Una legge finanziaria di 11 Miliardi di Euro, leggera rispetto a quelle degli anni precedenti. Dovrebbe accontentare i vari gruppi “sociali” della società italiana. Il Governo sembra essersi sforzato di prevedere solo tabelle e il tutto dovrebbe servire a registrare gli effetti della manovra triennale varata per decreto prima dell’estate.
Due i provvedimenti fondamentali: il primo riguarda la riduzione dell’Ici sulla prima casa; il secondo la distribuzione di 150 Euro per coloro i quali non hanno reddito da lavoro a sufficienza per usufruire degli sgravi fiscali. Inoltre, premia sia gli imprenditori con la riduzione dell’ Ires e dell’Irap che i ceti “deboli” con l’aiuto per l’edilizia popolare, gli affitti e la distribuzione di 150 Euro. Tre articoli e cinque tabelle che recepiscono gli effetti della manovra triennale. Il provvedimento contiene inoltre le risorse per il rinnovo del contratto degli statali, impiegando risorse pari a tre miliardi di euro. Ancora: il governo avrebbe rivisto al ribasso le stime di crescita del Pil.
Una Finanziaria di soli tre articoli, dunque, che non apporta nessuna ulteriore manovra sui conti dopo quella già varata con il decreto prima dell'estate e pari a 16,46 miliardi (lordi) di euro per il 2009. In linea con le revisioni dei più importanti organismi nazionali e internazionali (da Confindustria all'Ocse), il governo ha ritoccato al ribasso le stime di crescita del Pil fissate nel Dpef: dallo 0,5% allo 0,1% per il 2008 e dallo 0,9% allo 0,5% per il 2009. Slitta il pareggio di bilancio: se nelle precedenti stime era previsto il raggiungimento di questo obiettivo nel 2011 (con un deficit allo 0,1%, per avere poi deficit zero nel 2012), nell'aggiornamento al Dpef questo rapporto tra deficit e Pil (0,1%) è previsto nel 2012, mentre il deficit zero ora è stimato per il 2013. Già a partire dal 2009 è previsto un leggero peggioramento del deficit: 2,1% contro il 2% delle stime precedenti; nel 2010 l'indebitamento sarà invece all'1,2%. Insomma un impatto di 31 mld tra il 2009 ed il 2011 per tentare di raggiungere gli obiettivi concordati con Bruxelles e cioè azzeramento del deficit e abbassamento del debito pubblico.
I vincoli della decisione di bilancio sono essenzialmente due. Il primo, stabilito dalla nuova Costituzione europea, implica un bilancio in pareggio (o leggero avanzo) e ammette uno squilibrio tra entrate e spese che, in ogni caso, non deve superare il 3 per cento del Pil (oltre ad un livello del debito pubblico che deve tendere verso il 60 per cento, sempre in termini di Pil). Il secondo, fissato dall'articolo 81 della Costituzione italiana, impone al legislatore, quando definisce nuovi fini pubblici, di reperire contestualmente i mezzi per farvi fronte.
I vincoli si riferiscono a tutta la pubblica amministrazione (che comprende, oltre allo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni e tanti altri enti pubblici, tra cui anche le aziende sanitarie locali). Ciascuno di questi enti approva autonomamente il proprio bilancio e, dal loro consolidamento, operato dall'ISTAT, derivano i dati relativi all'insieme. Il Parlamento approva il bilancio dello Stato, che resta quello più importante anche se, con l'attuazione del federalismo, molte funzioni (e le relative spese ed entrate per farvi fronte) sono o saranno trasferite ai bilanci degli altri enti territoriali.
Ora sembra che tutto lo sforzo del governo si collochi in un contesto teso al miglioramento dei conti pubblici secondo gli impegni assunti in sede europea. Sotto il profilo qualitativo della manovra di contenimento il Governo, nel recente Documento di programmazione economico-finanziaria ha ritenuto necessario evitare che la pressione fiscale aumentasse. Conseguentemente è stata disposta una rigorosa politica di contenimento della spesa, con particolare riferimento a quella corrente primaria. In tale direzione si collocava il decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, con il quale sono state emanate disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria e sono stati previsti contenimenti delle spese finali con riferimento alle diverse missioni, in presenza, tuttavia, di un più ampio margine di discrezionalità per i Ministri, nella decisione politica, di allocazione delle risorse stesse nei programmi di spesa di loro pertinenza. E proprio questo è il campo dove si dovrà verificare la bravura dei ministri: non solo slogan, ma allocazione severa e reale delle spese, senza sprechi o guarentigie particolari.
Sull'impostazione del bilancio per "missioni" e "programmi" si imperniano le disposizioni innovative sulla formazione del bilancio a legislazione vigente, proprio quelle che il Presidente Napolitano ha richiesto come necessarie, recate dal suddetto decreto legge n. 112 del 2008. Per il raggiungimento dell'obiettivo del pareggio di bilancio nell'anno 2011, le dotazioni finanziarie, a legislazione vigente, delle missioni di spesa di ciascun Ministero sono state ridotte per gli importi di cui all'elenco n. 1 allegato al decreto legge n. 112. In tal modo, in sostanza, è stata stabilita una procedura che ha modificato il processo di definizione delle previsioni di bilancio, atteso che si è fissato una sorta di plafond a disposizione di ogni Amministrazione, in modo che ciascuna di esse possa articolare l'attività propositiva ripartendo le risorse a disposizione, per ciascuna missione, tra i relativi programmi di spesa ritenuti prioritari. Viene meno, pertanto, il procedimento finora seguito che prevedeva la rappresentazione delle esigenze finanziarie da parte delle Amministrazioni, in forma di proposta. Resta ferma la revisione a cura del Ministero dell'economia e delle finanze, per la verifica della compatibilità con gli obiettivi di finanza pubblica. Ora i detrattori saranno sicuramente moltissimi, ma forse oltre alle critiche, bisognerebbe riconoscere a questo governo almeno una buona dose di coraggio.



salve sono una precaria da