Giovedì 24 Maggio 2012
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"Pronti al taglio graduale dell'imposta"

Via l'Irap: Berlusconi spiazza l'opposizione

22 Ottobre 2009
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Quella dell’abolizione dell’Irap è una misura che questo governo aveva promesso alla vigilia di due tornate elettorali, compresa l’ultima. L’annuncio di oggi quindi non è nuovo, ma se l’impegno venisse mantenuto l’economia tornerebbe a girare più velocemente.  Il governo eliminerà l'Irap, questa l’indicazione del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che in un messaggio inviato stamane all'assemblea della Cna ha fatto sapere di avere allo studio “strumenti per ridurre la pressione fiscale, aumentare i consumi e agevolare gli investimenti. Tra questi il taglio graduale dell'Irap fino alla sua soppressione anche mediante l'elevazione della franchigia in favore delle aziende più piccole”.

L’ Imposta regionale sulle attività produttive è stata inventata da Visco negli anni ’80 e poi accolta da Prodi come magica formula fiscale. Sul fatto che l’Irap sia un’imposta iniqua che va contro ogni logica di sviluppo sono tutti d’accordo: la pagano anche le aziende in perdita, non si può detrarre, e siccome serve in larga parte per far fronte agli oneri della sanità pubblica, non si capisce perché a pagarla debbano essere solo le imprese.  

Del resto, il vuoto aperto dalla caduta della domanda estera è talmente vasto che i provvedimenti di sostegno alla domanda interna non saranno sufficienti per ridare fiato alle aziende e permettere all’Italia di salire sul treno della ripresa; la soppressione dell’Irap, al contrario, risarebbe ossigeno alle aziende. Ma la conseguente riduzione del gettito fiscale nelle casse delle Regioni andrà recuperata da altre fonti (quali?), operazione ardua, sulla quale graveranno anche i margini ristretti imposti dalle condizioni della finanza pubblica. Tuttavia, il premier ha spiegato che l’operazione potrebbe avvenire “anche mediante l’elevazione della franchigia in favore delle aziende più piccole, l’estensione della Tremonti-ter e un sostegno stabile alle piccole imprese che investono nell’innovazione e nella ricerca”. Più in generale Berlusconi ha spiegato che l'esecutivo sta studiando “altri interventi per ridurre la pressione fiscale, aumentare i consumi e agevolare gli investimenti”.

Se l'Irap è finita nel mirino della Corte di Giustizia dell’Ue, della Corte Costituzionale e più volte del Parlamento, c'è più di un motivo: “Il tributo che colpisce con una aliquota fra il 4,5 e il 5% i profitti lordi, gli interessi passivi e i redditi di lavoro lordi di contributi sociali delle imprese, e che è classificato come imposta indiretta sulla produzione, pecca di incostituzionalità per la legge italiana, in quanto viola il principio costituzionale della tassazione in base alla capacità contributiva – spiega l’economista Francesco Forte - Ciò in quanto, pur presentandosi come una imposta che, in parte, colpisce dei costi di produzione (i costi del lavoro, cioè i salari lordi di contributi sociali) pagati dalle imprese, non ammette la detrazione di tali costi, nella determinazione dell'imponibile dell’imposta sul reddito delle imprese”.

Le reazioni. Se dall’Italia dei Valori arriva una fredda apertura (“Siamo disposti a dare un nostro contributo anche se vogliamo prima capire se si tratta del solito spot o se è davvero una misura allo studio del governo”, ha detto il capogruppo alla Camera, Massimo Donadi), dal Pd arrivano le solite, gelide, critiche. “Il governo studia e promette, intanto le imprese, soprattutto le più piccole, chiudono, i lavoratori vengono licenziati, i consumi si contraggono. Che cosa deve accadere ancora affinché ci si decida a fare una vera politica anti-ciclica? - si chiede Stefano Fassina, responsabile Finanza pubblica dei democratici -. Berlusconi prende in giro gli artigiani. Lo stesso governo che ha fatto impazzire commercialisti e lavoratori autonomi con il "Day click" per i rimborsi forfettari dell'Irap, oggi assicura il taglio dell'Irap, una promessa sbandierata dal 2001. Lo stesso governo portato in giudizio dalle associazioni imprenditoriali di mezza Italia per aver svuotato i potenti incentivi agli investimenti in Ricerca e Sviluppo introdotti da Prodi nel 2007 – conclude Fassina - oggi promette di introdurre un sostegno alle imprese che investono in ricerca ed innovazione. Lo stesso governo che ha di fatto eliminato le agevolazioni fiscali per gli investimenti nel Mezzogiorno, oggi promette l'estensione della Tremonti-ter”.

Per il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, il taglio dell'Irap dovrebbe arrivare solo dopo un alleggerimento della pressione fiscale su lavoratori dipendenti e pensionati: “Il primo atto da fare è la riduzione delle tasse a lavoratori e pensionati, lo impone l'equità e la condizione dei consumi nel Paese - ha dichiarato il numero uno del sindacato vicino alla sinistra - dopo si può affrontare anche quello che riguarda le imprese”.

Di certo, la discussione sull’Irap è antica quanto la sua istituzione. Ma considerate le acque difficili nella quali navigano le aziende, la necessità di intervenire su una imposta iniqua è sempre più urgente.

 

Commenti
Marco
22/10/09 16:34
Sarò esagerato, ma per me
Sarò esagerato, ma per me va abolita tutta e subito, per la buona ragione che questo provvedimento è atteso dal 2001. Bisogna affamare la bestia, come si dice.
Antonio Primaldo
22/10/09 16:43
Critiche pretestuose
Siamo tutti d'accordo sul fatto che il mondo sarebbe più bello se fosse possibile fornire i servizi pubblici senza dover prelevare le imposte. Ma dato che non è possibile non ha senso criticare l'Irap senza spiegare con cosa vogliamo sostituirla. Con i contributi sanitari? Ma le imprese in perdita dovrebbero pagare i contributi sanitari. Non sarebbero allora iniqui come l'Irap? E se la sanità copre tutti i cittadini perche' dovrebbero finanziarla solo i lavoratori? Non è vero che tutti siano d'accordo sul fatto che "l’Irap sia un’imposta iniqua che va contro ogni logica di sviluppo". Anzi sfido la signora Zoncu a trovare uno studioso non italiano che la definisca tale (mentre si possono fare tranquillamente nomi di studiosi stranieri che valutano positivamente l'Irap).
Luciano Cecchini
22/10/09 22:35
I sogni e la realtà
L’abbassamento delle tasse è ciò che tutti auspicano. Ma fra i sogni e la realtà c’è, purtroppo, il crudo linguaggio dei numeri. La Relazione Previsionale e Programmatica per il 2010 presentata da Giulio Tremonti il 22 settembre scorso prevede, a legislazione vigente, che le entrate dello Stato per imposte dirette ammontino, nel 2010, a 236,8 miliardi di Euro, appena 900 milioni in meno del gettito atteso per quest’anno. Di tale cifra globale, il gettito che si stima possa provenire dall’IRAP è di circa 40 miliardi di Euro, cioè circa il 17% del gettito “diretto”. Si parla di un taglio graduale. Bene, c’è da tener presente che la diminuzione di un punto percentuale di aliquota IRAP vale circa 9 milioni di Euro di minori entrate. Si dice: ma l’aumento dell’Irap aumenterebbe i consumi e agevolerebbe gli investimenti. Anche se ciò fosse vero (dubito infatti che la diminuzione dell’Irap alle imprese possa, da sola, aumentare i consumi) c’è da considerare il ritardo fra diminuzione delle imposte e effetti moltiplicativi del reddito con connesso aumento di imposte dirette ed indirette. E, nel frattempo, il “buco” inevitabile chi lo copre ?
fede
23/10/09 08:17
Pagare tasse non è che sai
Pagare tasse non è che sai la mia massima aspettativa nella vita, però ho visto quello che è successo con l'ICI: i piccoli comuni(cme il mio) sono estremamnte in difficoltà per fornire i servizi minimi. Ora con l'IRAP succederà la stessa cosa alle regioni. E per quale motivo? Perchè i sondaggi danno l'indice di gradimento in netto ribasso? Mi spiace ma in questo momento non vedo una linea di governo, vedo una navigazione a vista, giorno per giorno. E questo mi preoccupa…. Come mi preoccupa è come vengano sperperati gli introiti delle tasse...
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