Venerdì 10 Febbraio 2012
Per ricevere la Newsletter dell'Occidentale

Sesso, droga e omicidi nel "normale" inferno di Perugia

12 Novembre 2007

Un delitto multietnico a sfondo sessuale; Amanda, Raffaele e Patrick, un’americana, un italiano, e un congolese che uccidono o collaborano all’uccisione di Meredith, la ragazza inglese, forse in un festino finito male accidentalmente: queste finora  le ipotesi degli investigatori. Tanti indizi ma nessuna certezza, tranne che su due cose: Meredith è stata uccisa, e gli indagati erano suoi amici, universitari a Perugia. Una città universitaria di provincia come tante, non è l’inferno, come scriveva ieri il Corriere. Ragazzi come tanti, normali.

In ventidue hanno scritto da Giovinazzo, il paese di Raffaele,  al Corriere della Sera, sono i suoi amici che non lo credono capace di tanto, proprio lui “sempre disponibile ad aiutare nel silenzio”, “hanno costruito un Raffaele che siamo sicuri non sei tu”. Quel Raffaele che racconta “ Faccio uso di cannabis tutte le volte che è un giorno di festa e tutte le volte che ne ho bisogno. Sono una persona ansiosa”. Aveva conosciuto Amanda due settimane prima e lei era andata a vivere da lui fin dal primo giorno. Amanda l’americana, vent’anni, da Seattle, “ragazza tranquilla e romantica, studiosa”, dicono stupefatti i suoi concittadini “non è l’Amanda che conosciamo”. “Lei gridava e io mi sono tappata le orecchie. Poi mi sono addormentata e non ricordo più nulla”, ha confessato qualche giorno fa, ma adesso ha cambiato versione e nega tutto.

Giacomo era coinquilino di Meredith e ci stava insieme da qualche settimana, non è indagato perché nei giorni del delitto era fuori Perugia, a casa dei suoi: “Insieme ai miei amici faccio spesso uso di hashish e marijuana, ma non di altre droghe. Anche Meredith faceva uso di hashish e spesso l’assumevamo insieme, o noi due da soli o insieme ai ragazzi del condominio. In genere prendevamo la droga al centro di Perugia […] ogni volta che ci serviva, uscivamo e andavamo in piazza per rifornirci”. Solo droghe leggere, però, e poi alcol: pare che accadesse spesso che Meredith e le sue amiche tornassero a casa ubriache.

Patrick invece a Perugia ci sta da vent’anni, lo conoscono tutti. Un’ amica mi ha telefonato, sconvolta: con Patrick ci ha passato anche il Natale, è una persona buona e mite, ha un figlio piccolo che adora, non può assolutamente essere coinvolto in questa storia. E altri: "non si faceva di roba pesante. Qualche canna, certo, ogni tanto, come tanti. Beveva sì, a volte troppo. Capitava che esagerasse. Ma scriveva anche cose come: “Rebecca, mia bella ragazza africana/con gli sguardi e gli occhi pieni d’amore/oggi i tuoi occhi sono pieni di lacrime”.

Gente normale, solo droga leggera, alcol e “sesso facile, disinvolto, come accade spesso quando si ha vent’anni”.

Normalità è un pomeriggio come quello raccontato da Raffaele, prima del delitto: due ore, forse tre in centro, non si ricorda a fare che, poi torna a casa, poi una canna, la cena, la telefonata del padre, naviga su internet, poi arriva Amanda, forse ci è andato a letto, o forse no, non ricorda. Non ricordano. Forse non c’è niente da ricordare.  

Tutta gente normale, insomma. Come se gli assassini, quelli veri, se ne andassero notoriamente in giro con gli occhi iniettati di sangue, la bava alla bocca, o girassero liberi con pistola alla mano e colpo in canna, perchè li hanno stuprati da piccoli.  

Lo sballo non è una novità, e non ci si sballa solo a Perugia. Niente roba pesante, poi, e niente spaccio, niente reati: la droga si compra regolarmente in centro, in piazza, davanti al duomo, quasi ci fosse un sali&tabacchi&droga. Ultimamente, poi, a Perugia ce n’è proprio tanta (ma non è l’unica città, vuoi mettere con Roma e Milano?), lo sanno tutti. In certe scuole superiori hanno mandato pure l’avviso a casa, arriverà a sorpresa la Guardia di Finanza con i cani antidroga. Lo fanno perché se un insegnante si accorge che qualche ragazzino fuma, non può fare niente per via della “modica quantità”.

Capita dappertutto, è normale.

La sera in centro è meglio non andarci, in certe strade vedi spacciare anche alla luce del sole, ma non è una novità, certo non succede solo a Perugia, e poi in fondo in tanti quartieri ancora si vive tranquilli e i bambini possono ancora giocare fuori - per esempio nel campetto sotto casa mia - e nessuno che dice che se tutta Perugia fosse impraticabile allora non sarebbe più una città ma un penitenziario. 

Ma perchè sono normali le canne, gli spinelli, l’alcol, o il sesso che non ricordi?

O forse sarebbe meglio chiedersi: perché no? Per quale motivo non dovrebbero essere normali una canna e uno spinello, un pomeriggio intero di cui non ricordi niente di quel che hai fatto, come tanti?

Non è certo l’inferno. E’ la normalità.

Commenti
maurizio griffo
13/11/07 17:54
cronaca nera
cronaca nera o sociologia?
14/11/07 12:52
La banalità del male
E' proprio questa presunta "normalità" fatta di sballo continuo, irresponsabilità e illegalità diffusa a provocare queste tragedie. Ma per un caso clamoroso che viene alla ribalta delle cronache nere, ce ne sono migliaia che - pure senza causare omicidi o scandali - rovinano tante vite, ridotte a una fuga dalla realtà, nei sogni prodotti da alcool, spinelli, realtà virtuale internettiana... perché vivere non è facile come nei telefilm e senza ideali e valori solidi diventa un'esperienza da cui si preferisce evadere.
15/11/07 06:02
Assuntina, mi hai fatto
Assuntina, mi hai fatto letteralmente piangere. Di dolore e di pena. Non è possibile vivere come questi ragazzi, senza senso e senza scopo. E io, dove sono?
Claudio
15/11/07 18:43
e noi adulti
e noi adulti ed educatori dove siamo? Forse anche noi ci stiamo abituando a questa "normalità" fatta di giornate di cui non ricordi volti, incontri e avvenimenti. Se tutti noi non abdicassimo al nostro compito di mostrare come è bella la vita e come è grande il mondo quando viviamo con la coscienza di un destino buono che ci attende, forse la nostra Italia sarebbe diversa. grazie per gli spunti di riflessione che ci offri
17/11/07 15:02
compagnia utopica
Ecco un esempio di classica compagnia utopica. Anche nella mia esperienza di ventiduenne succede di conoscere persone il cui unico scopo è il divertirsi-dimenticare, perciò non mi scandalizzo più. Ringrazio di aver dalla mia famiglia potuto seguire una strada diversa, che pur con tutti i limiti che ha chi l'attraversa, è sempre lì, per me a testimonianza di una felicità piena da poter raggiungere. Faccio fatica a testimoniare questa possibilità diversa alle mie amiche che invece non l'han ancora incontrata, ma se non ci provassi nemmeno, sarebbe come non assumermi la responsabilità del dono ricevuto. Comunicazione arriva da Cum + munus, cioè appunto condividere un dono. Grazie Annunciata per questo tuo distinto modo di comunicare ciò che accade.
l'Occidentale è protetto da Kaspersky
© 2007-2011 Occidentale srl. Tutti i diritti riservati. redazione@loccidentale.it
L'Occidentale è una testata giornalistica registrata. Direttore responsabile: Giancarlo Loquenzi.
Registrazione del Tribunale di Roma n° 141 del 5 Aprile 2007
Concessionaria in esclusiva per la pubblicità: Arcus Pubblicità srl