Giovedì 24 Maggio 2012
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Ammortizzatori sociali e sacrifici liberali

Tremonti lancia il nuovo allarme sulla crisi e trova i soldi per i precari

6 Marzo 2009
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“Lavoro, imprese e banche” -  così il ministro dell'Economia, GiulioTremonti, ha battezzato l’incontro di ieri per fare il punto sulla “terribile crisi” che ci attende nel 2009. L’ordine delle parole non è casuale. Il lavoro al primo posto, seguono le imprese ed infine le banche. Ed è proprio in materia di sostegno al lavoro, o meglio di sostegno alla probabile ondata di disoccupazione che colpirà l’economia italiana il prossimo anno, che Tremonti ha annunciato di avere altre risorse per gli ammortizzatori sociali.

Il pessimismo è più che giustificato dopo le stime di Confindustria e di Banca d’Italia che vedono il Pil contrarsi del 2,5-2,56 per cento. Tinte fosche quindi ed il Ministro annuncia:  “la settimana prossima vi potrò annunciare che c’è un gruzzoletto per gli ammortizzatori sociali”. Questi nuovi fondi si aggiungeranno ai 9 miliardi già annunciati la settimana scorsa nel confronto tra Governo e Regioni. La crisi potrebbe colpire gravemente la tenuta del tessuto sociale ed è quindi necessario intervenire con tutte le risorse possibili.

Si torna così alla concertazione, secondo la formula della concezione sociale del mercato. L’essenza della “economia sociale di mercato”, invocata dal Ministro durante gli incontri della scorsa settimana con le Regioni e le parti sociali,  si basa sull’idea che lo Stato si deve astenere da ogni interferenza con il mercato (in questo senso il modello è ‘liberale’), intervenendo solo quando si manifesta una palese ingiustizia sociale. Lo slogan, come noto, è “tanto mercato quanto possibile, tanto Stato quanto necessario”.

Lo Stato ha il diritto di intervenire nella vita economica e sociale solo in quei casi il cui ha il dovere di intervenire. Ed in questo caso intervenire è d’obbligo. Si torna ad una concezione di società con forti caratteristiche relazionali: il coinvolgimento dei lavoratori nella vita dell’impresa; lo stato sociale come guardiano dell’assistenza pubblica e della libera negoziazione tra gli agenti economici privati; il federalismo; un forte ma responsabile sindacato dei lavoratori – l’interesse collettivo che di solito prevale sull’interesse privato.  Un termine, “sociale”, che Luigi Einaudi sosteneva essere inutile (“un semplice riempitivo”) perché già contenuto nella concezione tradizionale, classica, del liberalismo.  Se Stato e operatori economici agiscono con onestà è “il libero gioco dei singoli che cospira al bene comune”.

Quando una crisi di straordinaria gravità lo richiede, allora anche un liberale è pronto a fare delle concessioni al principio della concorrenza per intervenire a difesa della pace sociale e della tenuta del sistema economico e produttivo. Bene quindi rafforzare innanzitutto le risorse per gli ammortizzatori sociali, insieme, ovviamente, ad una forte sostegno alle imprese ed alle banche. Perché momenti eccezionali richiedono interventi eccezionali. Ed un forte intervento dello Stato pare oggi più che mai giustificato. Anche per un liberale.

 

Commenti
Alessandro Rossi
06/03/09 12:35
Che il si sia si, il no no
Liberalismo è inderogabilità dei principii. Punto. Socialismo è deroga. Sempre. Comunque. C'è sempre, infatti, un'emergenza tra i piedi alla quale ci si può appellare per "giustificare" l'eccezione. "Giurin giurello: solo per questa volta! Promesso! Emergenza, emergenza! Se le condizioni lo permettessero faremmo anche noi quello che sarebbe giusto fare ma visto che...... allora facciamo l'esatto contrario!" La crisi è straordinaria, e chi lo nega, ma è una crisi da eccesso di governo e pretendere che la cura possa venire da un maggiore interventismo governativo è come voler curare un appestato iniettandogli il virus del colera. Chiedo una cortesia, in conclusione, si lasci in pace Einaudi: le sue prediche non sono mai state così inutili...
Luciano Cecchini
06/03/09 16:38
Guida il Macchiavelli ?
In effetti, l’annuncio di Tremonti si inquadra meglio nell’area dei “liberal” che in quella dei liberali classici. Ma può andar bene. Non sarebbero infatti miopi il Responsabile dell’Economia ed il Capo del Governo se rispettassero esclusivamente rigidi principi teorici e non si adeguassero alle necessità imposte dalla realtà di una crisi così drammatica ? Mi sembra che con questa decisione il Governo Berlusconi stia seguendo Nicolò Macchiavelli che, come a tutti ben noto, diceva che “Nelle azioni di tutti li uomini, e massime de' principi, dove non è iudizio da reclamare, si guarda al fine. Facci dunque uno principe di vincere e mantenere lo stato; e mezzi sempre saranno iudicati onorevoli e da ciascuno laudati”.
Alessandro Rossi
06/03/09 17:46
Niccolò Machiavelli
Caro Cecchini, La risposta alla sua domanda è no. Non sarebbero miopi. Sono proprio le politiche liberal dei governi di tutto il mondo ad averci portato dove siamo e, quindi, prima si cambia rotta meglio è. Se Christian Streiff (CEO PSA)dubita che gli incentivi alla rottamazione possano addirittura ottenere un effetto negativo sulle vendite di auto in Europa, sa noi cosa ce ne facciamo di Machiavelli? Un saluto, Alessandro Rossi
redesio
06/03/09 21:41
- stato + mercato
l'altro bluff, Sarkò, il cagnolino da passeggio di carla Bruni, disse "é ora che gli stati facciano vedere i muscoli!!" ma a chi??! gli stati sono zombie che hanno distrutto intere nazioni, indebitato generazioni e generazioni in soli 50 anni, cancellato identità, deresponsabilizzato il popolo, trasformato formiche in cicale, distorto tutto, ... il PDL è un bluff di socialisti che rimpiangono Craxi. Punto
07/03/09 13:45
Grazie Alessandro Rossi
Il tuo commento mi fa credere che esista gente che ha capito bene ed inquadrato la crisi odierna, oltre ad aver interiorizzato i principi liberali. Complimenti
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