Martedì 9 Febbraio 2010
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Il blog del direttore

Un Fini immaginario ribatte una ad una le cose toste e indicibili dette dal Cav.

19 Novembre 2009

L’intervista “impossibile” a Silvio Berlusconi ha avuto un discreto successo tra i lettori dell’Occidentale e allora vale forse la pena alimentare il filone con una intervista dello stesso genere a Fini. Certo il contesto è del tutto diverso: Fini dà interviste a raffica, fa convegni e seminari, parla in mille piccole e grandi occasioni istituzionali, è vispo e reattivo più che mai.

Non si sentirebbe dunque il bisogno di una intervista inventata visto che ne abbiano in abbondanza di originali. Però qualcosa di interessante a mettersi nella testa di Fini può comunque venir fuori, specie se ci si può permettere quel sovrappiù di sincerità consentito dalla pura invenzione.

Presidente, diciamocela tutta, con Berlusconi la partita è chiusa: ormai sembrate più avversari che alleati.

Non v’è ombra di dubbio che il nostro sia ormai un rapporto politico in crisi, quello che conta però è capirne i motivi e le responsabilità. Lui vuole arrivare alla rottura addossandomene la colpa ma non ho intenzione di rendergli la strada facile.

Come siete arrivati a questo punto?

E’ una storia lunga…

La faccia breve

Il succo è tutto nella questione della successione. Berlusconi non è eterno ma è convinto di esserlo. Per questo ha fatto marcire la semplice questione della successione alla sua leadership e l’ha trasformata in una specie di eresia, un tabù che al solo agitarlo ti getta nel territorio degli abietti. E in questo è aiutato dalla cecità dei suoi cortigiani che lo sostengono nella sua illusione.

Tutto si riduce all’ambizione di come e quando prendere il suo posto?

Non ho detto questo, anche se in politica le ambizioni sono merce legittima. Quello che sostengo è che Berlusconi non ha maneggiato in modo trasparente la sua successione, si è sempre rifiutato di dare indicazioni e quando lo ha fatto è stato in modo fatuo, passeggero…Questo ha reso la politica del centro-destra opaca e velenosa, ha dato spazio alle accuse di tradimento, ai pretoriani, a tutta la stucchevole storia dei delfini.

Lei insomma si è stancato di fare il delfino, il numero due?

E non da oggi, ma non perché debba per forza fare il numero uno ma perché voglio veder chiaro nel futuro del centro-destra italiano, nel dopo-Berlusconi:  voglio sapere quali saranno gli uomini che avrà a disposizione domani, le sue risorse, a quali elettori potrà rivolgersi, quali linee politiche. Voglio sapere insomma come si pensa a non disperdere il patrimonio messo assieme da Berlusconi: non mi sembra una preoccupazione da fellone.

Forse la si accusa di voler fare tutto questo prescindendo dal fatto che Berlusconi è ancora in campo ed è ancora lui a prendere i voti che vi hanno portato al governo e ai vertici istituzionali…

Non ne prescindo è lui che non sta a sentire.

Insomma, se ho capito bene, lei vorrebbe che un bel giorno Berlusconi si presentasse in tivvù, magari a reti unificate, con lei accanto e dicesse: cari italiani vi presento il mio successore, il mio figlio politico nel quale mi sono compiaciuto…?

Non la metta in macchietta. Il problema è serio. L’uscita di Rutelli dal Pd è un fatto importante, Casini, che Berlusconi pensava di aver cancellato dalla scena politica, è invece in crescita, molti popolari ancora nel Pd sono in sofferenza. Si sta formando un’area che sfida il richiamo del Pdl verso il voto moderato e noi che facciamo? Da un lato ci spacchiamo sui processi del premier e dall’altro prendiamo posizioni che ci mettono in scontro col mondo cattolico. Penso al tema dell’immigrazione per non parlare della follia della vicenda Boffo. Che cosa diciamo agli elettori nel Pdl, non solo a quelli che ci hanno votato ieri, ma a quelli che ci dovrebbero votare domani? Sempre e solo Berlusconi sì o Berlusconi no?

I processi del premier non sono un dettaglio, è difficile non vedere un accanimento giudiziario e un tentativo politico di farlo fuori per via giudiziaria.

Sarà pure così e infatti io speravo che il lodo Alfano venisse approvato e si chiudesse la partita. E quando questo è stato bocciato ho dato la mia disponibilità a sostenere una soluzione, quella del processo breve, che non mi convinceva fino in fondo ma poteva essere un male minore. Che potevo fare di più? Che cosa mi si rimprovera?

Berlusconi le rimprovera di non essere leale fino in fondo e di muoversi solo per convenienza. Di più, attribuisce il suo attivismo di quest’ultima fase al fatto di non aver ancora capito quale sia…

Perché lui l’ha capito? Ha capito se vuole le elezioni anticipate o se vuole l’approvazione del processo breve? Ha capito se vuole ancora il Pdl o preferisce mandare tutto all’aria? Ha capito cosa fare della sua eredità politica? No. Berlusconi è più incerto e agitato che mai e proietta tutto questo sulla scena politica con i risultati che vediamo. La crisi è tutta nella sua testa.

Veramente lui dice di voler governare fino alla fine della legislatura, sembra una posizione chiara.

E allora lo faccia. Governi. Dia segnali politici forti, faccia riforme vere, quelle di cui il paese ha bisogno.

L’opposizione non sembra pronta a seguire Berlusconi su questo terreno, sono piuttosto impegnati a decidere se manifestare o no contro di lui. E lei non smette di ricordare che le riforme devono essere condivise…

Se il clima di svelenisce, se si smette di paventare complotti e tradimenti, tutto diventa più semplice. Se invece anche il presidente del Senato si mette a minacciare elezioni anticipate come si fa a parlare di riforme?

Anche lei però non sembra dare una mano a svelenire il clima, anzi i cosiddetti finiani non perdono occasione per mettere i bastoni tra le ruote del governo, per distinguersi… Senza contare il profluvio di iniziative bi-partisan: prima la Granata-Sarubbi, poi la Perina-Veltroni. Insomma, anche per litigare bisogna essere in due e lei certo non si tira in dietro…

Cerco di fare quello che è giusto, sono preoccupato per la piega che sta prendendo il Pdl. Non si conquista il 51 per cento di un paese solo con la conservazione.

Ma neppure a forza di strappi.

Guardi, i temi che abbiamo sollevato in questi mesi non sono strappi, ma elementi di modernità che una destra europea non può non considerare. Ma il punto non è tanto questo, il punto lo ripeto è verso dove andiamo, la politica non può essere solo oggi ma anche domani…

E lei domani che vuole fare? Mettersi a capo del Pdl, fare il presidente della Repubblica, il presidente del Consiglio. Forse in nome di quella stessa chiarezza che pretende da Berlusconi potrebbe rendere più chiaro il futuro che disegna per sé.

Io ora faccio il presidente della Camera ed è già molto. Poi voglio fare politica e farla a tutto campo. Io non ho fretta di decidere per me ma ho fretta di vedere decisioni per il centro destra e per il paese.

E i suoi come la vedono? Lei è spesso descritto come un “uomo solo al comando”. Se ci fossero elezioni anticipate come andrebbe a finire?

Il momento di scegliere non è ancora venuto e io spero non venga. Quello che posso dire è che non verrà per mia responsabilità. L’ho detto, le elezioni anticipate sarebbero il fallimento del Pdl e mi sembra che anche Berlusconi se ne renda conto. Quanto alla conta non mi mette paura.  Di solito al momento di scegliere una strada si prende quella che porta più lontano.

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Commenti
Yanez
19/11/09 12:58
Stanislavskji
Direttore, vedo che ci ha preso gusto a queste interviste "impossibili". Ho anche notato che il suo Fini immaginario la tratta piuttosto male: è secco e stizzito, forse perché riconosce in lei un berlusconiano conclamato. Cosa usa per riuscire a sdoppiarsi così realisticamente, il metodo Stanislavskji o i funghi messicani?
Aragorn
19/11/09 15:16
nemmeno morto
Spiacente, ma una intervista a fini, seppure immaginaria, non la leggerei per tutto l'oro del mondo. Vada al diavolo lui e tutti i suoi amici più o meno rinnegati.
Carlo
19/11/09 18:21
Fini
Caro Fini, mettiti in pace il cuore, non sarai tu il successore di Silvio e nemmeno il futuro Presidente della Repubblica. Il percorso è già segnato ed il successore sarà una donna che ha tutti gli attributi dell'attuale Presidente del Consiglio e ne porta pure lo stesso cognome. Dinastia? può darsi, ma se sa fare bene il proprio lavoro in azienda lo farà bene anche in politica. A proposito, ti ricordi quando eri fascista e facevi il saluto romano?
Alessandro T
19/11/09 19:33
Bella
Complimenti, direttore... credo che Fini avrebbe davvero risposto così.
giancarlo tortoli
19/11/09 21:15
in risposta a Carlo
Fini era fascista e faceva il saluto romano. Del resto, nell'altra sponda politica (comunisti ed altri) non erano da meno. Vedasi oggidì un ex-bombarolo ed attuale e noto esponente politico italiano in corsa per la prestigiosa poltrona UE (nientemeno! - E senza abiura alcuna!) - Pertanto almeno il Fini una abiura l'ha fatta anche se si è "accreditato" nelle istituzioni lasciandoci quantomeno perplessi con quel suo veloce voltafaccia a carico di quel partito che lo aveva svezzato. Ciò che tuttavia poco mi piace del Fini è quel suo "personale" modo di essere bipartisan come ovviamente compete alla terza carica dello stato, ma con l'aggiunta di un ossequio ridondante e fuori luogo, verso quella parte politica avversaria del centrodestra. E c'è una cosa che mi piace meno ancora: e cioè "pretendere" la successione. Si chiede il Fini se ne abbia le capacità (leggasi palle)? - Oppure tutto si riduce al "tu mi togli le caramelle ed io ti rompo il barattolo" ? - Politicamente ho poca stima per Fini ed il succedersi degli ultimi periodi di "distinguo" e non solo, conforta il mio sentire. Comunque dissentire è a pieno titolo un modo di fare politica anche se sarebbe senz'altro preferibile anche costruire nell'ambito del proprio schieramento politico, anzichè distinguersi continuamente. E quando l'opposizione ripetutamente apprezza, vuol dire che c'è qualcosa che non torna.
Anonimo
20/11/09 14:52
Silvio Berlusconi, secondo
Silvio Berlusconi, secondo alcune fonti (tipo la sua ex moglie), starebbe un po' dando i numeri e perdendo i colpi in termini di salute mentale. Se così fosse è ora di muoversi a trovare un sostituto prima che, al prossimo G20 o al prossimo meeting europeo, anziché limitarsi a far le corna o i cucù, il cavaliere prenda a calci Obama l'abbronzato o schiaffeggi un premier straniero...
enzo sara
20/11/09 16:11
Non convince neanche il Fini "immaginario"
Di questo Fini "immaginario" condivido una sola affermazione: non aver gettato le basi o comunque lavorato per una successione affidabile e convincente di qui a 47 anni (i 120 che il Cavaliere punta a vivere, con i miei più sinceri e calorosi auguri, meno i 73 attuali) è stato fin qui il vero limite di Berlusconi. Per il resto, concordo su poco o niente. E' vero: non si arriva al 51% con la sola conservazione, anche se qualcuno dovrebbe pur sottolineare che in Italia nessuno ha mai avuto bisogno del 51% per vincere. Ed è vero che non bisogna guardare solo agli elettori di oggi, ma anche a quelli di domani. Il fatto è che sta proprio qui il grande equivoco e il fatale abbaglio di cui Fini è vittima-protagonista da qualche anno a questa parte: per inseguire gli eventuali (e abbastanza improbabili) elettori di domani, l'ex leader di An mostra quotidianamente una sorta di totale indifferenza se non proprio di sovrano disprezzo nei confronti degli elettori di oggi, realtà tangibile e fedele. E nulla di serio si può costruire senza le radici del passato e le certezze del presente, navigando a vista lungo rotte inesplorate o comunque non tracciate dal programma elettorale che si è sottoscritto. Anche perchè le "nuove" idee che Fini ritiene di sdoganare sul versante di centrodestra sono già abbondantemente rappresentate in vasti settori dello schieramento avverso, che le incarnano prima e quindi, verosimilmente, meglio. Fini ha tutto il diritto di convertirsi e di preferire certe parole d'ordine in tema di immigrazione, bioetica, giustizia e così via. Ma ha il dovere di prendere atto che, nella stragrande maggioranza dei casi, quelle posizioni non rispondono a umori-aspirazioni-sensibilità dell'elettorato di centrodestra. E un buon leader è chi sa interpretare i sentimenti diffusi tra la "sua" gente, magari limandoli e aggiustandoli gradualmente nel corso del tempo. Non può essere leader, invece, chi pretende di salire in cattedra e di dettare lui, dal pulpito, idee e progetti al popolo. L'operazione che Fini sta portando avanti, insomma, mi sembra controproducente sotto un duplice profilo. Uno: gli aliena le simpatie di militanti e simpatizzanti del Pdl, smorzandone ogni velleità di futura guida. Due: sul piano elettorale diventa una sorta di progetto "prendi cento (elettori), perdi mille". In ogni caso, un boomerang. Il resto (sarkozysmo o destra moderna, europea, libertaria) sono fumisterie e bizantinismi per addetti ai lavori, ma hanno poco a che vedere con il cuore e con la pancia di un Paese che malgrado tutto - nel bene e nel male - continua a chiamarsi Italia. P.S.: Questa intervista immaginaria mi radica in un mio convincimento. Fini è soprattutto un ottimo contenitore, che può essere riempito con tutto e il contrario di tutto, a seconda del "ghost writer" di turno: post-fascista come delfino di Almirante, destrorso morbido all'ombra di Tatarella, conservatore di stampo antico (anche troppo) quando era Fisichella a scrivere le tesi di Fiuggi, estemporaneo innovatore "politically correct" ora che a imbeccarlo è il politologo Alessandro Campi. La versione del Fini-pensiero offertaci dal direttore Loquenzi mi sembra di sicuro la più convincente e apprezzabile. Magari il presidente della Camera potrebbe farci un pensierino, se è disposto ad accettare un consiglio non richiesto.
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