Martedì 9 Febbraio 2010
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Stati Uniti, il paese di Dio e delle Chiese libere

9 Marzo 2008

Un recente sondaggio, pubblicato questa settimana dal Pew Forum on Religion and Public Life, riguarda il panorama religioso americano e conferma la tendenza al dinamismo dell’esperienza religiosa statunitense, favorito dalla diffusione delle Chiese libere. I dati riportati sono in controtendenza rispetto all’Europa, dove l’osservanza della religione cristiana si è andata inesorabilmente assottigliando a causa del legame di tipo concordatario tra lo Stato e le Chiese.

Circa il 60% degli americani ammette che la religione è “molto importante” per loro. Questo dato è rilevante, specialmente quando confrontato al 12% dei francesi e al 25% degli italiani. Lo studio descrive infatti l’America come un “mercato religioso competitivo”, all’interno del quale l’84% dei cittadini statunitensi si riconosce in uno tra le centinaia di varie forme religiose - dal giudaismo ai pentecostali, dall’islam ai mormoni.

Forse il dato più sorprendente è che il 44% degli adulti negli Stati Uniti hanno cambiato religione in un determinato momento della propria vita. Ci sarebbero motivazioni per considerare preoccupante questo elemento: tra tutte, il fatto che la gente che abbandona una fede per un’altra può essere più disposta ad appagare desideri effimeri di soddisfacimento di una qualsiasi spiritualità, piuttosto che cercare di vivere seguendo gli obblighi morali di un gruppo religioso o i dettami di una dottrina. Il fatto che quasi un terzo degli intervistati dichiari di aver sposato qualcuno appartenente ad un credo differente sembrerebbe confermare che la fede è divenuta più una questione di coscienza individuale che una tradizione o un cammino verso la continuità.

Esiste ciononostante qualcosa di notevole all’interno di una tale eterogeneità religiosa. In altre parti del mondo, le differenze religiose sono sovente causa di violenza o ostracismo. In America invece, si onora il principio della tolleranza religiosa che le ha generate. I dati statistici forniti dal sondaggio Pew riguardo al cambiamento di fede potrebbero dunque non indicare una certa frantumazione spirituale, bensì rappresentare un emblema di libertà.

È opportuno infatti notare che un terzo dei “convertiti” del sondaggio sono passati da una congregazione protestante ad un’altra. In breve, ciò significa che l’America non sta complessivamente rinunciando ad una religione autorevole a favore di banalità New Age. Inoltre, la metà degli americani che sono cresciuti senza un’educazione religiosa hanno cercato la fede nell’età adulta. È chiaro che i cittadini statunitensi sono fermamente convinti che esistano quelle che possiamo definire “verità religiose” e che valga la pena passare il loro tempo a cercarle. Ci dispiace, caro Hitchens.

Il sondaggio promulgato dal Pew conferma ciò che gli studiosi dicono già da anni riguardo ai perdenti e ai vincitori dell’“economia religiosa”: le religioni che avanzano maggiori pretese nei confronti dei propri seguaci sono quelle che crescono più rapidamente. Le principali Chiese protestanti - con le loro convinzioni salvifiche lassiste, le meno rigide norme riguardo al comportamento sessuale e i loro sermoni sulla giustizia sociale - sono in rapido declino, in particolar modo dai primi anni Novanta. Il numero degli iscritti alle Chiese evangeliche più tradizionaliste continua a crescere.

All’interno della Chiesa cattolica si sta verificando una dinamica simile. In generale, il cattolicesimo sta perdendo rapidamente membri, in particolare fino ad un terzo della popolazione cattolica di nascita. Allo stesso tempo, attrae consensi specificamente tra i cittadini stranieri (quasi prevalentemente gli ispanici), che guardano spesso a parrocchie e sacerdoti più conservatori. Vorremmo spingere i nostri amici a destra, che vogliono limitare l’immigrazione, a guardare alla salute delle nostre chiese. 

E poiché stiamo seguendo questa linea di ragionamento, vale la pena considerare le accuse che ci muovono i nostri detrattori in patria come all’estero, i quali affermano come gli americani siano in realtà moderni crociati, impegnati a imporre con la forza in ogni parte del globo la propria concezione del mondo. Beh, se esiste una singola persuasione “americana”, questa è la convinzione che gli uomini “sono dotati dal loro Creatore di certi diritti inalienabili”. Ma la teoria che ci vede come risoluti sostenitori di una singola ideologia male si allinea con lo studio del Pew, il quale invece presenta un paese ricco di dozzine di religioni di nicchia, che si esprimono attraverso credenze diverse e variegate, e lo fanno libere da ogni coercizione.

© Wall Street Journal

Traduzione di Alia K. Nardini

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