Scrive oggi l’economista Tito Boeri su Repubblica che la dichiarazione di Berlusconi sul fatto che a livello G7 e G20 si considera anche la nazionalizzazione delle banche, “ha fatto precipitare i titoli dei nostri istituti di credito: Unicredit è sceso sotto la soglia di un euro”. A pagina 3 dello stesso giornale il titolo è ancora più esplicito: “Il Cavaliere affonda Unicredit: il titolo perde il 6,4 per cento”
Quel pazzo di Berlusconi verrebbe subito da dire, come fa ad essere così irresponsabile?
Poi l’occhio mi è caduto sull’apertura delle pagine di economia della Stampa di ieri, rimasta per caso aperta sul mio tavolo. Questo era il titolo riferito alla situazione del giorno precedente: “L’Est Europa affonda Unicredit: il titolo vale poco più di euro”. Questa era dunque la situazione due giorni prima che Berlusconi parlasse con Gordon Brown di banche e nazionalizzazioni. Nell’articolo della Stampa si riferiva del crollo di Unicredit, che mercoledì scorso aveva perso il 6,5 per cento e si aggiungeva che da inizio anno il crollo era complessivamente del 35,70 per cento, passando appunto dal valore di 3,08 euro a 1,049.
Il titolo di oggi di Repubblica, “Il Cavaliere affonda Unicredit” appare dunque un po’ azzardato, come le analisi di Boeri sullo stesso giornale. Ieri in realtà, il titolo Unicredit aveva seguito il suo “normale" corso a ribasso. Secondo Repubblica invece questo ennesimo calo sarebbe da attribuire alla frase di Berlusconi e al fatto che, come si legge sempre a pagina 3, la “fondamentale precisazione” che l’ipotesi di nazionalizzare le banche non riguardava gli istituti italiani era arrivata fuori tempo massimo. Altrimenti, lascia intendere il giornale, le cose sarebbero andate meglio e il titolo avrebbe forse recuperato.
Difficile credere che le cose stiano effettivamente così. Tanto che oggi, mentre scrivo, e con la "fondamentale precisazione" pubblicata da tutti i giornali, Unicredit perde oltre l'8 per cento. Piuttosto sembra che Berlusconi e Brown abbiano annuniciato una semplice verità e cioè che davanti all’inusitata portata di questa crisi (ormai non più solo finanziaria) ogni misura, anche la più inimmaginabile, deve essere presa in considerazione senza ubbìe ideologiche. D’altronde quello che il Cav. ha solo ipotizzato è quello che sta già accadendo in gran parte d’Europa a cominciare dalla Gran Bretagna e in America. Solo in modo scoordinato, sull’onda di continue emergenze e senza un piano operativo coerente e condiviso. Brown per il G20 e Berlusconi per il G8 hanno invece fatto sapere che in questi autorevoli forum si sta tentando di comprendere se quelle stesse operazioni possono essere fatte non gli uni contro gli altri ma in virtù di un disegno complessivo.
Ho il sospetto, ma solo il sospetto perché non sono un esperto, che in realtà il fatto che i titoli bancari italiani siano così depressi non dipenda tanto dalla minaccia di nazionalizzazioni, come dice Repubblica, quanto dal fatto che in italia – come ha detto Berlusconi – queste siano ritenute meno probabili o meno necessarie. Infatti, nel mondo nuovo e impensabile che si sta aprendo davanti ai nostri occhi, quel poco di fiducia residua tra i consumatori e gli operatori sembra orientarsi sempre più verso quelle banche che hanno alle spalle maggiore presenza pubblica.
Il dio dei liberali e dei liberisti mi perdoni se azzardo simili ipotesi, ma preferisco sfidare la sua ira piuttosto che aggiungermi al canto malevolo dei suoi corifei dell’ultim’ora.


fischi per fiaschi
w berlusconi, w i comunisti