Venerdì 10 Febbraio 2012
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Valloni e fiamminghi mettono a rischio l'unità del Belgio

14 Maggio 2008

Complicato quanto basta per essere il silenzioso cuore dell’Europa geografica e comunitaria, il Belgio affronta una nuova crisi politica. Ad un mese dall'elezione dell'esecutivo, il premier Yves Leterme ha rischiato di dover indire nuove elezioni. Sullo sfondo c’è la problematica relazione tra la comunità vallona e quella fiamminga, che questa volta si è concretizzata nello spinoso problema della circoscrizione “BHV”. Il collegio elettorale Bruxelles-Hal-Vilvorde, composto da 80mila persone, è diviso tra le città fiamminghe di Hal e Vilvoorde e la capitale bilingue. Questa fetta di territorio alla periferia della capitale è l'emblema della battaglia tra le due comunità linguistiche, i fiamminghi e i francofoni: finora inglobata in Bruxelles e quindi considerata bilingue, ora la piccola realtà è reclamata dalle Fiandre.

Le due cittadine del Brabant flamand sono state unite alla capitale nel 1963, perchè nei due comuni fiamminghi abitano molti francofoni e l’unione permette loro di votare per candidati di Bruxelles, dove il francese è la lingua dell'80% della popolazione. La questione è sempre stata mal digerita dai fiamminghi, che si sentono una minoranza discriminata, e negli ultimi anni si è particolarmente aggravata. Nelle elezioni dello scorso anno la scissione della BHV era uno dei punti principali del programma del partito cristiano democratico fiammingo guidato da Leterme, che nel marzo scorso è diventato premier dopo 9 mesi di consultazioni. E sempre lo stesso Leterme ha riaperto l’annosa questione, incapace di frenare la rottura interna con gli alleati francofoni.

La seduta della Camera nella quale i partiti fiamminghi avrebbero dovuto porre all'ordine del giorno la scissione del collegio è stata fortemente osteggiata dai valloni, che in parte sono anche nella maggioranza di governo guidata dal leader del Cd&V, il maggior partito fiammingo e di tutto il Belgio. Il voto, infine, non è stato discusso in aula, ma il contrasto ha riportato sull'orlo del baratro il governo. Ora il problema è stato congelato per un paio di mesi, grazie ad un escamotage. Infatti, nel complesso sistema politico belga è stato sufficiente che il Parlamento della regione di Bruxelles capitale votasse, per bloccare di nuovo tutto. Il parlamento regionale ha così approvato all'unanimità una mozione che ha permesso di ottenere il rinvio per 120 giorni, prima di esprimere un parere definitivo sul conflitto. Se ne riparlerà quindi a metà luglio.

Una crisi solo rinviata quindi, mentre restano le tensioni che da tempo contrappongono le due comunità linguistiche. Intanto la tensione nel paese si è mescolata alla goliardia e un sito web ha proposto agli internauti di prevedere data e ora esatta della fine del Belgio. In premio al vincitore, tante patatine quanto pesava.

In questo contesto di incertezze si è inserita anche una folle proposta dall’Olanda: riunire le Fiandre sotto il controllo dell’Aia. Nella crisi identitaria costante del Belgio è intervenuto il deputato ultraconservatore Geert Wilders, salito all’onore delle cronache per il cortometraggio “Fitna” considerato antislamico. Il leader del Partito della Libertà olandese ha proposto un referendum tra i due paesi per la riunificazione. “Economicamente avrebbe senso, per porto di Anversa e l’aereoporto.- assicura Wilders- Culturalmente abbiamo tanto in comune e per di più il sistema scolastico fiammingo è di qualità, le tasse sono più basse. Così com’è ora, il Belgio è un pasticcio”.

Attualmente le Fiandre sono parte integrante dello Stato federale del Belgio, nato nel 1830, hanno un loro parlamento, un governo e un primo ministro, così come la Vallonia. Le due comunità, che hanno lingue e storie diverse, sono in tensione permanente e negli ultimi anni la volontà separatista ha preso spazio nel Nord. Sicché Wilders era convinto che molti avrebbero concordato con lui. Peccato che la sua proposta non sia stata accolta favorevolmente: secondo la stampa fiamminga c'è uno scarso interesse da parte dei politici locali, e i sondaggi di opinione condotti in passato hanno dimostrato che la maggioranza dei cittadini è contraria all'idea. La maggioranza preferirebbe una separazione che garantirebbe maggiore autonomia, tendente alla confederazione.

Unica voce fuori dal coro, il partito dell'estrema destra indipendentista Vlaams Belang, che non è del tutto contrario all'idea della "Grande Olanda", e considera l'indipendenza delle Fiandre come il primo passo verso una stretta cooperazione più ampia, come ha detto il suo leader Bruno Vlakeniers. Nel frattempo spetta ancora al primo ministro Leterme il difficilissimo compito di trovare una soluzione per bloccare la radicalizzazione del contrasto con il ritorno dello spauracchio di una divisione del Paese in due.

Commenti
Erelis
14/05/08 16:08
Belgio
La proposta di unione tra Fiandre e Paesi Bassi sarà forse prematura, ma nulla permette di definirla "folle" (come del resto non sarebbe per nulla folle l'idea di inglobare la Vallonia nello Stato francese). Consiglierei alla signora Venturini (1) di farsi un bel ripasso di storia (vedrà che i Paesi Bassi del Nord e del Sud sono già stati uniti in passato senza che nessuno parlasse a tale proposito di follia) e (2) di leggere attentamente il bel libro di Paul Belien "A Throne in Brussels", indispensabile per chiunque voglia andare al di là dei giudizi affrettati e superficiali.
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