Venerdì 10 Febbraio 2012
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Il "Modello Roma" e l'opposizione che non c'è

5 Dicembre 2007

Si dice che la qualità del governo dipenda direttamente da quella dell’opposizione. Un’amministrazione adeguatamente controllata e incalzata da un’attiva minoranza critica e propositiva, dovrebbe migliorare la propria condotta o al peggio essere messa in crisi. Se questo principio è valido, alla Giunta Veltroni – baldanzosa e mai sfiorata da una crisi, eppure come abbiamo potuto constatare nel corso delle nostre inchieste sul cosiddetto “Modello Roma”, esemplare più a parole che nella pratica amministrativa – dovrebbe corrispondere una compagine di partiti e gruppi consiliari d’opposizione “tutti chiacchiere e distintivo”, per dirla con Bob De Niro. Effettivamente, nonostante una certa vivacità degli ultimissimi mesi, coincisa con l’elezione del Sindaco a Segretario del Pd, si può dire che l’opposizione in Campidoglio sia stata caratterizzata da un’azione intorpidita, se non opaca, attiva nel coniare qualche slogan, ma lontana dall’idea di serrato controllo che dovrebbe distinguerne l’azione.

E’ pur vero che nelle amministrazioni locali la legge vigente mantiene il comando saldamente nelle mani del Sindaco, a tal punto da prevedere lo scioglimento del Consiglio comunale in caso di sfiducia del primo cittadino. In altri termini, il Consiglio comunale è sempre meno un luogo di reale scontro politico e sempre più organo di ratifica delle deliberazioni di Giunta. Oltretutto, nelle ultime elezioni a Roma la vittoria di Veltroni è stata talmente ampia (61,45%) da assottigliare ancor di più il numero dei consiglieri di minoranza. Di solito sono 36 per la maggioranza e 24 per l’opposizione. Nel 2006 avendo Veltroni superato la soglia del 60% le liste che lo sostenevano hanno avuto due consiglieri in più arrivando a 38.

Tuttavia ciò non basta a giustificare un’attività discontinua, a volte contraddittoria e spesso orientata a una generica contestazione, senza rilievi di merito, insomma affatto inefficace, salvo rare eccezioni. Ciò che sembra palese - nell’assistere agli eventi e nel leggere le dichiarazioni rilasciate dagli esponenti del centrodestra nel corso di questi sei anni e mezzo di governo veltroniano – è un forte complesso di inferiorità che colpisce a vario titolo quasi tutta la minoranza in Campidoglio.

Come non ricordare un articolo de Il Secolo d’Italia, organo di An, del settembre 2005, nel quale si leggeva: “Veltroni è non solo imbattibile, ma anche molto bravo. Ha saputo scendere dal piedistallo della politica tradizionale per rispondere a bisogni pre-politici”. Detto più terra terra: Veltroni ci sa fare, organizza gli eventi e noi siamo dei brocchi destinati alla sconfitta. In vista della campagna elettorale, che si sarebbe svolta sei mesi dopo, dinanzi a questo “modello” il giornale di An esortava a lanciarsi in “un confronto responsabile e alto”. Evidentemente Alleanza Nazionale deve aver sofferto di vertigini per l’ “altezza” raggiunta ed è caduta, calando di quasi due punti percentuali: dal 21,1% del 2001 al 19,4 del 2006. O per meglio dire: quel tipo di altezze non sono state capite dal suo elettorato, che come il dato dell’affluenza dimostra (nel 2001 del 75% e nel 2006 del 66%) ha preferito rimanere a casa facendo trionfare i più convinti elettori delle liste veltroniane.

E se questo ragionamento vale per Alleanza Nazionale, partito comunque radicato sul territorio e dotato di un apparato, a maggior ragione si può applicare a Forza Italia, formazione che viceversa non potendo contare su un radicamento territoriale e un organizzazione adeguata risente delle fluttuazioni dell’elettorato d’opinione. Il partito di Berlusconi è passato dal quasi 20% del 2001, anno nel quale aveva il candidato Sindaco, Antonio Tajani, a poco più del 10% nel 2006. Un dimezzamento secco dei voti che certamente ha contribuito alla disfatta di Alemanno. Una dèbacle tale da motivare il commissariamento del partito romano, affidato a Francesco Giro, coordinatore azzurro del Lazio. Indubbiamente la conduzione Tajani, durata più di un decennio non ha prodotto grandi risultati, affidando totalmente il destino di Forza Italia alle alterne vicende della politica nazionale e non definendo un’identità territoriale. L’unico partito scampato alla slavina del centro destra è stato l’Udc passato dal 3 al 4,3%. Magra soddisfazione visto che il lusinghiero risultato si è tradotto in appena due consiglieri eletti.

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Il sgeretario romano di Alleanza Nazionale Gianni Alemanno

Comunque l’ex Ministro dell’Agricoltura, ora segretario romano di An, Alemanno c’ha messo del suo nel definire un quadro di cogente sconfitta annunciata. Ha condotto una campagna elettorale all’insegna di un fair play degno di miglior causa. E non è parso neanche aver tratto insegnamento dalla legnata elettorale ricevuta. Circa un anno fa ha risposto in modo piccato e, a leggerlo oggi, certamente carente ad un articolo pubblicato su Il Giornale dal consigliere comunale di An Marco Visconti. Emblematico il titolo: “Alla Capitale non serve un’opposizione ‘ammorbidita’ ”. Visconti, cane sciolto molto attivo, ma fuori dalle logiche del partito di Fini, potendo vantare una solida esperienza amministrativa - per cinque anni, dal 2001 al 2006, presidente del XIX Municipio (Trionfale, Balduina, Primavalle) - ammoniva l’opposizione e in particolare, senza nominarlo, il suo segretario cittadino, di non avere fiducia nella presunta “necessità di un dialogo costruttivo, che serva a risolvere i problemi con l’apporto «anche» del centrodestra, poiché”, proseguiva Visconti, “il Sindaco cerca il dialogo solo quando rischia di finire sul banco degli accusati. In altre occasioni, invece, altrettanto importanti, il suo decisionismo non ammette repliche. Sulle cose che contano davvero Veltroni è abituato a tirar dritto per la sua strada senza tener conto delle indicazioni e delle proposte dei suoi avversari”.

A quest’analisi - nella quale si ricordava anche l’essenziale ruolo di controllo dell’opposizione nelle aziende municipalizzate, egemonizzate da consiglieri d’amministrazione vicini al Sindaco – Alemanno rispose di getto, il giorno seguente. “Serve un’opposizione intelligente e non slogan urlati. I romani non sono stupidi: si rendono conto dei limiti e delle contraddizioni della gestione Veltroni, ma vanno convinti a non accontentarsi dell’esistente, proponendo alternative credibili. La vera critica da fare alla giunta Veltroni non è quella di togliere risorse ai servizi e alle infrastrutture per concentrarsi solo sugli eventi. Se questa tesi fosse vera Torino non avrebbe mai fatto le Olimpiadi invernali, mentre Venezia non dovrebbe fare la sua Festa del Cinema per pensare solo ai problemi strutturali della laguna. Questo genere di ragionamenti appartiene a una visione pauperista dello sviluppo delle città e dei territori, dove ci vuole attenzione alla solidarietà e alle infrastrutture ma anche grandi progetti di sviluppo e di immagine”. Al di là degli esempi impropri – detto per inciso: Torino ha organizzato i Giochi olimpici mentre Roma ne ha “lisciati” già due (2004 e 2016), e a Venezia da 75 anni non si tiene una “Festa” (forse si è confuso con quella di Roma) ma bensì una Mostra internazionale d’arte cinematografica, manifestazione a cui concorrono, come è giusto che sia, Stato, Regione e Comune - Alemanno non sembra essersi allontanato dall’interpretazione data dal giornale del suo partito due anni fa e dentro di sè pensa: Walter è troppo forte! Peraltro quanto Veltroni si sia preso gioco del leader dell’opposizione si è capito nella vicenda della candidatura per le Olimpiadi 2016. Dapprima Veltroni aveva chiesto un appoggio bipartisan, poi resosi conto dell’inadeguatezza della candidatura del “Modello Roma” all’appuntamento olimpico (per ottenere i giochi olimpici non servono suggestioni letterarie, ma solide realtà organizzative e infrastrutturali) aveva ritirato la candidatura senza neanche avvertire Alemanno, autodichiaratosi “sedotto e abbandonato”. L’episodio sembrava confermare la tesi di Visconti piuttosto che la sua. Eppure il leader romano di Alleanza Nazionale ha continuato a opporsi per mesi con colpi di fioretto.

Solo ora, quando ormai da mesi Gianfranco Fini ha deciso di scavalcarlo e prendere in mano la situazione (forse in previsione di una propria candidatura a sindaco), l’esponente di spicco della liquefatta componente della Destra sociale, ha scimmiottato la faccia dura del suo presidente.

A questo punto è utile fare una breve disamina dell’ala destra dell’Aula Giulio Cesare, andare cioè in concreto a capire chi siano e cosa facciano le persone che compongono l’opposizione.

La compagine del centro destra è caratterizzata da un forte gruppo di consiglieri di Alleanza Nazionale, tredici in tutto, comprendendo anche Gianni Alemanno, eletto come candidato Sindaco perdente con la sua lista Amore per Roma. Erano quattordici ma sono diminuiti di un’unità dopo la defezione di Fabio Sabbatani Schiuma a favore della Destra, la nuova formazione di Francesco Storace. Il capogruppo è Marco Marsilio, valido studioso ed efficace polemista, non sembra adatto tuttavia a recitare un ruolo di guida di un gruppo piuttosto eterogeneo cui manca appunto una linea precisa. In altre parole è un ottimo solista, ma non un direttore d’orchestra, anche perché non si capisce quale sia lo spartito da suonare. La star delle preferenze, Samuele Piccolo, nonostante si presenti come una sorta di tribuno, si distingue per la frequente assenza dalle attività di Consiglio e di commissione. Vanta nel suo sito personale 260 interventi, ma non essendoci state neanche 200 sedute di Consiglio non è chiaro dove abbia fatto questi interventi! Tra i peones dell’Aula Giulio Cesare si possono annoverare Fabrizio Ghera e Enrico Cavallari, un po’ abulici e opachi, sembrano spesso annoiarsi. Federico Guidi, nonostante una discreta condotta consiliare, risente ancora della sua precedente esperienza nel XIX Municipio, dalla quale fatica a staccarsi. Limite che si avverte anche in Dario Rossin, troppo legato al XII Municipio. Luca Malcotti è un onesto sindacalista dell’Ugl, vicino ad Andrea Augello, la minoranza sconfitta da Alemanno nel congresso romano. Sergio Marchi e Vincenzo Piso, vicini ad Alemanno, si distinguono invece per voti frequentemente difformi dal gruppo di An, e contribuiscono così a rendere la compagine sfilacciata e disomogenea, vulnerabile all’accusa di incoerenza. Discorso a parte merita Marco Visconti, che come già detto è un po’ una mina vagante, che agisce con proprie efficaci azioni fuori dagli ordini di scuderia, seppure allineato nelle votazioni, appoggiato spesso nella sua azione da Luca Gramazio, figlio dello storico esponente del Movimento Sociale, il senatore Domenico. I due si sono fatti notare nella scorsa primavera per la loro denuncia dei contratti capestro sottoscritti dall’assessore Minelli per l’affitto di un complesso a Largo Loria, evidenziando un’evidente contraddizione tra il piano del cosiddetto Campidoglio 2 e un’esposizione finanziaria del Comune nell’arco di 18 anni di ben 200 milioni di euro.

L’Udc ha due consiglieri: Roberto Rastelli e Dino Gasperini. Quest'ultimo, capogruppo, è preparato ed efficace e ha segnato un forte punto a suo favore con la denuncia delle cosiddette “cartelle pazze” della Gerit, la società subentrata al Monte dei Paschi nella riscossione delle multe. Ciònonostante il suo "centrismo" lo rende più incline a smussare gli angoli piuttosto che esaltare lo scontro con la Giunta.

Forza Italia, dopo aver perso uomini tra una consiliatura e l’altra, sembra caratterizzarsi soprattutto per una certa accidia di gruppo. E’ guidata da Michele Baldi, già esponente di An. Baldi è molto incline a rilassarsi nel clima della mondanità romana ben descritto nel sito di Roberto D’Agostino, Dagospia. Ma tutto sommato quando decide di applicarsi la sua azione è efficace. Stesso discorso per l’altro campione delle preferenze, Fabio De Lillo. Pasquale De Luca, detto “l’urbanista”, si anima soltanto quando sono appunto in discussione questioni riguardanti lo sviluppo edilizio. Marco Pomarici, sembra spesso capitato un po’ casualmente nel consesso capitolino. E infine il giovane Giovanni Quarzo, subentrato ad Antonello Aurigemma a marzo scorso, sembra ancora dover prender confidenza con il Comune. Si distingue per i modi pacati, simili a quelli di un giovane seminarista. In questo quadro abbastanza sconsolante si segnalano alcune simpatiche testimonianze, ancora però molto acerbe e legate al contesto municipale. Una su tutte Fabrizio Santori, giovane capogruppo di An nel XVI Municipio, distintosi in tempi non sospetti per i suoi filmati sulla triste realtà delle baracche sul Tevere e per la simpatica iniziativa sui mezzi dell’AMA comprati e mai utilizzati, Kill'AMAivisto, della quale abbiamo parlato nella puntata dedicata alla, verrebbe da dire sporcizia, più che nettezza urbana.

In conclusione si può dire che il centrodestra a Roma sembra veramente dover cominciare quasi da zero. E forse, al di là di tutto le titubanze di Gianfranco Fini nel decidere se ricandidarsi o no a Sindaco di Roma, ritornando in fondo al punto di partenza del 1993, sono dovute proprio alla situazione generale della coalizione che tende a vivere una realtà quasi parallela e aliena dalla realtà quotidiana. Forse l’esperienza fatta durante la campagna del 2001, che portò il grigio Tajani (ottenne il 48% al ballottaggio ) a due punti percentuali dall’imprevedibile vittoria, non è stata valorizzata abbastanza. Alleanza Nazionale ha voluto riprendere in mano la situazione, forte della propria supremazia storica nella Capitale, ma questa operazione non sembra aver prodotto grandi risultati né per sé nel per la Cdl. Ora sembra si voglia cambiare passo, forse proprio in previsione di una candidatura Fini. Ma recuperare il terreno perduto in questi tre lustri di governo del centrosinistra non sarà facile.

Nel frattempo, essendo lontani dalle baruffe e dalle "cabine di regia" della ormai ex Cdl capitolina, ci permettiamo di lanciare una proposta: perché non candidare alle prossime elezioni un grand commis, romano ma molto internazionale, poco incline a farsi coinvolgere nelle paludose dinamiche della politica della Capitale e per questo adatto a sparigliare le logiche di una coalizione ormai al capolinea? Chi? Franco Frattini.

Commenti
Anonimo
07/12/07 16:55
Veltroni
Ottima critica, da far leggere a Berlusconi affinché non faccai gli errori di Alemanno. Mi pare però che sia già caduto in trappola. Bisogna diffidare di uno, Veltroni, che ha la faccia tosta di affermare di non essere "mai stato comunista"
Federico Mollicone
12/12/07 22:42
Forse dovresti documentarti un pò di più
Mi piace la testata, l'articolo tutto sommato è ben scritto, ma forse dovresti documentarti un pò di più sulle battaglie del gruppo di An in Comune e nei municipi. Se esiste un problema, questo è proprio la debolezza di Forza Italia nei territori. Nel mio, il centro storico, ad esempio, nonostante l'ottima Porcella, capogruppo di Forza italia, ben due su cinque consiglieri di FI sono passati con la maggioranza. Uno è entrato, addirittura, nel Partito Democratico. Se c'è una carenza nell'opposizione di centro destra è, proprio, il radicamento di Forza italia a Roma. Quando c'è il Cavaliere in campo, FI è il primo partito, appena sono passate le elezioni è il "primo partito" a diventare invisibile. Alleanza nazionale , al contrario, regge botta, come si dice a Roma, e rappresenta "l'opposizione che c'è e non ci fa". Il "festival della realtà", ad esempio, recentemente realizzato da An a Roma come controcanto della Festa del Cinema - da un'idea di Fabio Rampelli- ha dimostrato due cose. La prima che l'opposizione, quella che va nelle baraccopoli, tra le puttane, che denuncia i minori sfruttati e i disabili schiavizzati è composta, per lo più, dai consiglieri di Alleanza nazionale che, ancora, si pagano i circoli, fanno proselitismo e, soprattutto, rimangono là dove i cittadini li hanno votati per rappresentarli. La seconda è che Berlusconi, che stimo e rispetto pe r quello che ha rappresentato e rappresenta nella politica italiana dal 1993 ad oggi, dovrebbe essere un pò più attento alla selezione dei quadri intermedi. Andateli a vedere certi consigli municipali. Ascoltateli certi interventi. Leggete gli atti presentati dai consiglieri di Forza italia. Tranne rare eccezioni, che nel mio municipio sono presenti, sono disarmanti, inconcludenti, quasi sempre ad uso e consumo personale. Mai una visione generale, mai uno slancio, una passione. Non c'è amore...come recita una canzone di Bennato nei loro discorsi. Non c'è passione civile per un modo di fare politica sempre più raro. Un saluto da un vostro lettore Federico Mollicone
13/12/07 13:33
Troppo comodo....
Caro Mollicone, è troppo comodo scaricare tutte le responsabilità su Forza Italia, alla quale peraltro attribuisco nell'articolo non poche responsabilità. Comuqnue sono d'accordo sull'analisi della situazione in FI. Tuttavia sebbene ci siano molti casi (ne ho citati solo alcuni per brevità) di consiglieri comunali e municipali di An di indubbio valore, la conduzione di Alemanno è stata debole e priva della necessaria continuità, vanificando e non già valorizzando l'azione dei singoli i quali, lasciati da soli, non sono riusciti a scalfire il monumento alla presunta "buona amministrazione" del centrosinistra edificato da Veltroni e dalla sua maggioranza. E come se non bastasse se il Secolo d'Italia scrive che Veltroni è troppo bravo... (b.m.)
Enrico Cavallari
14/01/08 22:20
Più elementi per poter giudicare
Ho letto solo ora questo articolo, è un pezzo che pone delle problematiche, che pone delle riflessioni e quindi interessante, ma che poi scende a delle conclusioni superficiali, basate soprattutto sulla lettura di alcuni giornali e qualche passaggio in Consiglio Comunale. Dire sulla base di questo che l'opposizione non c'è, credo sia ingiusto considerando in quale contesto si muove la macchina capitolina (ha accennato anche lei alla legge elettorale del Comune di Roma) e in quale difficoltà si muovono i partiti dell'opposizione non avendo la possibilità di far conoscere e portare alla ribalta dell'informazione la propria attività. In alcuni casi siamo stati comunque capaci di tirare fuori il meglio (TARI), in altri siamo stati costretti a trovare la soluzione meno dannosa dal nostro punto di vista. Inoltre concludendo, volevo anche ammettere, non credo sia peccato, il fatto che, che essendo abituato ad una politica pratica e iperattiva, molte volte nelle lunghe e a volte inconcludenti discussioni in Consiglio Comunale (specialmente quando si discutono mozioni che esulano le competenze del Comune di Roma) mi annoio enormemente; ma l'attività politica non è fatta solo di aula, e quindi per poter fare delle pagelle sui consiglieri, e definirli in un certo modo, non basta leggere qualche articolo sulla stampa, o sentire strillare di più in aula, per dire che un consigliere è più attivo dell'altro, ma bisogna conoscere approfonditamente la sua storia, tutto ciò che muove, propone e contesta ed eventualmente riesce a portare al risultato. Saluto sperando che questo commento possa essere l'occasione per porre in futuro un' attenzione maggiore ai temi che meritano di essere seguiti ed aiutati a venir fuori, aldilà del consigliere che li pone. Grazie Enrico Cavallari
19/02/08 11:26
niente di personale...
Caro Cavallari, niente di personale, ma la scarsa efficacia dell'opposizione a Veltroni, capace di tutto in questi sette anni, mi pare evidente, al di là dei giudizi che ho espresso, non condanne, ma semplici opinioni. Grazie comunque del commento civile e dialogante. Benedetto Marcucci
02/04/08 15:47
Buche & Buchi : la cura del Sindaco Veltroni per il Comune.
Sinossi: per i non addetti ai lavori il bilancio di un ente pubblico è un sacro mistero. Per chi è abituato a trattare la contabilità è una dettagliata descrizione di cosa avviene all’interno di quell’ente. Per chi non lo sapesse la situazione di un comune viene valutata dalle banche (inclusa la Cassa Depositi e Prestiti) in base alle delegazioni di pagamento che rappresentano la solvibilità del comune a fronte di prestiti che gli vengono concessi, in genere per fare investimenti. Nel previsionale pubblicato sul sito del Comune di Roma sembrerebbe che già il bilancio 2007 dovrebbe portare al commissariamento del municipio a causa dell’impossibilità di contrarre mutui che permettano al Comune di pagare tutte le spese a fronte delle entrate previste. Il modo di presentare il bilancio varia da Comune a Comune Il Comune di Reggio Emilia, ad esempio, oltre a pubblicare il bilancio con regolarità sul proprio sito, per i non addetti ai lavori, fornisce una descrizione dettagliata di tutto quello che ha fatto nel corso dell’esercizio. E così fanno molti Comuni anche di piccole dimensioni. Il Comune di Roma fornisce solo dati incompleti e del 2006 addirittura solo “previsioni definitive”. Naturalmente non si sogna di fare una descrizione di come sono stati spesi i soldi e gli interventi effettuati perché i numeri sono abbastanza critici. Per i non addetti ai lavori riporto di seguito la definizione di delegazioni di pagamento: l'ente locale può assumere nuovi mutui e accedere ad altre forme di finanziamento reperibili sul mercato solo se l'importo annuale degli interessi sommato a quello dei mutui precedentemente contratti, a quello dei prestiti obbligazionari precedentemente emessi, a quello delle aperture di credito stipulate ed a quello derivante da garanzie prestate ai sensi dell'articolo 207[del Testo Unico sugli Enti Locali], al netto dei contributi statali e regionali in conto interessi, non supera il 12 per cento delle entrate relative ai primi tre titoli delle entrate del rendiconto del penultimo anno precedente quello in cui viene prevista l'assunzione dei mutui. Se un Comune non dispone di delegazioni di pagamento non può contrarre mutui e quindi non può certo fare investimenti, se non quelli interamente finanziati dallo Stato o dalla Regione né coprire con finanziamenti la differenza tra entrate e uscite. Dai dati pubblicati risulta che le delegazioni di pagamento dal 2004 al 2006 sono in calo vertiginoso per diventare negative nel 2007. Naturalmente si tratta di una svista della ragioneria perché non si può dare un valore negativo alle delegazioni di pagamento per la loro stessa definizione. Quindi si può ritenere che già nel 2007 il Comune non sia stato in grado di sostenere la spesa prevista per mancanza di risorse e quindi deve averla ridotta, altrimenti sarebbe stato già commissariato. La mancanza di dati definitiva fa ritenere che la situazione sia molto peggiore di quello che ci possiamo immaginare. Di questo se ne sono accorti i cittadini romani ormai costretti a guidare su strade rappezzate che dopo ogni acquazzone somigliano sempre più alle vie di Kabul o di Bagdad costringendo gli automobilisti a pericolosi slalom per non cadere con le ruote nelle misteriose buche sull’asfalto. |continua con i diagrammi esplicativi|
Anthony Mazza
10/11/08 12:39
Scusate il ritardo...
Bene, come in molte commediole "..quel qualcun che vien sonàto, spesso è ciucco o forse tardo..". E si, leggo in ritardo quanto da voi pubblicato e mi dispiace, perchè avrei voluto amplificare in tempi non sospetti qualche rima stonata dell'ormai tramontata epoca Veltroniana. Ma non per questo vorrei giustificarmi, magari sostenendo il classico "..ve lo dicevo.." da stupido saccente. Ebbene, riferendomi a quanto letto in questo sito e specificatamente sul lassismo della precedente opposizione comunale, gradirei far rilevare che buona parte dell'operato di alcuni dei consiglieri, ad oggi, è ancora in stallo a causa dell'evidente buco generato dalla scellerata gestione patrimoniale romana, gestita in massima parte da soggetti terzi completamente estranei alle reali ed effettive problematiche sociologiche, strumentali e strutturali di "Roma Capitale". E parliamo di circa 10 milialdi di euro, mica di lire... le nostre amate lire. Dopo un settennato di sciacallaggio ai danni dei romani, quelli veri, quelli che vedi per strada a sgridare chi getta cartacce o ancor peggio imbratta le mura di storica architettura, sono stati loro a volere, anzi... ad esigere un cambiamento radicale verso il precedente lassismo, che ha solo donato, si fa per dire, immondizia, commercio abusivo, incremento dei reati sulla proprietà, insicurezza diffusa, tracollo della viabilità e paura. Beh... uno scenario cabarettistico, come piace a Lui, il "..mai stato comunista..", il gerarca della "Festa del Cinema", il promotore di "Opere Pie", strade dissestate e strisce blu, tanto per gradire. Però, Rutelli cosa fece per evitare lo sfacelo di quel poco che era riuscito, se non a fare, almeno a tentarlo? Praticamente nulla, ma solo sbavagliarsi ad ore pasti, tanto per gradir quel pò di tutto quanto basti per saziarsi, non l'anima, ma la "panza". Forse fuoritema, o forse logorroico pensatore, o ancor peggio inutile pennino da bassa cultura, ma la realtà che vedo oggi mi consente di apprezzare qualche incerottato esponente della precedente opposizione che ha innalzato il vessillo del "damose da fà", raccogliendo proseliti per le vie più sconosciute della capitale, non quelle delle multinazionali, non quelle del politichese, non quelle delle erogazioni a pioggia, ma in quelle dove tutti sono pronti a combattere il degrado che avrebbe potuto evitarsi con minima attenzione e poca spesa, invece di generare il collasso, offendendo la dignità di molti, anzi... troppi. Purtroppo non basta, ma invece urlano "Basta" alle ridicole scaramucce sul cosa o come è stato detto, o magari anche il perchè storico di quel che è stato detto. Concludendo, per capir meglio quanto siano meravigliosi i veri romani, da straniero mi è bastato ascoltare un anziano falegname che, replicando all'americaneggiante "..Si può fare.." di Veltroni, con semplici ma intense parole mi disse "..A dottò, damose da fà.." E allora, damose da fà...
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