Giovedì 24 Maggio 2012
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I Global Legal Standard

Perché l'Europa deve incominciare a pensare al medio e lungo periodo

11 Maggio 2010

Risolti i problemi immediati l’Europa deve incominciare a pensare al medio e lungo periodo. Il problema principale è lo stato della finanza pubblica, ovvero di un debito pubblico che è esploso a causa della crisi e di una spesa sociale molto difficile da ridurre.

Per riportare i debiti pubblici ai livelli pre-crisi si stima necessario un processo di aggiustamento fiscale che potrebbe durare oltre un decennio (forse due) e richiedere tagli di spesa o aumenti di tasse pari a circa punto di Pil all’anno. Una sfida politica molto difficile, se non viene inserita in un contesto strategico più ampio. In molti continuano a sostenere che ciò si potrà fare con le “riforme”. Su questo punto è necessario essere molto chiari.

Le riforme, anche se sono giuste e necessarie, costano. Se hanno successo, esprimono i propri benefici solo dopo anni dalla loro realizzazione. I sistemi economici e amministrativi, infatti, sono entità molto complesse. Le rigidità giuridiche e la resistenza al cambiamento dei comportamenti e delle abitudini non si modificano da un giorno all’altro. Credo che sia quindi utile fare una pausa di riflessione sulla reali potenzialità del “riformismo” e della sua retorica politica. Si tratta molto spesso di espressioni dell’ottimismo della volontà, a cui sembra opportuno contrapporre – magari con un eccesso di realismo -  il pessimismo della ragione. E quindi? Con una crescita che difficilmente riuscirà a superare il 2 per cento per il prossimo decennio, cosa si può fare?

Va ricordato che l’Europa è ricca. Lo stato sociale è ampio. E la sua capacità di tenuta non è mai stata così forte. E questo è merito delle politiche nazionali europee che si sono espresse con indiscusso successo ovunque del secondo dopoguerra in poi. Ora la risposta politica deve passare dagli Stati all’Europa, e dall’Europa al G-20.

È arrivato il momento di pensare in grande e forse di “volare alto”. Ma cosa significa in concreto? Significa riportare al centro della riflessione il nostro modello di sviluppo globale. E su questo fronte la risposta non può essere solo economica. Deve essere innanzitutto politica. Ci troviamo di fronte ad una contrapposizione di poteri. Il grande potere economico e finanziario contro il potere politico e giuridico degli Stati. Il Capitale contro la Società. Il primo sta cercando di impossessarsi del secondo. Questa nuovo disequilibrio (“Stati deboli in mercati forti”) è la principale ragione della crisi della democrazia moderna. Se non si riuscirà ad invertire, almeno parzialmente, le forze in gioco, sarà difficile uscire dalla crisi.

Ciò significa mettere in discussione non solo le “regole” ma anche i “principi”. Passare, quindi, da un “riformismo per settori” ad un “riformismo per principi”. Ma anche da un riformismo per principi nazionale ad un riformismo per principi europeo e globale. Proprio in questa direzione va il lavoro sui Global Legal Standards avviato dal nostro Ministro dell’Economia insieme all’Ocse.

L’idea è quella di definire alcuni principi unanimemente condivisi su cui costruire un nuovo governo democratico dell’economia globale. Quali principi? Le Conclusioni del G-20 di Pittsbourgh, che contengono gli ingredienti necessari per un modello di sviluppo globale basato su una “crescita forte, equilibrata e sostenibile”, rappresentano già un canovaccio piuttosto completo su cui costruire le fondamenta della nuova Carta Globale. Come procedere dal punto di vista operativo? Il percorso più rapido potrebbe essere il seguente.

Nel prossimo G-20 ci si accorda sulla necessità di avviare il processo in sede Ocse. Si costituisce un Gruppo di Lavoro G-20/Ocse che stila una Carta di Principi. Successivamente ciascun paese membro è libero di firmare un accordo bilaterale con l’Ocse di adesione alla Carta. In questo modo si potrebbe arrivare, entro tempi ragionevolmente brevi, ad una specie di Costituzione Economica Globale a cui potrebbe potenzialmente aderire fino all’80 per cento del Pil mondiale. Solo parole e buone intenzioni? Parole e buone intenzioni hanno spesso cambiato il mondo. Ed ora, più che mai, ne abbiamo bisogno. D’altra parte il Padre Eterno quando ha avuto bisogno di “cambiare il mondo” ha dato a Mosè le Dodici Tavole. In un altra occasione per cambiare il mondo, se ricordo bene, ha provocato il Diluvio Universale. Proviamo con le Tavole intanto, sperando che non arrivi il Diluvio. Solo così si allontaneranno gli “squilli di tromba” che qualcuno ha già creduto di udire, per fortuna ancora molto in lontanza.

 

Commenti
Carlo
12/05/10 07:42
Europa
Chia ha detto che l'Euro è necessario? chi ha detto che l'Unione Europea è buona cosa? Si può vivere molto meglio senza di loro.
12/05/10 10:13
commento
Certo,si potrebbe vivere senza l'europa,ma solo con una forte struttura nazionale,cosa,che per il momento non ha ancora riguardato il Paese Italia.I dati che contano non sono quelli di un Italia che va bene in un determinato periodo solo perchè gli altri si sono affossati nelle crisi,ma quelli che parlano di una Italia veramente forte a lungo termine. Per raggiungere questo obiettivo cosa occorre? Moltissimi anni ed una azione politica responsabile e di grandi proporzioni,cominciando proprio dalle riforme,quelle che servono veramente,quelle per lo sviluppo,la ricerca,l'istruzione,i trasporti ecc... Un'italia con un livello di cultura e di istruzione sempre più basso non ha alcuna possibilità. E il futuro è e sarà sempre quello dell'italietta...
Julius Kroner
13/05/10 16:14
L’Europa deve ricominciare a pensare al medio e lungo periodo
In un’intervista del 1995, l’economista Vittorio VITANGELI, direttore dell'autorevole "Finanza Ita-liana", affermava che "L'illusione dell'unità politica raggiunta attraverso quella economica e mone-taria è una strada impraticabile e disgregatrice" e ricordava che (nel saggio "L'Europa attraverso la moneta") aveva già precisato che la "teorizzazione che si possa costruire l'Europa di soppiatto, uni-camente sulla base dell'unione monetaria ed indipendentemente, quindi, dalla difficile strada dell'unità politica e militare", e concludeva dicendo che nel trattato di Maastricht "si é eluso il problema della Difesa e, quindi, della vera sovranità, intesa quale capacità dei singoli Stati di difendersi. E ciò é tanto più vero se pensiamo che i padri dell'Europa avevano costituito la CED". Tornare a vivere senza la moneta europea unica è velleitario: non dimentichiamo che l’Islanda, primo Paese a saltare, si sta salvando proprio con un rocambolesco ingresso nell’area Euro. Viviamo in questi giorni la realtà del fallimento del catalizzatore economico con i brutali esempi dall’incapacità della politica europea nel prevedere la crisi economica innescata dall’evidente fallimento della Grecia e da quelli prevedibili di Portogallo e Spagna. Dobbiamo quindi affrontare la realtà di un’urgente rivalutazione del catalizzatore difensivo tanto più che ci è stato non solo suggerito l’8 maggio durante la parata sulla Piazza Rossa e consigliato “velatamente” nell’intervista che Barak Obama ha concesso alla stampa russa. La stizzita intervista di Romano Prodi in risposta a quella di Obama è solo una prova che i privilegiati eurocrati vedono come ineluttabile l’apparizione d’una responsabilizzante Europa politica e che l’unica via possibile è l’obiettivo della “NATO a 4 Grandi”, indicato in quella che è ormai chiamata “Dottrina Lebed” dal Generale Russo che, per primo, l’appoggiò a livello internazionale e che vedeva positivamente l’espansione ad Est dell’Alleanza Atlantica come strumento per favorire il sogno gorbacioviano della definitiva integrazione della Russia nelle democrazie del mondo euro-atlantico.
Julius Kroner
15/05/10 18:22
L’Europa deve RIcominciare a pensare al medio e lungo periodo
In un’intervista del 1995, l’economista Vittorio VITANGELI, direttore dell'autorevole "Finanza Italiana", affermava che "L'illusione dell'unità politica raggiunta attraverso quella economica e monetaria è una strada impraticabile e disgregatrice" e ricordava che (nel saggio "L'Europa attraverso la moneta") aveva già precisato che la "teorizzazione che si possa costruire l'Europa di soppiatto, unicamente sulla base dell'unione monetaria ed indipendentemente, quindi, dalla difficile strada dell'unità politica e militare", e concludeva dicendo che nel trattato di Maastricht "si é eluso il problema della Difesa e, quindi, della vera sovranità, intesa quale capacità dei singoli Stati di difendersi. E ciò é tanto più vero se pensiamo che i padri dell'Europa avevano costituito la CED". Tornare senza moneta europea unica è velleitario: non dimentichiamo che l’Islanda, primo Paese a saltare, si sta salvando proprio con un rocambolesco ingresso nell’area Euro. Viviamo in questi giorni la realtà del fallimento del catalizzatore economico con i brutali esempi dall’incapacità della politica europea nel prevedere la crisi economica innescata dall’evidente fallimento della Grecia e da quelli prevedibili di Portogallo e Spagna. Dobbiamo quindi affrontare la realtà di un’urgente rivalutazione del catalizzatore difensivo tanto più che ci è stato non solo suggerito l’8 maggio durante la parata sulla Piazza Rossa e consigliato “velatamente” nell’intervista che Barak Obama ha concesso alla stampa russa. La stizzita intervista-autocritica di Romano Prodi in risposta a quella di Obama è solo una prova che i privilegiati eurocrati vedono come ineluttabile l’apparizione d’una responsabilizzante Europa politica e che l’unica via possibile è l’obiettivo della “NATO a 4 Grandi”, indicato in quella che è ormai chiamata “Dottrina Lebed” dal Generale Russo che, per primo, l’appoggiò a livello internazionale e che vedeva positivamente l’espansione ad Est dell’Alleanza Atlantica come strumento per favorire il sogno gorbacioviano della definitiva integrazione della Russia nelle democrazie del mondo euroatlantico.
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