Venerdì 10 Febbraio 2012
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Parlando del Sud, è meglio se Tremonti si occupa di politica e non di storia

2 Novembre 2009

Nel suo intervento a Capri, al convegno organizzato dai giovani della Confindustria, il ministro dell’economia ha sciorinato una serie di giudizi sulla storia risorgimentale che lascerebbero perplessi la gran parte degli studiosi dell’argomento. Tremonti ha parlato di conquista del sud, di unificazione fatta con le baionette, di meridione penalizzato economicamente dal processo risorgimentale. Si tratta di banalità pseudostoriche. Il meridione non fu conquistato; la spedizione dei Mille in Sicilia fu sollecitata dai patrioti isolani. Francesco Crispi spese molte energie per preparare il terreno all’arrivo di Garibaldi. La monarchia borbonica, come accade a tutti i regimi autoritari che non conoscono il circuito virtuoso del goverment by discussion, era incapace di riformarsi, come apparve evidente nel 1848 e come risultò ancora più chiaro al momento della seconda guerra d’indipendenza. Il regno meridionale s’infranse al primo urto dei volontari in camicia rossa. Riguardo all’annessione, non ci fu nessuna conquista regia, ma fu il generale genovese, convinto da tempo dell’opportunità di collaborare con la dirigenza del regno sardo (dove c’era un regime costituzional-parlamentare), a favorire il processo di unificazione italiana.

Quanto alla presunta penalizzazione economica, occorre ricordare che il regno delle Due Sicilie era in condizioni di totale arretratezza tanto sotto il profilo delle infrastrutture (la famosa ferrovia Napoli-Portici, lunga una decina di chilometri, era proprietà privata del sovrano); che sotto quello della capacità economica (le poche fabbriche meridionali erano industrie assistite che lavoravano sulla base di commesse statali, ma erano del tutto incapaci di sopravvivere in un mercato aperto). Un discorso diverso si può fare, forse, per il decennio finale dell’Ottocento. Dopo il 1887 la politica tariffaria dei governi, volta a favorire lo sviluppo economico delle industrie settentrionali, penalizzò l’agricoltura meridionale. Ma si tratta di una diversa stagione politica, che va valutata sulla base di altri parametri.

D’altra parte, questi luoghi comuni sono un retaggio della egemonia culturale del partito comunista. All’indomani del dopoguerra gli storici legati alla sinistra, sulla scorta di alcune considerazioni di Gramsci, produssero una vulgata che presentava il risorgimento come una rivoluzione contadina soffocata e repressa dalla forza per accondiscendere agli interessi del capitale. Questa tesi storiografica, confutata da alcuni magistrali interventi di Rosario Romeo negli anni cinquanta del secolo scorso, rispuntava in versione estremista dopo il sessantotto. "L’unità d’Italia come nascita di una colonia", il "sottosviluppo del mezzogiorno come necessaria conseguenza dello sviluppo del nord", questi gli slogan che riassumevano le tesi della nuova sinistra, dove alle suggestioni gramsciane si mescolava Rosa Luxemburg. Si tratta di un arsenale polemico che, ripetuto per decenni, è diventato una sorta di senso comune, offrendo un serbatoio di argomenti anche alle tesi di altre parti politiche. In particolare a quelle del nord oberato da tasse, che ha trovato espressione politica nel movimento leghista. I giudizi di Tremonti si possono riportare a questa temperie, ma non sono essenziali per apprezzare il senso politico del suo intervento, che è stato di tutt’altro tenore. Un uomo politico, soprattutto un uomo politico di governo, va giudicato per le misure che propone e che mette in essere più che per le opinioni storiche o sociologiche con cui le presenta.

Il ministro dell’economia ha ricordato, e siamo nel campo della considerazione cronaca e non della storia, che l’esperienza oramai quarantennale, delle regioni nel sud d’Italia ha "rappresentato un fattore di arretramento". Ha sottolineato che "la questione meridionale è nazionale o non è, non può essere regionale". Passando al campo delle proposte operative ha parlato di sgravi fiscali per favorire l’iniziativa privata. Soprattutto, poi, ha correttamente impostato la questione del ruolo che tocca al governo centrale. Lo Stato non deve farsi imprenditore, ma deve fare lo Stato, svolgendo pochi essenziali compiti: "opere pubbliche, legge e ordine". Si tratta di una visione realistica e sensata del problema meridionale. C’è da auspicare che l’attività del governo segua con decisione le linee sommariamente indicate da Tremonti. Se il retroterra storico che le inquadra non è soddisfacente pazienza. Sarà compito degli storici moltiplicare gli sforzi di chiarificazione per imporre una lettura dell’unità italiana meno mitologica e più aderente ai fatti.

 

 

Commenti
Anonimo
02/11/09 12:14
Risorgimento?
Il signor Griffo dovrebbe forse andare a leggersi un po' degli storici non di sinistra che sulla scorta di una seria documentazione stanno svelando da anni gli altarini del cosiddetto risorgimento: da Alianello (che dapprima -abituato alla vecchia vulgata - ho scambiato per romanzo) al prof. De Mattei e molti altri. Sono cattolici? Oddio, chissà che avranno da nascondere!? Aspettiamo Griffo o Dan Brown?
Daniele Gamberini
02/11/09 16:37
su Tremonti
Mi spiace sig. Griffo, e mi spiace non conoscerla. Perchè se la conoscessi le avrei regalato i documenti dove gli stessi Garibaldi, Cavour, e compagnia massona, parlano delle baionette per la conquista del sud. Detto da me o da Tremonti è aria fritta per lei. Detto da loro, magari, avrebbe maggior risalto nella sua persona.
02/11/09 20:27
l'arroganza dell'ignoranza
Dire che i Borbone erano autoritari, e i Savoia no, è una panzana delle piú grosse, e poi quanta ignoranza, dalle ferrovie, alle fabbriche "assistite" e cosí via. Mi sembra che siano le solite mitologie risorgimentali che ci propinano da 150 anni. Certo c'è sempre gente come Griffo che pensa di presentarcele del tutto acriticamente come grandi novità, e certo che oggi non è poi cosí difficile andare oltre il Sussidiario di Va elementare, certo ci vogliono i mezzi culturali, però, del resto è noto che l'arroganza va spesso di pari passo con l'ignoranza.
02/11/09 20:29
Il sussidiario di quinta
Dire che i Borbone erano autoritari, e i Savoia no, è una panzana delle piú grosse, e poi quanta ignoranza, dalle ferrovie, alle fabbriche "assistite" e cosí via. Mi sembra che siano le solite mitologie risorgimentali che ci propinano da 150 anni. Certo c'è sempre gente come Griffo che pensa di presentarcele del tutto acriticamente come grandi novità, e certo che oggi non è poi cosí difficile andare oltre il Sussidiario di Va elementare, certo ci vogliono i mezzi culturali, però, del resto è noto che l'arroganza va spesso di pari passo con l'ignoranza.
Dino Cofrancesco
03/11/09 07:45
Eccellente l'articolo di
Eccellente l'articolo di Maurizio Griffo, specialmente nella ricostruzione dell'antimito risorgimentale consegnato dalla storiografia marxista a quella oscurantista dei teocon. Purtroppo oggi, in Italia, nessuno legge più le opere di Romeo, di Chabod, di Croce, di Volpe, di Omodeo e, per sapere che cos'è stato il Risorgimento, ci si affida a Carlo Alianello o, assai peggio, ad Angela Pellicciari. Anche questo è un bruttissimo segno della decadenza culturale in cui sta sprofondando un paese che con la tradizione liberale non ha mai fatto seriamente i conti.
lettore divertito
03/11/09 16:22
teorie interessanti
l'occidentale in generale ed i suoi articoli in particolare raccolgono maggiormente commenti negativi e più fondati di quanto non lo siano i suoi articoli stessi.... continui così, abbiamo bisogno del buonumore regalatoci dalle vostre bizzarre teorie neo-con. sinceramente grazie
Carmine
03/11/09 18:20
la menzogna eccellente
E' sorprendente (ma poi neanche tanto) che ci siano persone che trovino eccellente la menzogna e coprano il tutto citando di qua e di là. Il sistema però è vecchio e di tale "eccellenza" un paese civile può (o dovrebbe poter) veramente fare a meno...
Carmine
03/11/09 18:25
generale genovese
Nessuno nota che garibaldi non è un "generale genovese"? P.S. La "versione marxista" di Gramsci etc. non è mai diventata volgo comune (mentre lo è restato la mitologia risorgimentale basata sull'alterità del Sud), e se sicuramento è vero che il risorgimento non fu affatto una rivoluzione contadina contro i Borbone, certamente una rivoluzione contadina ci fu e fu contro l'invasione piemontese...
Gonzalo
05/11/09 16:44
Risorgimento
Ancora con l'agiografia risorgimentale?aggiornatevi!
maurizio griffo
09/11/09 09:33
"Serva Italia"
Carmine ha ragione. Garibaldi era nizzardo, non genovese. La fretta fa brutti scherzi. Quello che però angustia è constatare come l'irrisione del risorgimento sia diventata una sorta di cattivo senso comune. Dimenticando che quella fu una grande e nobile stagione, che segnò il riscatto dell'Italia da secoli di servaggio.
09/11/09 13:04
150 anni di bugie sul "Risorgimento" e ancora non vi basta....
E' sorprendente leggere considerazioni personali da parte dell'autore che sconfinano nella banalità e nelle bugie sostenute da quasi 150 anni di malaunità e di disinformazione sistematica. I fatti furono: 1) il risorgimento non fu altro che una guerra di annessione coloniale del piccolo e indebitato Piemonte, sorretto dalla massoneria internazionale (specie inglese e francese) che ne fu il vero artefice e regista. 2) il Sud non era affatto piu' arretrato e piu' povero...basta leggere i dati in MODO IMPARZIALE di Nitti (Scienze delle Finanze) sui principali indicatori macroeconomici degli stati preunitari o dare un'occhiata allo speciale di Ulisse sul Regno delle Due Sicilie...e non si puo' sospettare ne' Angela ne' Nitti di simpatie borboniche. 3) il "governement by discussion" del Piemonte era espressione di meno del 2% della popolazione, i "galantuomini" e i "liberali", che del resto e' la stessa ridicola percentuale per i referendum truffa, controllati a Napoli dalla Camorra e in Sicilia dai "picciotti" di mafia. Al di là delle inesattezze storiche e dell'evidente ribaltamento dei fatti, cosa ha provocato al Sud questa "Unità"? Un guerra civile durata piu' di 10 anni dal 1860, infamata come "brigantaggio" come disse Gramsci (uno dei pochissimi esponenti della sinistra che spese parole per questo...sempre rimanendo nell'alveo della sinistra toscopadana che vedeve negli operai del Nord il riscatto), una guerra sanguinosa anni con centinaia di migliaia di morti (moltissimi di piu' delle famose e sopravvalutate "guerre di indipendenza" e moltissimi di più delle famose foibe...con tutto il rispetto per tutti i morti!), un'emigrazione biblica di oltre 20 milioni che inizio solo dopo l'Unità d'Italia quando i "liberatori" ci portarono tasse, leva obbligatoria, degrado e sottosviluppo...in una parola la colonizzazione del Sud che continua, con mezzi diversi dalle baionette dei bersaglieri, ancora oggi. Mi chiedo come mai non fu fatto all'epoca il "federalismo" e fu scelto invece uno stato centralizzato, rigido, burocratico e militare con l'applicazione integrale dello Statuto Albertino (scritto in origine in francese...alla faccia dell'italianità dei Savoia!) e soprattutto se eravamo così arretrati ("beduini", "africani" ci chiamavano i criminali di guerra come Cialdini o La Marmora...) perchè sono venuti ad annetterci? Chi vi aveva chiamato? Il popolo duosiciliano non voleva le "VOSTRE LIBERTA'"...c'erano solo alcuni traditori, massoni e fior di imbroglioni come La Farina o Crispi, che tramavano...un gruppo di traditori che ha svenduto il suo paese allo straniero Vittorio Emanuele II e ad un'italietta da operetta che si imbarcherà in disastrose guerre coloniali, ci regalerà la tragedia di due guerre mondali perse ed il fascismo, inizierà un regime di corruzione e di degrado morale che dura fino ad oggi! Per tutti questi motivi...molti meridionali come me si stanno svegliando e statetene sicuri, NON FESTEGGEREMO I 150 ANNI CON FARSE RISORGIMENTALI MA ORGANIZZEREMO LE NOSTRE CONTROCELEBRAZIONI PER LA VERITA' , LA GIUSTIZIA ED IL RISCATTO DEL SUD!
Stefano
09/11/09 17:58
Cose da cloaca.
Per sapere il pensiero di Garibaldi, quello maturo dell'uomo che riflette sui fatti cui ha preso parte, sono sufficienti le sue parole: "Quando i posteri esamineranno gli atti del Governo e del Parlamento italiano durante il risorgimento, vi troveranno cose da cloaca.". Non è difficile immaginare a cosa si riferisse. Il risorgimento è un (falso) mito fondatore, sarebbe ora di insegnarlo per quello che è.
Stefano
09/11/09 18:01
Cose da cloaca.
Per sapere il pensiero di Garibaldi, quello maturo dell'uomo che riflette sui fatti cui ha preso parte, sono sufficienti le sue parole: "Quando i posteri esamineranno gli atti del Governo e del Parlamento italiano durante il risorgimento, vi troveranno cose da cloaca.". Non è difficile immaginare a cosa si riferisse. Il risorgimento è un (falso) mito fondatore, sarebbe ora di insegnarlo per quello che è.
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