Venerdì 10 Febbraio 2012
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In vista delle elezioni Putin mostra il suo volto autoritario

29 Novembre 2007

Si avvicinano le elezioni legislative del 2 dicembre, ed il Cremlino ha sempre meno remore nel mostrare il volto autoritario del proprio potere. Gli oppositori sono picchiati e arrestati, l’Osce ha dovuto ritirare i suoi osservatori perché non c’erano le condizioni per la missione, e Putin utilizza una propaganda sempre più nazionalista e anti-occidentale.

Sia sabato 24 a Mosca che domenica 25 a San Pietroburgo, le forze di polizia hanno usato il pugno di ferro contro le poche migliaia di militanti dell’opposizione che volevano manifestare pacificamente per le strade russe. Secondo quanto riporta il Financial Times del 26 novembre, “la polizia ha arrestato due potenziali candidati alle elezioni presidenziali di marzo e oltre 200 manifestanti dell’opposizione”. I due leader politici finiti in manette per aver criticato in piazza il Cremliono sono Garry Kasparov, l’ex campione di scacchi ora alla testa del movimento Altra Russia, e Boris Nemtov, ex vice-premier e ora a capo della formazione liberale Unione delle forze di destra. Kasparov è stato condannato per direttissima a cinque giorni di galera, perché la giustizia russa quando vuole sa essere molto efficace. Sono stati arrestati inoltre tutti gli organizzatori della marcia di protesta e i leader locali di un altro partito liberale, Yabloko, tanto perché la giustizia russa non fa discriminazioni nel colpire la frammentata opposizione russa. Infine, ancora il FT riferisce che a San Pietroburgo “la polizia ha picchiato diversi manifestanti con i manganelli, e portato in galera dozzine di anziane signore”, perché la giustizia russa non si fa impietosire né dall’età né dal sesso nel colpire i sovversivi. Anche se il partito presidenziale Russia Unita avrà sicuramente la maggioranza assoluta dei seggi nel prossimo Parlamento, anche se il presidente gode di un tasso di popolarità dell’80%, da bravo (ex) agente del KGB Putin non lascia nulla al caso ed anche una marcia di poche migliaia di oppositori riceve tutta l’attenzione possibile da parte della solerte giustizia russa.

Gli eventi dei giorni scorsi rappresentano l’apice di una campagna elettorale pesantemente condizionata dal Cremlino. Non solo perché ai partiti di opposizione come Yabloko non è stato neanche permesso di appendere manifesti nella più libera ed occidentale delle città russe, San Pietroburgo. Non solo perché il governo ha quasi imposto un blocco dei prezzi dei beni di consumo nel mese precedente il voto per accrescere il suo consenso, come rilevato dall’Economist che il 27 ottobre ha commentato “il governo russo sapeva perfettamente cosa stava facendo quando ha cercato di bloccare il prezzo dei beni di consumo. Stava facendo campagna elettorale per il presidente Putin”. Ma anche perché, per la prima volta dalla caduta dell’Urss, Mosca è ai ferri corti con l’Osce in merito al monitoraggio delle operazioni elettorali. Prima il Cremlino ha ridotto il numero dei visti a disposizione per gli osservatori internazionali a 70 rispetto ai 400 rilasciati per le elezioni del 2003, poi ha ritardato il loro rilascio in modo da impedire agli osservatori di giungere in tempo per un monitoraggio efficace delle condizioni nelle quali si sarebbero svolte le elezioni. A questo punto per l’Osce non aveva senso mandare pochi giorni prima del voto un pugno di osservatori che non avrebbero potuto stilare un rapporto né completo né credibile. Di conseguenza l’organizzazione il 16 novembre ha rinunciato alla missione dichiarando che, come riporta l’International Herald Tribune del 27 novembre, “le restrizioni imposte dal governo russo hanno reso impossibile lo svolgimento del proprio lavoro”. Putin non si è però lasciata scappare l’occasione di prendersela con gli Stati Uniti, ed ha accusato il Dipartimento di stato americano di aver fatto pressione sull’Osce per cancellare la missione e delegittimare così le elezioni russe. Il portavoce dell’organizzazione ha risposto da Vienna che “la nostra decisione non è stata presa su raccomandazione di nessuno stato”, ma la sua reazione è stata ignorata dal Cremlino: le dichiarazioni di Putin erano infatti ad uso interno, volte ad accontentare gli istinti più nazionalisti di una parte del suo elettorato.

In questo clima si rinnoverà la Duma, il parlamento russo. Sempre l’IHT del 27 novembre nota che “il Cremlino ha usato il suo controllo sulle leggi elettorali, sulle strutture statali e sui mezzi di comunicazione per assicurarsi che l’opposizione abbia ben poche possibilità di ottenere seggi nel prossimo parlamento”. Fino a qualche anno fa gli studiosi delle vicende russe si chiedevano se e come la transizione democratica della Russia sarebbe andata avanti. Oggi si chiedono fin dove arriverà Mosca nel realizzare il suo modello di “capitalismo autoritario”. I governi europei dovrebbero chiedersi piuttosto se possono dormire sonni tranquilli avendo come principale vicino un autoritarismo che governa sul territorio statale più grande del mondo, su 143 milioni di abitanti, e sulle risorse energetiche da cui dipende fortemente l’economia europea. L’Ue sembra oggi svegliarsi dall’ipnosi dell’appeasement in cui l’aveva lasciata l’opera di politici come Schroeder e Chirac, ed ha sostenuto assieme agli Stati Uniti l’azione dell’Osce mentre il presidente della Commissione Barroso ha espresso in merito alla repressione delle proteste ha espresso “forte rammarico per il fatto che le autorità abbiano giudicato necessario ricorrere ad azioni così brutali”. Se anche un giornale della gauche francese come Le Monde nel suo editoriale del 27 novembre accusa il Putin di “aver soppresso l’elezione popolare dei governatori regionali e dei sindaci delle grandi città, di aver varato una legge che assicura al suo partito la maggioranza alla Duma e ne esclude i piccoli partiti liberali, (…) di riutilizzare i vecchi metodi sovietici: propaganda, repressione di ogni opposizione (…), utilizzo della giustizia al servizio del potere politico”, allora forse il grido di allarme sul ritorno dell’orso russo non è solo la solita fobia dei soliti filo-americani.

Commenti
Anonimo
30/11/07 14:28
articolo fazioso
articolo fazioso epropagandistico della cultura occidentale. Gli stessi metodi che in questo articolo vengono criticati, sono attuati dai governi statunitensi ed europei. saluti
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