Non è un caso che il ministro dell’Economia sia tornato proprio in questi giorni a dare la carica al governo. Giulio Tremonti sente sulle spalle un peso enorme, ma vuole mostrare a tutti la massima sicurezza. Al Workshop Ambrosetti di Cernobbio l’inquilino di via Venti Settembre ha usato toni enfatici: la luna di miele con gli italiani andrà avanti ancora a lungo – ha detto - anzi l’Esecutivo arriverà a festeggiare «le nozze d’argento».
Parole incoraggianti per affrontare al meglio l’attuale scenario economico ricco di insidie . Il ministro sa bene che in questo momento l’Ue è disposta a concedergli scarsi margini di manovra per attuare misure di rilancio efficaci. E così ha escogitato un trucco per aggirare i paletti fissati dai parametri di Maastricht: trasformare la Banca europea degli investimenti in un fondo sovrano continentale per le infrastrutture. In questo modo i soldi necessari per le grandi opere, snodo cruciale per lo sviluppo, sarebbero messi a disposizione da un organismo sovranazionale e non andrebbero a gravare sul rapporto deficit/pil dei singoli stati. Per ora si tratta solo di una proposta - anche se ha già riscontrato una prima apertura proprio dal presidente della Bei - che verrà discussa nelle prossime riunioni dell’Ecofin.
Ci sono invece altre questioni da risolvere con più urgenza, se non si vuole mettere a repentaglio l’alto gradimento degli italiani nei confronti di Silvio Berlusconi e dell’intero Esecutivo. Si tratta della lotta al carovita e dell’occupazione: su entrambi i fronti non sono ancora arrivate misure del tutto convincenti. Lo conferma anche un sondaggio realizzato da Ipr Marketing per Repubblica.it: l’86% dei votanti ha infatti dichiarato che l’inflazione è il tema principale che il governo deve mettere in agenda, mentre al secondo posto tra le questioni che più assillano i cittadini c’è la disoccupazione (78%) e al terzo il rilancio dell’economia (72%). Il federalismo fiscale, la riforma della giustizia e quella elettorale, anche se ritenuti interventi fortemente necessari, possono anche aspettare il 2009.
Il messaggio è forte e chiaro, anche perché risuona nelle stanze di Palazzo Chigi ormai da molte settimane: la gente non ce la fa più ad affrontare i rincari di mutui, bollette e spesa alimentare e ha paura di non riuscire ad arrivare alla fine del mese. Il governo ha già fatto qualcosa in proposito attraverso l’abolizione dell’Ici (che non tornerà con il federalismo fiscale o sotto altre forme, giurano Berlusconi e Tremonti), la Robin Hood tax e la detassazione degli straordinari. Però gli italiani chiedono con forza l’entrata in vigore di nuove misure più incisive.
L’altro fronte, quello del lavoro, è legato a doppio nodo al primo ed è ancora più insidioso perché la paura di non avere uno stipendio è sicuramente peggio di ritenerlo insufficiente. Su questo terreno l’Esecutivo rischia davvero di inciampare. Sempre più persone, infatti, temono non solo di non trovare un’occupazione, ma anche di perdere quella attuale. E ad alimentare l’ansia dei cittadini sono soprattutto le notizie sugli esuberi.
Il governo ha annunciato il ritorno del maestro unico nelle scuole elementari, una misura che mette a rischio 87 mila cattedre in tre anni (mentre per 150 mila precari si profila una ricollocazione nel settore turistico).
Il ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, ha detto che la scuola è al collasso e quindi si rende necessario un intervento incisivo. In altre parole c’è bisogno di una ristrutturazione e le ristrutturazioni comportano sempre sacrifici. Ma non sarà facile spiegarlo ai tanti lavoratori che vedono minacciato il loro futuro e che sono già pronti a scendere in piazza per protestare. In tutta Italia si stanno organizzando mobilitazioni, volantinaggi, gazebo e petizioni contro il maestro unico. Per il 27 settembre è prevista a Roma la manifestazione dei precari della scuola e il 17 ottobre lo sciopero nazionale degli insegnanti.
C’è poi il confronto su Alitalia che è ancora tutto da definire, ma all’orizzonte si profilano 3.250 tagli e altri 3.000 distribuiti tra call center, manutenzione pesante, catering e cargo. Numeri a cui si aggiungono i circa 3.000 precari con contratti in scadenza e che sono ancora in attesa di conoscere il loro destino. Piloti e assistenti di volo ieri hanno definito «irricevibile» il nuovo contratto previsto dal piano di rilancio della compagnia e si preparano a dare battaglia.
Come se non bastasse, anche alcune importanti aziende private stanno per procedere a una massiccia campagna di riduzione del personale. Solo per fare alcuni esempi, Telecom Italia ha annunciato circa 5.000 esuberi entro il 2010 e, sempre nel comparto delle telecomunicazioni, Ericsson (una delle più grandi multinazionali del settore della telefonia mobile), ha deciso di delocalizzare il settore ricerca e sviluppo del sito di Roma, dichiarando 300 esuberi.
Ecco perché Tremonti è preoccupato: la perdita di posti di lavoro rischia di dare un colpo di grazia micidiale al potere d’acquisto delle famiglie, ai consumi e al rilancio dell’economia. Con le inevitabili ricadute in termini di consensi.


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