Le parole di Gianfranco Fini davanti ai ragazzi di Azione Giovani ("Gli uomini della Rsi, anche se in buona fede, combatterono comunque dalla parte sbagliata") sono il miglior contributo che il presidente della Camera potesse portare alla nascita del nuovo partito ideato da Berlusconi. La condanna del fascismo ha perso ogni residuo nesso con un percorso personale ed è diventata una limpida scelta di campo politica che non lascia alcuno spazio alle retromarce psico-ideologiche dell’intendenza.
Strano paese l’Italia. Ha subito vent’anni di fascismo, quarant’anni di antifascismo “militante” (almeno fino alla caduta del muro), poi un mucchietto d’anni di revisionismo postfascista e postantifascista. Nati i nuovi partiti della Destra e della Sinistra, quando speravamo di esserci definitivamente liberati non dalla memoria (che è scarsa) ma dalla mancanza di memoria del passato totalitario, alimentata dagli uni e dagli altri post-, rieccoci nel bel mezzo della controversia. E non siamo neppure alla vigila del 25 aprile! Fino a ieri la pillola amara delle reboanti commemorazioni partigiane e delle sparute ordalie repubblichine dovevamo inghiottirla una volta all’anno. Ma ora, riscoperto assai tardivamente il lato dignitoso dell’8 settembre, ogni sei mesi ci affliggono da destra coi loro sensi di colpa e d’onore, e da sinistra di rimando con le puntualizzazioni, i richiami all’ortodossia costituzionale e il preannuncio di fascismi nuovi di zecca. Pietà!
Certo che Alemanno e La Russa erano mossi dalle migliori intenzioni storiografiche quando il primo ci rispiegava cosa fu e cosa non fu il regime e il secondo rendeva ufficiale omaggio ai caduti di Salò “perché intendevano difendere la patria”. Figuriamoci se non hanno qualche ragione. Ma aveva fatto bene Fini, tornato per un momento a esercitare la sua leadership su An, a richiamare subito all’ordine sindaco di Roma e ministro della Difesa, spiegando loro per l’ennesima volta che An non è un partito postfascista ma parte essenziale di un moderno partito conservatore europeo. Ovvia, non si vive di rendita identitaria in un partito in via di formazione (e poi che rendita!).
Meglio ancora Gaetano Quagliariello, capogruppo vicario del Pdl al Senato, quando, dopo aver chiesto ad Alemanno e a La Russa di lasciar parlare altri su questi temi, ha espressivamente sintetizzato la vera verità in questi termini: “Sono tutte cazzate”. E’ così. La querelle sulla “pacificazione”, sulla “memoria condivisa” è un affare che riguarda gli insider del totalitarismo, non la pace o la memoria della nazione.
Non metto in dubbio la sincerità dei sentimenti ma francamente è improbabile che da un poliennale confronto a distanza fra Luciano Violante e Mirko Tremaglia possa dipendere il futuro morale e civile della nazione. Tanto meno quello politico.
Gli italiani che non furono né comunisti né fascisti (quei pochi sì, le scomunicate vestali che pure hanno salvaguardato il fuoco della memoria e della libertà) sanno bene da sempre come sono andate le cose. La dittatura fascista nacque dall’assalto concentrico degli estremismi contro la titubante democrazia e crebbe grazie al consenso di molti e all’indifferenza dei più. Ebbe pochi avversari dichiarati e poca o punta opposizione politica. Poi venne l’euforia militarista, la demenza razzista, l’accecamento bellicista. E alla fine la liberazione, grazie alle lacrime al sudore e al sangue (e all’investimento massiccio di risorse economiche) degli alleati anglo-americani. Incastonata dentro questa atroce vicenda c’è la Resistenza italiana, rara e preziosa come un diamante. Ma anche i diamanti possono essere dati in pasto ai porci. Così la Resistenza è stata snaturata per decenni in “antifascismo militante”. La Resistenza venne combattuta da due fronti alleati ma contrapposti: il fronte comunista, che si attendeva la liberazione dall’Armata Rossa per instaurare in Italia un regime erede e peggiore del fascismo, e il fronte liberal-democratico, fatto di monarchici e repubblicani, liberali e cattolici, azionisti e socialisti democratici – gli azzurri del partigiano Johnny. Questi guardavano con speranza all’America e alla Gran Bretagna, e si preparavano in cuor loro a continuare la Resistenza oltre la guerra se l’Italia fosse caduta nelle mani di Stalin. Questa seconda Resistenza, inscindibile ma così diversa dall’altra, è la memoria rimossa, deturpata e sputtanata di un pezzo di storia nazionale così eroico e significativo da aver rappresentato giustamente la pietra angolare della ricostruzione civile e della Repubblica.
E allora mi permetto di avanzare a Quagliariello e al Pdl nel suo complesso una modesta proposta per prevenire la polemica prossima ventura. Si cominci a organizzare subito la riappropriazione nazionale della verità sul 25 aprile e sulla Resistenza, si convochino gli ambasciatori degli Usa e Gran Bretagna e dei paesi democratici alleati che determinarono la fine della dittatura, si organizzi una sfilata in onore delle truppe italiane schierate con la Nato sul fronte della Resistenza contemporanea alle aggressioni comuniste e fondamentaliste. E si metta fine alla ridicola falsa obliqua tiritera della pacificazione nazionale fra i fantasmi comunisti e fascisti.


Pdl e Pd sono proprio vicini
Tante inutili parole ,per dire una mezza verita' ed una mezza ..
Il Fascismo è riprovevole
A' Taradash, mi sò perso
La Nato è sorta per
Egregio Signor Taradash.