Venerdì 10 Febbraio 2012
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Dialogo sempre più difficile tra Putin e l'Occidente

13 Febbraio 2008

Un Putin a tutto campo in politica estera alterna ramoscelli d’ulivo e tamburi di guerra verso l’Occidente, con un occhio agli interessi strategici russi e uno alle elezioni presidenziali del 2 marzo.

L’evento più importante degli ultimi giorni è di certo la stipula a Mosca, il 12 febbraio, dell’accordo tra Russia e Ucraina sulla fornitura di gas a Kiev. Putin ha firmato di fatto a nome della compagnia Gazprom, rivelando oltre ogni ragionevole dubbio la regia politica dietro le scelte economiche del monopolista energetico. Si tratta di un accordo quadro con il governo ucraino che regola il contenzioso passato e detta i termini per i rapporti futuri. Da un lato, l’Ucraina si impegna a pagare in breve tempo il debito di 1,5 miliardi di dollari con Mosca, maturato in seguito al repentino aumento del prezzo delle forniture energetiche deciso da Gazprom dopo la vittoria elettorale a Kiev della coalizione filoccidentale. Dall’altro, le parti escludono per il futuro, secondo quanto riporta l’International Herald Tribune del 13 marzo, l’intermediazione della “RosUkrEnergo, una società di intermediazione con sede in Svizzera di cui sono azionisti la Gazprom e due uomini di affari ucraini (…) accusata di lucrare profitti aumentando il prezzo al consumo”. I dettagli dell’accordo non sono stati resi pubblici, e ciò ha sollevato le critiche del presidente della Commissione parlamentare ucraina sulla politica fiscale, che giudica l’accordo una prosecuzione dello status quo e quindi della debole posizioni negoziale ucraina. Ad ogni modo, l’accordo sembra garantire le forniture energetiche ucraine per il prossimo futuro, e quindi la stabilità socioeconomica e il consenso politico per l’attuale governo filo-occidentale impegnato in una difficile opera di modernizzazione del paese.

Altro tema al centro del triangolo tra Mosca, Kiev e l’Occidente è l’ingresso dell’Ucraina nella Nato. I vertici politici ucraini – presidente della repubblica, premier e presidente del parlamento – hanno scritto una lettera aperta al segretario generale dell’Alleanza Atlantica per chiedere l’avvio, già nel vertice Nato di Bucarest previsto ad aprile, del Membership Action Plan (MAP). Il MAP è la procedura di stretta cooperazione tra l’Alleanza e il paese candidato all’ingresso volta a realizzare le necessarie riforme militari, istituzionali e politiche per aderire alla Nato. E’ un percorso che dura anni, e non porta automaticamente all’ingresso ma lo facilità in modo significativo. Gli Stati Uniti sono favorevoli all’avvio immediato del MAP, sia alla luce del contributo militare che l’Ucraina già fornisce alle missioni Nato in Afghanistan e nei Balcani, sia per l’effetto stabilizzatore su un paese chiave dello scacchiere euroasiatico. La maggioranza dei paesi europei avanza invece forti dubbi sulle capacità militari di Kiev, sulla volontà della sua classe politica di aderire alla Nato, e soprattutto sulle conseguenza che l’adesione avrebbe sui rapporti con la Russia.

Mosca infatti è assolutamente contraria all’ingresso nell’Alleanza Atlantica, e quindi nella sfera di influenza occidentale, di una ex repubblica sovietica che ha forti legami storici con la Russia e fa parte, secondo il Cremlino, di quell’estero vicino nel quale la Nato non dovrebbe ingerire. Putin, stando ancora all’International Herald Tribune del 13 febbraio, pare abbia intenzione di “puntare i suoi missili strategici sull’Ucraina se il paese permettesse la costruzione di infrastrutture Nato sul suo territorio”. Già nei giorni scorsi il presidente russo aveva duramente criticato insieme l’espansione dell’Alleanza Atlantica ad est e il progetto americano di costruire un sistema di difesa anti-missili balistici in Europa orientale. Come riferisce il Financial Times del 9 febbraio, Putin ha affermato che “una nuova corsa agli armamenti è iniziata nel mondo, non a causa nostra (…) e siamo costretti a rispondere: nei prossimi anni la Russia produrrà nuovi tipi di sistemi d’arma in nessun caso inferiori a quelli altrui”. Affermazioni dai toni forti che di certo piaceranno all’elettorato nazionalista russo, che il presidente cerca di portare in massa a votare in una consultazione dagli esiti scontati, e perciò a rischio di bassa affluenza, dopo che il Cremlino ha estromesso dalla competizione i candidati delle forze democratiche. Toni che allo stesso tempo hanno destato scalpore tra gli alleati della Nato, alle prese in vista del prossimo vertice con temi scottanti per i rapporti tra Russia e Occidente come l’ingresso di Ucraina e Georgia nell’Alleanza, lo scudo antimissile, la sicurezza energetica europea, la moratoria russa dal Trattato sulle forze convenzionali in Europa. 

La Russia è ben consapevole dell’importanza di questo vertice nella definizione della posizione alleata sui vari dossier aperti con Mosca, e il ministro degli Esteri Lavrov ha dichiarato che Putin parteciperà al Consiglio Nato-Russia, il forum di consultazione istituito nel 2002 con gli accordi di Pratica di Mare, previsto in concomitanza col vertice. Secondo Lavrov il presidente uscente vuole discutere delle numerose questioni pendenti per raggiungere “soluzioni generalmente accettabili”. Considerate le attuali divergenze, è difficile che le eventuali decisioni saranno accettabili per tutte le parti in causa. 

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