Venerdì 10 Febbraio 2012
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Nel Pdl c'è uno scontro di idee ma le fondamenta non vanno toccate

6 Aprile 2009

Giovedì scorso serata di gala della fondazione “Farefuturo”; sabato lettura annuale della fondazione “Magna Carta”. Ho preso parte ai due appuntamenti. Mi sono così reso conto che nel PdL è in corso un dibattito politico-culturale sulla modernità e i suoi problemi. Questo confronto passa per gli interventi congressuali, per i convegni, i dibattiti e l’attività di diverse fondazioni. E’ sobrio e rispettoso. Non ha bisogno di ricorrere ad anatemi né di produrre fazioni e liti intestine, come è accaduto nel Pd: alla faccia di chi ha parlato di “pensiero unico”.

Questo dibattito ha un punto di partenza, che è anche una consapevolezza condivisa: l’agenda del nuovo secolo è drasticamente cambiata e comprende temi diversi da quelli con i quali a lungo siamo stati abituati a confrontarci.

Problemi quali l’immigrazione, la società multi-religiosa, la sfida antropologica si trovano oggi al centro delle preoccupazioni di quanti cercano di comprendere il domani. Il tutto, sullo sfondo di una crisi che ha messo in dubbio le sorti progressive del capitalismo e ha spiegato come il mercato sia un insieme complesso di regole che vanno rispettate. Non certo uno spirito selvaggio che si afferma contro tutto e contro tutti.

Di fronte a questo scenario, nel centro-destra iniziano a intravedersi due differenti risposte. La prima è quella che punta su una secolarizzazione ritenuta inevitabile. Da qui un approccio apparentemente più laico sui temi della bio-politica; la convinzione che i problemi dell’immigrazione possano risolversi con una buona dose di tolleranza; le aperture alle presunte ragioni dell’islam, anche il più estremo, in quanto questo sarebbe destinato a seguire la stessa sorte del cristianesimo: scolorirsi progressivamente fino a divenire null’altro che un vago riferimento culturale.

La seconda risposta, invece, è quella di quanti ritengono che il nuovo secolo, per non ripetere gli orrori del precedente, abbia bisogno di una riscoperta non ideologica di senso. E che tale riscoperta possa venire dalla valorizzazione del proprio trascorso e del significato della tradizione: non come pretesa egemonica nei confronti di altre culture ma, quanto meno, come punto di tenuta. In questa prospettiva, si guarda alla storia anziché ai diritti e si rivendica la libertà intesa come responsabilità personale, contro quanti vorrebbero invece derivarla da codici e pandette. E l’integrazione s’intende più nel segno del rispetto dovuto e preteso, che in quello della tolleranza. Il dialogo tra le religioni, infine, si concepisce concedendo al sacro ciò che gli spetta, senza bisogno di auspicarne una ineluttabile secolarizzazione.

Il confronto è aperto e va affrontato senza presunzione e soprattutto senza complessi di superiorità. C’è però una condizione che tutti dovrebbero tener presente e impegnarsi a non far venire meno. Non si può confondere una crisi profonda dovuta a cause congiunturali che hanno avuto epicentro negli Stati Uniti, con una crisi strutturale del liberal-capitalismo o, addirittura, della liberal-democrazia.

Queste sono le colonne d’Ercole che nessuno deve osare superare. Perché, in caso contrario, quel che è un dibattito interno legittimo e stimolante finirebbe per mettere in dubbio le ragioni fondanti dello stare insieme. E farebbe venir meno il vero vantaggio che in Italia il centro-destra ha storicamente assunto sulla parte avversa: aver compreso cosa è accaduto nel mondo a partire dal 1989; aver avuto il coraggio di affermarlo usando parole come “anti-comunismo” e “mercato”, a lungo bandite dal lessico ufficiale; aver fatto i conti con gli errori passati della propria parte traendone tutte le conseguenze.
Per questo, e solo per questo, abbiamo oggi la possibilità di continuare a interrogarci sui problemi aperti partendo da consapevolezze comuni più forti della durezza di una crisi, per quanto profonda, lunga e difficile questa possa essere. Non scordiamolo. Facciamo tutto ciò che serve per non disperdere questo patrimonio.

Commenti
Algonautic
06/04/09 13:55
Vogliamo essere un po' sinceri?
Dico quali sono le mie verità (ripeto, le mie, non verità assolute). 1) Emigrazione. Qui non ci vuole nè la tolleranza (concetto troppo "cristiano" per essere applicato da chi fa della religione solo un'ipocrita bandiera ideologica) nè il "rispetto dovuto e preteso" (concetto formale e retorico senza alcun costrutto), ma ci vuole razionalità. E dunque l'Italia è un paese in forte calo e invecchiamento della popolazione. Senza correnti immigratorie di giovani che da noi ce ne sono sempre di meno e hanno poca voglia di fare molti lavori (quelli manuali, per ora) l'Italia non va avanti dal punto di vista lavorativo. Il fenomeno dell'emigrazione è irrefrenabile e inevitabile; bisogna cercare di dominarlo, non demonizzarlo. 2) Bioetica. Su questo tema chi si considera di destra o, comunque, anti-sinistra e tiene ben in conto il valore delle libertà personali, deve capire che se è vero che la vita è un diritto supremo e al di sopra di tutto, d'altro canto si possono creare casi di "dignità della vita" che risultano essere del tutto personali o familiari e su questi non è possibile intervenire per decreto, anzi è meglio che le istituzioni pubbliche facciano un passo indietro. 3) Religioni e secolarizzazione. Qui si entra in un discorso cultural-ideologico piuttosto astratto per cui evito commenti. Spesso però dietro apparenti guerre di religione si nascono ben più terreni interessi materiali... 4) Crisi economica. Questo è il punto più scottante ed è per me difficile dire fino a che punto sia crisi "congiunturale" o "di sistema". La democrazia non è in discussione, anche se è diventata anche questa una condizione con infinite declinazioni, fino alla possibilità di averne solo in apparenza. Per quanto riguarda il "liberal-capitalismo" a me (e non solo a me) appare sempre più marcio e lascia dietro di sè sempre più macerie. Al di là della retorica, vedremo se è un sistema che sarà capace di autoriformarsi o finirà per crollare sepolto dagli stessi squilibri che sempre più crea nel mondo...
dimitri buffa
06/04/09 16:40
Il vero ideologo, del caciocavallo, sei tu..
speriamo che prevalgha Fini, intendo dire negli apparati, perchè tra gli elettori e la gente comune non c'è gara, le vostre pseudo ideologie identitarie sono minoritarie e disprezzate da tutti.. Fini sta vivendo una seconda gioventù poltica e presto saremo tutti con lui per mandare in cantina quelli come te, la Roccella ecc. C'è l'Udc, iscrivetevi da Casini e lasciate a noi la libertà..oltre che il partito relativo .. andate a giocare al laico devoto da qualche altra parte
Salvatore
06/04/09 17:18
La parola "mercato" mi pare
La parola "mercato" mi pare che l'abbiate dimenticata quando si è trattato di "salvare la compagnia di bandiera". E anche quando si scendeva in piazza insieme ai tassisti di Roma, o si candidava in Parlamento il loro capetto, Loreno Bittarelli (per fortuna, non eletto).
Guido Guastalla
08/04/09 13:43
Neel PDL c'è uno scontro di idee
Sono d'accordo con il commento del Sen.Quagliariello. Il tema è sicuramente centrale e da approfondire. Non ho il tempo di intervenire oggi perché fra poco inizia Pesah, la Pasqua ebraica. Ma una osservazione l'anticipo. Da più di tremila anni si celebra Pesach, la liberazione dalla schiavitù d'Egitto, da duemila la Pasqua cristiana, la trasposizione simbolica dell'agnello pasquale da salvatore di un popolo a salvatore dell'umanità. E su queste fondamenta, di speranza nella redenzionefinale di natura messianica che si regge la nostra civiltà; questo senza nulla togliere alle altre tradizioni e civilizzazioni. Ma non è possibile,giusto e tantomeno utile annullare noi stessi, rinunciare al nostro passato per rispettare gli altri. Finiremmo per non rispettare noi stessi e neppure gli altri. Guido Guastalla Presidente Ass.Società aperta Livorno/Fond.Magna Carta Assessore alla cultura Comunità ebraica Livorno
Andrea B
08/04/09 16:04
Chi non è con noi ...
Leggendo l' intervento dell' onorevole Quagliarello sembrerebbe quasi che chi, nel PDL non si riconosce nella corrente (mi spiace usare questa parola, ma tant'è) conservatrice e filo cattolica, abbia allora idee uguali al centro sinistra: compattamente tutti buonisti in tema d'immigrazione, arrendevoli con l'islam, ed anche su posizioni più moderate in tema di bio-politica. E quindi, in qualche maniera posizioni che non ne rappresentino i veri e fondanti valori... Accomunare chi critica legge 40, ddl su fine vita con chi accoglierebbe a braccia aperte l'islam è quanto meno pretestuoso ed ovviamente sbagliato. I maggior critici dell' invadenza musulmana si trovano tra i laici, mentre i catto-integralisti si troverebbero alquanto in sintonia con certi mullah "anti modernisti".
Modesto D'Aprile
12/04/09 07:10
Mi chiamo Modesto
Mi chiamo Modesto D’Aprile, ho 57 anni, sono sposato con Assunta e abbiamo quattro figli, sono Primario Oncologo a Latina e ho partecipato al Congresso fondativo del PdL di Roma, mia prima esperienza politica; desidero intervenire sugli argomenti contenuti nell’intervento del Sen. Quagliariello, anche perché toccano il motivo essenziale per il quale ho deciso di entrare in politica. A) alcune premesse: •sono un cristiano e i cristiani come, sin dai primi secoli ricorda Diogneto, partecipano alla vita pubblica come cittadini. •i fedeli laici non possono abdicare alla partecipazione alla vita politica, destinata a promuovere, in maniera organica ed istituzionale, il bene comune •Tommaso Moro, patrono dei governanti e dei politici, ha testimoniato la dignità inalienabile della coscienza e ha affermato, con la sua vita e con la sua morte, che l’uomo non si può separare da Dio, né la politica dalla morale •lo scenario attuale è caratterizzato dalla fine di una epoca ma da una incertezza per la nuova B)l’analisi della situazione attuale porta, a mio avviso, ad alcune considerazioni: Il relativismo culturale e il conseguente pluralismo etico portano come inevitabile conseguenza la sensazione che tutte le possibili concezioni della vita hanno un eguale valore e che la tolleranza, comunemente intesa, prevede la rinuncia ad esercitare un proprio diritto. Con ciò si lascia spazio ad un laicismo intollerante che, di fatto, nega la possibilità di un’etica naturale. L’anarchia morale che ne consegue porta, come conferma la cronaca di tutti i giorni, al libertinismo e all’individualismo più sfrenati con la prospettiva inquietante della sopraffazione del più forte sul debole. Il bene comune, invece, si fonda sulla dignità ontologica della persona umana e comprende la promozione e la difesa, tra l’altro, di: •la pace e l’ordine pubblico, •la libertà e l’uguaglianza, •il rispetto della vita umana e dell’ambiente, •la giustizia, la solidarietà, la sussidiarietà, •la famiglia, fondata sul matrimonio A tal riguardo la “laicità” indica l’atteggiamento di chi rispetta le verità che scaturiscono dalla conoscenza naturale sull’uomo che vive in società, anche se tali verità siano nello stesso tempo insegnate da una religione specifica. Esiste una norma morale, radicata nella natura stessa dell’essere umano, con il cui giudizio valutare ogni concezione dell’ uomo, del bene comune e dello Stato. A fronte di questa la “ laicità “ va intesa come autonomia della sfera civile e politica da quella religiosa ed ecclesiastica, ma non da quella morale ! C)la condizione necessaria per una azione politica parte dalla convinzione che la vita democratica ha bisogno di fondamenti e di principi etici per loro natura non negoziabili: su di essi si gioca il bene integrale di ogni singolo uomo ! Quali sono le esigenze etiche fondamentali ed irrinunciabili ? Il rispetto della vita umana, dal concepimento al suo termine naturale La tutela e promozione della famiglia, fondata sul matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso La garanzia della libertà di educazione per i figli La tutela sociale dei minori Il diritto alla libertà religiosa Questi non sono valori confessionali ma esigenze etiche radicate nell’essere umano appartenenti alla legge morale naturale non esigono, in chi le difende, la professione della fede cristiana In sintesi la tutela dei diritti della persona è la condizione e il fine della partecipazione dei cittadini al governo della cosa pubblica Per concludere il mio contributo, sono convinto che: nella Politica c’è bisogno di uomini che siano modelli credibili che affrontino, di fronte ad una opinione pubblica sempre più frastornata, ardue sfide e gravi responsabilità e che diano il loro contributo alla costruzione di una nuova società, con scelte chiare a favore della famiglia, dei giovani, degli anziani e degli emarginati La tutela dei diritti di ogni persona umana deve rappresentare il punto di riferimento costante di ogni retta azione politica Un auguruio a tutti per la S. Pasqua Latina,12 Aprile 2009 Dott. Modesto D’Aprile modesto.daprile@libero.it
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