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Usa-Israele. Ambasciatore israeliano: "La peggior crisi dal 1975"

15 Marzo 2010

La visita in Medio Oriente dell'inviato Usa George Mitchell, che dovrebbe prendere il via domani con l'obiettivo di inaugurare il primo round di negoziati di pace indiretti tra israeliani e palestinesi, resta per ora incerta. È quanto emerge da dichiarazioni rilasciate da alcuni funzionari americani, dalle quali risulta che l'incertezza è legata all'annuncio sulla costruzione di 1,600 nuove abitazioni a Gerusalemme Est, dato da Israele mentre il vice presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, era in visita nel paese la scorsa settimana.

"Non c'è un programma, è tutto indefinito", ha detto Kurt Hoyer, portavoce dell'ambasciata americana a Tel Aviv, a proprosito del viaggio di Mitchell. Le dichiarazioni di Hoyer confermano quanto affermato da Michael Oren, ambasciatore israeliano a Washington, secondo il quale quella scatenata dall'annuncio sulle nuove costruzioni è la peggiore crisi nei rapporti tra Stati Uniti e Israele negli ultimi 35 anni. Oren avrebbe affrontato il tema nel fine settimana, nel corso di una conversazione con i consoli israeliani negli Stati Uniti, come scrive oggi il quotidiano Haaretz.

Secondo quanto si legge sul sito Ynet, l'ambasciatore avrebbe detto che "i rapporti di Israele con gli Stati Uniti si trovano nella crisi peggiore dal 1975". All'epoca, le tensioni tra i due Paesi vennero provate dalla richiesta dell'allora segretario di Stato Henry Kissinger al premier israeliano Yitzhak Rabin di ritirare parzialmente le truppe dalla penisola del Sinai, dove si trovavano sin dalla Guerra dei sei giorni, nel 1967.

Una dura presa di posizione contro l'annuncio delle nuove costruzioni nell'insediamento ultraortodosso di Ramat Shlomo, a Gerusalemme Est, è arrivata anche dal segretario di Stato americana, Hillary Clinton, che in una telefonata al premier israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato di "un segnale fortemente negativo nell'approccio di Israele ai rapporti bilaterali e contrario allo spirito del viaggio del vice presidente Biden". La Clinton ha anche parlato di "un'azione che compromette la fiducia nell'ambito del processo di pace" e ha invitato lo Stato ebraico a "dimostrare non solo con le parole, ma anche attraverso precise iniziative, che mira alle buone relazioni (con gli Usa) e al successo del processo di pace".

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