Giovedì 24 Maggio 2012
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Incontri al Meeting

Tremonti e Cl s'intendono sul federalismo e molto altro

1 Settembre 2008

È da tempo che Giulio Tremonti si diletta in lezioni sulla concettualizzazione della politica del XXI secolo, e ancora una volta, dal palco del meeting di Cl il ministro dell’economia si è fatto apprezzare per un intervento a tutto campo che ha toccato storia, economia ed etica. Il ragionamento di Tremonti parte dalla consapevolezza del fallimento di tutte le ideologie del XX secolo, ivi compreso, ed è qui l’originalità del pensiero tremontiano, lo schema del mercatismo globalista in auge negli ultimi decenni. La sequenza “mercato unico – mondo unico – uomo unico “ per Tremonti si è rivelata fallace in quanto rea di aver appiattito la realtà e quindi annichilito ogni specificità sociale e prima ancora umana. La direttrice da seguire per rapportarsi al meglio alla complessità della realtà attuale pertanto non è più formula ideologica ma piuttosto formula empirica. Una formula di tipo non universale, ma all’opposto di tipo particolare e quindi capace di prevedere soluzioni ad hoc tutelando un equilibrio per approssimazioni tra principi diversi e potenzialmente divergenti.

 

Dalle parole di Tremonti di fronte alla platea attentissima di Cl ancora una volta è facile evincere che per il ministro la bussola dell’azione dei governi non è più esclusivamente di tipo economico ma passa necessariamente su una visione e su una struttura di società. E naturalmente su questo tipo di idea di società che il Tremonti di oggi converge con il Giussani di ieri e quindi incontra fatalmente il fervore e il plauso dell’universo ciellino. È la concezione della modernità a fare da cemento a questa comunanza di intenti. E c’è innanzitutto la comune consapevolezza che la ragione illuminista non fornisce più spiegazioni sufficientemente esaustive per comprendere e vivere la realtà dei nostri giorni. Così come c’è la coscienza che all’evoluzione tecnica va sempre corrisposta la liceità morale. A emergere è pertanto è una critica ragionata allo sviluppo scientifico, constatato che tale sviluppo non è tutto positivo e non è tutto lineare.

 Per questo la parola, il concetto che lega la lezione di Tremonti allla ricetta proposta da Cl nello slogan “protagonisti o nessuno” è semplicemente “responsabilità”. Responsabilità etica contro il relativismo e il pensiero debole. Responsabilità civile contro il velleitarismo protestatario e la deresponsabilizzazione di massa che il ‘68 ci ha lasciato come pesante e sgradita eredità. E quindi responsabilità della decisione, in tutti i livelli di governo, contro la cultura e la politica del blocco permanente e della democrazia universale. E ancora responsabilità del pubblico tradotta nel concetto di più autorità nella “res” pubblica e responsabilità delle amministrazioni nella forma del federalismo come “foedus” orizzontale e immediatamente prossimo ai bisogni della cittadinanza. Non più mero rapporto verticale tra individuo e stato ma ritorno allo spazio di intermediazione sociale nella famiglia e nella comunità. Un movimento dal basso verso l’alto che capovolge il principio di assistenza ascensionale e solidarista  che punta a smontare il vecchio Welfare State in nome di un Welfare Community che promuova e tuteli il principio del merito, la mobilità sociale,  e le relazione forte tra “persona” e “civium”. Un Welfare, quello approdo della visione ciellina e in quest’ambito ben rappresentato da Tremonti, non semplicemente compassionevole ma anche e soprattutto “responsabile”.

Da Rimini si scorge dunque chiaro e visibile il filo che lega la missione ciellina “dentro” la società  e il progetto di Tremonti, e prima ancora dell’intero governo in carica, più che mai “dentro” la politica: un modello sociale rinnovato ed alternativo che assume una forte e nuova caratterizzazione insieme personale e comunitaria. Il cemento è l’adozione in tutti i centri nevralgici del corpo sociale del principio di responsabilità e di tale fondamento la politica economica  virtuosa e la forma amministrativa federalista ne sono logici corollari. Da un lato infatti gli effetti degli sgravi  e delle riduzioni fiscali oltre a rilanciare l’economia vengono pensati per destinare servizi sociali finalmente diffusi ed efficienti; dall’altro anche il federalismo, coniugato con ampie dosi di sussidiarietà orizzontale, pone l’obiettivo ambizioso di riqualificare le amministrazioni e i territori periferici e vara al tempo stesso il nuovo modo di integrare Stato e cittadinanza all’insegna dell’impegno civile. Della serie “protagonisti o nessuno”.                       

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