Silvio Berlusconi resta in ospedale. Almeno fino a mercoledì. Le ferite al volto, seppure non gravi, sono un più serie di quanto ipotizzato domenica sera, dopo l’aggressione subita a Milano al termine del comizio in piazza Duomo.
Dal carcere di San Vittore Massimo Tartaglia dice di aver agito da solo, che non esiste alcun mandante e ai magistrati giustifica il gesto con motivazioni politiche: avrebbe parlato di una forte avversione nei confronti delle politiche del Pdl e in particolare del capo del governo. Nella sua borsa gli investigatori hanno trovato uno spuntone di plexiglas lungo 20 centimetri, un grosso accendino da tavolo, un crocifisso di 30 centimetri e un soprammobile di quarzo del peso di diversi etti. La contestazione della premeditazione è scattata anche perché due di questi oggetti l’uomo li aveva prelevati dalla propria abitazione. Intanto i ministri Maroni e Alfano lanciano l’allarme sui siti che in queste ore inneggiano al gesto di Tartaglia al punto che ne proporranno la chiusura nel Consiglio dei ministri di giovedì. Per il titolare del Viminale “il premier ha rischiato di essere ucciso”.
Il volto fasciato, forti dolori alla testa, il premier fatica a mangiare. Sono le conseguenze della frattura del setto nasale e della rottura di due denti incisivi: per questo è stato sottoposto a terapie anti-infiammatorie e antibiotiche. L’unica anomalia emersa dagli esami clinici è un abbassamento dei valori dell’ematocrito in seguito all’abbondante perdita di sangue. A confortarlo nella sua stanza d’ospedale è andato anche don Luigi Verzè, fondatore del San Raffaele e amico del premier: “Gli ho detto che quanto avvenuto domenica è un monito a lui e al Paese. Monito che poi ho ripetuto al presidente Fini e all'onorevole Bersani. Occorre modificare la Costituzione italiana” sottolinea il sacerdote che riferisce di aver trovato Berlusconi “umiliato, non tanto dal fatto traumatico ma da quello che esso rappresenta: l'odio. Mi ha detto: io voglio bene a tutti, voglio il bene di tutti, non capisco perché mi odino a questo punto”.
Il Pdl fa quadrato attorno al Cav. ed è già al lavoro per organizzare una manifestazione ''pacifica e di massa'', il 13 o 20 febbraio, a sostegno di Berlusconi, contro le violenze, gli attacchi di media e giudici e per il governo. Ma è proprio sul fronte politico che non si placano le polemiche. Alle dichiarazioni di Di Pietro (“è il premier che istiga alla violenza”) si aggiungono quelle della presidente del Pd Rosy Bindi che gettano nuova benzina sul fuoco. Per la La pasionara ex Dl “tra gli artefici di questo clima c’è anche Berlusconi, non può sentirsi la vittima”. Gesti come questi, aggiunge, vanno sempre condannati “mai giustificati, qualche volta però sono spiegabili” aggiunge la Bindi in un’intervista a La Stampa nella quale spiega che “motivi di esasperazione ce ne sono molti, legati alla crisi economica che alcuni pagano con prezzi altissimi” eppoi c’è “uno scontro politico che si porta dietro sicuramente frange estremiste o persone che perdono la testa, ma chi ha più responsabilità fa di tutto per dividere il paese”. Più tardi cercherà di correggere il tiro, ma senza grandi risultati.
Il centrodestra stigmatizza le parole della vicepresidente della Camera ed evidenzia che sull’aggressione al premier “cominciano ad esserci troppi distinguo, troppi se e troppi ma. Cercare di giustificare un gesto di violenza contro chi rappresenta il nostro Paese è un errore che non possiamo permetterci. I violenti vanno isolati. Sempre e comunque”, come osserva Maurizio Lupi (Pdl). Nel pomeriggio dal Quirinale arriva un nuovo appello a ristabilire un clima civile di confronto. “Il Paese deve essere governato serenamente per vedere affrontati i suoi tanti problemi”, è il richiamo di Napolitano che ricorda come all’opposizione “tocca una funzione essenziale in un sistema democratico: controllare, criticare, proporre con tenacia in Parlamento che come dice la Costituzione è eletto per cinque anni”. Quindi il capo dello Stato ribadisce la necessità di non si alimentino “tensioni né da una parte cercando scorciatoie, nè dall'altra parte vedendo complotti anziché riconoscere dissensi. Ciascuno faccia la sua parte restando nei limiti del proprio ruolo che sono fissati in Costituzione: la politica, e dunque il Governo, l'opposizione; la giustizia e dunque gli organi preposti all'attività giudiziaria”.
Per tutta la giornata al San Raffaele di Milano è stato un via vai di esponenti politici che hanno voluto manifestare al presidente del Consiglio la loro solidarietà. Dal presidente del Senato Schifani a quello della Camera Fini. Incontro quest’ultimo sul quale erano puntati i riflettori degli osservatori politici: tuttavia non c’è stato alcun accenno alla politica ma un colloquio tra “amici” come lo ha descritto poi il Cav. ai suoi confidando di aver apprezzato molto questa visita. E ancora i ministri Bossi (che ha scherzato con il premier dandogli del pugile che le ha prese) , Tremonti, La Russa oltre a numerosi vertici del Pdl. Non solo: in ospedale c’è andato anche il leader del Pd Bersani accompagnato da Penati (prossimo sfidante di Formigoni alle regionali). Una visita programmata già domenica sera dopo il ricovero del presidente del Consiglio in ospedale. Bersani aveva fatto sapere all'entourage di Berlusconi di voler testimoniare di persona la solidarietà umana al premier. E dal premier era arrivata subito una disponibilità. Berlusconi si sarebbe mostrato contento del gesto del leader Pd, anche perché da lui sarebbe giunta la conferma della volontà di proseguire nell'impegno a impedire ogni forma di violenza nel campo del confronto politico. Quanto alle parole della Bindi Bersani le avrebbe definite “un ragionamento a freddo fatto però in un momento caldo”.
La data è ancora da definire ma potrebbe essere il 13 o il 20 febbraio. Il Pdl chiama a raccolta il suo popolo per una manifestazione a sostegno del premier. La proposta arriva dal presidente dei deputati Fabrizio Cicchitto e dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, ma a loro si uniscono subito quelle del presidente dei Club della Liberta' Mario Valducci e del portavoce del partito Daniele Capezzone.
Ma in queste ore ci si interroga su come Massimo Tartaglia abbia potuto avvicinarsi quasi indisturbato al premier. Al termine del vertice in prefettura, Maroni spiega che le forze dell'ordine impegnate domenica pomeriggio in piazza del Duomo si sono comportate in modo impeccabile e l'aggressione va inquadrata “nel clima di contrapposizione violenta e nelle parole dettate dalla dialettica politica. Berlusconi ha rischiato di essere ferito gravemente, di essere ucciso, ma la gestione dell'ordine pubblico è stata fatta secondo le regole. Non ho rivolto nessun rilevo o nessuna censura ai responsabili dell’ordine pubblico, anzi sono stati svolti tutti i controlli accurati”. D’altra parte il gesto di un folle come quello di Tartaglia è difficilmente prevedibile. Polizia e carabinieri poco prima del comizio, spiega Maroni, sono riusciti a prevenire la manifestazione di alcuni contestatori che si erano infiltrati sotto il palco con bandiere del Pdl e che al momento opportuno avrebbero srotolato uno striscione con una scritta anti-Cav.
E a proposito del clima di odio contro il premier, il titolare del Viminale si sofferma sui contenuti offensivi di molti social network come Facebook e YouTube, avanzando anche l'ipotesi di oscurare i siti che incitano alla violenza. A ventiquattrore dai fatti di piazza Duomo a esaltare su internet il gesto di Tartaglia sono in cinquantamila.



E' il popolo ad avere diritto di essere governato da Berlusconi