Venerdì 10 Febbraio 2012
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No della Camera all'arresto di Cosentino

Nuovo strappo sulla giustizia,
tra Fini e Berlusconi è gelo

11 Dicembre 2009
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Il termometro della politica, per un giorno, corre lungo l'asse Bonn-Roma. Dal podio del congresso del Ppe Silvio Berlusconi lancia un affondo contro i giudici e la Corte Costituzionale ma incassa lo smarcamento di Fini che gli chiede chiarimenti e le preoccupazioni del Quirinale che parla di "violento attacco a istituzioni di garanzia previste dalla Costituzione".

A Montecitorio l'Aula dice due no: all'arresto del sottosegretario Cosentino e alle mozioni si sfiducia firmate Pd, Udc e Idv.  Ma al di là delle coordinate geo-politiche, la temperatura fuori e dentro la maggioranza resta alta. E' sull'intervento del premier a Bonn che si riapre la questione con Fini, al punto che nei capannelli dei deputati in Transatlantico si torna a parlare dell'ipotesi voto anticipato letto e interpretato come unica via realistica per sanare definitivamente gli strappi tra i due co-fondatori del Pdl, ormai sempre più distanti.

Dalla Germania il premier chiama in causa "il partito dei giudici" che si muove d'intesa con la Consulta, composta per buona parte da esponenti di sinistra come la parte politica degli ultimi tre presidenti della Repubblica - scandisce il Cav. -  divenuta ormai "organo politico". Con un punto chiave: la sovranità spetta al popolo, e il popolo ha eletto un presidente del Consiglio che merita rispetto, soprattutto dinanzi a un paventato assedio messo in atto dai poteri forti e da parte della magistratura. Un'anomalia, il conflitto tra politica e giustizia che la maggioranza intende risolvere mettendo mano alla Costituzione, scandisce Berlusconi che si definisce "un premier con le palle". Diversa la posizione della terza carica dello Stato, peraltro in linea con quella del Colle, che al premier chiede di chiarire le sue parole. Ma il chiarimento non  è arrivato, tutt'altro, e la replica è immediata: "Non c'è nulla da chiarire, sono stanco delle ipocrisie...". 

Cosa accadrà adesso? Le ipotesi che anche ieri circolavano nella maggioranza sono essenzialmente due: una rottura netta sancita dal ritorno alle urne e in questo senso i rumors ipotizzano un patto di ferro rinsaldato tra il Cav. e il Senatur , oppure una sorta di convivenza tra i due co-fondatori del Pdl che consenta di arrivare a fine legislatura senza grossi traumi e di completare le riforme nell'agenda di governo, a cominciare da quella della giustizia. Certo è che il clima resta teso, al punto che ieri in Transatlantico in molti rilevavano la sensazione che tutto sia tornato a due mesi fa, dopo il no della Consulta al Lodo Alfano.

Il caso Cosentino. Nè arresto, nè dimissioni. La giornata del sottosegretario all'Economia si chiude con un doppio risultato. La richiesta di custodia cautelare, su cui Montecitorio era chiamato a pronunciarsi a scrutinio segreto (come chiesto dall'Udc) riserva un risultato che per lo stesso Cosentino supera le aspettative: 360 no all'arresto contro 226 sì. Conti alla mano, ci sono stati 51 voti in più rispetto ai numeri della maggioranza. Stesso esito nel pomeriggio col voto sulle tre mozioni dell'opposizione che a Cosentino chiedono di lasciare l'incarico al Tesoro. Mozioni respinte, dunque, anche se le astensioni dei finiani Fabio Granata e Angela Napoli potrebbero riaprire nuove polemiche dentro il Pdl. Erano proprio i fedelissimi del presidente della Camera i "sorvegliati speciali", ma al di là delle due defezioni, anche i finiani hanno votato compatti coi colleghi del partito e della Lega. Non a caso il presidente dei deputati Pdl Fabrizio Cicchitto osserva come "dalle votazioni risulta con evidenza che in questo Parlamento lo schieramento giustizialista è minoritario'', mentre il vicepresidente dei senatori Pdl Gaetano Quagliariello si sofferma sull'esito del voto con no superiori ai numeri del centrodestra rilevando come le schede in più "vadano cercate nella nuova maggioranza del Pd". Non solo, il no di Montecitorio all'arresto del sottosegretario "ripropone la preoccupazione seria dell'utilizzo dei pentiti. Già da domani toneremo sul problema". 

Toni diametralmente opposti dai banchi dell'opposizione: Di Pietro boccia senza appello la decisione della Camera mentre per il Pd Orlando la  permanenza di Cosentino al governo "indebolisce le istituzioni''. L'Udc, invece, lascia libertà di coscienza ai deputati nelle votazioni. Nel suo intervento in Aula, Casini richiama l'attenzione sulla fine della prima Repubblica: "Pensiamo davvero che sia morta per i giudici di Mani Pulite? Ci spetta un atto di umiltà e onestà. La Prima Repubblica era morta molto prima, quando si era chiusa in una difesa cieca e assoluta della sua classe dirigente".

Fini ascolta il leader centrista, poi scrive un biglietto che gli fa recapitare da un commesso. Sopra ci sono una frase e un punto esclamativo: "Veramente bravo". Particolare che alcuni berluscones leggono come l'ennesima dimostrazione della "tentazione centrista" di Fini, mentre altri più realisticamente sono convinti che la vera partita l'ex leader di An la giocherà solo a fine legislatura.  

 

Commenti
Anonimo
12/12/09 01:34
LE PAROLE DI BERLUSCONI SONO AGGRESSIONE ALLA DEMOCRAZIA VERA
CHIESA + CRISTIANA ANTICA +CATTOLICA E +APOSTOLICA Diocesi Cattolica Ortodossa di Monza per l'Italia Comunicato Stampa MILANO, 10 Dicembre 2009 - LE PAROLE DEL PRESIDENTE BERLUSCONI SONO UN INNO ALLA DITTATURA DEL PLEBISCITO SIAMO IN PRESENZA DI UN ATTO EVERSIVO AI DANNI DELLA REPUBBLICA COSTITUZIONALE : E' GRAVE INDICARE NEL VOTO POPOLARE IL METRO DI MISURA DI TUTTO! IL POPOLO E CHI LO GOVERNA ESERCITANO LA SOVRANITA' DENTRO IL QUADRO INDEROGABILE STABILITO DALLA COSTITUZIONE! NON E' UN POTERE ILLIMITATO POICHE' ALTRIMENTI DIVENTA DITTATURA PLEBISCITARIA.... SENZA LA GARANZIA DELLE ISTITUZIONI COSTITUZIONALI SI SCIVOLA VERSO LA DITTATURA DEL PIU' FORTE, DEL PIU' RICCO E DEL PIU' FURBO.... LA CHIESA DEL VATICANO, LA CEI, I VESCOVI ITALIANI E TUTTE LE COMUNITA' CRISTIANE DOVREBBERO RENDERSI CONTO CHE STIAMO AVVIANDOCI VERSO IL 1922 QUANDO VI FU LA MARCIA SU ROMA: OGGI C'E' LA MARCIA SULLA REPUBBLICA DEMOCRATICA , DOVE IL POPOLO ESERCITA SOVRANITA' SECONDO LE NORME DETTATE DALLA COSTITUZIONE REPUBBLICANA E NON SECONDO UNA INVESTITURA DEL PREMIERATO ASSOLUTO : ALTRO CHE RIFORMA DELLA GIUSTIZIA - VI SAREBBE LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA SE BERLUSCONI CON TUTTO IL SUO PESO INGOMBRANTE DI SOSPETTI, PROCEDIMENTI PENALI IN CORSO E ACCUSE DI COLLUSIONI MAFIOSE, SI FACESSE DA PARTE DOPO CIRCA 15 ANNI DI DITTATURA MASS- MEDIATICA E CONFLITTI DI INTERESSE INAUDITI E INACCETTABILI IN QUALUNQUE NAZIONE CIVILE, E ANNI DI INSOLENZE E AFFRONTI VERSO I GIUDICI E GLI ORGANI COSTITUZIONALI DELLO STATO - DOPO IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NAPOLITANO E DOPO IL CARDINALE TETTAMANZI E' LA VOLTA DELLA CORTE COSTITUZIONALE AD ESSERE INDICATA COME NEMICA DELLA DEMOCRAZIA : IL DELIRIO DI ONNIPOTENZA DEL CAPO DEL GOVERNO CONTINUA.... Perchè tanti personaggi improbabili continuano a difendere l'indifendibile quando si tratta di Berlusconi? Chi sono tutti questi cortigiani di Corte, che scattano ad ogni giusta obiezione che viene mossa al loro imperatore? PLAUDIAMO ALLA PAROLE DEL PRESIDENTE DELLA CAMERA FINI CHE HA PRESO DRASTICAMENTE LE DISTANZE DALLE PAROLE EFFERATE DI BERLUSCONI. Se Berlusconi decidesse, sua sponte, di farsi da parte allora la Riforma della Giustizia, sempre agognata e invocata, sarebbe già a buon punto: il suo peso personale e ingombrante non permette più nessuna discussione seria, pacata, condivisa, senza secondi fini, di tutta la materia del diritto e della giustizia in questo Paese. I suoi problemi personali con la giustizia e la Magistratura inquinano tutta la discusssione sulle riforme: è inaudito che voglia piegare ogni istituzione dello Stato democratico ai suoi voleri e sfuggire ai suoi doveri di uomo politico, primo fra tutti quello di rispondere ad accuse in sede penale ed in sede giudiziaria, per atti di cui è imputato, come qualunque altro cittadino italiano. La Chiesa Italiana, la CEI, il Vaticano stesso sempre prodighi di ammonimenti e di prediche o filippiche sul rispetto dei valori, sull'etica pubblica, non trovano niente di stonato oggi, mentre un capo del Governo arriva ad insultare persino la Corte Costituzionale? Cosa c'è che non permette ai Vescovi di parlare? La paura di conseguenze? I tanti privilegi economici che Berlusconi promette alla Chiesa Cattolica romana? Fino a che punto può spingersi questa mirata eversione ai danni dello Stato di diritto in Italia, e fino a quando il silenzio politico della Chiesa ai suoi massimi vertici? Vorremmo capirlo... Non capiscono i Vescovi che così facendo è la stessa Chiesa che perde ogni credibilità di magistero e di autorevolezza etica? Hanno fatto qualche significativo iter dentro il quotidiano della gente italiana, per le strade, dove si vive, per sentire quale stima godano loro da parte della comunità civile italiana ? Stanno vedendo come si è consegnata - populo auspicante - l'Italia in mano a personaggi che dimostrano poca o nessuna considerazione della legalità, senza il sentimento personale della vergogna, della decenza, del senso delle Istituzioni civili e democratiche, dell'obbligo morale della testimonianza diretta dei principi invece sempre proclamati in astratto, responsabili di comportamenti inauditi sotto ogni profilo sociale ed istituzionale? Perchè tanti personaggi improbabili continuano a difendere l'indifendibile quando si tratta di Berlusconi? Chi sono tutti questi cortigiani di Corte, che scattano ad ogni giusta obiezione che viene mossa al loro imperatore? Con il discorso di oggi al Parlamento tedesco davanti al Partito Popolare Europeo, si è toccato il fondo. Occorre dire alla Chiesa, e gridarlo se necessita, che un Capo di Stato ha l'obbligo di stare al di sopra di ogni sospetto, e che è venuta l'ora dell'umiltà, della conversione sincera, della metànoia e dell'esame di coscienza dinnanzi alle proprie passate azioni, e non già quello dell'orgoglio senza limiti e della tracotanza davanti a tutto e a tutti. Tutte le Associazioni civili e democratiche del Paese devono muoversi perchè la deriva populista e dispotica di Berlusconi è arrivata all'apice, anche visibilmente oggi dal tono della sua voce e dalla mimica facciale e dalla stessa gestualità, che ricordano quelle di epica memoria fascista, e che il Premier ha platealmente esibito in Germania. Siamo grati al Presidente della Camera Gianfranco Fini che ha preso le distanze dalle parole efferate e sconsiderate di Berlusconi. Una speranza di ripresa delle Istituzioni di garanzia e di espressione democratica, dopo il diluvio di oggi, è forse ancora possibile. "Apres moi le diluge!" ("dopo di me il diluvio") diceva il Sovrano assoluto Re Luigi XIV, ma Berlusconi oggi lo ha superato dopo circa 400 anni : ridicolo e grottesco insieme, follia del potere senza autorità e autorevolezza interiore. CENTRO STUDI TEOLOGICI di MILANO Mons. + Giovanni Climaco MAPELLI Arcivescovo Primate tel. 339.5280021 fax 02. 95.310741 CHIESA DEI SANTI CIRILLO E METODIO IN MILANO Via Govone, 56 M I LA N O
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