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Xu Zhiyong, l'avvocato cinese scomodo perché piace a Washington

25 Agosto 2009
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L'avvocato cinese Xu Zhiyong.

 

Esattamente il 24 agosto dell'anno scorso, finivano le Olimpiadi di Pechino. Un anno dopo, nella capitale del Nord, all'inizio di agosto, ha avuto inizio una piccola grande storia, quella dell'avvocato Xu Zhuyong. Se non fosse vera, e se non meritasse perciò la compostezza e il decoro con cui si maneggia di solito la verità, almeno quella dei fatti nudi e crudi, potremmo certamente abbandonarci ad un riso amaro.

Immaginate una calda notte di Pechino, precisamente quella del 29 luglio scorso. Prima dell'alba. Un'abitazione privata, quella di Xu Zhiyong, avvocato e docente universitario di diritto, un raro caso di politico eletto indipendente espressione di una lista sganciata dal partito comunista cinese, nella circoscrizione locale di Haidian, nel distretto di Pechino. Macchine della polizia circondano la sua abitazione, arrestano Xu Zhiyong e lo conducono via, forse a Pechino, chissà.

Non si sa niente. Magari, dicevano al New York Times, al centro di detenzione Beijing 1. Provate ancora a immaginare: tre settimane di assoluto silenzio. Il silenzio assordante delle autorità che fanno finta di non aver mai circondato quella casa, di non aver mai tratto quel uomo nel bel mezzo del suo sonno (e come Xu, tanti prima di lui). Venti giorni, qualche fuga di notizie, qualche supposizione, e magari - tanto per condire e abbandonarci all'immaginazione - qualche mazzetta per sapere dall'ultimo dei poliziotti di Pechino dove potrebbe essere detenuto, rispettivamente, il figlio, l'amico, l'amante, il fratello, il professore, l'avvocato e addirittura il proprio eletto. Fino allo scoccare del ventesimo giorno, il 19 Agosto scorso, quando quell'assordante silenzio viene infine spezzato e le autorità tornano a fare le autorità, decretando.

Xu Zhiyong è accusato formalmente di evasione fiscale (reato già contestatogli), per un ammontare di 1.42 milioni di RMB (145mila euro), reato commesso, a sentire le autorità, nel quadro delle attività del centro legale Gongmeng, anche noto con il nome di "Open Constitution Initiative", l'organizzazione per l'implemetazione dei diritti constituzionali garantiti a i cittadini di cui Xu è fondatore e leader e i cui battenti - anche quelli telematici - sono stati chiusi dalle autorità, per la seconda volta dalla sua fondazione. Lo scorso 14 Luglio, dopo averla dichiarata illegale, l'OCI non esiste più. Xu Zhiyong è stato finalmente rilasciato, domenica 23 Agosto.

Dietro il suo rilascio, forse un'intercessione USA. Dal 2003 Xu Zhiyong collabora con il "China Law Center" dell'università di Yale (CLC) diretto da Paul Gewirtz. Quest'ultimo, molto attivo nei giorni della sua detenzione, per affetto certamente (i due si conoscono ormai da sei anni) ma anche per un certo senso di responsabilità, ha fatto di tutto per metter in moto il sistema dei riflettori internazionali, statunitensi in testa.  Xu Zhiyong è stato infatti tratto in arresto proprio per dei fondi di ricerca versati dal CLC di Yale alla "Open Constitution Initiative", la quale, pur essendo con tutta evidenza, un'organizzazione senza fini di lucro, si è vista affibbiare il peccaminoso status di società d'affari, scatenando, lo scorso mese, un'immediata contestazione fiscale delle autorità di Pechino.

Questo il pretesto, queste le modalità. Val la pena di ricordare come a seguito dell'arresto di Xu, in poco meno di due settimane, 850mila RMB su 1.42 milioni di RMB siano stati raccolti online con l'aiuto dei simpatizzanti di Xu. Secondo il diritto cinese, infatti, se la somma oggetto di contestazione fiscale è immediatamente versata, l'imputato può evitare il processo penale, evitando, in primis, il rischio detenzione, e nel caso di Xu Zhiyong, una condanna penale che comporterebbe la radiazione dall'ordine degli avvocati.   

Il suo rilascio improvviso e immotivato - "Xu Zhiyong non è un pericolo per la società" (sic!) - ha destato sorpresa e incredulità. E' incontestabile che l'arrivo di una delegazione del Congresso USA la scorsa settimana, tra cui spiccava il presidente della commissione affari esteri della House of Representatives, Howard L. Berman, e la nomina concomitante del nuovo ambasciatore USA a Pechino, Jon Huntsman (ex governatore dello Utah), sempre nella settimana scorsa, abbiano certamente giocato qualcosa nella vicenda di Xu. Berman ha riferito di aver apertamente intercesso presso le autorità cinesi per la liberazione di Xu Zhiyong, l'altro, Huntsmans, si è limitato ad annunciare la visita, il prossimo novembre, di Barack Obama in Cina. 

Per di più, tra poco più di un mese,  il prossimo 1 ottobre, la Repubblica Popolare Cinese festeggerà il sessantesimo anniversario dalla sua nascita, proclamata dal grande timoniere, Mao Zedong, nel bel mezzo della Piazza Tienanmen a Pechino, decretando definitivamente la vittoria dell'Armata di Liberazione Popolare sulle forze nazionaliste del Guomindang, guidate allora da Chiang Kai-shek.

Chissà se questo giro di vite altro non sia l'ennesimo tentativo di proteggere il grande evento alle porte e, in fin dei conti, l'ultimo atto di quell'attento gioco negoziale che intercorre da quasi quarant'anni tra Pechino e Washington?

La nascita di un leader. Xu Zhiyong è un giovane uomo. Classe '73, originario della contea di Hiquan, a sud del fiume giallo - nella provincia del Henan appunto. Studia legge, prima a Lanzhou e poi a Pechino, ove ottiene un dottorato di ricerca alla prestigiosa Beijing Law School. Dal 2002 insegna diritto costituzionale alla Beijing University of Post and Telecommunications e nel 2004 si è fatto un bel giretto alla Yale Law School, ben nota per essere una delle scuole di legge tra le più liberal degli Stati Uniti, dove ha scoperto il presidenzialismo americano. Ma la sua passione è fare l'avvocato, da sempre. Stare tra le persone, prendere parte ai loro problemi, risolverli senza ricorrere, se possibile, all'autorità. Come quando, appena diciottenne, da studente al suo primo anno di diritto, risolse una disputa armata in un villaggio al confine tra l'Henan e lo Shandong.

Crede nella legge, ma forse ancora di più nelle persone. Ed è per questo, che a dispetto degli attivisti dei diritti umani con i colletti bianchi, non rifiuta il sistema, l'ordine costituito. Non vuole l'abbattimento violento del regime, la gogna per il tiranno. Crede nelle leggi esistenti ed è convinto che con esse il sistema possa essere riformato, partendo proprio dal rapporto tra individuo e autorità, tra individuo e Costituzione. E allora quale luogo migliore, se non un'aula di tribunale, quando si vuol pungolare il braccio armato del potere politico verso l'interno, ovvero la giustizia, e spingerla all'abbandono del verdetto ideologico? Xu Zhiyong ha difeso molti, pur nella sua breve carriera, dai profili sociali diversissimi. Campagne eterogenee, alcune della quali vinte. Come quando nel 2003, in seguito alla morte dello studente Sun Zhigang, a Guangzhou,  fu arrestato dalla polizia locale per presunta violazione della legge che impediva l'allontanamento, senza autorizzazione, dal proprio distretto di residenza, e ucciso in carcere. Xu Zhiyong condusse allora, assieme a Teng Biao e Yu Jiang, poi soprannominati "la banda dei Tre Ph.D", una lotta mediatica per l'abolizione delle misure detentive e di rimpatrio dei migranti e mendicanti, culminata in un successo, quando il Consiglio di Stato cinese (il potere esecutivo centrale) avrebbe abolito la norma, sotto il peso crescente dell'opinione pubblica.

A soli trent'anni, Xu era riuscito a piegare l'esecutivo. Ma la sua azione è ancora più forte nelle aule di tribunale. Zhiyong ha difeso, tra gli altri, Yu Huafeng, manager di “Southern Metropolis Daily” e sostenitore della campagna per l'abolizione delle misure di detenzione preventiva contro il vagabondaggio. E ancora: tra l'anno scorso e quest'anno, ha offerto la propria assistenza legale alle vittime dello scandalo del latte alla melamina, che ha fatto più di trecentomila vittime in Cina. Eppoi ha anche fornito assistenza a color che sono finiti nelle c.d. "carceri nere", i luoghi dove coloro i quali tentano di adire gli alti ufficiali della repubblica quando il livello inferiore ha fallito nel risolvere una disputa (si tratta di antica tradizione in Cina) vengono condotti in segreto in illegali centri detentivi, le carceri nere appunto, magari con l'aiuto degli "intercettatori", uomini pagati per rapire, incarcerare o rispedire al loro villaggio i questuanti. 

Nel quadro delle sue attività di eletto, dal 2005 Xu Zhiyong  riceve i propri elettori ogni giovedì, in un piccolo ufficio nel distretto di Haidian. Vicino alla sua constituency, per dirla all'americana. Insomma non si può non comprendere perché un uomo così giovane, così poco chiassoso, così competente e impegnato, disturbi terribilmente il potere di Pechino. Xu Zhiyong è un riformatore non violento, un pericolo non da poco per il regno del partito unico. Arresto e intimidazione non hanno tardato. 

Fatto sta che Xu Zhiyong resta accusato di evasione,  ormai di ritorno a casa, viso provato, con un processo alle porte, assieme a Zhuang Lu, suo collaboratore, anch'egli tratto in arresto tre settimane or sono, e liberato due giorni fa, entrambi compagni, loro malgrado, di un "galeotto" agosto pechinese.

 

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