Giovedì 24 Maggio 2012
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Sulla pena di morte al braccio destro di Saddam

Dopo tanto sangue l'Iraq democratico dovrebbe salvare Tareq Aziz

27 Ottobre 2010
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L’Alta Corte Penale di Baghdad ha condannato a morte Tareq Aziz, ex-vice premier ed esponente di spicco del regime di Saddam Hussein, “per il ruolo da lui svolto nell’eliminazione dei partiti religiosi”. Per lunghi anni, in Iraq, Aziz è stato il braccio destro di Saddam: i due, giovani militanti del partito Ba’ath, si erano conosciuti negli anni cinquanta, e a quell’epoca risale il loro sodalizio politico. Aziz è uno dei volti più celebri dell’ex-regime iracheno, in quanto ha spesso sostenuto le ragioni di Saddam all’estero: unico esponente cristiano in un governo sunnita, celebre resta il suo incontro con Papa Giovanni Paolo II del 14 febbraio 2003, quando espresse (in extremis) al Santo Padre “la volontà del governo iracheno di collaborare con la comunità internazionale”.

Le cose andarono diversamente. Caduta Baghdad, il 24 aprile 2003 Aziz si consegna all’esercito americano e viene rinchiuso nel carcere di Camp Cropper dove rimane fino al gennaio 2010, per poi essere trasferito in ospedale in seguito a complicazioni cardiache. In sette anni di prigionia, Aziz è finito più volte dietro al banco degli imputati: nel marzo 2009 è stato condannato a 15 anni di reclusione per aver ordinato l’esecuzione di 42 commercianti sciiti; pochi mesi dopo, altra condanna: 7 anni per aver contribuito a pianificare la deportazione dei curdi dall’Iraq settentrionale. Ieri, l’ultima sentenza: Tareq Aziz verrà impiccato per aver preso parte alla sanguinosa repressione dei partiti sciiti filo-iraniani nel corso degli anni ottanta.

Per gli europei, figli di Beccaria, è difficile accettare la sentenza. Il realismo, però, ci impone di prendere atto che la cultura e le leggi irachene prevedono la pena di morte: secondo il rapporto annuale 2010 di Amnesty International, “almeno 366 persone sono state condannate a morte, portando il numero totale delle persone in attesa di esecuzione ad almeno 1100, comprese almeno 900 che avevano esaurito tutte le possibilità di ricorso”. Europei rappesentati dal nostro presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che si trova in visita di stato in Cina e dal ministro degli Esteri, Franco Frattini, che è insieme a lui, sostengono la richiesta dell'Alto Rappresentante per la politica estera dell'Unione Europea Catherine Ashton e annunciano la richiesta all'Iraq di bloccare l'esecuzione.

Insomma, è difficile spiegare a un popolo che manda al patibolo per reati comuni - tra cui, spiega Amnesty, “coinvolgimento in attacchi armati, omicidio e altre azioni violente” - che proprio il braccio destro di Saddam Hussein potrebbe (e dovrebbe) essere salvato, per il bene superiore del paese.

Giovanni Di Stefano, legale di Aziz, ha presentato un’interpellanza urgente in quanto “la sentenza è stata emessa senza la salvaguardia degli interessi della giustizia e senza gli strumenti normalmente disponibili in appello”. Catherine Ashton, a nome dell’Unione Europea, ha ricordato che “la pena di morte non è accettabile”, e ha annunciato che chiederà al governo iracheno di sospendere la sentenza. Ma la di là degli appelli, l’Iraq dovrebbe graziare Tareq Aziz prima di tutto per sé stesso: dopo 25 anni di dittatura, dopo una guerra dolorosa, dopo anni di attentati sanguinosi, salvare il braccio destro di Saddam è un modo per dimostrare di essere diversi e migliori, per voltare pagina senza versare altro sangue. Perché quello che sporca le mani di Aziz è più che sufficiente.

Commenti
petergower
26/10/10 19:26
sono d'accordo.
sono d'accordo.
Unomino
26/10/10 20:28
Dei delitti e delle penne
Chi detiene il potere può permettersi di ignorare le istanze del Beccaria. L'Iraq è uno stato civetta e Saddam Hussein si illuse di poter sfuggire al controllo Usa. Se gli americani avessero voluto che Saddam restasse in vita così sarebbe stato. Invece lo hanno consegnato al braccio del boia per evitare che col tempo spifferasse le responsabilità Usa nello scacchiere mediorientale e nella fattispecie rivelasse il giro partita sul petrolio iracheno. Haziz fu catturato quasi contemporaneamente all'avvio dell'invasione terrestre. Perché finora è stato risparmiato? La condanna per il delitto più grave, quello per crimini contro l'umanità, gli è costata quindici anni di carcere, più altri sette per le deportazioni curde. Non la vedo facile una condanna a morte per motivi religiosi in ambiente sciita. Per me Haziz è oggetto di un mercato e qualcuno ha soltanto alzato la posta ben conoscendo le reazioni garantiste dell'occidente.
Lev
27/10/10 01:39
Hang him high
HE'S GOTTA HANG.
AnNA
27/10/10 07:33
TAREQ AZIZ
Non sono molto d'accordo sulla mobilitazione mondiale che dovrebbe salvare Tareq Aziz dalla morte. L'Iraq è una assai fragile democrazia, che ha bisogno anche di far percepire alla popolazione di aver chiuso col passato e con i personaggi che lo hanno incarnato per anni e anni sanguinosi e terribili. Se dovesse graziarlo, deve essere una decisione soltanto irachena. Questa mobilitazione invece non la vedo per tutti i condannati a morte innocenti OGNI GIORNO in Iran , e non sento nessun capo di stato europeo che sia realmente preoccupato per l'ingerenza nefasta iraniana , che a breve si insedierà in Iraq, dopo averla già messo sotto tutela la Siria , il Libano e la Turchia, con conseguente esportazione del terrorismo e destabilizzazione perenne del M.O. Una vita umana per noi occidentali è importante , ma non è più importante pensare a salvarne molte in futuro?
valerio
27/10/10 13:40
Rimango sempre sconvolto dal
Rimango sempre sconvolto dal fatto che nonostante siano passati 7 anni, e nonostante sappiamo benissimo che l'invasione iraquena è stata totalmente pretestuosa(DOVE ERANO LE ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA?!), ancora si stia qui a parlare di Saddam e Tareq Aziz come pericolosi criminali stragisti. MA di cosa parlate? Ma quali mani sporche di sangue? Avete mai ascoltato l'altra campana? No, abbiamo sempre e solo ascoltato la voce degli americani e dei loro complici europei(Vedi Tony Blair). LA deportazione curda è una balla. La repressione dei partiti religiosi filoiraniani è da mettere nel contesto del conflitto iran -iraq . Strano : lo scia' assassino khomeini agli USA stava tanto simpatico....dai ragazzi, non ci caschiamo sempre!!!
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