L’intervista “impossibile” a Silvio Berlusconi ha avuto un discreto successo tra i lettori dell’Occidentale e allora vale forse la pena alimentare il filone con una intervista dello stesso genere a Fini. Certo il contesto è del tutto diverso: Fini dà interviste a raffica, fa convegni e seminari, parla in mille piccole e grandi occasioni istituzionali, è vispo e reattivo più che mai.
Non si sentirebbe dunque il bisogno di una intervista inventata visto che ne abbiano in abbondanza di originali. Però qualcosa di interessante a mettersi nella testa di Fini può comunque venir fuori, specie se ci si può permettere quel sovrappiù di sincerità consentito dalla pura invenzione.
Presidente, diciamocela tutta, con Berlusconi la partita è chiusa: ormai sembrate più avversari che alleati.
Non v’è ombra di dubbio che il nostro sia ormai un rapporto politico in crisi, quello che conta però è capirne i motivi e le responsabilità. Lui vuole arrivare alla rottura addossandomene la colpa ma non ho intenzione di rendergli la strada facile.
Come siete arrivati a questo punto?
E’ una storia lunga…
La faccia breve
Il succo è tutto nella questione della successione. Berlusconi non è eterno ma è convinto di esserlo. Per questo ha fatto marcire la semplice questione della successione alla sua leadership e l’ha trasformata in una specie di eresia, un tabù che al solo agitarlo ti getta nel territorio degli abietti. E in questo è aiutato dalla cecità dei suoi cortigiani che lo sostengono nella sua illusione.
Tutto si riduce all’ambizione di come e quando prendere il suo posto?
Non ho detto questo, anche se in politica le ambizioni sono merce legittima. Quello che sostengo è che Berlusconi non ha maneggiato in modo trasparente la sua successione, si è sempre rifiutato di dare indicazioni e quando lo ha fatto è stato in modo fatuo, passeggero…Questo ha reso la politica del centro-destra opaca e velenosa, ha dato spazio alle accuse di tradimento, ai pretoriani, a tutta la stucchevole storia dei delfini.
Lei insomma si è stancato di fare il delfino, il numero due?
E non da oggi, ma non perché debba per forza fare il numero uno ma perché voglio veder chiaro nel futuro del centro-destra italiano, nel dopo-Berlusconi: voglio sapere quali saranno gli uomini che avrà a disposizione domani, le sue risorse, a quali elettori potrà rivolgersi, quali linee politiche. Voglio sapere insomma come si pensa a non disperdere il patrimonio messo assieme da Berlusconi: non mi sembra una preoccupazione da fellone.
Forse la si accusa di voler fare tutto questo prescindendo dal fatto che Berlusconi è ancora in campo ed è ancora lui a prendere i voti che vi hanno portato al governo e ai vertici istituzionali…
Non ne prescindo è lui che non sta a sentire.
Insomma, se ho capito bene, lei vorrebbe che un bel giorno Berlusconi si presentasse in tivvù, magari a reti unificate, con lei accanto e dicesse: cari italiani vi presento il mio successore, il mio figlio politico nel quale mi sono compiaciuto…?
Non la metta in macchietta. Il problema è serio. L’uscita di Rutelli dal Pd è un fatto importante, Casini, che Berlusconi pensava di aver cancellato dalla scena politica, è invece in crescita, molti popolari ancora nel Pd sono in sofferenza. Si sta formando un’area che sfida il richiamo del Pdl verso il voto moderato e noi che facciamo? Da un lato ci spacchiamo sui processi del premier e dall’altro prendiamo posizioni che ci mettono in scontro col mondo cattolico. Penso al tema dell’immigrazione per non parlare della follia della vicenda Boffo. Che cosa diciamo agli elettori nel Pdl, non solo a quelli che ci hanno votato ieri, ma a quelli che ci dovrebbero votare domani? Sempre e solo Berlusconi sì o Berlusconi no?
I processi del premier non sono un dettaglio, è difficile non vedere un accanimento giudiziario e un tentativo politico di farlo fuori per via giudiziaria.
Sarà pure così e infatti io speravo che il lodo Alfano venisse approvato e si chiudesse la partita. E quando questo è stato bocciato ho dato la mia disponibilità a sostenere una soluzione, quella del processo breve, che non mi convinceva fino in fondo ma poteva essere un male minore. Che potevo fare di più? Che cosa mi si rimprovera?
Berlusconi le rimprovera di non essere leale fino in fondo e di muoversi solo per convenienza. Di più, attribuisce il suo attivismo di quest’ultima fase al fatto di non aver ancora capito quale sia…
Perché lui l’ha capito? Ha capito se vuole le elezioni anticipate o se vuole l’approvazione del processo breve? Ha capito se vuole ancora il Pdl o preferisce mandare tutto all’aria? Ha capito cosa fare della sua eredità politica? No. Berlusconi è più incerto e agitato che mai e proietta tutto questo sulla scena politica con i risultati che vediamo. La crisi è tutta nella sua testa.
Veramente lui dice di voler governare fino alla fine della legislatura, sembra una posizione chiara.
E allora lo faccia. Governi. Dia segnali politici forti, faccia riforme vere, quelle di cui il paese ha bisogno.
L’opposizione non sembra pronta a seguire Berlusconi su questo terreno, sono piuttosto impegnati a decidere se manifestare o no contro di lui. E lei non smette di ricordare che le riforme devono essere condivise…
Se il clima di svelenisce, se si smette di paventare complotti e tradimenti, tutto diventa più semplice. Se invece anche il presidente del Senato si mette a minacciare elezioni anticipate come si fa a parlare di riforme?
Anche lei però non sembra dare una mano a svelenire il clima, anzi i cosiddetti finiani non perdono occasione per mettere i bastoni tra le ruote del governo, per distinguersi… Senza contare il profluvio di iniziative bi-partisan: prima la Granata-Sarubbi, poi la Perina-Veltroni. Insomma, anche per litigare bisogna essere in due e lei certo non si tira in dietro…
Cerco di fare quello che è giusto, sono preoccupato per la piega che sta prendendo il Pdl. Non si conquista il 51 per cento di un paese solo con la conservazione.
Ma neppure a forza di strappi.
Guardi, i temi che abbiamo sollevato in questi mesi non sono strappi, ma elementi di modernità che una destra europea non può non considerare. Ma il punto non è tanto questo, il punto lo ripeto è verso dove andiamo, la politica non può essere solo oggi ma anche domani…
E lei domani che vuole fare? Mettersi a capo del Pdl, fare il presidente della Repubblica, il presidente del Consiglio. Forse in nome di quella stessa chiarezza che pretende da Berlusconi potrebbe rendere più chiaro il futuro che disegna per sé.
Io ora faccio il presidente della Camera ed è già molto. Poi voglio fare politica e farla a tutto campo. Io non ho fretta di decidere per me ma ho fretta di vedere decisioni per il centro destra e per il paese.
E i suoi come la vedono? Lei è spesso descritto come un “uomo solo al comando”. Se ci fossero elezioni anticipate come andrebbe a finire?
Il momento di scegliere non è ancora venuto e io spero non venga. Quello che posso dire è che non verrà per mia responsabilità. L’ho detto, le elezioni anticipate sarebbero il fallimento del Pdl e mi sembra che anche Berlusconi se ne renda conto. Quanto alla conta non mi mette paura. Di solito al momento di scegliere una strada si prende quella che porta più lontano.


Stanislavskji
nemmeno morto
Fini
Bella
in risposta a Carlo
Silvio Berlusconi, secondo
Non convince neanche il Fini "immaginario"