Giovedì 24 Maggio 2012
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Il liberismo è di tutti ma in Italia
nessuno se lo piglia

30 Settembre 2007

Se la sinistra discute di liberismo, è un bene per il paese? Le reazioni suscitate dalla pubblicazione del librello di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, “Il liberismo è di sinistra”, lascerebbero intendere che almeno alcuni settori della destra si sentano scippati di quello che percepiscono come un loro cavallo di battaglia. In realtà, l’evoluzione del dibattito interno al centrosinistra (italiano ma non solo) è la conseguenza di una serie di eventi che hanno avuto portata storica, dal crollo del muro alla rivoluzione mercatista di Ronald Reagan e Margaret Thatcher. Il fatto che il futuro leader del Partito democratico, Walter Veltroni, abbia preso una serie di posizioni urticanti per la sinistra tradizionale – tanto che Oliviero Diliberto ha lamentato una “volta a destra” – è semmai segno di un ritorno in fase della politica con la società.

Ha colto il punto, sull’Occidentale, a.p., scrivendo : “Una fase politica di consenso largo, che riallinei le alleanze alle strategie di riforma e metta in corrispondenza i fronti politici con i campi ideologici, assume oggi un duplice significato: può fungere da premessa a un nuovo sistema di rapporti fra i soggetti politici e quindi, in sequenza, a un riordino istituzionale; può agire come presupposto per una stagione di riforme volta a incidere su inefficienze legate a interessi radicati e ad aggiornare l

Commenti
30/09/07 18:47
Assolutamente d'accordo!
Assolutamente d'accordo!
01/10/07 20:24
Completamente in disaccordo!
Certo, si può uscire dall’Italia, si può uscire dall’Europa, varcare i confini del globo terraqueo, e infine uscire dal mondo materiale, e allora sì, già tra il terzo e il quarto cielo, quando la musica delle sfere celesti si sposa con la luce azzurrina, nel puro mondo della Teoria dove tutto si concilia, anche la Sinistra può essere liberista. Ma con questi artifizi retorici da dopolavoro ferroviario "di altissimo livello culturale" non credo che si possa gabbare all’infinito il buon senso dell’uomo in carne ed ossa. Non di più di quanto si potrebbe farlo accingendosi a buttar giù, senza molta fatica, anzi con un bel po’ di copia-incolla dal pamphlet del duo Giavazzi-Alesina, un libretto dal titolo birbantello: “Il socialismo è di destra”. Se c’è una cosa che detesto sono proprio questi giochetti di parole, questi paralogismi su destra e sinistra, con i quali si può dimostrare tutto e il contrario di tutto. E quando vanno in onda strombazzati sulle nostre piazze mediatiche significa che sotto sotto c’è qualche imbroglio. Destra e sinistra sono nomi, convenzioni, il cui uso ha una sua ragione: la comodità dialettica. S’intende, la dialettica di tutti i giorni. Non quella delle profonde speculazioni filosofiche e gli approfondimenti storici. In quest’ultimo caso è assai più fruttuoso e sensato contrapporre socialismo e liberalismo. E allora nel primo fenomeno potrebbero rintrare esperienze storiche come il fascismo e il nazismo. Ma allora potremmo agevolmente anche noi giocare con le parole e chiederci: ma Mussolini, ex massimalista di sinistra, era di sinistra o di destra? E Adolfino Hitler, fondatore del PARTITO NAZIONALE SOCIALISTA DEI LAVORATORI TEDESCHI, ché questo significa partito nazista anche se, significativamente, molti ancora non lo sanno, era di destra o piuttosto di sinistra? Queste vane discussioni su destra e sinistra, che non possono portare a nulla, perché il problema, semplicemente, non esiste, sono fatte apposta per creare un clima di confusione. Il titolo del libro di coloro che gridano nel deserto, non vestiti di stracci, ma con l’appoggio dei potentati economici e mediatici italiani altro non è che una miserrima trappola retorica per il popolo evidentemente considerato babbeo. La vera questione, e l’onesta domanda, cari Giavazzi e Alesina, non è se il liberismo sia di sinistra, ma: La sinistra italiana del 2007, questa sinistra fatta di uomini in carne ed ossa, di politici, di militanti, di elettori può essere liberista? E può esserlo più degli uomini in carne ed ossa, i politici, i militanti e gli elettori che compongono la destra italiana del 2007? E può, in Italia, nel 2007, dopo Cristo, intraprendere una qualsiasi parvenza di politiche liberiste un governo, una maggioranza di governo che non abbia al suo centro un partito che si chiama Forza Italia? La qual cosa invece è la Conventio ad excludendum del progetto montezemoliano? La domanda sono elementari. Le risposte pure. Io parlo dell’Italia. I-T-A-L-I-A 2-0-0-7: non so voi. E poi, scusate, non avete un po’ di considerazione di voi stessi? Non avete paura che da qui a qualche anno sarete ricordati, non per i vostri contributi accademici e scientifici, ma per aver partecipato a questa farsa? Pensateci.
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