Venerdì 10 Febbraio 2012
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Vento del Nord

Torino e Milano fanno pace anche grazie alla Gelmini

16 Novembre 2009

L’apertura di un dialogo ravvicinato tra il Politecnico di Milano e quello di Torino costituisce la base per un’iniziativa che se darà frutti, segnerà una tappa importante per la vita economico-culturale dell’Italia del Nord ovest. E’ un’ipotesi che nasce direttamente dalla linea riformatrice impressa all’università da Maria Stella Gelmini.

Senza costringere gli atenei a cercare razionalizzazioni, valorizzazioni della ricerca, implementazioni degli investimenti, oggi si procederebbe come negli ultimi decenni con la proliferazione delle sedi locali veri luoghi di clientelismo, innanzi tutto per le basi elettorali dei rettori, con aumenti del personale compiuti su logichine corporative e di potere. Invece cominciando a premiare la qualità e combattendo gli sprechi, si spinge a far rendere le ricerche e all’efficienza. E’ evidente quante sinergie potranno stabilirsi (oltre tutto con due città che tra qualche settimana saranno unite con più treni ad alta velocità che consentiranno di muoversi tra un luogo e l’altro con un’ora di viaggio) tra due centri di ricerca e formazione di particolare eccellenza. Probabilmente il modo più ragionevole di agire sarà quello di dare vita a iniziative “puntuali”, più che a fusioni di qualche tipo. E le iniziative potrebbero collocarsi su tutto il tracciato Torino – Milano, come supporto a una ricca struttura produttiva insediata su questo asse.

Nei rapporti tra le due città di solito i torinesi riescono a essere più incisivi perché pur rappresentando una realtà più ristretta per ricchezza e popolazione di quella milanese sono più compatti, hanno un centro di potere preminente come la Fiat a cui corrisponde una leadership municipale carismatica. Si consideri Mito-settembre musica, stagione di spettacoli sui quali la città della Madonnina, una delle grandi capitali mondiali della musica con la Scala e un sistema ampio e articolato di orchestre, ha finito per mettersi al traino dell’“autunno musicale” che si svolgeva sotto la Mole. E così è andata in tanti campi (a cominciare del peso torinese esercitato per lunghi anni sul Corriere della Sera). Un’inversione di tendenza invece è stata l’operazione di fusione di Banca Intesa con Banca San Paolo, dove il peso milanese-lombardo grazie innanzi tutto a due personalità rilevanti come Corrado Passera e Giovanni Bazoli è stato molto superiore. Anche recentemente quando si è aperto un varco tra Passera e Bazoli, e un abilissimo Angelo Benessia (l’uomo del Lingotto e di Chiamparino alla testa della Compagnia San Paolo primo socio di Intesa San Paolo) ha tentato di aprire un varco ai “torinesi” la manovra è stata bloccata. Per ora l’uomo forte resta Passera e tra le sue truppe ha schierato, un po’ a sorpresa il lombardissimo Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo e già principale alleato di Bazoli: è stato quest’ultimo, che sta ancora crescendo – nonostante grandi capacità dimostrate sin dagli anni ’80 - in finezza politica, a trattare una tregua (magari una vera propria pace, si vedrà in seguito) sia con Bazoli sia con un Giulio Tremonti, pur infuriato perché Intesa San Paolo non aveva utilizzato i suoi “bond”.

Ad aiutare la pax lombardo-piemontese (e quella passerian-tremontiana) un “romano” come Gianni Letta. Comunque, qui, su al Nord, il potere di Passera è in crescita: è lui il punto di riferimento di Gianni Riotta, che farà un Sole 24 ore che non si vende ma che continua a pesare politicamente. E’ stato Passera a salvare la vita – almeno per ora - di Franco Bernabé in Telecom Italia . Ed è riuscito a salvare la propria dai temutissimi pm milanesi che lo volevano cucinare per l’affaire Risanamento. In fin dei conti l’unico colpo che non è riuscito a fare, tentato anche grazie a un buon rapporto con Silvio Berlusconi (vedi operazione Alitalia), è la difesa (d’intesa con Luca Cordero di Montezemolo) di Paolo Mieli al Corriere della Sera.

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