Non più tardi di un anno fa, queste colonne segnalarono ai propri lettori la follia fiscale che aveva preso corpo in Sardegna sotto le insegne della “tassa sul lusso”. Deprecabile il presupposto – quello, per l’appunto, di tassare il lusso – e la demagogia politica che ne costituiva l’immancabile corredo. Queste stesse colonne esultarono quando, mesi dopo, la Corte Costituzionale stroncò il tributo, innescando una corsa generalizzata alle istanze di rimborso da parte dei contribuenti già incisi dall’iniqua gabella.
Oggi, mentre i conti della Sardegna sono alle prese con le istanze di rimborso, Soru ci riprova. Lo fa con una tassa sulle imbarcazioni da diporto, o, meglio, su alcune imbarcazioni da diporto, quelle da riccastro. Chi segue i dettagli tecnici dell’intera vicenda assicura che questa volta i consulenti di Soru hanno fatto tesoro della mazzata al precedente giro di giostra. Questa volta l’involucro formale dell’imposta è scritto in maniera più fine, e non è detto che la mannaia del giudice cali una seconda volta.
Un team di consulenti più scaltri, dunque, e molto meno baccano sui giornali – l’anno prima si erano scomodati anche sardi d’eccezione come Paolo Savona. Per Soru, sulla carta, le cose sono filate più lisce che in passato. Ma se si passa ai conti, il responso è invariato?
Per intanto, ricorda uno strepitoso editoriale ferragostano de Il Foglio, il mercato ha già fatto da sé. Nel senso che i porti sardi quest’anno si sono vistosamente svuotati: mancano le imbarcazioni da diporto più voluminose (quelle, per inciso, candidate a beccarsi la nuova tassa di Soru). SPA-RI-TE! Via, tra schiuma delle onde, alla faccia degli esattori che le attendevano seduti sulle bitte delle banchine.
E’ la dura legge del mercato, baby. Quella stessa legge per cui il Signor Würth, grandissimo industriale e mecenate tedesco, ha fatto sapere che potrebbe alzare clamorosamente i tacchi e lasciare il clima di persecuzione fiscale che tira in Germania di questi tempi (Frankfurter Allgemeine Zeitung del 29 luglio scorso).
Non c’è che dire: nulla di peggio che parlar di tasse in pieno agosto. Eppure i giornali di massa pare non sappiano trovare altro pur di avvincere i propri lettori. “Dagli al ricco”, suona il ritornello di sempre, e in tempi di crisi economica tira come non mai. Non sia mai, dopo tutto, che venga a mancare il capro espiatorio di sempre proprio ora!
In Italia, in mezzo alle tante sassaiole ideologiche, non poteva mancare l’ennesimo report che - a Olimpiadi ancora in corso - ci incorona reginetta assoluta degli evasori. Con, in più, il veleno nella coda: evasione particolarmente forte tra gli industriali, così i soloni. E intanto, Repubblica e Corriere della Sera giù duri, a riprendere con titoloni hard boiled lo studio.
Quella degli industriali evasori è la solita favola che ci viene propalata da anni (oltre all’immancabile tiritera contro professionisti e partite IVA in genere). Una volta tanto viene da solidarizzare con Confindustria che, per bocca di Beretta, ha subito sparato ad alzo zero contro il “teorema bolscevico”.
Ma quest’anno in spiaggia fa caldo, parecchio caldo, e la gente non si scompone più di tanto: probabilmente ha piene le tasche della solita storiella. C’è da sperarlo, quantomeno.



Soru
Parlare di dati no?
Bravò, Renato!!!
a proposito...
sospetto...
riccastri
ricchi?
Sciocchezze
Soru mette nel mirino le imbarcazioni . . . . . .