Giovedì 24 Maggio 2012
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Vento del Nord

Nel Veneto in ebollizione si gioca anche il futuro della Lega

9 Febbraio 2009

 

Mentre si sviluppa il conflitto istituzionale sul caso Englaro, la crisi continua a mordere. Il governo la tallona con provvedimenti sociali, ha impostato su banche, auto ed elettrodomestici una strategia di aiuti molto flessibile e poco protezionistica, dovrebbe riuscire a mettere in moto meglio un po’ di opere pubbliche, alla fine non può ragionare strategicamente che su un contesto europeo non facile: Inghilterra e Germania vanno peggio del previsto. Il crescere di alcune proteste in questa fase è inevitabile. Al di là degli scontri a Pomigliano d’Arco, è interessante notare come l’epicentro di questi malumori sia innanzi tutto il Nord-est, soprattutto quello profondo tra Treviso e Belluno. Da lì partono le iniziative degli artigiani che chiedono revisioni nel sistema degli studi di settore per la verifiche fiscali, da lì i movimenti più duri dei sindaci che rifiutano il patto di stabilità definito da Giulio Tremonti. E’ nelle punte alte dell’economia, nelle aree che più hanno vissuto una stagione di benessere che si sente maggiormente la crisi anche rispetto a zone del nostro territorio che con le difficoltà convivono da più tempo, come non solo il Sud ma anche la Torino della Fiat.

Ma non siamo di fronte solo a un fenomeno economico-sociale, vi è anche un problema di classe dirigente. Il Veneto, soprattutto quello profondo, è stato per larga parte del Secondo dopoguerra elemento centrale della governabilità italiana. Non per nulla alcuni leader democristiani decisivi erano di quelle parti, da Mariano Rumor ad Antonio Bisaglia. Nel tenere insieme quella parte d’Italia era fondamentale il ruolo della Chiesa che esprimeva bene i sentimenti di popolazioni ancora in larga parte contadine e le collegava al partito dello scudocrociato, architrave della Repubblica. Sono due fenomeni intrecciati che portano alla crisi di questo sistema: la trasformazione economico-sociale del territorio, che diventa sede delle più spericolate e intraprendenti piccole, medie e anche grandi imprese (si pensi ai Benetton o alla Luxottica) e la crisi politica della Prima repubblica. Di fronte a questo duplice processo è in Veneto che nascono le prime radicali spinte localistiche (con una forte componente secessionistica), essenzialmente sulla questione fiscale. Al contrario che in Lombardia queste spinte - che pure generano liste con il leòn della Serenissima in grado di prendere un sacco di voti - non riescono a trovare una personalità carismatica come quella di Umberto Bossi che le unifichi: alla fine prevale lo spirito anarcoide e individualistico prodotto anche di come la Repubblica di Venezia (un sistema di potere rigorosamente oligarchico) aveva governato per secoli il suo contado. Quando questo “contado” attenua il rapporto religione-politica e si esalta per il suo progresso economico, sono le caratteristiche un po’ anarcoidi, di chi non ha grandi abitudini all’autogoverno, che prevalgono.

La fortuna di Bossi nel costruire un movimento di tutto il Nord - e quindi assai pesante a livello nazionale - è data anche da questa attitudine di fondo del Veneto di essere privo di una leadership anche se poi ha prodotto ottimi quadri di governo come Luca Zaia oggi ministro dell’agricoltura o Flavio Tosi sindaco di Verona. Ma tutti con le caratteristiche dei numero due più che dei leader carismatici. E’ questa storia che ha consentito il potere indiscusso dei lombardi (prealpini in particolare) sulla Lega Nord

Questo tipo di processo politico ha consolidato uno stile di guida del movimento leghista in Veneto che di fatto asseconda gli umori della gente più che guidarli con la necessaria razionalità. E quando arriva una stretta – come di questi tempi – le spinte tendono ad andare un po’ dove vogliono loro, abbastanza indifferenti agli equilibri politici ed economici nazionali (o anche solo “settentrionali”).

D’altra parte questa è anche una bella assicurazione per Bossi, perché un Veneto capace di fare politica unitariamente rappresenterebbe una sfida per una Lombardia che è assai più articolata culturalmente, si consideri solo il ruolo e il peso di Milano rispetto a quello minimo della Venezia dei giorni nostri rispetto al resto della regione.
Proprio questa considerazione fa ritenere che tutti i pettegolezzi messi in giro sul fatto che Bossi vorrebbe la presidenza della Regione veneta, che utilizzerebbe le elezioni europee per vedere se porta a casa più voti Zaia o Tosi in modo poi da scegliere così il successore di Giancarlo Galan, tutte queste voci o considerazioni appaiono contrastare con una misura di prudenza che sinora il leader della Lega Nord ha sempre tenuto assai presente: non avere mai un uomo forte che rappresenti tutto il Veneto.

 

Commenti
carlo c
09/02/09 14:02
vedremo
-- vedremo come piangeranno chiedendo l'intervento statale che li aiuti. -- Torneranno ad emigrare come quando erano schiavi degli austriaci o al benessere derivato dall'unità italiana che ha aperto grandi possibilità? -- Peccato che queste cose succedano dopo decenni per cui la causa-effetto non è chiarmente percepibile.
Anonimo
09/02/09 17:21
zitto terrone
in veneto c'è una civiltà che voi solo ve la potete sognare. me ne sbatto il c. se si diventerà poveri. Noi veneti siamo stati riconosciuti ottimi lavoratori in tutti questi anni da svizzeri , belgi, francesi etc.. gli stessi che attaccavano i cartelli non affittasi ai meridionali giusto? l'importante nn sono i soldi che si hanno in tasca ma il modello di comportamento. non siamo mai stati gente che ruba x le casa. e mai lo saremo. detto questo vi dirò che ho fiducia nel mio territorio. chi si rimbocca le maniche viene spesso ricompensato. COMUNQUE meglio se breghi che il veneto nn vada in crisi, se così fosse il meridione cadrebbe in anarchia (ammesso nn lo sia già) senza nemmeno un soldo. buona crisi atutti
Anonimo
09/02/09 17:48
LA NAZIONE VENETA
l'ARTICOLO DI LODOVICO FESTA CENTRA IL BERSAGLIO. INFATTI LA LEGA NORD HA OTTENUTO RISULTATI MOLTO BUONI PERCHE' NOI VENETI CREDIAMO CHE LA LEGA ALLA FINE VORRA' ACCONTENTARE NOI VENETI....MA L'UOMO FORTE DEL VENETO PRIMA O POI SE LO TROVERA' DIFRONTE E PROBABILMENTE NON SO SE SARA' DENTRO AL LEGA O RAPPRESENTERA' L'AUTONOMISMO VENETO. TUTTI SI SFORZANO DI DARE CONTRO A NOI VENETI DA SEMPRE...NON LO SCORDIAMO MAI E MAI NESSUMO RIUSCIRA' A SPEGNERE IL FUOCO CHE IN NOI ARDE COME SE NON DI PIU' DEGLI ALTO ATESINI O SUD TIROLESI COME FA' PIU' PIACERE CHIAMARLI. IL FATTO E' CHE L'ITALIA SENZA IL VENETO SE NE VA' IN MALORA, MENTRE NOI SENZA L'ITALIA CE NE FAREBBE UN BAFFO. SONO SICURO CHE A ROMA QUALCUNO AVREBBE IL CORAGGIO DI SCATENARCI CONTRO L'ESERCITO SE NOI VENETO FACCIAMO UNA RIVOLUZIONE VERA E PROPRIA. NON SO QUANTO SI VORRA' TIRARE LA CORDA CON NOI VENETI....UNA COSA E' CERTA NON LO POSSONO PIU' FARE PERCHE' ORMAI UN PROCESSO DI DISGREGAZIONE E' IN ATTO IN TUTTA ITALIA ED IL FEDERALISMO FISCALE E' L'ESCAMOTAGE PER VEDERE DI TENERE IN VITA L'ARABA FENICE CHE E' L'ITALIA.NOI VENETI NON CI ACCONTENTIAMO PIU' DEL FEDERALISMO FISCALE SIA CHIARO A TUTTI. TENERCI A TUTTI I COSTI VORRA' DIRE CHE A TUTTI I COSTI NOI CE NE ANDREMO....... QUI NON E' QUESTIONE DI DARCI DEGLI EGOISTI E CHE SIAMO SOLO ATTACCATI AI SKEI..AI SOLDI.... NON E' QUI LA QUESTIONE. NOI SIAMO STATI UNA NAZIONE ED UN POPOLO VERO PER 1.200 ANNI...CHI NON LO CAPISCE PERIRA' DELLA SUA IPOCRISIA E DELLA SUA ACREDINE CONTRO DI NOI VENETI CHE NON FACCIAMO ALTRO CHE RIAPPROPRIARCI DELLA NS. STORIA, CULTURA,LINGUA,TRADIZIONE ETC...ETC.... PERSINO IL BUCINTORO CHE E' IN COSTRUZIONE E' LA PROVA CHE NON SI TRATTA DI ROMANTICISMO O PURO VIVERE NEL PASSATO, MA CAPIRE CHE NOI VENETI SIAMO SEMPRE VISSUTI NELLA SERENISSIMA IERI COME OGGI E QUESTO DA' MOLTO FASTIDIO SOLO ED ESCLUSIVAMENTE A CHI HA INTERESSE A VIVERE DI QUESTA REPUBBLICA CHE NON HA NIENTE A CHE FARE CON NOI VENETI. MI FERMO PERCHE'TROVO DIFFICILE CHE QUALCUNO DI NON VENETO CAPISCA QUELLO CHE SCRIVO. UNA COSA E' CERTA QUI C'E' GENTE PRONTA ANCHE A MORIRE PER FARLA FINITA CON QUESTA SCHIFEZZA DI STATO DI COSE TIPICAMENTE ITALIANE E NON VENETE..... POTREI ESSERE PIU' FORTE CON PAROLE E CONCETTI MA E' INUTILE SCOPRIRE LE CARTE PRIMA DI GIOCARSELE.... UN ADDIO A PRESTO ALLA REPUBBLICA ITALIANA. VIVA SAN MARCO VIVA LA SERENISSIMA REPUBBLICA VENETA
Dria
12/02/09 11:20
vi piacerebbe...
ogni volta che la Lega è in crescita arriva qualche napoletano che profetizza (o spera?) spaccature nel fronte del Nord. Ma pensate a questo: 10 anni fa solo la Lega era federalista, oggi lo sono tutti, persino gli ex comunisti ed ex fascisti. Fra 10 anni saranno tutti secessionisti?
Donato Polato
23/10/09 21:48
Non voterò mai per un leghista
Non voterò per un leghista, mi dispiace ma quello che non sono riusciti a fare, i santoro, i travaglio e i dipietro, è riuscito a berlusconi, ho da sempre votato a destra, questa volta, se il candidato presidente sara un leghista, alla... faccia della maggioranza degli elettori che leghisti non sono, per decisioni di vertice prese a roma, (ben tornata prima rebubblica), non solo non voterò per il centrodestra, ma mi darò da fare per convincere il maggior numero di persone, che ci stanno prendendo per il C....,
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