Bulimia da occupazione della burocrazia. Così potrebbe essere definita la sindrome da cui sembra affetto il Governo Prodi. Il Corriere della Sera di ieri segnala come negli ultimi due mesi, ovvero dopo l’implosione del Governo, siano state effettuate ben 120 nomine di dirigenti, di prima e di seconda fascia, delle amministrazioni centrali dello Stato. Un bel risultato, che diventa ancor più brillante ove si consideri che il programma dell’Unione del 2006 sanciva in modo chiarissimo l’obiettivo del superamento dello spoil system!
A ben vedere, però, non si tratta di un semplice (più o meno squallido) caso di sistema delle spoglie. Del resto la questione dello spoil system è questione controversa per un liberale. Da un lato l’esigenza di ridurre l’occupazione politica dello Stato e di preservare l’imparzialità dell’amministrazione a tutela della certezza del diritto nell’applicazione amministrativa delle leggi fa propendere per un sistema nel quale gli avanzamenti di carriera e le nomine dei dirigenti pubblici siano governate da regole, per quanto possibile, impermeabili alle vicende della politica. Dall’altro la preoccupazione che si crei nei vertici della burocrazia un potere autoreferenziale, orientato non all’attuazione dell’indirizzo di governo ma unicamente alla massimizzazione del proprio potere, rende auspicabile la definizione di meccanismi che riconducano al potere politico le nomine apicali delle strutture amministrative.
Il rapporto fra burocrazia e politica liberale è un rapporto relativamente recente (la burocrazia nasce nei sistemi assolutistici come braccio operativo del sovrano) e comunque instabile e controverso (la burocrazia garante dell’applicazione delle regole ma anche causa di occupazione degli spazi di autonomia della società civile). Non è del resto un caso che alcuni Paesi di sicura tradizione liberale (gli Stati Unti) abbiano un sistema abbastanza diffuso di spoil system e che questo non venga affatto vissuto come attentato ai principi di libertà e democrazia.
Personalmente riteniamo che, al di là dei profili teorici, il nostro Paese non sia affatto pronto ad importare un simile modello. Lo spoil system presuppone una salda moralità pubblica, ed un forte e diffuso senso delle istituzioni nella classe politica. Se anziché prendersi le spoglie per meglio realizzare la propria strategia politica, i vincitori della contesa elettorale sono solo preoccupati di sistemare parenti, amici e clientes allora è di gran lunga preferibile correre il rischio di una burocrazia autonoma sino al limite dell’autoreferenzialità.
Il fatto è che quello del Governo Prodi è un classico caso di spoil system alla rovescia. Spoil system deriva dal motto americano “to the victor go the spoils “ ovvero ai vincitori va il bottino. Nel nostro caso invece le spoglie vanno allo sconfitto. Quello di Prodi è il tentativo di attenuare gli effetti della sconfitta politica blindando alla vigilia delle elezioni il proprio potere amministrativo, in modo da beneficiare di qualche scampolo di potere e soprattutto di ostacolare l’azione di governo del proprio avversario.
Si tratta del resto di un vizio tipico della sinistra. Nel 1999-2000 l’allora Ministro Bassanini realizzò una riforma generale della dirigenza pubblica che gli consentì di azzerare tutti gli incarichi dirigenziali in essere e di procedere alla nomina di oltre 400 direttori generali e 4000 dirigenti di seconda fascia con incarichi di durata sino a sette anni. Il tutto (guarda caso) ad un anno da un appuntamento elettorale il cui esito era da tutti dato per scontato! Un atto irresponsabile che generò la (comprensibile) reazione del Ministro Frattini, il quale, appena insediato, riuscì a porre nel nulla le nomine di Bassanini procedendo, almeno per i direttori generali, a nuove nomine. Una forma impropria e distorta di spoil system che ha gravemente compromesso la dignità, l’autorevolezza e la qualità della nostra dirigenza pubblica.
Valori ulteriormente compromessi dalla contemporanea previsione di una quota di dirigenti chiamati dall’esterno per chiamata diretta. Anche in questo caso un’idea astrattamente buona ma tradotta in una pessima pratica. Anziché chiamare dall’esterno, dal mondo dell’impresa e delle professioni, grandi talenti e grandi qualità, i Ministri che si sono succeduti hanno normalmente utilizzato tale potere di nomina per premiare fedelissimi indipendentemente da una seria valutazione dei meriti. Basti pensare che una quota rilevante di questi dirigenti non provengono affatto dall’esterno ma sono dipendenti pubblici che, per decreto reale, vengono nominati dirigenti senza aver superato il relativo concorso. Tale prassi degenerativa, oltre a porsi in violazione con i precetti della Costituzione, determina una devastante deformazione degli incentivi che governano il funzionamento delle pubbliche amministrazioni. Il messaggio che passa in tal modo è che nella burocrazia la moneta che paga non è la qualità, la serietà ed il rigore del proprio lavoro ma unicamente la vicinanza, la fedeltà e la piaggeria al vertice politico!
L’operazione del Governo Prodi appare poi addirittura paradossale se si considera che con la prossima legislatura saranno drasticamente ridotte le strutture del Governo (massimo 12 ministeri) e che pertanto, anziché infornare un nuovo esercito di dirigenti, sarebbe opportuno trovare il modo per ridurne il numero. Sarebbe forse il caso di segnalare la vicenda ai cantori dell’antipolitica, sempre lesti nel denunciare i mali della “casta”, i quali però anziché occuparsi solo di simboli ed orpelli del potere (il barbiere della Camera, la buvette del Senato, le auto blu …) dovrebbero cominciare ad occuparsi delle assai più insidiose concrete modalità di gestione del potere (quello vero).


spoil system
la gestione del potere
quannu unu nasci tunnu non
gatti italici!
Prodi lascia....
prodi
Lo spoil system di Prodi
Ormai deve essere chiaro per