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Eurabia

Sull'immigrazione il governo è sulla strada giusta

9 Giugno 2008

Prima o poi tutti i nodi vengono al pettine. Il conto della dimensione e  dell'urgenza dei problemi che stanno per mettere in ginocchio l’intera economia del mondo occidentale si intrecciano con il vertiginoso aumento del prezzo del greggio e la massiccia immigrazione e ancora una volta, come il dopo 11 settembre 2001, la soluzione è affidata alla lungimiranza ed alla saggezza del
governo Berlusconi.

E’ pur vero che buona parte del sovrapprezzo del greggio dipende dai Paesi energivori come la Cina e l’India ed anche dalla prospettiva dell'esaurimento dell'energia estrattiva, tuttavia ci sfugge che la radice di questo bubbone affonda nelle politiche miopi e lassiste del trentennio trascorso. Con la
stretta imposta all’immigrazione illegale fino a renderla reato, il Governo certamente non avrà dimenticato che siamo caduti in un tranello, studiato a tavolino, dal cartello dei Paesi produttori di petrolio, che prende le mosse al tempo della costituzione dello Stato di Israele e si radica nella grande crisi energetica dell’inverno 1973. E' come se l'Occidente, incapace di perseguire degli interessi comuni, avesse abdicato al potere del cuore e della ragione con la controversa “questione islamica".

Il retroscena del ricatto subito da parte dei paesi produttori di petrolio, ce lo ricorda Bat Ye'or (Giselle Littman), nel suo “Eurabia” - come l'Europa è diventata anticristiana, antioccidentale, antiamericana, antisemita - testo che ha ispirato la nostra Oriana Fallaci. Questa signora egiziana, di nazionalità inglese, ha utilizzato il termine Eurabia da un preciso progetto politico promosso dalla omonima rivista fondata a Parigi nel 1975 a seguito della guerra del Kippur. L'ideatore del “Piano Eurabia” è Lucien Bitterlin, noto militante “pro-arabe”, presidente dell'Associazione per la solidarietà franco-araba, esecutore e finanziatore del Comitato Europeo di Coordinamento delle Associazioni per l'amicizia con il Mondo Arabo, un’organizzazione forse ancora attiva presso l’attuale Unione Europea.

Mentre infuriava l’aggressione araba impegnata ad estendere il nazionalsocialismo nasseriano sulla neo-democrazia israeliana, i rappresentanti dell'OPEC riuniti a Kuwait City, per punire l’Occidente per la sua politica filo-israeliana, che moralmente stava sostenendo lo Stato ebraico, decidono di utilizzare il petrolio come arma di pressione. Imposero l'embargo riducendo le forniture al lumicino quadruplicandone il prezzo fino a provocare una crisi energetica senza precedenti. In tal modo accelerarono il progetto integrazionista parigino: un ricatto inaudito in cui, per la prima volta, un
paese vincitore soccombe alla coercizione dei vinti. Ad un mese da quell'intollerabile gesto, Georges Pompidou e Willy Brandt ritennero che fosse necessario ed utile promuovere una solida amicizia con quei Paesi, proponendo “petrolio in cambio di braccia da lavoro” (leggi immigrazione musulmana): una
ghiotta occasione per estendere il califfato sul territorio europeo. A quest'incontro ne seguirono altri con i rappresentanti della Lega Araba a Copenhagen, a Bonn, a Parigi, a Damasco, a Rabat:  tutte manovre tese a sancire la “svendita” dell'Europa al Cartello musulmano ed ampiamente documentate nella rivista Eurabia.

Secondo la Bat Ye'or: “Il fine era quello di creare una identità culturale mediterranea pan-euroaraba che permettesse la libera circolazione di persone e merci e determinasse in modo pesante le politiche migratorie nella Comunità Europea”. Sennonché il risultato della politica dell’UE degli ultimi decenni,
il cui progetto originario era “l’idea di garantire la pace in Europa, è stato invece rimpiazzato dall’altro progetto di ispirazione francese di unire l’Europa ed il mondo arabo in un unico blocco economico, politico, culturale e strategico contro Israele e gli USA” [atti del convegno 14 giugno 2007 presso la Biblioteca del Senato della Repubblica promosso da Marcello Pera]. Non a caso il cartello dei Paesi del Golfo stanno ammassando nei nostri forzieri bancari buona parte degli ingenti profitti petroliferi per poi apprestarsi ad acquistare pezzi di banche e di industrie al miglior prezzo, dopo aver strozzato la nostra economia.

Le sanatorie, l'aumento delle quote d’ingresso, offrendo persino alloggi e asili nido gratis, buoni bebè e altri privilegi e agevolazioni riservati a stranieri che non vogliono integrarsi, discendono da questi trattati che l'Italia del compromesso cattocomunista supinamente ha adottato. L’ultimo atto intimidatorio ci è stato rivolto da Saif El Islam, figlio del leader libico Muammar Gheddafi, quando al momento della formazione del nuovo governo, ha tentato di impedire con minacce diplomatiche la nomina a ministro di Roberto Calderoni. Ma Berlusconi, senza farsi intimidire peraltro anche dalla Lega araba, ha tirato dritto per la sua strada. Con questa mossa finisce l’epoca della sovranità limitata del nostro Paese; finisce la tolleranza all'ingresso alle frontiere di sconosciuti e di questo passo, ci auguriamo, finirà anche la costruzione incontrollata di moschee che nel tempo si sono rivelate covi di fazioni politiche che si contendono il nostro suolo e il più delle volte diretti da sedicenti capi spirituali privi di controllo e da oscuri personaggi provenienti dalle madrasse del Pakistan e dello Yemen finanziate con i petrodollari dei regimi sauditi, ma che nulla hanno a che vedere con la cultura e la civiltà del mondo arabo le cui tracce sono ancora presenti in molte regioni europee.

Bene infine ha fatto Berlusconi a rispondere alle critiche del Vaticano e dell’ONU convertendo il decreto sul reato di immigrazione clandestina in disegno di legge affidandolo al dibattito dei rappresentanti della sovranità popolare. E’ un monito che Bruxelles dovrebbe riconsiderare con grande attenzione.

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Commenti
marco bianchi
09/06/08 11:33
Sarà.Io tutta questa
Sarà.Io tutta questa lungimiranza non la vedo.Sul reato,Berlusconi, subito dopo aver votato il disegno di legge,ne ha preso le distanze.L'immigrazione continua ad essere vista nei suoi aspetti di risorsa economica,senza,a parer mio, una vera analisi,e come problema di ordine pubblico.Non come problema di quantità complessiva e di identità del paese.Insomma il libro citato,probabilmente non lo hanno neppure letto o considerato fantapolitica.
youssef
09/06/08 15:13
basta
caccia al uomo nero Un grande economista italiano ha detto che grazie ai lavoratore stranieri, legale o non, che l'Italia paga ancora pensioni e sanità e manda avanti lavoro artigianato e industriale e servizi .lavoro che non piaccia più a nessuno in Italia. Allora a tutta questa forza di lavoro che produci ricchezza al nord e al sud o ce rispettate o prima e poi fremo scioperi a oltranza e lotta politica contro questa barbarica disinformazioni La mafia la criminalità organizzata italiana in Italia e nel mondo non e invenzione del immigrato non e il male di questa terra Non indossate lo straniero la colpa dei vostri male Basta sentirsi superiore di rizza e di fede stiamo vivendo stesa clima dei anni 20 Più rispetto; tanti di noi e gia cittadino da sempre lavora e paga la tassa Fino adesso ce sentiamo cittadini di seria B Ma ricordate quello che e stato per i vostri nonni e genitore di sofferenza terribile quando si sono immigrati in america Australia Germania Poi prima di parlare di questa minoranza di microcriminalista di clandestini che con una operazione normale seria di polizia si può stroncare senza legge speciale e allarmismo in giustificato Ma i politici dalla lega alla PDL alla AN non possano vincere se non attraverso un falso e grave allarmi sociale Lanciando veri criminale operano in tutta Italia ( mafia da diversi tipi ) per fare la caccia al uomo nero. Roushdy youssef Giornalista Traduttore
francoazzurro
09/06/08 17:57
Una reazione inconsulta
Youssef, forse non hai ben afferrato il senso dell'articolo. Nessuno ce l'ha, nè ce l'ha mai avuto con il nero. Quando per far ubbidire i figlioletti i nostri nonni evocavano l'uomo nero, si è perso nella notte dei tempi. Se c'è qualcuno che ha nulla da temere è proprio lo straniero onesto e rispettoso delle nostre leggi; anzi dovrebbe essere il primo a combattere i suoi connazionali mascalzoni come noi combattiamo i nostri. Se lo rileggi attentamente con animo sereno, ti accorgerai dove potrebbero risiedere le radici dei mali di "Eurabia", dallo sfruttamento che molti di voi subiscono, all'instabilità sociale che sta scombussolando l'intero Vecchio Continente. ...E pensare che è noto in tutto il mondo quanto l'italiano sia tra i popoli più tolleranti ed accolgienti...!
tacitus
10/06/08 06:49
Il Sig,Yussef sputa nel
Il Sig,Yussef sputa nel piatto dove mangia. Si ricordi che in questo Paese xenofobo e razzista, sono oltre 3 milioni i soggetti come lui che hanno modo di avere un lavoro ed un'esistenza libera e dignitosa. Si ricordi inoltre che in Italia è ospite e come tale deve rispettare leggi,usi ed opinioni dei Cittadini che lo hanno accolto. Se poi, dovesse trovare l'esistenza nel nostro Paese infelice,frustrante,discriminatoria e senza speranza, gli consiglio di pensare al paese da dove è venuto.
Claudio V.
10/06/08 08:47
ignoranza
@youssef: Certo che ci vuole proprio tanta crassa ignoranza per paragonare l'attuale situazione italiana al clima che si respirava in Europa negli anni 20, forse è il caso di studiarsi un po' di più la storia e documentarsi su ciò che gli ebrei subivano in quegli anni (e anche nei precedenti) prima di fare assurdi ed offensivi paragoni...
Claudio V.
10/06/08 08:57
Stato sociale
Inoltre youssef, vogliamo forse parlare di quanto gli immigrati beneficino del nostro stato sociale nonostante non abbiano, prima del loro arrivo in Italia, mai versato tasse allo stato italiano?
francesco
10/06/08 14:27
x youssef
Ha visto che vespaio di critiche ha sollevato il suo pensiero sconclusionato e irriverente? Ha visto quanta soddisfazione? Sa almeno domandarsi se questo linguaggio le sarebbe stato permesso nel suo paese d'origine? Ha perso un'occasione per tacere e fare il proprio dovere come tantissimi italiani da secoli fanno per offrire anche a voi un'esistenza dignitosa, cose che i vostri governi non vi consentono. Le sarei grato se un giorno riuscirò a sapere se lei, in segno di collaborazione col paese che lo ospita, (sempre che, oltre che giornalista-traduttore sia anche il segretario di una comunità araba in italia), abbia mai individuato tra i suoi aderenti qualche "testa calda", come qualunque cittadino rispettoso della libertà altrui, corretto e amante della serenità quotidianamente fa. Io non credo che lei non conosca i termini "taqyya" e "fathua": sa bene a cosa voglio alludere. Se questo è l'insegnamento che sapienti giureconsulti inculcano nelle vostre menti, allora capisco perchè avete tanto livore verso il diverso da voi...!
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