Venerdì 10 Febbraio 2012
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Sulla legge 40 serve meno violenza verbale e più chiarezza

1 Ottobre 2007

Leggendo i commenti che sono stati inviati al mio articolo sulla sentenza del Tribunale di Cagliari che autorizza la diagnosi preimpianto in caso di fecondazione extrauterina alcune osservazioni mi sembrano doverose. La prima: mi pare abbastanza evidente che i "tolleranti" e i "laici" si distinguano, almeno nei commenti, per l'intolleranza e la violenza verbale. Si sa: gli insulti sono tipici di chi non ha argomenti da portare. E' anche impressionante l'orrore che si legge per gli handicappati: leggo in un commento "facciamo nascere una bella generazione di mostri, spastici, deformi, cerebrolesi, acefali..". Chissà se chi ha scritto queste parole ha mai visto un cerebroleso, uno spastico, e se ha mai parlato con i loro genitori: potrebbe provare a spiegare che i loro figli sono mostri. Chissà se chi ha scritto queste parole è fra i sostenitori dell'"accoglienza al diverso".

La seconda: ringrazio chi ha citato la famosa intervista a Bobbio. Tanto per far capire che non si tratta di una questione di laici e cattolici, ma di concezioni differenti della vita umana. La terza: è difficile veramente capire dove finisce la malafede e dove inizia l'ignoranza. Dire che la legge 40 è stata voluta dal Vaticano è semplicemente ridicolo. E' bene mettere in chiaro, se ancora non lo fosse, che la legge 40 non ha assolutamente niente di cattolico, perché per la morale cattolica le tecniche di fecondazione extracorporea non sono consentite. Quindi una legge cattolica avrebbe un solo articolo: "Non sono consentite tecniche di fecondazione extracorporea". Per ogni gravidanza portata a termine nove embrioni muoiono, con queste tecniche: qualcuno mi spieghi cosa c'è di cristiano.

La verità è che la legge 40 è il frutto di un lungo dibattito parlamentare, è stata votata dal parlamento - nel quale è consentito sia ai credenti che ai non credenti di essere eletti - ed è stata confermata da un referendum: l'astensione - e qui mi rivolgo in particolare a tutti quelli che non hanno mai accettato la sconfitta referendaria, il che la dice lunga sulla loro tolleranza e sul loro concetto di democrazia -, l'astensione, dicevo, e di quelle proporzioni, significa che la stragrande maggioranza degli italiani non ha ritenuto neanche opportuno perdere tempo per andare a votare. E' una pesantissima sconfitta politica, quella che i promotori del referendum hanno subìto. A meno che tutti questi soloni della democrazia che impartiscono lezioni e destra e a manca, ritengano che il 75% degli aventi diritto al voto - e che non si è presentata al referendum - sia la percentuale degli imbecilli in Italia. Allora ditelo, a chiare lettere. Dite che le persone che hanno capito i quesiti erano poche, e hanno votato tutte sì. Dite che la gran parte degli italiani è fatta da imbecilli, e per questo non ha ritenuto opportuno neppure andare a votare. Da ultimo, mi rivolgo a Sabrina. Io non giudico le persone, e non punto il dito. Non mi permetterei mai. Qua stiamo parlando di leggi, e di sentenze.

Le dico anche che ho conosciuto Loris Brunetta. E' un talassemico, che ha lottato con tutte le sue forze al tempo del referendum sulla legge 40, schierandosi a favore della legge, perché lui c'è (Brunetta c'è, diceva) ed è felice di esserci, con tutto quello che la sua malattia comporta. E non è l'unico a dire questo. Non è in questione il normale desiderio, suo e di ogni genitore, di avere figli sani (e soprattutto felici). Ma consentire per legge che qualcuno non possa nascere perché il suo patrimonio genetico è difettoso si chiama eugenetica. Non c'è un'altra parola, mi spiace. E nell'ordinamento giuridico italiano le pratiche eugenetiche non sono consentite. L'aborto così com'è regolato in Italia è questione differente dalla diagnosi preimpianto, anche se gli esiti possono apparire gli stessi. Secondo la legge 194 si può abortire se un dottore diagnostica alla mamma un grave problema di salute fisica o psichica che dipende dalla gravidanza. Ci deve essere una diagnosi - sulla mamma - di un problema di salute in atto, il che non è possibile con la diagnosi preimpianto, quando ancora non si sa neppure se l'embrione si impianterà. Se una donna dichiara che la sua salute psichica SARA' sempre compromessa da un figlio con gravi handicap (e ce ne sono tanti possibili), allora che facciamo, un certificato di aborto preventivo? Dichiariamo che la signora non potrà mai essere mamma di un disabile? Chi mai potrà assicurarle che l'embrione selezionato sarà sicuramente sano? Chi mai potrà escludere un'anomalia grave non genetica, o una grave anomalia genetica attualmente non diagnosticabile, in un embrione?

La diagnosi di gravi problemi di salute della donna non può essere predittiva. Può essere solo relativa a una gravidanza in atto. Si può avere una gestosi per una gravidanza e per un'altra no, e così anche per una depressione. D'altra parte anche la disposizione all'accoglienza di un figlio disabile, da parte della stessa donna, può variare nel corso della vita. Chi pensa che ci sia contraddizione fra legge 194 e legge 40, e crede opportuno non far nascere disabili eliminandone gli embrioni o abortendoli, dovrebbe coerentemente chiedere di cambiare la legge 194 e inserire un articolo che dica che si possono eliminare i disabili in quanto tali, senza la necessità del certificato medico che attesti il pericolo per la salute della madre. Perché non viene fatta questa richiesta? Ma non solo: gli "spiacevoli abusi" di cui lei parla a proposito della legge 40, nei fatti, significano che una mamma può scegliere il proprio figlio. Non è questo lo scopo della legge 40.

Possiamo poi vedere che in tutti i paesi in cui la diagnosi preimpianto è consentita, il limite è spostato continuamente: dapprima si eliminano gli embrioni portatori di malattie gravi, come i talassemici (molti dei quali però fanno una vita come quella di Loris Brunetta, ad esempio), ma poi anche quelli portatori di geni che danno probabilità di sviluppare certi tipi di tumori. Ultimamente si sono potuti individuare gli embrioni portatori di strabismo. Potendo scegliere quali embrioni impiantare, anche in questo semplice caso, quali si sceglierebbero? Quale mamma, potendo scegliere, impianterebbe un embrione strabico anziché uno con la vista normale? Nessuno qua sottovaluta le sofferenze che si accompagnano ad un handicap. Siamo in molti a conoscerle. Ma la strada non è eliminare il portatore di handicap. Un esempio: in Svezia, paese non certo cattolico, circa il 30% delle donne che sa di avere in grembo un figlio down decide di tenerlo. In Italia avviene in meno dell'1% dei casi. Perché? Forse perché si sceglie in maniera differente se si può contare su aiuti e sostegni? Magari sarebbe il caso di affrontare questo tipo di riflessioni, anziché lasciarsi andare agli insulti eludendo il problema. Comunque, consiglio a tutti di leggere le dichiarazioni dell'ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilita' Intellettiva e/o Relazionale), a proposito di una richiesta dell'associazione dei ginecologi inglesi (lasciateci uccidere i bambini disabili, chiedevano, in modo da evitare aborti tardivi e essere sicuri che le diagnosi prenatali non escludano gravi disabilità): http://www.anffas.net/Page.asp/id=264/N201=1/N101=166/N2L001=Varie

Commenti
Maurizio Griffo
01/10/07 16:13
Si può dare, forse, una
Si può dare, forse, una diversa interpretazione del risultato del referendum sulla legge 40 tenutosi nel 2005. La fecondazione assistita interessa direttamente uno scarsissimo numero di elettori: quelli che non possono procreare naturalmente. Insomma un problema che preoccupa una minoranza assai esigua, ma che lascia del tutto indifferenti la maggior parte degli altri. Questo spiega, a mio avviso, il risultato del referendum. Presentare la larga astensione verificatasi in quell'occasione come un diffuso e convinto consenso alla legge è probabilmente eccessivo. Soprattutto, non rafforza le argomentazioni di chi è favore di quella legge.
Andrea
02/10/07 09:02
Siete degli ipocriti!
Siete degli ipocriti! parlate e non sapete quel che dite! io sono un talassemico ma non la penso affatto come Loris Brunetta eppure soffriamo della stessa cosa, non si può generalizzare così.
Massimo
02/10/07 10:51
Grande Assuntina, continua
Grande Assuntina, continua così.
Anerella
02/10/07 15:20
la verità è che siamo soli e vorremmo almeno essere perfetti
Io non sono un'ipocrita. Forse Andrea, talassemico, avrebbe voluto essere selezionato e eliminato...mi spiace, trovo che la vita sia troppo bella, anche se faticosa, ma spesso è la solitudine e non la malattia a farci desiderare di non essere nati. Ma quello che emerge dalle discussioni di questi giorni, non è tanto se valga la pena o no di mettere al mondo figli down, o se sia meglio (per noi, non per loro)eliminarli alla fonte. Quello che appare evidente è il cambio subdolo, ma oramai chiaro di mentalità, la vita è bella solo SE LO DECIDO IO, un figlio è una cosa grande, solo se corrisponde alla mia "idea di figlio". Un figlio è come un'auto nuova, deve corrispondere ad un certo standard, non deve avere difetti, deve corrispondere a certi paramentri, altrimenti NON LO VOGLIO, e se ce l'ho? Lo rottamo.
02/10/07 15:32
E' interessante...
..notare come ancora non si voglia riconoscere il caso come un esempio di selezione eugenetica. Che non è una cattiva parola: era assai di moda in tutto il mondo prima che i tentativi di applicarla - es.nazismo - dimostrassero che possiede qualche difettuccio intrinseco. Per Andrea: se sei talassemico, ti rendi conto che se fosse già avvenuto quello che tu auspichi tu saresti stato soppresso?
Mavi
02/10/07 15:35
La ragionevolezza è una qualità sempre più rara
Sembra incrdibile che uno possa essere in balia dei propri malumori o depressioni, per non dire pregiudizi, che offuscano la capacità di ragionare. A me pare che l'articolo sia serio ed equilibrato, sulla base di dati oggettivi e di un sano uso della facoltà di usare la ragione. Ma quando si ricomincerà a capire che non siamo bestie in balia dell'istinito ma abbiamo valori che ci distinguono appunto dalle bestie e che dobbiamo usarli per vivere in modo umano?
02/10/07 16:14
Concordo
Concordo con l'articolo, ho scritto anche un commento proprio 5 minuti fa, al vecchio articolo, in cui sottolineo le stesse cose. Andrea, mi spiace per la malattia ma vedi, pur nella sofferenza, tu esisti, hai anche modo di scrivere in Internet, avresti realmente preferito non nascere ?
Malta
02/10/07 16:59
Sottoscrivo toto corde
Grande Assuntina: coloro che contestano il tuo articolo partono certamente dalla convinzione che non saranno loro quelli non impiantati ma gettati nello scarico. E poi gli insensibili senza cuore siamo noi cattolici... Ps. il referendum è stato forse il più disertato della storia. Tutti menefreghisti? Eppure guardando i sondaggi del corsera sembrava che interessasse a tutti. Politicamente rispecchia l'affluenza media di ogni referendum (60%) rapportata ai partiti che l'hanno appoggiato: DS, RC&c, Radicali e qualche frangia laicista di destra (35%*0,6) = circa il 21% della popolazione = sì ai referendum. Per cui, le palle dello scarso interesse andate a raccontarle ai bambini.
Francesco Giuseppe Pianori
02/10/07 21:57
Grazie
Grazie per il tuo lavoro instancabile a difesa della vita e della ragione, Assuntina. Le parole vere lavorano nel cuore, come fa un seme messo in terra. Passa l'inverno e fiorisce, dando pane o bellezza. Mi aiuti a coltivare in me il dono enorme di Daniela, la mia nipotina Down. Ho conosciuto personalmente a Rimini il Prof. Lejeune, un uomo eccezionale, un vero scienziato. Lo venero come un santo. Lui ha accolto e curato i bambini Down e ce li ha fatti amare. Aveva uno sguardo molto umano. Tu sei come lui.
Attila
03/10/07 10:40
Mi ha fatto piacere leggere
Mi ha fatto piacere leggere l'articolo, solo mi è dispiaciuto il commento di Andrea. Per Maurizio: nei giorni precedenti al referndum sui quotidiani c'erano stati accesi dibattiti in materia, probabilmente non è poi tanto esagerato dire che l'astensione è stata voluta, perchè tanti elettori non si sono sentiti rappresentati dalle posizioni prevalenti della stampa.
Maurizio Griffo
03/10/07 10:54
refwerendum sulla legge 40
non mi convince del tutto l'argomento avanzato da Malta, secondo cui il risultato "rispecchia l'affluenza media di ogni referendum rapportata ai partiti che l'hanno appoggiato (60%)", un referendum vale quando riesce a coinvolgere tanti e qui i coinvolti non sono stati molti. D'altronde è da oltre 10 anni che non si raggiunge il quorum a referendum ex art. 75. Data questa situazione i fautori della legge hanno preferito invitare all'astensione anziché mobilitarsi per il "no". Avrebbero forse vinto lo stesso, ma far mancare il quorum è parso più conveniente. Una tattica legittima, ma che finisce con il supporre un convinto sostegno della legge anche in molti elettori semplicemente disinteressati al tema.
Malta
03/10/07 13:40
Maurizio, ti riconosco che
Maurizio, ti riconosco che il 40% del popolo non era interessata al tema. Il referendum è stato perso per volontà del restante popolo italiano. Adesso pregasi rispettare volontà popolare almeno per 10 anni. Invece, ecco accampare scuse del tipo "ha vinto l'indifferenza..." per poter mettere mano alla legge. è questa la loro democrazia?
Anonimo
03/10/07 17:33
Questo va oltre il tema
Questo va oltre il tema dell'articoloma comunque un legame (filosofico) c'è. Troppe bare per le scale, condominio blocca il suicidio assistito Eutanasia - mer 3 ott Svizzera, respinta una signora che aspettava il suo turno di Eugenia Roccella Tratto da IL FOGLIO del 3 ottobre 2007 Volete suicidarvi secondo i crismi della legalità, con l’ausilio di personale specializzato? In Svizzera si può fare, grazie ad associazioni come Dignitas, che aiutano chi ha deciso di morire a realizzare il proprio desiderio. Basta avere l’accortezza di scegliere un luogo appartato, dove non ci siano vicini di casa che possano cadere in depressione e sentirsi danneggiati; altrimenti si corre il rischio di veder interrompere la cerimonia degli addii dall’irruzione della polizia. A Zurigo morire è un diritto, i volontari che si occupano di suicidio assistito appartengono a organizzazioni umanitarie legalmente riconosciute, però pare che nessun quartiere li voglia ospitare. I suicidi turbano la gente comune, che vuole vivere tranquilla a casa propria, senza essere infastidita dal lugubre andirivieni di cadaveri nell’appartamento accanto. L’associazione Dignitas è stata già costretta a traslocare una prima volta, perché tutto quel traffico di bare disturbava i residenti. E anche stavolta, nel tranquillo sobborgo di Staefa, i condomini si sono compattamente schierati contro la mesta processione di aspiranti suicidi che bussa alla porta dell’associazione. Da quando si sono installati nella nuova sede, i membri di Dignitas hanno aiutato già 6 persone a togliersi la vita, ma secondo le stime presentate in tribunale i candidati sarebbero diventati ben 200 in un anno, se il gruppo avesse proseguito la propria attività. La cifra costituirebbe un record statistico se non fosse dovuta in buona parte al cosiddetto “turismo suicida”, quello di chi rifiuta di suicidarsi secondo classici metodi un po’ rozzi, come il gas o i tranquillanti, e preferisce affidarsi agli esperti. In Svizzera, dove peraltro l’eutanasia vera e propria è vietata, il suicidio assistito è legale fin dagli anni 40, e nel tempo il numero di persone che provengono da altri paesi è notevolmente aumentato. La prospettiva di vedere uscire dall’inquietante appartamento circa 4 bare a settimana, considerando le pause delle vacanze, ha atterrito i vicini di casa. “Non siamo contro il suicidio assistito – dice Christiane Keller, una delle abitanti del palazzo – ma tutto questo costituisce per noi un peso enorme, e la salute dei residenti ne ha sofferto”. Troppo stress: il contatto costante con la morte rovina la vita. E’ cominciata così una lotta a colpi di carte bollate tra i condomini ribelli e l’associazione per il diritto al suicidio. Qualche settimana fa Dignitas ha ricevuto un’ingiunzione con cui le si intimava di cessare le attività, o di chiedere la modifica della destinazione d’uso dell’immobile: se voleva proseguire nelle pratiche eutanasiche doveva ottenere che l’abitazione venisse classificata ufficialmente come “appartamento per il suicidio assistito”. Quando i vicini hanno constatato che l’organizzazione ignorava il divieto, hanno chiamato le forze dell’ordine, che sono arrivate, hanno messo i lucchetti all’appartamento e buttato fuori una signora che pazientemente aspettava il suo turno. Not in my backyard, non a casa mia. In Italia è il criterio che impedisce di costruire un inceneritore o di tracciare il percorso per l’alta velocità, senza che una comunità montana insorga, o un’associazione ambientalista protesti. Ma oggi la logica del “fatelo pure, ma un po’ più in là” si allarga fino a lambire i temi etici. Fate qualunque cosa, purché resti un affare privato, e non si chieda in nessun modo il coinvolgimento degli altri: ciascuno nel suo appartamento, murato nelle sue sofferenze solitarie.
Attila
03/10/07 18:24
Non è parso più
Non è parso più conveniente far mancare il quorum, semplicemente si è ritenuto che l'argomento fosse troppo importante per essere sottoposto a referendum in un clima come quello di quei giorni; in cui i grandi quotidiani tutti allineati sostenevano solo le ragioni del sì (intendo LA STAMPA il CORRIERE DELLA SERA e altri)
Madame
07/10/07 14:02
Avanti così!
Menefreghismo ai referendum. La storia si è ripetuta una settimana fa in trentino, per un referendum su certi finanziamenti alle scuole paritarie. Commenti uguali: menefreghismo, illecita intromissione della Chiesa, etc. Metto solo tra parentesi che la stessa legge su cui si faceva il refrendum era già stata votata a favore in Provincia, con 31 voti favorevoli su 35. Sorge allira lecito il dubbio: il menefreghismo ai referendum sarà mica legato al modo con cui questi vengono porposti? Il modo di fare politica in modo populista, volendo a tutti costi il referendum, sarà mica il motivo per cui la gente rimane a casa? Quali altri Paesi Europei si usano i referendum (= soldi pubblici) in questo modo secondo me poco ragionevole? Eppure si parla ugualmente di democrazia. Comunque, grande Assuntina! Ti leggo sempre volentieri e ti appoggio in pieno, avendo io a che fare coi cosiddetti "mostri" tutti i giorni! E sapendo che molti casi di "mostruosità" non sono neanche prevedibili con le diagnosi preimpianto! Vengono fuori dopo un po' dalla nascita! Evviva la Natura e Chi la regola, perché è sempre capace di sorprenderci!
Anonimo
15/10/07 09:33
e come risponde alle donne
e come risponde alle donne che non sono fertili ma che vanno solo incontro ad aborti senza diagnosi preimpianto? qui non si stratta di scegliere come deve essere un figlio....si tratta di avere un figlio... Riguardo agli esiti del referendum, mi sembra così ipocrita dire che la gente non ha votato perchè non ha ritenuto importante farlo. la gente non ha votato perchè di questa legge non sa niente!!! provi a fare un sondaggio intorno a lei, soprattutto chieda a gente che ha figli e che non ha avuto problemi nel farli......le garantisco che non hanno cognizione di cosa sia una diagnosi preimpianto, di cosa sia la fecondazione assistita, di cosa sia una ICSI, una fivet o quant'altro e questo anche in ceti con livelli culturali "alti". Del resto la percentuale di chi non può fare figli è bassissima e noi italiano, da menefreghisti quali siamo, andiamo a votare solo se qualcosa ci interessa personalmente! cerchiamo di non essere ipocriti!!!!
Attila
15/10/07 14:48
NON SONO MENEFREGHISTA ( CI
NON SONO MENEFREGHISTA ( CI MANCHEREBBE ANCORA...) ma non fate mai più un commento del genere.
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