema di detenzione e di processi militari dovrebbe trovare applicazione anche all’interno dei confini nazionali statunitensi. Non possiamo limitare il paradigma legale militare solamente alle operazioni oltremare. Al Qaeda ha già preso di mira con successo il territorio americano, e potrebbe farlo nuovamente. I combattenti stranieri che entrano negli Stati Uniti per attaccarli non dovrebbero avere nessun diritto in più rispetto a coloro che fanno lo stesso in tradizionali campi di battaglia più distanti.

Questo duplice standard d’azione non solo crea esattamente incentivi sbagliati per i nostri nemici, ma è anche legalmente insostenibile. La Corte Suprema ha indicato la volontà di estendere la protezione costituzionale a coloro che sono detenuti laddove gli Stati Uniti esercitano un sufficiente livello di controllo, e questa normativa può facilmente essere estesa oltre Gitmo.

Infine, la nuova amministrazione non può comportarsi come se il sistema di giustizia militare per i prigionieri fosse vergognoso, come un vecchio zio matto nella soffitta. Si tratta piuttosto di leggi di guerra legittime, che come tali vanno trattate.

Gli oppositori di Bush hanno denigrato questo sistema per circa otto anni. Molti di loro ora hanno assunto il potere, e con il potere arrivano le responsabilità – soprattutto quando lo scopo è quello di proteggere gli americani dai loro nemici.  

 

© The Wall Street Journal
Traduzione Benedetta Mangano

David B. Rivkin e Lee A. Casey, entrambi giuristi, hanno servito come esperti al Dipartimento di Giustizia con Ronald Reagan e George W. Bush.

Commenti
beta
31/01/09 14:56
Ma quale Terror
Vogliamo dire una volta per tutte che questa santa guerra al terrorismo è stato un modo per giustificare, agli occhi dell'opinione pubblica, politiche che, altrimenti, mai sarebbero potute essere perseguite (tra cui 2 guerre)? La paura è il più forte strumento in mano ai governi e, se opportunamente utilizzata, permette di far ingoiare ai cittadini macigni come restrizioni delle libertà o violazioni della vita privata. Prima di parlare di terrorismo (non metto in dubbio il fatto che esista) chiediamoci se la sua sconfitta e una maggiore sicurezza valga la perdita di libertà a cui, sembra, ci stiamo incamminando. Diceva Benjamin Franklin: "Chi rinuncia alla libertà per una maggiore sicurezza, non merita ne l'una ne l'altra cosa e le perderà entrambe".
Algonautic
31/01/09 17:51
Ecco chi sono i responsabili!
E hanno anche il coraggio di esporre ancora le loro tesi folli sulle pagine dei giornali. Questi due pseudo-giuristi americani, dunque, hanno fatto parte dello staff dei consiglieri di Bush e sono dunque quelli che hanno contribuito a condurre l'amministrazione americana negli ultimi otti anni ai tragici "errori" che lo stesso Bush ha dovuto mestamente ammettere alla fine del suo secondo mandato. Non condivido neanche una parola di quest'articolo che mi sembra (questo sì!!) davvero lugubre, che ha una visione degli USA (e del mondo) in perenne conflitto, e per questo non può rinunciare a carceri speciali, magari dove si tortura o si uccide in modo frettoloso, perchè di fronte alla sicurezza degli americani non c'è diritto costituzionale o umano che tenga. La tesi folle è dunque che, in barba a qualsiasi diritto internazionale anche penale, per la sicurezza dei cittadini americani servono solo e unilaterlamente le leggi di guerra degli USA che consentono interventi militari sempre, dovunque, senza dover giustificare niente al resto del mondo. In qualsiasi posto della Terra ci sono minacce per gli americani, si deve andare con qualsiasi armamento e si uccide senza alcuna remora di civili incolpevoli o si fanno prigionieri che non hanno diritto ad alcun processo, per loro ci sono carceri speciali dove c'è tortura e morte. Questa follia grondante di sangue e di ingiustizia non ha per nulla reso i cittadini americani più sicuri, li ha reso semmai pi+ odiati dal resto del mondo che non sopporta più le prevaricazioni e la cieca violenza e vuole un mondo, all'alba del terzo millennio, sempre più orientato verso la civiltà e non verso la barbarie. La politica di questi pseudo-giuristi, lungi dunque dall'aver aumentato la sicurezza, ha solo arrichito le potenti corporation di armi e di eserciti privati che in questi anni sono quelli che hanno fatto i migliori profitti nella crisi dell'economia. E i cittadini americani si sono solo ritrovati più poveri, con un bilancio pubblico strozzato dalle ingenti spese per la war on terror e per un'amministrazione che massimamente impegnata su questo tragico fronte ha trascurato di intervenire sul sistema capitalistico interno divenuto intanto sempre più marcio, fatto di banche e assicurazioni che hanno prima truffato i cittadini e poi sono anche fallite mettendo alla porta i loro impiegati. Per fortuna l'America ha voltato pagina. Non sarà facile per Obama affrontare i gravi problemi interni ed esterni lasciati sul tappeto dall'amministrazione Bush. Ma rimane la speranza per i tanti cittadini americani e del resto del mondo che hanno capito gli errori e vogliono una politica davvero diversa.
Anonimo
31/01/09 19:55
Condivido le considerazioni...
Condivido le considerazioni politiche e giuridiche espresse nell'articolo e per questo mi pongo la domanda: faremo in tempo, noi italiani, noi occidentali e gli stesi americani a pentirci di queste decisioni che sanno tanto di demagogico e di improvvisazione e sopratutto, farà in tempo a pentirsene il Presidente degli Stati Uniti ? Saluto con non poca tristezza. A.L.T.
Anonimo
04/02/09 15:28
@ beta
Io spero solo che tu stia scherzando! Come se il terrorismo non esiste? O vuoi dire che l'ha creato l'Occidente e quindi si merita ciò che gli sta capitando?
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