Venerdì 10 Febbraio 2012
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Insegnanti nel mirino

Sulla scuola e sui precari la sinistra e i sindacati sono in malafede

28 Settembre 2009
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Se un operaio metalmeccanico perde il lavoro o non riesce, insieme ai suoi compagni, a rinnovare il contratto, se la prende con il suo padrone o, più in generale, con la Confindustria. Non pensa di essere vittima di un disegno perverso della Spectre rivolto a smantellare l’apparato industriale del Paese, cominciando proprio dal suo posto di lavoro. Se vicende analoghe capitano ad un medico ospedaliero o ad un insegnante, ambedue sindacalizzati, la loro reazione è una sola: è in atto un attacco al Servizio sanitario nazionale o alla scuola pubblica. Sono dei maestri nello scomodare le riforme per giustificare i loro normali problemi sindacali.

Prendiamo il caso della scuola: l’inizio dell’anno scolastico ha visto riemergere la protesta degli insegnanti contro il ministro Gelmini e le leggi votate dal Parlamento. Come sempre accade in queste vertenze si danno dei numeri a casaccio e si denunciano vessazioni di ogni tipo. E naturalmente si snobbano i provvedimenti  che il governo ha assunto (per la prima volta) a favore dei docenti precari che non hanno potuto ottenere un incarico annuale. A parte il fatto che dai dati risulta come procede molto a rilento l’assegnazione delle supplenze di durata annuale perché molte vengono rifiutate, è il caso di compiere un check up del personale scolastico (ricordando che le "risorse umane" della scuola pubblica assorbono più del 90% degli stanziamenti destinati al settore). Ci aiuta in tale ricerca uno studio della Fondazione Agnelli, ampiamente commentato dal Corriere della Sera di giovedì 24 settembre. E’ interessante notare, in primo luogo, nel campione, il numero degli insegnanti laureati per ogni tipo di scuola. Nella scuola materna è in possesso di un diploma di laurea meno del 25% degli insegnanti. Nella scuola elementare appena un terzo. Ovviamente la situazione si inverte – ci mancherebbe altro – nella scuola media inferiore (solo l’8% non è laureato) e superiore (solo il 6,9% non ha la laurea). In totale, soltanto il 59,3% ha la laurea, mentre ne è privo poco più del 40%.

Ma in quali materie sono laureati i professori ? Il 42,1% in letteratura, storia e filosofia. Quanto alle altre materie, soprattutto scientifiche, il panorama è desolante: il 4% è laureato in matematica, il 12,2% in scienze, il 3,8% in ingegneria, il 3% in economia, il 2,9% in giurisprudenza, il 7,1% in architettura. E via di questo passo. Come se non bastasse la metà dei docenti si sente inadeguata ad insegnare in classi diversificate e pluriculturali (alla faccia della sinistra che giudica come razziste le proposte di predisporre corsi preparatori prima dell’inserimento dei piccoli immigrati nelle classi). Una percentuale di poco inferiore confessa il proprio imbarazzo nell’utilizzare le tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Non si può dire che da questi dati esca uno scenario confortante per la nostra scuola pubblica. Si dirà che il numero degli insegnanti intervistati (15mila) è troppo modesta per ottenere valutazioni credibili. A questa obiezione la Fondazione Agnelli risponde che si tratta comunque della più ampia analisi degli insegnanti mai realizzata in Italia. Ma le sorprese non finiscono qui. E’ opportuno, infatti, riportare quanto dichiara al Corsera Stefano Molina, coordinatore della ricerca:"In questi tempi di vacche magre, di assunzioni a tempo indeterminato se ne sentono poche. Qui invece parliamo di 50mila ingressi in ruolo nel 2008, 25mila nel 2009: stiamo parlando – aggiunge – del più grande fenomeno italiano di immissione in ruolo a tempo indeterminato nel mondo del lavoro. E il paradosso è che finora non si sapeva bene chi fossero queste persone: il meccanismo di reclutamento è un po’ opaco, lo stesso ministero ne conosce la classe di abilitazione, non i titoli di studio…". Che cosa dire di tutto ciò in rapporto ai tanti luoghi comuni del dibattito? Forse che la sinistra sindacal-democratica è in malafede ? 
 

Commenti
Daniela Santus
29/09/09 14:48
Gelmini vuole così
Ma quale sinistra e sindacati in malafede! La verità è che il Ministro, forse per scarsa competenza, sta inanellando un errore dopo l’altro. Se i maestri di scuola dell’infanzia (materna) e primaria (elementare) sono per la maggior parte senza laurea è causa delle irresponsabili scelte di riduzioni d’organico del Governo. In nome dei bei tempi andati - quando un solo maestro insegnava a leggere, scrivere e far di conto a più di quaranta scolaretti per aula - non sono stati riassunti i giovani neolaureati del Corso di Laurea in Formazione Primaria (quattro anni post diploma quinquennale con accesso mediante prova selettiva: 33 esami – di cui due d’inglese ad altissimo livello, per lo meno a Torino - 200 ore di laboratorio, 400 ore di tirocinio). Anzi, proprio per tenerli il più possibile fuori dal mondo del lavoro, una commissione governativa ha elaborato un progetto che estende a cinque anni il nuovo percorso di studi. Il ministro Gelmini ha più volte sostenuto che non le piace la pedagogia (chissà perché si occupa di istruzione, allora!), ma dalle “nuove tabelle” è chiaro che non le piace nemmeno la geografia, avendo prolungato di un anno l’iter di formazione e ridotto di due terzi i crediti di geografia. Evidentemente è meglio che i futuri discenti non abbiano coscienza e conoscenza del mondo! Se a ciò aggiungiamo l’innalzamento dell’età pensionabile del personale della scuola, il gioco è fatto: i laureati in Formazione Primaria dovranno reinventarsi come clown ai semafori o prepararsi a divenire cervelli in fuga dall’Italia perché, prima di poter insegnare in Italia, trascorreranno almeno due o tre lustri… a voler pensare positivo. In altre parole, per esaltare le eccellenze, il Ministro ha cacciato a pedate gli eccellenti. Così come ha cacciato a pedate la maggior parte degli insegnanti d’appoggio creando vere e proprie situazioni di disagio per quei bambini che ne hanno bisogno e per i loro compagni. Non parliamo poi dell’inserimento di logopedisti, i soli atti a valutare i DSA (disturbi specifici d’apprendimento quali la dislessia, la disgrafia e la discalculia): in Italia – paese dei balocchi – è un sogno che neppure gli insegnanti più speranzosi osano fare. Grazie Ministro, la scuola le è profondamente riconoscente!
Anonimo
29/09/09 17:36
sulla Scuola e sui precari
Tanti motivi, tante ragioni, tanti torti; ma io, che insegnante non sono e che son'anzi ignorante mi domando: non saranno in troppi ad ambire alle cattedre, abbandonando a mani straniere le nostre zolle di terra?
Simone
29/09/09 21:03
Solo la Gelmini
Nell'articolo c'è scritto che più del 90% degli stanziamenti è per gli stipendi. Ma i dati OCSE, tanto cari al governo, dicono che stiamo nella media europea, cioè intorno al 75%. Bah!!!
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