Venerdì 10 Febbraio 2012
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Il blog del direttore

La Consulta condanna Berlusconi e lo Stato di diritto

7 Ottobre 2009

 

Secondo quale criterio la Corte Costituzionale italiana emette le sue sentenze? Sembrerebbe una domanda assurda se posta in qualsiasi altro paese e chiunque risponderebbe che le corti costituzionali giudicano in base alla costituzione.

Non è però questo il caso della Consulta e della sentenza emessa oggi sul Lodo Alfano. Perché la Costituzione di oggi è la stessa di quella in vigore il 20 gennaio 2004 quando la Corte giudicò il Lodo Schifani.

In quell’occasione infatti la Corte stabilì l’incostituzionalità del Lodo richiamandosi agli articoli 3 e 24 della Costituzione, cioè ritenne che la sospensione dei processi per le più alte cariche dello Stato violava il principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e il diritto alla difesa.

Tradotto in pratica la Corte contestò tre aspetti della legge: l’automatismo della sospensione processuale, perchè impediva all’imputato che lo volesse di dimostrare subito la sua innocenza e alle parti civili di far valere i propri diritti; la durata indefinita della sospensione, perché creava una eccessiva disparità rispetto ai comuni cittadini e produceva processi troppo lunghi; e infine l’irragionevolezza di mettere sullo stesso piano cariche istituzionali diverse.

Sabino Cassese, che all’epoca scriveva sul Corriere della Sera e oggi è uno dei giudici della consulta, salutò quella sentenza come “saggia, pacata e imparziale”. Spiegando che “essa non richiede una legge costituzionale, ma tabilisce un accurato equilibrio tra l' «assicurazione del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni» delle cinque più alte autorità dello Stato e i «principi fondamentali dello Stato di diritto»”.

Cassese concludeva il suo commento che la sentenza della Corte non “sbarra la strada al Parlamento”. E infatti il Parlamento si incamminò esattamente sulla strada indicata dalla Corte ponendo rimedio ad ognuno dei suoi rilievi. La gittata della sospensione venne circoscritta al durata della legislatura, venne introdotto il diritto dell’interessato a rinunciare alla sospensione (diritto di cui si è appena servito Gianfranco Fini) , vennero previste garanzie per le parti civili e le cariche tutelate passarono da 5 a 4.  Il risultato fu il Lodo Alfano, approvato dal Parlamento il 22 luglio del 2008.

In occasione della promulgazione del Lodo Alfano, il 23 luglio, il Quirinale spiegò in comunicato il senso della firma del presidente della Repubblica: “A un primo esame – quale compete al Capo dello Stato in questa fase – il disegno di legge approvato è risultato corrispondere ai rilievi formulati nella sentenza della Corte del 2004. La Corte, infatti, non sancì che la norma di sospensione di quei processi dovesse essere adottata con legge costituzionale. Giudicò inoltre ‘un interesse apprezzabile’ la tutela del bene costituito dalla ‘assicurazione del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono a quelle cariche’, rilevando che tale interesse ‘può essere tutelato in armonia con i princìpi fondamentali dello Stato di diritto, rispetto al cui migliore assetto la protezione è strumentale’, e stabilendo a tal fine alcune essenziali condizioni”.

Che cosa è successo oggi? La Corte ha bocciato se stessa prima ancora di bocciare il Lodo Alfano. I giudici costituzionali hanno emesso una senza politica e l’hanno giustificata con l’unica risorsa costituzionale che gli era rimasta, la violazione dell’articolo 138, cioè affermando che la sospensione dei processi per le più alte cariche dello Stato non si può fare se non con legge costituzionale. L’esatto opposto di quello che avevano stabilito la Corte nel 2004 e il presidente della Repubblica nel 2008.

La sentenza di oggi sembra essere scritta in stretta collaborazione con il tribunale di Milano che si appresta a condannare Silvio Berlusconi nel processo Mills. Se la Consulta, come molti si aspettavano, avesse bocciato il Lodo per profili marginali, tali da poter essere rapidamente corretti dal Parlamento, ai giudici sarebbe mancato il tempo per giungere alla condanna. Ora invece, con la prospettiva di affrontare il lungo iter di modifica costituzionale, il tribunale può cuocere Berlusconi a fuoco lento e condannarlo quando più gli aggrada.

Oggi la Consulta non ha emesso un giudizio di legittimità costituzionale, generale e impersonale come sarebbe dovuto, ma ha emesso una sentenza di condanna personale e mirata che fa inorridire i difensori dello stato di diritto.

Una cosa appare certa, questo paese non si può cambiare davvero, non si possono mettere in moto riforme profonde, non si può metterlo sulla strada della modernità e della democrazia compiuta se non si cambia l’assetto dei poteri costituzionali di cui è tuttora ostaggio. Oggi l’hanno capito tutti.

 

Commenti
Antonio Primaldo
07/10/09 22:43
La Corte non si è contraddetta
Conclusioni della sentenza sul lodo Schifani "La questione è pertanto fondata in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione. Resta assorbito ogni altro profilo di illegittimità costituzionale." La Corte non ha mai sostenuto che fosse legittimo intervenire con legge ordinaria.
Anonimo
08/10/09 00:37
Quello che io e molti
Quello che io e molti italiani abbiamo capito è che ogni volta che qualcosa non va secondo i piani di berlusconi si grida all'attacco personale...che è un comodo modo per rovesciare le carte in tavola. Qui si trattava di dare immunità alle quattro più alte cariche dello stato, e la cosa puzzava lontano un miglio...
Davide
08/10/09 03:09
Una battaglia politica?
Ma ai membri della consulta 2004 non venne in mente che il Lodo Schifani violava l’art. 138 Cost? L’incostituzionalità del Lodo venne invece fondata su profili che presupponevano la piena legittimità della scelta di un provvedimento di legge ordinaria. I rilievi che la Corte utilizzò nel 2004 sarebbero dovuti “restare assorbiti” da quello, macroscopico, della violazione dell’art. 138! Che senso ebbe sindacare la costituzionalità di caratteristiche di un istituto quale la sospensione processuale, se quest'ultimo era contenuto in un atto legislativo di rango inferiore a quello costituzionalmente necessario? E non mi si risponda che il giudice a quo del tempo non inserì il 138 tra gli articoli assunti violati e che dunque, per il principio della corrispondenza fra il chiesto e il pronunciato, la Corte non avrebbe potuto comunque dichiararlo illegittimo. Fu la stessa Corte, infatti, a definire il riferimento del giudice a quo alla violazione del 138 “implicito ma chiaro in tutto l’iter argomentativo” (punto 1 sentenza CC 24/2004). Ed anche ammettendo che "ne eat iudex extra petita partium", non poteva la Corte “suggerire” al Parlamento di emanare una legge costituzionale a riguardo, in un clima di normale collaborazione tra organi dello Stato? O la funzione nomofilattica che la Corte è chiamata a svolgere può essere sacrificata - con sentenze incomplete - in nome di una battaglia politica? Mi restano parecchi dubbi. Davide da Milano
Davide
08/10/09 03:17
Battaglia politica?
Ma ai membri della consulta 2004 non venne in mente che il Lodo Schifani violava l’art. 138 Cost? L’incostituzionalità del Lodo venne invece fondata su profili che presupponevano la piena legittimità della scelta di un provvedimento di legge ordinaria. I rilievi che la Corte utilizzò nel 2004 sarebbero dovuti “restare assorbiti” da quello, macroscopico, della violazione dell’art. 138! Che senso ebbe sindacare la costituzionalità di caratteristiche di un istituto quale la sospensione processuale, se esso era contenuto in un atto legislativo di rango inferiore a quello costituzionalmente necessario? E non mi si risponda che il giudice a quo del tempo non inserì il 138 tra gli articoli assunti violati e che dunque, per il principio della corrispondenza fra il chiesto e il pronunciato, la Corte non avrebbe potuto comunque dichiararlo illegittimo. Fu la stessa Corte, infatti, a definire il riferimento del giudice a quo alla violazione del 138 “implicito ma chiaro in tutto l’iter argomentativo” (punto 1 sentenza CC 24/2004). Ed anche ammettendo che “ne eat iudex extra petita partium”, non poteva la Corte “suggerire” al Parlamento di emanare una legge costituzionale a riguardo, in un clima di normale collaborazione tra organi dello Stato? O la funzione nomofilattica che la Corte è chiamata a svolgere può essere sacrificata (con sentenze incomplete) in nome di una battaglia politica? Mi restano parecchi dubbi. Davide da Milano
Augusto Bastoni
08/10/09 08:56
Lodo Alfano
Come possono i giudici costituzionali vietare alle più alte cariche dello Stato il diritto alla immunità, visto che loro stessi lo sono in virtù di una legge del 1948 tutt'ora in vigore ? In Italia ci sono i figli e i figliastri, chi non è di sinistra è figliastro. La sinistra è sempre pronta a vedere il famoso pelo negli occhi altrui, peccato che non noti mai dove hanno loro il Baobab. Certamente Berlusconi non è uno stinco di santo, ma è sicuramente meglio lui che frequenta "battone" ( pane al pane e vino al vino, basta con questo falso perbenismo di "escort) piuttosto di qualcun'altro che va a travestiti, alle lenzuolate di frescacce ha risposto con case per sfollati, è vero che oggi se voglio fare il facchino è più facile, è vero che se voglio assicurare la mia seconda auto entro in una classe più favorevole, ma è altrettanto vero che l'operato del governo Prodi è tutto lì. Un nulla assoluto sbrodolato di chiacchiere, e la gente lo sa, non possono attaccarlo sui fatti e allora giù addosso come Andreotti, e non capiscono che gli italiani hanno un cervello e traggono le conclusioni da sè, il tempo del cervello all'ammasso della sinistra è finito. La gente lo sa che quelli che ironizzano e sputazzano sul Berlusconi sono proprio quelli che mangiano nel piatto dove sputano, o pensate che non sappiano che chi fa film per la Medusa o pubblica libri con Mondadori sta nel libro paga di Berlusconi. I nomi? Sono proprio quelli dei grandi santoni della sinistra. A me che Repubblica sta sulle balle non la compro, Repubblica invece sta facendo pubblicità sulle reti Mediaset proprio questa settimana e anche il Corriere della Sera. Evidentemente la mattina i loro direttori e proprietari lavano il visetto dove io lavo altre cose.
Anonimo
08/10/09 08:57
Ma quale è la sua opinione
Ma quale è la sua opinione sul lodo Alfano? Le sue argomentazioni sono esattamente le stesse dei politici di centrodestra intervenuti ieri in tv. Un po' piu' di originalità e indipendenza, per favore.
monitor
08/10/09 09:07
Corte e cortigiani
Pannella anni fa aveva dato una definizione della Corte Costituzionale italiana che, alla luce di quanto è successo ieri, corrisponde alla realtà. Naturalmente non posso ripetere il giudizio di Pannella perché in Italia è facile trovare un giudice ad hoc. E come diceva Peppino: Ho detto tutto
Alessandro Rossi
08/10/09 09:34
You fuck me once is my problem, you fuck me twice is yours!
Aggiungerei che non solo l'hanno capito tutti, ma anche che chi l'ha capito comincia a nutrire più di qualche dubbio che questo Paese sia riformabile se non per via "extra-ordinaria". Bossi l'ha espressamente dichiarato facendo riferimento esplicito e non casuale alla "guerra". Quello che la sinistra sottovaluta o, più probabilmente, non arriva a capire, è che la battaglia di Silvio Berlusconi non è una battaglia solo personale che il Presidente del Consiglio sta conducendo in difesa di interessi suoi propri, esclusivamente privati. La reazione di profonda irritazione del Presidente del Consiglio non è la "sua" irritazione ma l'irritazione di un popolo. Un popolo "irriso", appunto, che si sente tutto "preso in giro". E' il popolo fuori palazzo, quello di vanghe e forconi, non di falci e martelli, un popolo giuridicamente non rappresentato, escluso, stuzzicato in punta di diritto, quello che una volta chiamavano il "terzo stato". E se la sinistra in Italia continua a trovare la propria esclusiva ragion d'essere solo nel mito fondativo di un CLN permanente, pervasivo e, ormai da tempo, statualmente organizzato, quello a cui il richiamo di Bossi e l'insofferenza, anche umana, del Presidente, hanno fatto riferimento ieri, è alla necessità di contrapporvisi attraverso forme di partecipazione e "vigilanza democratica" più consapevoli e incisive. Il richiamo alla sinistra in cachemire è, dunque, a non scherzare con il fuoco perché dietro il "nano", Presidente non me ne voglia, c'è il popolo silenzioso, quello che non si intende di cavilli ma che sa, quello che parla poco e lavora molto, quello che non si perde in chiacchiere ma che si esprime nel tempo lungo dei proverbi, quello che "ogni pazienza ha un limite" e quello che, ma solo per chi legge il Times, "watch out because... you fuck me once is my problem you fuck me twice is yours". Understand?
fede
08/10/09 09:48
Che senso ha questa storia...
Domanda semplice semplice: ma se il Cavaliere, da persona intelligente quale si ritiene, avesse evitato di impelagarsi nelle numerose “vicende” particolari che gli sono imputate, questa storia che senso avrebbe? Trovo nel tutto un eccesso di presunzione del nostro caro Premier: c’è qualcuno che ti vuole fare le scarpe? Evita di farti trovare in fallo! Nel suo passato ci sono una serie di vicende abbastanza dubbie ed innegabili (Mangano ad Arcore, per esempio). Una persona meno megalomane e malata di onnipotenza avrebbe certamente evitato la frequentazione di un personaggio come Tarantini, questa estate, per esempio. Ma lui no, è andato avanti per la sua strada, convinto della sua superiorità e accusa di complotto qualsiasi persona che osi criticarlo. Con tutta la polizia, servizi segreti etc come caspita ha fatto a frequentare tale personaggio? Potete accusarmi di eversione se affermo che sono disgustato che il Presidente del Consiglio abbia certe frequentazioni? E che sono inorridito alle affermazioni degli avvocati che”La legge è uguale per tutti ma Lui è più uguale degli altri”? Possibile che il mondo intero ce l’abbia con Lui? Possibile che sia innocente per tutte le vicende particolari di cui è imputato? Le cose sono due: o non è innocente o non è così intelligente come si ritiene! 08 ottobre 2009 0re 10,47
mauro
08/10/09 09:52
plutocrazia
Art.1: L'Italia è una Repubblica burocratica governata dalla Magistratura. Il potere politico appartiene ai Giudici, che lo amministrano indipendentemente dal voto dei cittadini. Art.2: i Governi liberamente eletti dal Popolo possono essere sciolti dalla Magistratura in qualsiasi momento con motivazioni inappellabili. Art.3: i Magistrati e i Giudici Costituzionali non sono revocabili nè responsabili penalmente di fronte al Paese. Una domanda: non mi ricordo bene, ma per cosa abbiamo (hanno)combattuto nell'ultima guerra? ah, già , dimenticavo: per la democrazia.
Erasmo
08/10/09 10:00
La faida tribale italica “fa giustizia” dello Stato di diritto
Anche in altri paesi avviene che i giudici costituzionali siano nominati dai presidenti (spesso anche capi dell’esecutivo) i quali, spesso, li prescelgono tra i loro amici personali. Ma in nessuno di essi è legittimato, come in Italia, il fondato sospetto che, nell’esercizio delle loro funzioni, quei giudici si sentano obbligati a reciprocare la fiducia ed il mandato ricevuti interpretandoli come prevalentemente politici. Cosa c’è di anomalo in Italia? Cosa induce la grande maggioranza degli italiani a ritenere che molti magistrati seguano soprattutto criteri politici, piuttosto che giuridici, al riparo del mito della indipendenza e autonomia della magistratura, che, invece, richiederebbe anche una loro chiara e riconosciuta imparzialità? Secondo me, la risposta sta, oltre che nella anomala totale irresponsabilità personale dei magistrati italiani (che, anzi, spesso ostentano la loro appartenenza politica infischiandosi della conseguente immagine di presunta parzialità), nell’attuale onnipervasivo clima italiano di faida tribale tra i nuovi guelfi e ghibellini italiani; una faida che non esclude, oggi come in passato, nemmeno il ricorso all’arbitrato (ai giorni nostri mediatico) straniero. Questo clima, a sua volta, deriva, a mio avviso, soprattutto dalla rinuncia della sinistra (forse disperata) a costruire col tempo una credibile alternativa di governo, pagando i dazi della sua storica insufficienza e minorità, ed a cercare, invece, una scorciatoia giudiziario-mediatica, demonizzando Berlusconi, per tornare al governo con qualsiasi mezzo ed a qualunque costo per il Paese. E’ inevitabile che quella faida con le sue connesse logiche tribali dell’appartenenza, e del fine (politico) che giustificherebbe ogni mezzo, facciano “giustizia” dello stato di diritto liberale. Il guaio grosso e che quelle logiche creano un conflitto, non solo e non tanto tra istituzioni, ma anche e soprattutto tra popolo e istituzioni, dato che, da questa sentenza (che contraddice quella della stessa Corte del 2004) queste ultime escono tutte diminuite nella loro necessaria credibilità presso il popolo sovrano.
fede
08/10/09 10:10
Democrazia?
Vorrei capire a questo punto cosa si intenda per democrazia? la sensazione che ho è che qualcuno la confonda con cleptocrazia.
Anonimo
08/10/09 10:59
Anche stasera assisteremo a
Anche stasera assisteremo a una livorosa e trionfante puntata di annozero, il cui conduttore, come è noto, prende lo stipendio grazie ai soldi dei contribuenti del canone rai(dunque anche dagli elettori di centro dx). Noi elettori del PDL, in barba al rispetto che ci sarebbe dovuto se si rispettasse davvero la Costituzione,verremo stasera ancora di più ridicolizzati e sbeffeggiati, il nostro Leader offeso e vilipeso, l'Istituzione della Presidenza del Consiglio messa ancor più alla berlina e, ironia della sorte, tutto ciò fatto e detto da chi si erge ipocritamente e in mala fede a paladino della democrazia e della Carta. E dico Santoro per non parlare di tutto il rimanente ciarpame stalinista che la Rai ci propina odie, condito da tanta pubblicità e da inopinate interruzioni, proprio come una tv commerciale. Da tutto ciò premesso, propongo: per una volta, UNA TANTUM, dopo decenni di televisione gratis, paghiamo noi elettori di centro destra una sorta di "canone Mediaset" di 42 euro a elettore. Mi sembrerebbe anche giusto, dopo decenni di tv gratis, di pubblicità anche in Rai e a parità di programmi (a dire il vero molto spesso sono meglio quelli mediaset). Il provento di tale autotassazione sarebbe sufficiente a pagare il risarcimento a De Benedetti e salverebbe così Mediaset e i suoi lavoratori dal fallimento. Ma soprattutto farebbe fallire il (primo) golpe bianco: impedire al Premier di governare, visto che lo fa sul serio e anche bene, occupando il suo tempo a pensare a come difendersi dalla bancarotta e, invece di lasciarlo andare in Abruzzo e ora in Sicilia, tenendolo in Procura a fare l'anticamera al giudice di turno.
carlo <II
08/10/09 11:12
perplesso
Sono perplesso dalla reazione del centrodestra. Berlusconi è perseguitato da una parte della magistratura ma le reazioni del centrodestra sono eccesive. Stanno cadendo nel giuoco della sinistra che mira a far perdere il filo al governo. Parliamo dlele cose serie, ha ragione Casini, e lasciamo stare, del tutto, le questioni avanzate da Repubblica. L'Italia ne guadagnerà, e credo anche il centro-destra.
Anonimo
08/10/09 11:15
certo...io che ho un lavoro
certo...io che ho un lavoro precario e ho già sborsato una tassa obbligatoria di 30 euro per poter veder la tele digitale, ora ci sta proprio che versi 42 euro per quel "povero" di berlusconi, che di soldi ne ha bisogno perché in una vita onesta e moderata come la sua non si accumula certo denaro! sì, non paghiamo il canone rai e paghiamone uno mediaset...e se per caso venisse condannato in uno dei suoi processi dai giudici tutti comunisti e politicizzati,siccome ce l'hanno tutti con lui, poverino, potrei offrirmi di scontare la condanna al posto suo...poi se magari per ringraziarci ci invitasse a una delle sue festicciole, beh, noi italiani lo ripagheremmo con un vitalizio!
Anonimo
08/10/09 11:53
Berlusconi ha annunciato:
Berlusconi ha annunciato: "farò vedere di che pasta sono fatto"...io provo ad indovinare: spaghetti alla puttanesca!
Anonimo
08/10/09 12:46
Anonimo, il pagamento
Anonimo, il pagamento sarebbe ovviamente e naturalmente su base volontaria e solo per una volta, grande differenza col canone Rai. Tutto il resto, comprese le giustificazioni a tale colletta le ho già scritte nel commento, hai solo da (ri)-leggerle. Solo un appunto: 750 milioni di multa di euro manderebbero in miseria e rovinerebbero tutti i ricconi del mondo in un sol colpo, non solo il "riccone" Berlusconi. Fossi in te controllerei l'invidia, che è un gran brutto sentimento.
Mario Rossi
08/10/09 12:54
altra proposta
Concordo con anonimo. Invece dei 42 euro, però, propongo che gli elettori di centro destra che lo vorranno versino 108,72 euro a Mediaset invece che alla RAI. Santoro se lo paghi Franceschini, non io.
Anonimo
08/10/09 13:39
L'anonimo antiberlusconiano
L'anonimo antiberlusconiano e invidiosetto dimentica che anche per il mitico Obama ci furono piccole sovvenzioni elargite dagli americani che vollero sostenerlo...lì nessuno scandalo?Mentre per salvare un'azienda da una multa inusitata e per far fallire una palese ingiustizia, si?Tipico. Proprio Tipico.
max
08/10/09 13:52
Spero che il risultato di
Spero che il risultato di tutto questo sia la mancanza di remore ad approntare rapidamente tutte le riforme radicali di cui l'Italia ha bisogno urgente.E vedere poi se,in parlamento,vi è una maggioranza per approvarle.In caso contrario,il pdl faccia pulizia in casa e nuove elezioni.
Attilio
08/10/09 13:59
Mi spiace criticarla caro dottor Lorenzi...
... ma la risposta alle sue domande iniziali è che i Giudici seguono proprio la costituzione, mentre chi commenta (non solo Lei, purtroppo è in "ottima" compagnia) non si legge bene neanche le sentenze. (Quanto scritto di seguito in maiuscolo è solo per evidenziare il punto, non va inteso come "urlo") Dopo semplice ricerca della sentenza 24 del 2004, trovata senza alcun problema in Internet, e letta la risposta al primo dubbio di incostituzionalità (punto 1 della sentenza) appare chiaro nero su bianco che la risposta della Corte era: la sospensione è incostituzionale non perché incide sull’articolo 3 della costituzione (ugaglianza di TUTTI i cittadini di fronte alla Legge), ma PROPRIO PERCHE’ INCIDE SU UN ASPETTO e DIRITTO COSTITUZIONALE, DEVE ESSERE ISTITUITA DA UN LEGGE DI RANGO COSTITUZIONALE, E IL LODO ALFANO NON LO E’! Non occorre grossa difficoltà a capirlo. Quindi ora ci si chiede: ma la pletora di giudici, avvocati, giuresprudenti che lavorano per il governo (e per il Quirinale) LE SENTENZE SE LE LEGGONO O NO?
carlo II
08/10/09 14:10
vecchie storie
rileggevo casualmmente una vecchia frase di Francesco CRispi: "la monarchia ci unisce, la repubblica ci dividerebbe". Vedo che dopo 60 anni di repubblica aveva ragione. la repubblica ci sta dividendo in regioni fra di loro autonome, ma soprattutto in fazioni che non si parlano nè si comprendono. in 60 anni la repubblica ci ha diviso nel territorio e negli animi, e continua ! Avanti così verso il baratro !!!
vanni
08/10/09 16:07
Semplicità e complicazione
Ringrazio Mauro per la sua chiarezza. Sono un uomo della strada e sono confuso da tutto questo argomentare di legittimità e di costituzionalità con riferimenti a lodi, articoli, pareri precedenti e via... Insomma, al volo penso a Leone, a Andreotti, a Forlani, a Craxi, pure a Mastella: ci vuole una validazione della magistratura per fare il politico? Ed i magistrati da chi sono viceversa validati, visto il potere enorme che – semplici impiegati dello Stato in bella carriera, aderenti a svariate associazioni di stampo sindacalpolitico – esercitano? Il popolo sovrano non dovrebbe decidere chi debba esercitare in nome e per conto suo un tale potere? Che fine fanno i magistrati che sballano le loro inchieste o i loro giudizi? Ad esempio, quelli che accusavano Andreotti di regalucci e sbaciucchiamenti, era un atto dovuto ed è finita lì?
fede
08/10/09 16:19
canone Mediaset
Volete pagare il canone a Mediaset: liberissimi. Però portate di là anche i vari Vespa , Minzolini etc etc.. Voi vi lamentate di pagare Santoro. i soldoni che prende Vespa vi sembrano giusti? Un TG1 che fa parlare solo Cicchitto, Capezzone, Gasparri e Bonaiutilo giudicate imparziale?
Anonimo
08/10/09 17:02
Ma non vi stancate mai di
Ma non vi stancate mai di ribaltare la verità? E non avete capito che questo NON vi porta voti, anzi, vi fa precipitare nel vostro 26 e-qualcosa-per cento? Vi pare che Vespa non faccia parlare???Ma se vogliono andarci tutti...HA FATTO PARLARE PERFINO TURIGLIATTO!! e oggettivamente, vi pare che non rispetti il pluralismo, che sia fazioso come Santoro???? Il tg1 fa parlare solo alcuni? Veramente vedo tantissimo (e fortunatamente!) anche Franceschini e D'Alema, e Di Pietro e Finocchiaro. Per non parlare, allora, del tg3. Non siete stanchi di usare la regola Stalinista e Togliattiana per cui una menzogna, a forza di dirla, diventa verità?. La verità sta sotto gli occhi di tutti e la diremo sempre (sbugiardandovi spesso).
Ritvan Shehi
08/10/09 17:50
Ragionamenti legulei
Caro Attilio, le faccio poco:-) umilmente osservare che al punto 1 della sentenza n.24/2004 (ovvero quella che “bocciò” il precedente “lodo Schifani”) della Consulta semplicemente si ricapitolano le ragioni per cui il Tribunale di Milano sollevava davanti alla Consulta eccezione d’incostituzionalità in merito al suddetto “lodo Schifani”. Ovvero, quello che lei ha letto lì in merito alla presunta incostituzionalità del “lodo Schifani” perché fatto solo con legge ordinaria e non con legge costituzionale è solo l’opinione del Tribunale di Milano, a cui la Consulta non ha, invece, dato risposta. E qui sta il “trappolone”:-): nella succitata sentenza 24/2004, la Consulta NON SI E’ AFFATTO PRONUNCIATA su come dovesse essere fatto questo benedetto “lodo”, se con legge ordinaria o costituzionale, tenendo la “tagliola” in caldo:-) per quando i berluskones ci avrebbero riprovato. Come è puntualmente avvenuto. Purtroppo. E’ pur vero che l’enigmatica espressione della succitata sentenza “Resta assorbito ogni altro profilo di illegittimità costituzionale”(in fondo al punto 8) avrebbe dovuto mettere in guardia gli avv. Del Cav., ma nessuno è perfetto.....
Giorgio Frabetti
08/10/09 18:39
RIFORME DEL PROCESSO PENALE E DELLA GIUSTIZIA SOLO CON IL 138?
La sentenza della Corte Costituzionale apre un dilemma: se è vero che ogni decisione che tocca l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge ed al processo deve essere deliberata con procedura di revisione costituzionale ex. art. 138 Cost. (e come noto su questa base è stato ‘cassato’ il ‘lodo Alfano’), allora ogni riforma del processo penale, che introduca la minima deroga alle regole comuni, fin anche le prescrizioni e le decadenze devono essere stabilite con legge costituzionale? Se questo è vero, in prospettiva, anche la riforma dell’ordinamento giudiziario, ricadendo sul diritto del “giudice naturale” ex. art. 25 Cost., potrebbe introdurre profili di ineguaglianza ed andare disciplinata per legge costituzionale? Parrà abnorme, ma io credo che questo sia il vero significato della sentenza della Corte di ieri. I precedenti non mancano: per consolidare la riforma del processo penale nel senso accusatorio disegnato dalla prima versione del ‘Codice Vassalli’, dovette intervenire il “puntello” dell’art. 111 Cost. (cd. “giusto processo”) che, con tecnica legislativa del tutto anomala, scese nei particolari tecnici del “contraddittorio nella formazione della prova”, fin nei casi di “incidente probatorio” e di accertamenti irripetibili. Al riguardo, non guasta ricordare come si arrivò al “giusto processo”: prima ci fu una legge del 1997 che disciplinava l’art. 513 del Codice di Procedura Penale, norma cardine per la tenuta del “sistema accusatorio” del processo penale; successivamente, l’articolo fu cassato nel 1998 dalla Corte Costituzionale. Per “zittire” la Corte, il Parlamento dovette riprodurre nella Costituzione (art. 111) un articolo identico. Adesso, la Corte sembra indicare lo stesso percorso, per quella sorta di processo di “razionalizzazione successiva” che Weber descrive nei processi di formazione dei “principi primi” di una comunità civile. NON C’E’ DUE SENZA TRE. Domani, ci dobbiamo aspettare un identico annullamento della riforma del Codice di Procedura Penale o dell’ordinamento giudiziario che il centro-destra dovesse proporre (ma alcuni condizionamenti, vedi art. 513 CPP, riguardarono anche l’Ulivo di Prodi …). Se questo è vero, comunque, si deve dare atto che la Corte ha introdotto una discutibile TUTELA COSTITUZIONALE SUL PROCESSO PENALE: scelta discutibile e del tutto stravagante dal quadro costituzionale, perché, in primo luogo, affiderebbe una materia tecnica ad una fonte (la Costituzione) che deve essere costituita da principi e norme brevi (essenziale per essere compresa ed osservata dalla gente comune!) e perchè, in secondo luogo, toglierebbe spazi di mediazione politica che normalmente sono sempre stati riconosciuti al legislatore ordinario (a meno di presupporne un giudizio di grave immaturità, postulante, quindi, una FORMALE TUTELA, come per incapaci!). Di fondo, non è da escludere che la Corte abbia recepito come indicazione di principio l’indicazione dell’art. 79 Cost. che codifica la maggioranza qualificata (2/3) per i provvedimenti di amnistia e di indulto, ricavandone (per analogia) un’indicazione pratica da seguire tutte le volte che si introduca una deviazione del principio di eguaglianza davanti al processo; come a dire che qualunque deroga al diritto processuale comune sia … un’amnistia! Dovrebbero fischiare le orecchie: non è stato Tito Boeri ad introdurre questo argomento per auspicare il disconoscimento della costituzionalità dello ‘scudo fiscale’? Come si può vedere, la sentenza sul ‘lodo Alfano’ può diventare il classico ‘forellino’ nella Diga: una volta introdotto, può determinare il crollo della diga intera!
Davide
08/10/09 21:06
Grazie Ritvan Shehi, non ho
Grazie Ritvan Shehi, non ho avuto tempo di replicare. Mi sembrava abbastanza chiaro il mio ragionamento ma qualche anonimo lettore improvvisatosi giurista può essersi confuso, magari per colpa del latino. Cmq concordo appieno con il tuo concetto di "trappolone": i giudici si sono tenuti in mano il jolly! Ma la domanda è: Napolitano scende anche lui dal pero, o sapeva della incostituzionalità ex 138 è ha firmato comunque per non prendersi la responsabilità (e lasciare l'incombenza alla Consulta)?
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