Il termometro della politica, per un giorno, corre lungo l'asse Bonn-Roma. Dal podio del congresso del Ppe Silvio Berlusconi lancia un affondo contro i giudici e la Corte Costituzionale ma incassa lo smarcamento di Fini che gli chiede chiarimenti e le preoccupazioni del Quirinale che parla di "violento attacco a istituzioni di garanzia previste dalla Costituzione".
A Montecitorio l'Aula dice due no: all'arresto del sottosegretario Cosentino e alle mozioni si sfiducia firmate Pd, Udc e Idv. Ma al di là delle coordinate geo-politiche, la temperatura fuori e dentro la maggioranza resta alta. E' sull'intervento del premier a Bonn che si riapre la questione con Fini, al punto che nei capannelli dei deputati in Transatlantico si torna a parlare dell'ipotesi voto anticipato letto e interpretato come unica via realistica per sanare definitivamente gli strappi tra i due co-fondatori del Pdl, ormai sempre più distanti.
Dalla Germania il premier chiama in causa "il partito dei giudici" che si muove d'intesa con la Consulta, composta per buona parte da esponenti di sinistra come la parte politica degli ultimi tre presidenti della Repubblica - scandisce il Cav. - divenuta ormai "organo politico". Con un punto chiave: la sovranità spetta al popolo, e il popolo ha eletto un presidente del Consiglio che merita rispetto, soprattutto dinanzi a un paventato assedio messo in atto dai poteri forti e da parte della magistratura. Un'anomalia, il conflitto tra politica e giustizia che la maggioranza intende risolvere mettendo mano alla Costituzione, scandisce Berlusconi che si definisce "un premier con le palle". Diversa la posizione della terza carica dello Stato, peraltro in linea con quella del Colle, che al premier chiede di chiarire le sue parole. Ma il chiarimento non è arrivato, tutt'altro, e la replica è immediata: "Non c'è nulla da chiarire, sono stanco delle ipocrisie...".
Cosa accadrà adesso? Le ipotesi che anche ieri circolavano nella maggioranza sono essenzialmente due: una rottura netta sancita dal ritorno alle urne e in questo senso i rumors ipotizzano un patto di ferro rinsaldato tra il Cav. e il Senatur , oppure una sorta di convivenza tra i due co-fondatori del Pdl che consenta di arrivare a fine legislatura senza grossi traumi e di completare le riforme nell'agenda di governo, a cominciare da quella della giustizia. Certo è che il clima resta teso, al punto che ieri in Transatlantico in molti rilevavano la sensazione che tutto sia tornato a due mesi fa, dopo il no della Consulta al Lodo Alfano.
Il caso Cosentino. Nè arresto, nè dimissioni. La giornata del sottosegretario all'Economia si chiude con un doppio risultato. La richiesta di custodia cautelare, su cui Montecitorio era chiamato a pronunciarsi a scrutinio segreto (come chiesto dall'Udc) riserva un risultato che per lo stesso Cosentino supera le aspettative: 360 no all'arresto contro 226 sì. Conti alla mano, ci sono stati 51 voti in più rispetto ai numeri della maggioranza. Stesso esito nel pomeriggio col voto sulle tre mozioni dell'opposizione che a Cosentino chiedono di lasciare l'incarico al Tesoro. Mozioni respinte, dunque, anche se le astensioni dei finiani Fabio Granata e Angela Napoli potrebbero riaprire nuove polemiche dentro il Pdl. Erano proprio i fedelissimi del presidente della Camera i "sorvegliati speciali", ma al di là delle due defezioni, anche i finiani hanno votato compatti coi colleghi del partito e della Lega. Non a caso il presidente dei deputati Pdl Fabrizio Cicchitto osserva come "dalle votazioni risulta con evidenza che in questo Parlamento lo schieramento giustizialista è minoritario'', mentre il vicepresidente dei senatori Pdl Gaetano Quagliariello si sofferma sull'esito del voto con no superiori ai numeri del centrodestra rilevando come le schede in più "vadano cercate nella nuova maggioranza del Pd". Non solo, il no di Montecitorio all'arresto del sottosegretario "ripropone la preoccupazione seria dell'utilizzo dei pentiti. Già da domani toneremo sul problema".
Toni diametralmente opposti dai banchi dell'opposizione: Di Pietro boccia senza appello la decisione della Camera mentre per il Pd Orlando la permanenza di Cosentino al governo "indebolisce le istituzioni''. L'Udc, invece, lascia libertà di coscienza ai deputati nelle votazioni. Nel suo intervento in Aula, Casini richiama l'attenzione sulla fine della prima Repubblica: "Pensiamo davvero che sia morta per i giudici di Mani Pulite? Ci spetta un atto di umiltà e onestà. La Prima Repubblica era morta molto prima, quando si era chiusa in una difesa cieca e assoluta della sua classe dirigente".
Fini ascolta il leader centrista, poi scrive un biglietto che gli fa recapitare da un commesso. Sopra ci sono una frase e un punto esclamativo: "Veramente bravo". Particolare che alcuni berluscones leggono come l'ennesima dimostrazione della "tentazione centrista" di Fini, mentre altri più realisticamente sono convinti che la vera partita l'ex leader di An la giocherà solo a fine legislatura.



LE PAROLE DI BERLUSCONI SONO AGGRESSIONE ALLA DEMOCRAZIA VERA