La BCE invita il governo italiano a darsi obiettivi più ambiziosi e a tenere dritta la barra nella lotta all’inflazione? Da che pulpito viene la predica!
Diverse volte, nel passato recente, queste colonne hanno puntato il dito contro le politiche sottotraccia della Banca Centrale Europea (BCE). La quale, predicando di lotta all’inflazione e rigore monetario, ha di fatto salvato il sistema bancario spagnolo dal tracollo “comprando” – perlopiù si tratta di garanzie a fronte di finanziamenti erogati - 100 miliardi di crediti cartolarizzati, probabilmente immobiliari, ad altissimo rischio di insolvenza.
In generale, poi, ha fatto salvataggi opachi negli ultimi sei mesi, con bombe di liquidità, tanto da produrre un rischio elevato di inflazione prospettica.
La BCE, insomma, si è messa in pancia un mucchio di robaccia e per evitare la crisi bancaria ha preso rischi inflazionistici del tutto contrari alla propria linea ufficiale conservatrice.
Per un verso, infatti, la linea di condotta della BCE non si scosta dalla tradizione della Bundesbank tedesca: controllo ferreo sull’inflazione, e politica dei tassi rigida. Per un altro verso, la stessa opera con metodi opachi.
Tra gli economisti che si trovano a ridosso della questione, il nodo principale era se rendere pubblica la cosa o no. In realtà ormai, da tempo, i banchieri centrali hanno ammesso di aver aggravato il problema.
Già il 15 maggio scorso, Yves Mersch, membro del consiglio della BCE, affermò in un discorso pronunciato all'International Capital Association a Vienna che la BCE "studia molto attentamente se non si stia verificando uno specifico deterioramento del collaterale" che la BCE accetta per i suoi fondi. Mersch ha riferito che il tipo di collaterale attualmente accettato "è fonte di forti preoccupazioni". "Si tratta di azzardo morale ... e il nostro compito non è acquisire il controllo del mercato. Questo significa che occorre una exit strategy".
Inoltre, la BCE ha attuato questa stessa politica non solo in Eurolandia, ma anche fuori dai propri confini. Il Financial Times riferisce ad esempio che Macquarie Leasing, una branca di una banca australiana, ha cartolarizzato in euro una parte di crediti del settore auto in modo da portarli allo sportello della BCE. La banca islandese Glitnir sta completando la procedura per una Collaterized Loan Obbligation di 890 milioni di euro al solo scopo di ottenere i fondi BCE.
"I banchieri che operano nel settore cartolarizzazioni riferiscono che l'attività principale è la strutturazione dei bond che possono rientrare nelle operazioni di liquidità della BCE", ha scritto il Financial Times del 16 maggio.
La decisione della BCE di porre un freno al mondezzaio delle garanzie sui finanziamenti arriva molto tardi, solo la scorsa settimana, con la previsione di requisiti più rigorosi sulle garanzie per i finanziamenti low-cost.
Di tutta la vicenda colpisce, come al solito, l’atteggiamento da demi vierge di Francoforte. Che ha ostinatamente negato le proprie politiche, salvo ammetterle implicitamente con la stretta sulle garanzie della scorsa settimana. E che rinfaccia all’Italia politiche economiche non sufficientemente ambiziose mentre pasticcia allegramente con soldi del contribuente.
Già, da dove arrivano i danari della BCE? Ovviamente dai denari pubblici (italiani compresi ovviamente), oltre 400 miliardi di euro, che alimentano il rubinetto dei finanziamenti targati BCE.


SIAMO IN MANO A DEI PAZZI IN ECONOMIA
Mamma mia quante
Ma Sig. Gallante non è che