E così la valanga sarda ha avuto un effetto dirompente sul destino politico del 54enne Walter Veltroni. Dopo una riunione della direzione del partito avvenuta oggi pomeriggio, il segretario del Pd ha confermato le sue dimissioni, che erano balenate già in mattinata. Il portavoce del partito, Andrea Orlando, ha annunciato: "Domani ci sarà un'iniziativa nella quale Veltroni spiegherà più diffusamente le cause di questa decisione". Nella fase di transizione fino al prossimo Congresso, il partito sarà guidato dal vicesegretario Dario Franceschini, secondo le norme dello statuto interno.
Finisce così l’esperienza veltroniana alla guida del Pd, dopo la svolta della Bolognina, la direzione de “L’Unità”, la vicepresidenza nel governo Prodi e quella di sindaco in Campidoglio a Roma. Veltroni aveva presentato la sua candidatura alle Primarie del Partito Democratico nel 2007 con un discorso al Lingotto di Torino. Era stato eletto segretario con il 75 per cento dei voti. Poi, lo scorso aprile, la prima batosta: la sconfitta alle elezioni politiche che consegnano il Paese nella mani di Berlusconi e del Pdl.
Stamattina Veltroni ha incontrato i vertici del partito – da Bersani a Letta, dalla Bindi a Fassino – per discutere della doccia fredda in Sardegna: “Se per molti sono un problema – aveva detto – sono pronto ad andarmene per il bene del partito”, ma i maggiorenti gli avevano chiesto di restare. Nel pomeriggio, quando il coordinamento è tornato a riunirsi, Veltroni non ha fatto marcia indietro, confermando di voler lasciare la direzione: troppe divisioni, troppi distinguo, e una fase difficile da gestire che va dalla sconfitta alle politiche fino all’ultimo smacco nelle amministrative sarde.
C’è ancora qualcuno disposto a credere che Veltroni potrebbe tornare sui suoi passi accettando di ricevere una nuova investitura? Un nuovo mandato per affrontare le europee e le amministrative? E' improbabile. Ancora più impietoso il giudizio del sindaco di Venezia, Massimo Cacciari: "La sconfitta del Pd in Sardegna non va attribuita né a Soru né a Veltroni. E’ il Pd nel suo insieme che non va".
Secondo Massimo Adinolfi, una delle figure di secondo piano del Pd che aveva sfidato Veltroni all’epoca delle Primarie: "Credo che Walter debba dimettersi davvero, da un anno a questa parte la nostra squadra ha sempre perso, certo anche al di là dei suoi demeriti personali. Ma quando una squadra perde sempre, per dare una scossa il commissario tecnico va cambiato".
La paura che a questo punto serpeggia nelle fila dei democratici che è un’ulteriore batosta alle prossime elezioni europee segnerebbe un ulteriore ridimensionamento, se non la stessa fine del Partito Democratico.
Grande giubilo da parte di Antonio Di Pietro che, a ridosso del voto sardo, ha dichiarato che oggi l’Italia dei Valori è "l’unica opposizione" rimasta nel Paese, a difendere le istituzioni e a presidiare le piazze. Secondo Di Pietro: "L’Idv vuole costruire un’alternativa al modello di dittatura sudamericana che sta portando avanti Berlusconi".


La vera domanda...
dimissioni veltroni
Io la penso come Cacciari,
il pd progettato da veltroni