Venerdì 10 Febbraio 2012
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Il nuovo paese di Al Qaeda

Lo Yemen rischia di esplodere.
Che faranno gli Stati Uniti di Obama?

9 Gennaio 2010

Nel 2010, lo Yemen festeggerà il ventesimo anniversario dell’unificazione nazionale. Ma non ci sarà molto da festeggiare: questo potrebbe essere benissimo l’anno in cui lo Yemen si disintegrerà.

Persino la violenta guerra civile del 1994 non riuscì a minacciare l’integrità strutturale di questo paese nazione perennemente sull’orlo della disgregazione così come la crisi in corso, che probabilmente raggiungerà il suo punto più critico nel 2010.

Lo Yemen ha tanti di quei grandi problemi che è facile restarne sopraffatti. Al Qaeda sta crescendo d’importanza, una sommossa sciita si sta espandendo nel nord, mentre al sud si rinnova la minaccia di secessione. Una lotta si sta poi preparando su quello che sarà dopo il presidente Ali Abdullah Saleh, 67 anni, che governa lo Yemen da 31 anni; le élite locali sono intrappolate in lotte intestine per prendere il potere quando egli uscirà di scena. Infine, ed è forse la questione più irrisolvibile, lo Yemen sta diventando una catastrofe per l’ambiente e le risorse.

Le falde acquifere del paese sono in via di esaurimento a causa di anni di cattiva gestione nel settore agricolo, e le sue scorte di petrolio stanno rapidamente diminuendo. Tutto ciò ha luogo proprio nel momento in cui la disoccupazione è alle stelle e l’esplosivo tasso di natalità promette solo più cittadini giovani e senza lavoro negli anni a venire.

Il governo, oberato di problemi e messo in difficoltà dalla crisi, non ha mai avvertito molta urgenza nel far fronte a quest’ultima categoria di questioni. Tuttavia, i due maggiori problemi dello Yemen, sicurezza e governance, costituiscono una miscela esplosiva e insieme potrebbero scoppiare nel 2010 se Al Qaeda dovesse consolidare le sue vittorie traendo vantaggio da un governo in piena confusione. L’organizzazione, già la più rappresentativa tra i gruppi presenti nel paese a livello sia regionale che economico, ha accresciuto notevolmente la sua forza negli ultimi tre anni. Un tempo disorganizzata e in fuga, oggi i membri di Al Qaeda stanno mettendo radici sposandosi all’interno delle tribù locali ed edificando un’infrastruttura resistente nel tempo capace di sopravvivere alla perdita dei principali comandanti. Hanno inoltre lanciato una politica a doppio binario di persuasione e intimidazione, in primo luogo creando una narrativa del jihad molto popolare nello Yemen, e in secondo assassinando o giustiziando tutti i funzionari della sicurezza rivelatisi troppo aggressivi nella caccia ai combattenti di Al Qaeda. Pertanto, mentre il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, è indaffarato nel tentativo di sradicare i paradisi sicuri dei terroristi a Jalalabad e nel Waziristan, ne stanno sorgendo di nuovi a Marib, Shabwa e Al Jawf.

Per gran parte della sua carriera, Saleh è stato un maestro nella manipolazione, sopravvivendo per tre decenni  al potere in un paese in cui i suoi due diretti predecessori vennero uccisi a distanza di un anno l’uno dall’altro. È riuscito a durare così tanto affidandosi a un gruppo ristretto di familiari e fedeli alleati. Ma adesso, lo stile e la struttura del suo potere stanno incominciando a cedere. Le difficoltà economiche dello Yemen fanno sì che il presidente ha meno denaro per mantenere la sua rete clientelare o giocare le diverse fazioni l’una contro l’altra. All’interno della sua stessa tribù di appartenenza Sanhan, i vincoli di lealtà, una volta molto forti, stanno iniziando a mostrare i primi segni di tensione, dal momento che i famigliari parenti, insieme ad altri figure potenti, si stanno battendo per guadagnarsi una posizione influente nella speranza alla fine di accaparrarsi la presidenza.

Chiunque salirà al potere nella capitale Sanaa potrebbe scoprire che nello Yemen non è rimasto molto da governare. Il paese continua a dissolversi in regioni semiautonome tra le varie ribellioni, tutte le quali si alimentano reciprocamente. L’incapacità delle forze armate di reprimere l’insurrezione al nord sta incoraggiando le richieste di indipendenza nel sud, mentre altri gruppi, che si sono resi conto della crescente debolezza di Saleh, cominciano ad incalzare con le loro pretese.

Gli Stati Uniti non hanno aiutato a risolvere questi problemi. La continua insistenza da parte di Washington nel considerare il paese solamente attraverso il prisma dell’antiterrorismo ha ottenuto esattamente i risultati che sperava di evitare. Concentrandosi su Al Qaeda ad esclusione di quasi ogni altra minaccia e concentrando la gran parte dei suoi aiuti solo su questo problema, gli Stati Uniti hanno solo fatto in modo che Al Qaeda oggi esista ancora.

Lo Yemen, invece di implodere, sta per esplodere. E quando lo farà, i suoi problemi di oggi diverranno quelli dell’Arabia Saudita di domani. Presagio di ciò sono il coinvolgimento saudita nel conflitto nel nord del paese e gli attacchi di Al Qaeda dallo Yemen verso il regno. Quando Obama e il suo team avranno arrangiato una risposta più intelligente, il tempo per l’azione preventiva sarà già passato e la loro unica alternativa sarà quella di porre rimedio al disastro.

© Foreign Policy
Traduzione Elena Sclocchi

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