Giovedì 24 Maggio 2012
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Stabilità e semplificazione del quadro politico

Sacconi difende il governo ma ora pensiamo alla legge elettorale

4 Agosto 2010

In un’intervista al Corriere della Sera il ministro per il Welfare Maurizio Sacconi, partendo da un’analisi della politica economica del governo, ha fatto il punto in modo incisivo sulla situazione politica generale determinatasi dopo la rottura tra Fini e Berlusconi. Illustrando come l’Italia sia riuscita a fronteggiare in modo efficace la dura crisi economica in atto, Sacconi ha sottolineato che per raggiungere tali obiettivi è risultata essenziale la stabilità e la continuità dell’azione di governo. Una stabilità che adesso è a rischio.

A suo parere molti hanno remato contro tale prospettiva. "Ci sono ambienti – ha detto Sacconi – che impazziscono all’idea che Berlusconi possa completare i cinque anni". Attaccando a tutto azimut, il ministro ha tracciato un rapido identikit di questa colazione antistabilità: "Finanzieri impiccioni, moralisti con altri e magnanimi con se stessi, che hanno in cagnesco il popolo elettore anche perché il popolo elettore ha in cagnesco loro"; sotto accusa anche "una sinistra ideologizzata, consapevole che nel confronto bipolare non vincerà più". Una situazione che si è riverberata anche sul piano interno del centro-destra quando, a proposito dell’atteggiamento del presidente della camera, ha osservato che "questi ambienti hanno trovato sponda in qualche ambizione interna"

Capiamo perfettamente la foga polemica del ministro, che vede a rischio l’azione governativa, mentre pensava di poter lasciare un segno riformatore lavorando con calma per un quinquennio. Allo stesso modo condividiamo nella sostanza il contenuto delle sue osservazioni. È vero, c’è una componente parassitaria dell’establishment italiano che non vuole la stabilizzazione politica. Ad essa si accoda una sinistra priva di cultura di governo, di leadership e soprattutto, abituata alle manovre di piccolo cabotaggio e non a lavorare sui tempi medio lunghi. Tuttavia come elettore, ancor prima che come commentatore politico, ritengo lecito porsi qualche interrogativo e rivolgere qualche domanda al governo.

Cosa si è fatto in questi due anni e passa anni per mettere la maggioranza al sicuro da possibili lacerazioni del quadro politico, o da manovre centriste? Poco o nulla. Niente riforma dei regolamenti parlamentari, che all’indomani del voto pareva essere ai primi posti dell’agenda politica. Adesso ci viene detto con naturalezza che i finiani possono fare gruppo parlamentare con trenta o trentatré deputati e dieci, dicasi dieci, senatori.

Lo stesso discorso vale sul fronte delle normativa elettorale. L’unica miserrima riforma volta a ridurre la proliferazione partitica è stata l’approvazione di una mediocre soglia di sbarramento per le elezioni europee. Un misero quattro per cento. Sul fronte delle leggi nazionali nulla è stato fatto e nulla si parla di fare (e taciamo, per carità di patria, sulla spinosa questione delle leggi elettorali regionali, che sono un focolaio d’infezione perché aiutano la proliferazione di liste e listarelle demagogiche).

Adesso ci sarà il generale agosto che consentirà di tirare un po’ il fiato, ma la prospettiva delle elezioni anticipate non appare lontana. Se tale prospettiva dovesse concretizzarsi, occorre chiedere con forza alcune priorità nel programma di governo. Anzitutto che si vari una riforma dei regolamenti parlamentari che non consenta la formazione di gruppi con meno di sessanta eletti alla Camera e trenta al Senato. In secondo luogo, una legge elettorale sanamente selettiva che assicuri di fatto una soglia di accesso in Parlamento solo con il 10 o il 12%.

Infine, il Pdl prima del voto deve presentare una squadra di governo autorevole e andare alle elezioni da solo, senza apparentamenti con nessuno. Solo una drastica semplificazione del quadro politico potrà evitarci il ritorno alla barbarie centrista.

 

Commenti
ignazio locci
04/08/10 08:55
condivisibile l'analisi, ma
condivisibile l'analisi, ma allora con questo sbarramento bisogna reintrodurre le preferenze, e comunque, rimane aperto il problema della selezione della classe dirigente del pdl
vanni
04/08/10 10:45
L'Italia delle riforme
Mi vien da dire che la cosiddetta “seconda repubblica” sia nata da una lotta partitocratica intestina alla “prima repubblica”, piuttosto che da bollori riformatori. I difetti degenerativi della “prima repubblica” si sono conservati nelle persone e nelle strutture, e via via che il tempo passa si evidenziano. L'attenzione di tanto elettorato si indirizza tuttora verso la ricerca dei capri espiatori, distraendosi con l'accensione di sterili - e spesso ridicoli - battibecchi senza costrutto, che nascondono i reali problemi e le pesanti sfide dei tempi. Con il piccolo cabotaggio dei giochi di potere e sottopotere, come qualcuno sveglio ha detto:” Per quanto tempo ancora questo Paese che non avanza rimarrà avanzato?”. Aspettiamo aiuto da Fini, da Bersani, da Follini, da D'alema, da Dipietro...?
Andrea
04/08/10 12:16
si si
il pdl dovrebbe tacere in fatto di legge elettorale, visto che quando si è trattato di votare il referendum per restituire ai cittadini il potere di eleggere i candidati il presidente ci consigliò di andare al mare...
Marco Marcelli
04/08/10 12:48
Vale la pena tentare
Corretto, ma chi avrebbe potuto prevedere che un così repentino deteriorarsi della situazione avrebbe drasticamente accorciato i probabili tempi della legislatura? E poi, con il “clandestume” finiano in casa, quante probabilità ci sarebbero state di arrivare ad un qualche accordo su una nuova legge elettorale? E quante ce ne sarebbero oggi, con Fini entrato nell’orbita del riciclo democristiano? Nuove elezioni potrebbero effettivamente portare ad una situazione di maggiore incertezza, con un Parlamento più bloccato di quanto non sia ora. Ma mai come oggi, di fronte ad un così clamoroso aggiramento della volontà popolare e, soprattutto, ai costi che ne stanno derivando, si può fare leva sul buon senso degli italiani, chiamandoli a compattarsi nelle fila del centro-destra, a confermare piena fiducia a Berlusconi e ad arginare la marea nera della miopia centrista. Vale la pena di tentare.
Anonimo
04/08/10 13:56
Senza fare analisi tanto
Senza fare analisi tanto difficili basta andare ad elezioni anticipate e lasciare che il compagno Fini venga sbranato dagli elettori. A quel punto il Pdl avrà di nuovo una maggioranza stabile
francesca varese
04/08/10 14:23
Fini sbranato dagli
Fini sbranato dagli elettori?? Perchè anche voi credete ai numeri (del lotto) del Berlo?? Ma avete lette ieri cosa ha scritto GA Stella sul Corriere? E oggi ripreso dal Secolo d'Italia. Tutte le previsioni azzoppate del grande illusionista? Su Casini, su Bossi..... Adesso su Fini! Avanti cosi, che porta bene!!
vanni
04/08/10 16:09
Previsioni e visioni
Come vaticina qualche commentatore, ispirandosi al godibile articolo di Stella sul Corriere - articolo poi autorevolmente ripreso sul Secolo d'Italia, nuovo e ultimo breviario della sinistra - a proposito di sondaggi, scongiuri, corsi e ricorsi storici, smorfie e sibille toscane, si staccheranno dunque dal PdL a frotte elettori delusi dal tradimento di Berlusconi, questo poveraccio che da una quindicina d'anni non ne becca una? Restando in tema, voglio dire - e mi vergogno un po' a confessarlo - che credo fermamente e luciobaranamente che Bersani Dipietro D'alema Franceschini e Casini (quest'ultimo in particolare, ma avete visto che faccia quando aggrotta la fronte per parlare?) portino sfiga. Anche io ho le mie visioni.
Anonimo
05/08/10 10:50
Finalmente questo governo
Finalmente questo governo farsesco cade. Ora andiamo al voto, per chi ci crede, e crede che in Italia il voto serva. In realta' il nostro (bel)paese e' quello in cui si comprano e scambiano piu' voti, manco fossimo in Africa o Sudamerica. Qui ci sono regioni dove alcuni partiti (vedi Sicilia) vincono con proporzioni non realistiche neanche in Burundi. Eh si', il voto, la grande illusione! Qui da sempre pilota la mafia, e continuera' a farlo, a prescindere da chi, onestamente, continua a votare.
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